Svolgimento
Non c'è lingua migliore di quella del vitello, mia madre la cucina benissimo, da sempre, con una ricetta speciale della sua famiglia. Se la tramandano di madre in figlia, con il passaparola, imparando a conoscerla sin da piccoli.
La gente mangia anche altre interiora, la milza per esempio, che viene usata per imbottire focacce succulente, con formaggio o gocce di limone, una vera squisitezza. Al primo morso ha un po' la consistenza e l'aroma del fango, poi ti abitui e la mangi più volentieri.
Ma la lingua migliore è quella della tua famiglia, non c’è una lingua migliore. Impari a conoscerla da piccolo. Parole triturate impastate e ricostituite, pepé, brumbrù, cocò. Tutti le ripetono scandendo bene le sillabe, pensando che per un cucciolo di uomo, ancora incapace di camminare e di procacciarsi del cibo, siano più facili da capire e da imparare, come versi di animali.
Il cucciolo impara i neologismi dei genitori dei nonni degli zii, ci impiega due anni, poi deve ricominciare daccapo, perché scopre che non è questo il modo reale di parlare con la gente. Non può chiedere alla commessa del negozio di abbigliamento accessori e pelletterie, Mi dia un paio di pepé misura quarantadue. Non si può andare dal dottore dicendo Dottore, mi aiuti, ho la bua qui.
