
Svolgimento
L’ALTA VELOCITÀ (dei
ricordi). Entrò nel salottino del Freccia Rossa con un’aria efficiente
e indagatrice. Anche a voler essere politically correct, il minimo era
definirla una gnocca siderale. Un metro e settanta di cose deliziose,
illuminate da uno sguardo che “se lo accendo, muori”. Mi chiede in inglese se
c’erano altre persone oltre a me. “ I don’t know, but I think… not”. Esplode in
un sorriso e mi dice che tornerà, con il suo boss. E ti pareva, con il suo
boss! La smettesse di sorridere almeno, ché uno si sente già defraudato di una
confusa speranza. Basta, immergiamoci nel business plan. Su questi treni
superveloci pure il tuo tempo va a 300 l’ora e a Milano sarà dura. Poco dopo,
un “Buonciorno!” dall’inconfondibile sapore tedesco. Alzo gli occhi e vedo
davanti a me una signora che potrebbe essere la madre della sparasorrisi di
prima. Elegante, algida, professionale e donna in carriera fino al midollo: Top
Manager, forse Ceo. Ecco, vergognati del tuo rozzo maschilismo: il suo boss è
una donna, niente relazioni erotiche capo-segretaria, niente distrazioni extra
professionali, solo efficienza, determinazione, professionalità. Mi alzo con
questo vago senso di colpa, mi presento. Si fa ripetere il nome. Lei si chiama
Gertrud, Gertrud qualchecosa, con la g durissima. Terminate le formalità, mi
rimmergo nella complessità del piano.
A Firenze mi alzo ed esco nel
corridoio per telefonare. Vedo le due riflesse nel vetro: stanno come confabulando,
mi sembra confidenzialmente. La giovane ha un’espressione stupita e chiede
ripetutamente qualcosa. L’altra fa un gesto come dire: non se ne parla neanche!
Rientro e l’atmosfera ritorna quella asettica dei manager impegnati. Ciascuno a
dialogare col suo device, che i destini del mondo dipendono dalle digitazioni
dei top manager iperconnessi. Si sa.
Arrivano le hostess del caffè, ci concediamo qualche battuta formale. La giovane ha ordinato a tutti i suoi feromoni il completo riposo. Ora emana solo efficienza aziendalistica al totale servizio della sua Capa. Con la quale accidentalmente incrocio lo sguardo e mi sembra di cogliere un’espressione vagamente umana. Ma sicuramente mi sbaglio, che sono veri squali i Ceo, di quella multinazionale poi! Chissà com’era da bambina questa donna in carriera; perché i Ceo si presuppone che lo siano stati bambini, perfino i Ceo tedeschi. E poi adolescenti, e poi giovani. Avranno fatto qualcosa di condivisibile, prima di colonizzare l‘Europa con il marco prima e l’euro poi? Si saranno picchiati per un soldatino o una bambola, avranno fatto il tifo per una squadra, per una band, avranno urlato di gioia, pianto d’amore, saranno stati traditi, avranno avuto viscere ed emozioni, no?
No. Ceo si nasce. E questa qui lo
nacque, direbbe Totò. Non hanno nazionalità i Ceo, sono made in se stessi. Peggio
per voi “nati Ceo”, non sapete che vi siete persi. Non avete conosciuto il “fuori
dalle regole”. Metti una, una… una come Trudy: Trudy di Amburgo, Trudy uno spinello
e un graffito, Trudy noch Meine Liebe
noch, Trudy la madonnara che disegnava il mio ritratto sui muri, sull’asfalto e
dappertutto: “Sei il mio amore da marciapiede” diceva, Trudy che appariva all’improvviso,
Trudy che citava sempre John Lennon. Trudy alla stazione, Trudy… Trudy sparita.
E quel messaggio, al solito angolo. Aveva baciato il muro col rossetto, lei che
non lo usava il rossetto, e sotto quell’inaspettato Magritte, col suo
stampatello goticheggiante, “come dice John, la vita è quello che ti capita
mentre stai progettando altro…”. Era il suo refrain, il suo mantra “The Life is
what…”: e la sorpresa fu brutale. Un buco. Un buco allo stomaco. “Perdere una
donna è avere voglia di…”. In quei momenti, anche il più enfatico dei
ritornelli di un glicemico cantante melodico diventa oscenamente vero.
