Svolgimento
La sede ordinaria dell’oscenità a Palermo è il cinema Orfeo, lì proiettano solo film porno.
Il 5 novembre 2011, ore 21.00, la pornografia si è trasferita al Teatro Biondo sotto forma di squallore intellettuale. Davanti ad una sala piena, speranzosa di ascoltare voci autorevoli sul tema de “I territori del tempo”, si è consumato uno spettacolo infimo, protagonisti tre scrittori di fama, imbarazzati quasi di produrre romanzi. Reticenti sul tema quanto Totò Riina a cui chiedono di parlare di mafia, hanno avuto notevoli difficoltà a parlare anche di altro.
Alajmo dichiara subito di non essere giovane e di non sapere come mai si trova lì… lancia due battute facendo da spalla a Vergassola, però per rispondere sul tema del tempo non è necessario avere meno di quarant’anni. Evvabbè. Ma l’orgasmo non c’è.
Giorgio Vasta, il più dignitoso dei tre, arranca, racconta della sua era scolastica, due cosette graziose su “L’ira di Dio”, improbabile valuta divina, e sul “corso del tempo”. Lui sa parlare – oltre che scrivere divinamente -, ma il porno è un genere di film che non gli si addice: il pubblico in sala rimpiange Rocco Siffredi.
Paolo Giordano, dei tre è l’attore porno che proprio non ce la fa, abbandonata l’immagine piaciona del ragazzo perbenino che un giorno si ritrova autore di un best-seller, prova a spacciarsi per nevrotico problematico simil-dannato: nessuna erezione. Tra le chicche fuoriscite dalla sua bocca (per lui non vale il vecchio slogan di Colgate “con quella bocca può dire quello che vuole”), indimenticabili le seguenti:
(a proposito del tempo) “ho bisogno di un tempo di rielaborazione dopo che Vergassola finisce di parlare”;
(a proposito delle belle risposte che danno tre giovani scrittori invitati sul palco) “sono esterrefatto dalle risposte dei giovani. Sono giovane ma ho assunto dei tic da vecchio”
(a proposito di niente) “il ruolo che ti affibbia un libro, qui in Italia, ti butta addosso una sorta di etichetta molto convenzionale e snob, che ingoi per osmosi e come atteggiamento”
(a proposito di niente 2) “non rimpiango i tempi di Gadda”
Spassoso Dario Vergassola nel cercare di mantenere basso il livello di incazzamento della platea, usa le sue battute come Valium, quantità da sovradosaggio: nell’assenza di frasi sensate pronunciate dai tre scrittori famosi, finisce per spiegare due volte il meccanismo con cui nascono le sue battute caustiche (lui guarda i titoli dei giornali e poi aggiunge un elemento paradossale).
Poteva essere l’occasione per parlare di tempo nella narrazione, del tempo attuale e del tempo del ricordo, per parlare dello spirito del tempo e di come la letteratura trasmetterà l’olezzo del ventennio berlusconiano. Peccato.
Io, per sì e per no, alla fine del film porno, ho detto a Paolo Giordano che non c’è stata una performance degna.. no, gli ho solo detto che il talk-show è stato due palle e che tutti noi del pubblico abbiamo perso tempo . Sono fermamente convinto che lui pensa che io non parlassi di lui.
