Avrò avuto più o meno 5 anni quando i miei genitori decisero che era arrivato il momento fatidico. C’erano anche i miei cugini invitati per l’occasione. Pizza e Coca Cola e la torta gelato anche. C’era uno strano fermento nell’aria, eccitazione quasi. Il Tg1 manda i saluti e gli auguri di una buona serata. Alle 20.30, negli anni ottanta la prima serata aveva inizio a quell’ora, tutti schierati davanti al televisore. Il mio battesimo al mondo della televisione seria per bambini e ragazzi ha inizio. I miei cugini seduti a terra, io nella mia sediolina, mia sorella in braccio a mio padre. Da quella scatola nera una più che mai sfavillante Marina Morgan dà il via alla serata “Va ora in onda…”. Eccoci. Un sussulto riordina le posizioni scomposte degli astanti, invitati da un corpulento volteggiare di mani di mia nonna “Lo sceneggiato «Le avventure di Pinocchio» di Luigi Comencini, con…” e ci invitò a passare una buona serata con i suoi denti di un biancore accecante ed una acconciatura che aveva fatto fuori almeno tre bombolette di lacca. Già dalle prime note di quella bellissima colonna sonora di Fiorenzo Carpi sentivo qualcosa che si muoveva dentro, alla fine dello sterno e prima della pancia. Ero sicuro che non era la pizza e neanche la Coca Cola a dare quest’effetto. Nel salotto aleggiava un silenzio surreale, guardavo stranito tutta la mia famiglia che era attaccata con un filo a quell'elettrodomestico trattenendo il respiro. Iniziano quelle atmosfere malinconiche e cupe, quei colori sbiaditi e autunnali. Il gelo. E quel tronco che si muove da solo e poi parla. Era la fine. Lo sentivo, non ce l’avrei fatta. Mi alzo di scatto in preda al terrore, abbandono tutti e scappo a letto stringendomi il cuscino attorno alla testa, per non sentire la televisione di là in salotto. Ho rivisto lo sceneggiato più o meno all'età di 20 anni, prima non ce l’avrei fatta. Pinocchio ha segnato irrimediabilmente la mia infanzia e, visto che sono al mio secondo post nel quale parlo di lui, credo tutta la mia vita. Togliete quell'espressione di pietà dai vostri visi. Vi riflettereste sullo schermo ed è come se la faceste a voi stessi.