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lunedì 5 novembre 2012

Tema: Sei biografie infedeli (di Davide Orecchio, Gaffi edit)

Svolgimento

«Leggere una pagina di Cechov è come mettere l’occhio su un vetro nitidissimo e guardare sotto scorrere la vita», diceva la Ortese. E si vede proprio scorrere la vita, a posare l’occhio sulle pagine di Città ditrutte. Sei biografie infedeli (Gaffi), dell’esordiente Davide Orecchio. Racconti infedeli, come recita il sottotitolo: perché Orecchio, narratore con solide basi storiche, ha compiuto un felice tradimento sugli eterogenei materiali d’archivio compulsati. Si è cioè mosso tra documenti e immaginazione, i documenti aiutando a rendere probante l’immaginazione, per dirla con Sciascia. Sotto la lente della letteratura, ovvero di una finzione che smaschera finzioni: per mostrare la vita vera, vissuta. E Orecchio prova a raccontare l’uomo inventando, costruendo biografie (vengono facilmente in mente Lazzarillo de Tormes, Borges,  Bolaño). Nel segno del debenedettiano personaggio-uomo: quello che a ciascuno di noi sempre può somigliare. E che il narratore restituisce con un’azzeccata metafora, la città distrutta: «Certo, sono una città distrutta. Se Dio vuole, la storia è fatta di città distrutte e poi ricostruite», confessa la poetessa Betta Rauch (che scrive tutta la vita, senza pubblicare nulla), uno dei personaggi che animano il vividissimo teatro della memoria di Orecchio. Il quale pone i propri personaggi, le loro vite, davanti alla Storia. Ed essi ne escono sconfitti, devastati, inadeguati, irrisolti. Così accade con la desaparecida Éster Terracina, che muore sotto le torture, sostituendosi ad un’altra ragazza che le somigliava molto, e che aveva un figlio da crescere.