A che tipo voglio riferirmi?
Quelle che vedo in tv?
Quelle che incontro a scuola?
Quelle che incrocio per strada?Sembrano omologate, appena uscite da un centro estetico: capelli piastrati, occhi truccatissimi nascosti dietro mèches lunghe e variopinte, con extension alla Barbie, jeans sottovita con fessura “vedo, non vedo”, ombelico griffato o diamantato. Anche quando parlano, sono molto simili tra loro, se presumono di non essere ascoltate o osservate, sono anche sboccate e volgari pur avendo un contorno labbra impeccabile e ben disegnato.
Da quelle bocche così ben delineate e valorizzate da lipstick costosi, escono mezze frasi, con un vocabolario ridottissimo. A furia di abbreviare tutto, nei ripetitivi sms, di confondere le “ci con le kappa “, il numero delle lettere si riduce assieme alla profondità dei pensieri.
Tempo verbale? Eterno presente, senza più concordanza (per es.“ e dopo che abbiamo?”)
Mi viene naturale chiedere, quando le ascolto, perché hanno una così profonda cura dell’aspetto esteriore (dimenticavo le unghia stregate, dalle mille forme fantasiose per ogni occasione), e una così poca considerazione della propria parte più intima e intellettiva? Intendo dire, perché troppe donne perdono ogni mattina tanto tempo per curare il proprio look e poi non trovano nemmeno un’ora per leggere un giornale, una rivista, un romanzo (traguardo impensabile), una poesia di Garcia Lorca - anche in italiano-, o meglio, due capitoli di storia (quattro sono improponibili), per sapere cosa è potuto succedere a Luigi XVI durante la Rivoluzione Francese?



