Stasera cucino io, preparo l’insalata. Sembra un piatto di ripiego,
un po’ da tirchi è vero, per evitare di cucinare sul serio.
Lavo lattuga e pomodori, li taglio con cura, sale olio origano, una
bella mescolata, subito pronto. Preparo l’insalata, ma non per
pigrizia. Mi è finita la bombola del gas proprio stamattina,
nel momento preciso che il caffè nella moka cominciava a
gorgogliare piano, come un topino con la tosse. La fiamma, commossa,
si è indebolita, ha cambiato colore, poi ogni linguetta
tremolante ha cominciato a rimpicciolire fino a quando tutto si è
spento e il topolino è guarito. E io sono rimasto senza caffé.
Per noi uomini medi che dipendiamo dalla caffeina più che
dalla volontà, rimanere senza il primo caffé della
mattina è una vera tragedia. Gli occhi si richiudono
rassegnati e impediscono di ritornare sui tuoi passi, se non a
tentoni. In questi casi ci si deve sedere sulla sedia di paglia della
cucina, respirare profondamente, stropicciare gli occhi delusi,
provare a rialzarsi, e siccome non sempre ci si riesce al primo
tentativo, subentra il crollo psicologico. Cosa ti puoi attendere di
peggio da una giornata che inizia così, sarai sicuramente
licenziato senza giusta causa, ma non prima di avere preso una multa
e di essere scivolato su una cacca di cane.
Comunque, la bombola del gas è finita. Nel paese dove abito
non è ancora arrivato il metano, perché
inspiegabilmente è stato tagliato fuori dal tracciato delle
tubature, i tubi passano dritti collegando una città
all’altra, ma quando arrivano vicino al mio paese disegnano un bel
giro largo senza avvicinarsi troppo. Non conosco il motivo di questa
cattiveria, forse si è trattato di un semplice errore di
pianificazione, oppure l’incaricato quel giorno aveva dei problemi
con la moglie e doveva sbrigare le cose in fretta per prendere i
figli a scuola.
