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sabato 27 aprile 2013

I vincitori del Gioco della Maestra


Incipit tratto da 
LA BELLA ESTATE
di
CESARE PAVESE

A quei tempi era sempre festa. Bastava uscire di casa e traversare la strada, per diventare come matte, e tutto era così bello, specialmente di notte, che tornando stanche morte speravano ancora che qualcosa succedesse, che scoppiasse un incendio, che in casa nascesse un bambino, e magari venisse giorno all'improvviso e tutta la gente uscisse in strada e si potesse continuare a camminare camminare fino ai prati e fin dietro le colline. 
- Siete sane, siete giovani, – dicevano, – siete ragazze, non avete pensieri, si capisce.



Commento di Pierluigi Vaccaneo, presidente della Fondazione Cesare Pavese:



In La bella estate di Cesare Pavese, lo scrittore individua due temi, spesso ricorrenti in tutta la sua opera: il confronto con la maturità e la ricerca del vizio, inteso come selvaggio, irrazionale tipico della giovane età. Sono temi con i quali Pavese si confronterà sempre: “Ripness is all” scrive sulla prima pagina della Luna e i falò. Una maturità che Pavese ha cercato e rincorso in tutta la sua esperienza artistica e umana in quanto necessaria per completare il processo di crescita e formazione. Per essere uomo occorre però essere stato ragazzo (irrazionale, selvaggio, spensierato), quel ragazzo che Pavese ha sacrificato (“non posso abbandonarmi a vivere non posso, la letteratura è un’amante troppo gelosa”) sull’altare della riuscita sociale (“dunque nel mio mestiere sono re” scrive pochi giorni dopo la vittoria del Premio Strega). Pavese tenta di recuperare la sua parte infantile attraverso la letteratura: interessandosi a psicanalisi, antropologia, etnografia (fu il primo ad introdurre in Italia queste discipline, attraverso la Collana viola, curata, per Einaudi, assieme ad Ernesto de Martino) e affrontando temi opposti come la città e la campagna, il divino e il titanico, il razionale e il selvaggio. Tutta la sua opera è caratterizzata da questi dualismi. Ginia, la protagonista della Bella estate, rappresenta perfettamente questo dualismo: di estrazione umile arriva in città e frequenta ambienti artistici. Si abbandona all’amore e al sesso con un uomo ma, delusa, accetta le attenzioni di Amelia, invaghitasi di lei e malata di sifilide (contratta da un rapporto omosessuale). L’ingenuità e la freschezza di Ginia lasciano presto il posto al confronto con la decadenza dissoluta della città (cifra dominante tutta la trilogia della Bella estate) rappresentata da una borghesia stanca e annoiata. 

mercoledì 10 aprile 2013

Comunicato della Maestra

           
Miei cari ragazzi,
è con grande piacere che vi comunico alcune novità riguardanti il nostro secondo concorso letterario. 
Come certo sapete, per settimane si è tenuto su twitter il grande gioco letterario #Leucò, grazie al quale è stata ripensata e riscritta, nei 140 caratteri previsti dal social network, l’opera di Pavese Dialoghi con Leucò.
Alcuni di voi vi hanno partecipato con grande passione twitteraria e proprio in questa occasione è maturata la mia decisione di ispirarmi a Pavese per il concorso che stiamo svolgendo, scegliendo come incipit un brano tratto dal romanzo La bella estate.
La nostra voglia di confronto con questa grande letteratura non è sfuggita alla Fondazione Cesare Pavese, che con grande sensibilità ha offerto la propria collaborazione.
I temi dei partecipanti al nostro premio, pertanto, saranno letti anche dal direttore della Fondazione Cesare Pavese, Dr. Pierluigi Vaccaneo, che farà parte della giuria; e al vincitore, oltre al premio già previsto dal bando, andranno anche dei libri di Pavese e del materiale audiovisivo, gentilmente donati dalla Fondazione stessa.
Sono certa che questa opportunità farà crescere ancora di più il vostro amore per la scrittura e vi motiverà a fare sempre meglio.