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martedì 19 giugno 2012

Tema: Domenica d'agosto

Svolgimento

La cottura a vapore è etichettata come una delle più dietetiche, e soprattutto per una delle più sane: allora perché un’estate a Rovigo è insopportabile proprio perché sembra di vivere in un’immensa vaporiera? 
Una media del 95% di umidità nelle ore meno calde, il sudore che t’imperla perfino i lobi delle orecchie creandoti degli effimeri orecchini scintillanti, la pelle mutata in carta moschicida che t’incolla addosso i pochi abiti che indossi ti fa immaginare come ti saresti potuto sentire dopo essere uscito dalla Casa della Bellezza, se fossi morto in Egitto; la ritenzione idrica ti trasforma le dita in tanti xiao mai ancora crudi, con la pastella appiccicosa e molliccia; quando rassetti casa con addosso solo le mutande (per pura concessione alla pudicizia malintesa di tua sorella) e mezzo rotolo di scottex casa avvolto in testa per scimmiottare la Mamy di Via col vento per evitare che il sudore ti coli negli occhi accecandoti, e quindi tanto vale farlo come un clown per tirarti su, accogli senza esitazione alcuna la proposta imprudente: “Se tu fai da mangiare io stiro”. Imprudente per lei, ovviamente: io non stiro mai perché le mie tre Muse -Noia, Pigrizia e Accidia- me lo vietano, figurarsi poi se lo faccio con 36° all’ombra. 



domenica 29 gennaio 2012

Sez. 8 marzo - Tema: La casalinga di Voghera

La casalinga di Voghera si chiama Adele. Sin da piccina, un po’ come a Gertrude, le vennero regalati bambolotti da accudire e minipentole con cui spadellare fino all’esame della quinta elementare, che le fruttò l’agognato “dolce forno” e il permesso di cucinare qualcosa per davvero.
Finite le medie si trovò a dover scegliere una scuola superiore e si impanicò: nessuna scuola aveva quello che lei cercava perciò si iscrisse a un istituto commerciale.
Dopo il diploma accettò l’offerta di lavorare come cassiera nel bar vicino a casa pensando un po’ arditamente che potesse essere un buon posto per trovare marito. Era una ragazzina dolce e timida, con gonne sotto il ginocchio cucite in casa e le fossette sulle mani grassocce e non ci mise molto ad innamorarsi di Mario, un ragioniere di dieci anni più grande di lei che tutte le mattine alle otto entrava al bar e dopo averla educatamente salutata ordinava un latte tiepido macchiato senza pellicina. Il ragionier Mario, dopo sei mesi di latte e saluti timidi, si dichiarò una sera di novembre, venti minuti prima dell’ora di chiusura. Aveva preso coraggio e un vermouth a stomaco vuoto. Si sposarono in maggio: lei col velo candido e lui con le scarpe nuove lucide, un po’ strette. Decisero subito che lui avrebbe pensato al mantenimento mentre lei avrebbe badato alla casetta e ai figli, magari un maschietto e una femminuccia.
Adele pianificò la vita matrimoniale con la grinta del generale von Clausewitz: sveglia ore sette in compagnia della radio, alle otto latte tiepido per Mario, riassetto del letto e prima spolverata generale entro le nove, tra le nove e le dieci e mezza spesa al mercato che costa meno, poi bucato, pranzo, lavare i piatti e nel pomeriggio a rotazione: vetri, cera sui pavimenti, inamidatura e stiratura biancheria, battitura tappeti. Un paio di volte all’anno rinfrescata corredo e lavaggio accurato dei servizi buoni di patti e bicchieri. A questa routine si aggiunsero anche, nel giro di tre anni un bel maschietto per cui il papà scelse il nome Giuseppe e una femminuccia che lei volle chiamare Rossella. L’arrivo dei bambini modificò un po’ le abitudini di Adele che riuscì comunque a conciliare tutto egregiamente: gli impegni scolastici dei bambini e la faticosa manutenzione della casa. Adele cominciò anche a fare qualche conoscenza tra le mamme dei figli e così si concesse anche un pomeriggio ogni tanto a casa dell’una o dell’altra a bere una tazza di caffè e a chiacchierare di insegnanti e figli e di università da scegliere tra Milano o Bologna.
Un mattino di giugno, con i ragazzi all’Università, si svegliò con dei dolori addominali così forti da non trovare la forza di alzarsi. Si girò verso Mario e gli chiese se poteva prepararsi da solo la colazione perché lei non si sentiva molto bene. Lui si fece la barba e vestì per andare in ufficio brontolando che avrebbe fatto colazione al bar.
Quando i carabinieri la trovarono tutta insanguinata con in mano il pesante ferro da stiro con cui aveva sfondato il cranio di Mario, lei riuscì solo a balbettare frasi sconnesse sulla quantità d’amore che serve per preparare il latte tiepido senza pellicina per quarant’anni di mattine tutte uguali.
Adesso Adele vive nella cella più pulita del carcere. La sua ulcera è guarita e contrariamente alle altre detenute lei apprezza molto la routine del carcere con i suoi tempi scanditi. È rimasta una persona timida ma è sempre molto, molto gentile con tutti. Alla radio ha aggiunto anche la compagnia di un libro diverso ogni settimana. A volte le altre le chiedono un consiglio su come levare una macchia o fare un rammendo: allora Adele si illumina tutta e diventa quasi bella. 

MB