TOP MANAGER, con cedimenti. Ma sei rincretinito!? Mi
dico. Cos’è questa fitta all’improvviso, una vita dopo,
nel cuore di un temprato top manager?! Eddài, con questo piano, che è in ballo
un contratto importante e il lavoro di tante persone. Concentrati che c’hai
‘n’età: è finito il tempo delle mele da un’era glaciale, e da un pezzo anche il
tempo degli spinelli, dell’eskimo, delle barricate, di noi che cambieremo il
mondo… del tuo ritratto disegnato da lei sul sagrato di S. Carlo al corso. E
tutti a dire “beato te che te la…”. E tu, forsanche compiaciuto ma cavaliere, a
vendicare l’onore della damigella… la rissa, il commissariato, il maresciallo… Oh,
basta! Il piano, cazzo! Guarda come sono professionali queste due. Non perdono
tempo loro. Sono donne d’azienda, fanno immagine in ogni gesto, perfino in ogni
pensiero. Ma… la Capa la sta redarguendo insomma la sta cazziando, in maniera
formalmente impeccabile, con un sorriso glaciale che le faccia sentire la
distanza. Ci deve essere qualche problema con il collegamento del tablet,
intuisco che la Capa chiedeva un lap top che la gnocca non ha portato. È questa
la sua colpa. Gli offro il mio se ha bisogno di collegarsi a Internet, che
tanto sto lavorando su carta alle rifiniture del piano. La giovane si scusa e
dice che non importa… Stavolta la Capa la fulmina, alla lettera. Non capisco
cosa dice in tedesco, non alza la voce ma scandisce secco qualcosa che suona
come una scudisciata. Poi l’algida si gira, mi ringrazia. Accendo il mio Vaio,
imposto la password e glielo porgo. C’è elettricità nell’aria, esco. Manca
mezzora, mi siedo nella carrozza bar per gli ultimi ritocchi alla scaletta. All’improvviso:
“Siamo in arrivo nella stazione di Milano centrale. I signori passeggeri…” Rientro
nel salottino.
Sono già pronte, soprabito sul
braccio. È la giovane a restituirmi il pc, con il cavo già perfettamente
raccolto. Mi ringrazia mentre “il suo boss” approva, aristocraticamente, con
cenni della testa. Distaccata e distante.
Ora siamo sulla piattaforma
pronti a scendere, il treno si sta fermando. Sollevo il trolley, lei la “donna-in
carriera-fino-al-midollo” non ha bagaglio, ovviamente! All’improvviso si gira,
mi sorride e con quel suo italiano crucco: “Anch’io adoro screen sever!” Ed è
un sorriso vero, caldo, perfino sornione. Poi si perde nella folla seguita
dalla sua giovane e feromonica scorta. Ma che avrà voluto dire!? Oddio, vuoi
vedere che quel cretino di Massimo mi ha sostituito lo screen sever con
qualcuna delle sue imbarazzanti immagini da calendario dei gommisti?! Ma chissenefrega…
che c’ho davvero altro da pensare!
DO YOU REMEMBER?
Il tavolo della sala del Consiglio d’Amministrazione è al completo. Sono due
ore che parlo, spiego, proietto grafici, rintuzzo obiezioni, prometto
approfondimenti, è il momento delicato del “quasi ci siamo”. Sto meditando, con
il telecomando delle slide in mano, quale ultimo asso calare. Devo vincere!
Le aspettative di troppe persone sono legate a questa commessa. Vedo che alcuni
consiglieri si stanno consultando tra loro, poi uno: “Ma non è una citazione di
quello lì, come si chiama…”. Cosa? Chi? Indicano lo schermo alle mie spalle. Mi
giro: deve essere entrato in funzione lo screen sever, è passata un’immagine
che non ho visto, è tutto blu lo schermo ora. Un brivido… vuoi vedere che
quell’idiota di Massimo… Compare sullo schermo una frase: “Do You remember?”
Basterebbe schiacciare il tasto del telecomando per far riapparire le slide. Ma
non lo faccio. Sono rapito da quella scritta che si sta componendo sullo
schermo, una parola alla volta: “Life is
what happens to you while you
are busy making
other plans”. Ancora qualche istante di blu, poi la
“firma”: Gertrud (sorry… Trudy).
