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venerdì 11 ottobre 2013

Tema: Dal vangelo apocrifo di Maddalena

Svolgimento


Maria di Magdala, detta La Maddalena, indimenticabile interprete di alcune tra le scene più toccanti del Nuovo Testamento, ha lasciato nel dubbio migliaia di discepoli i quali ancora oggi, dopo duemila anni circa, non riescono a capacitarsi come abbia potuto sistemarsi così bene, senza nemmeno essere vergine timorata irreprensibile.
La Maddalena a quel tempo, si sa, aveva poca voglia di stare appresso alle questioni di cucina e della gestione casalinga, di questo si occupava sua sorella Aneladda, come si legge a pagina quattro del vangelo apocrifo. 

“(…) Durante il giorno e buona parte della notte io mi adoperavo all’esterno della nostra abitazione, compivo atti di adescamento nei confronti di vecchi passanti, prestavo cure strettamente personali ai bisogni più intimi di chi ne facesse richiesta, nel frattempo mia sorella Aneladda si preoccupava che al mio rientro tutto fosse pronto, ogni cosa al suo posto, il desco imbandito e le faccende domestiche svolte con cura e perizia (…)”.

Dalla lettura di queste pagine apocrife, scritte dalla Maddalena sui rotoli di papiro di qualità mediocre, trascritte su pergamena medievale da anonimi frati amanuensi alpini e rese pubbliche soltanto dopo quasi duemila anni, possiamo determinare e catalogare con precisione il tipo di prestazioni e le tariffe vigenti in quel tempo nel campo del commercio sessuale, oltre che trarre informazioni preziose sull’enogastronomia e sulle abitudini alimentari della regione Galilea durante il periodo della dominazione romana. Ad esempio, l’uso dei semi di papavero, detti papaverina, nella cottura delle pagnotte di grande pezzatura a lievitazione naturale, è interessante per l’effetto leggermente soporifero che avverte chi lo consuma. Con il sesamo invece si usava cospargere abbondantemente il pane bianco, in particolare la mafalda, termine considerato ambiguo o quantomeno causa di equivoci imbarazzanti. La frase “Apriti Sesamo”, attribuita tradizionalmente a un personaggio arabo di nome Alì Babà, era adoperata in realtà a Magdala durante l’approccio tra il viandante e l’adescatrice, come viene riportato a pagina undici del testo. 

“(…) E lo straniero con la faccia pelosa si avvicinò a me, fece cenno al suo asino di fermarsi, sollevò il telo che gli riparava il viso dal sole e mi disse Donna, sono stanco e affamato, cosa puoi offrirmi? 
A questa domanda non diedi una risposta e mostrai la mia mercanzia, il viandante scese dall’animale e mi venne incontro senza esitazione esclamando Apriti Sesamo! (…)”.

L’arrivo di Gesù a Magdala, la ridente cittadina in cui la Maddalena abita e svolge il proprio lavoro, getta nello sconforto lei e le sue amiche, essendo risaputo che il nuovo predicatore non possiede il becco di un sesterzio, e nemmeno è solito intrattenersi con donne, e questo prescrive nei suoi discorsi a chi lo segue lungo il cammino. 
Si preannunciano tempi neri per chi si guadagna da vivere con le proprie gambe.

(…) Si diceva che costui fosse stato inviato per dare agli uomini la gioia e la vita, ma quell’ orda di scalcinati non prometteva niente di buono, né dal punto di vista igienico né da quello economico (…), così presi l’incarico, rappresentante della mia categoria, di incontrare questo uomo di cui si raccontavano imprese contraddittorie. (…) Restituiva la vista ai ciechi e la parola ai muti (…) riusciva a mangiare un intera anguria senza mani nel tempo di una clessidra piccola (…) amava passeggiare sulla superficie del lago senza bagnare le sue vesti (…), esperto nel trasformare l’acqua in un vino rosso di qualità discreta, anche se poco strutturato e difficilmente abbinabile ai piatti locali  (…)”.