Marco Stancati
Eh (sospiro) quel durissimo Gertrud, anzi Ghertrud, andava troppo d'accordo con quel vezzeggiativo e quello sguardo, troppo umano....
RispondiEliminaMarco che sorpresa! No: quante sorprese! La prima è quella della tua scrittura, che conoscevo più vicina a quella di uno studioso e di un saggista, e la ritrovo invece appassionata e incalzante, da narratore di razza! E poi questa storia... la vista dell'algida manager per contrasto porta alla mente del protagonista la splendida hippie di tanti anni prima. E il lettore pensa: non c'entra niente, non può essere lei, è solo uno scherzo della fantasia, un'accoppiata senza senso, il nero che porta alla mente il bianco o viceversa. E invece è lei. Nella realtà che sapientemente ha nascosto, ancora più cattiva di quanto potesse apparire sul treno ma non così diversa da quello che era in gioventù: un tempo ha lasciato un bacio sul muro e una scritta, adesso lo lascia sul desktop, che in fondo è lo stesso. Ma la crudeltà non cambia e a noi non resta che immaginare lo sguardo perduto di lui, mentre dallo schermo gli arriva la conferma che il destino è davvero un gran bastardo.
RispondiEliminaLo so lo so lo so lo so lo so lo so lo so lo so lo so lo so lo so lo so lo so lo so lo so lo so lo so lo so. Io conosco il vero nome di Gertrud. E so anche che succede dopo. Prrrr... io lo so. E c'è un sacco di gente che vorrebbe saperlo. Andate a letto che è tardi!
RispondiEliminaA.S.
Ma....ma......COLPO DI SCENAAAAA!!!
Eliminaha dipinto un murales in sala riunioni e l'ha baciato con un rossetto Dior Rouge 999??
EliminaTutte le ipotesi restano aperte, Anna. Il seguito spetta al lettore...
EliminaAlberto, siamo ancora alle pernacchiette! E, come al solito, fingi di sapere, quello che non sai.
una storia che "suona" e una scrittura che cattura... jazz suadente e "pericoloso", come un bacio stampato sul muro :)
RispondiEliminaMeis
E io che mi aspettavo fosse la giovane a fare strage di cuori, rimango in sospeso fino all'ultimo, con un finale che proprio non ci arrivavo. Un bel pezzo intrigante, mi è piaciuto. (emoticon saver)
RispondiEliminaMi è piaciuto moltissimo.
RispondiEliminaBello tutto dall'inizio alla fine.
Marco ti prego dimmi che poi l'ha cercata e finalmnete sono andati a vivere insieme e lei sulla parete bianca della loro casa ha dipinto un murales dove ha impresso il suo bacio con un Dior Rouge 999
RispondiEliminaBellissimo bellissimo bellissimo! sei un genio un finale da non crederci :)
ps . "Ceo si nasce" lo so ben..anzi fin troppo bene ..
Hai dato uno splendido sapore a queste parole, Marco. Davvero, un piacere leggerti per la prima volta, non mi perderò le tue prossime cose.
RispondiEliminaRick
Sono i madonnari e le madonnare a nobilitare superfici pubbliche e marciapiedi. La loro arte è rigorosamente temporanea: come la bellezza, che la devi cogliere al volo ma non puoi pensare mai di farla tua.Tra gli street artist sono la categoria più aristocratica, antica, inafferrabile. [Grazie]
EliminaChe bello! L'ho letto in una mattinata "difficile" emi ha dato aria, cielo e lacrime. Tutto quello che può significare vita. Grazie.
RispondiElimina"Aria, cielo e lacrime" sembra il titolo di una raccolta di poesie. Vedi un po'...
Elimina[Grazie!]
Marco, mi sono letta questo racconto accavallando ipotesi su ipotesi e divertendomi un sacco! Per un attimo avevo pensato che la Gertrud se la facesse con l'assistente. Troppo banale dici? ;-) O forse, ciccia per un sequel? Attendo fiduciosa!
RispondiEliminaCome ho già detto a Ketty, il resto è vita. Il Sequel, no! Contento che tu abbia partecipato così attivamente... :)
EliminaBello!
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