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giovedì 16 maggio 2013

Tema. IPAZIA vita e sogni di una scienziata del IV secolo di Adriano Petta e Antonino Colavito, La Lepre edizioni

Sezione: Gli amici della Maestra
Svolgimento


La biblioteca e il Serapeo

Alessandria d'Egitto, I° luglio 391 d.c.

"Devo intendere che non avete più papiro da vendermi?" .
Bella come il sole, Ipazia è rimasta ad occhi spalancati.  
Ritiro il rullo senza la necessaria pressura, inchiodato dal suo sguardo...miscuglio di sorpresa e delusione.
Mio padre Isidoro scuote lievemente il capo, i suoi occhi scrutatori sembrano addolcirsi: " La faccenda, mia signora, è molto più seria. La siccità di questi ultimi anni ha quasi distrutto la pianta. E le poche scorte di fogli di papiro, sono finite".
"Allora non mi resta che rivolgermi all' altro fornitore".
"E' quasi un anno che ha chiuso la sua attività...e, comunque, era specializzato in cordami, stuoie e vele. Noi siamo riusciti a lavorare fino adesso grazie alle scorte che avevamo. Mi spiace, se suo padre me l'avesse chiesto in tempo, avrei riservato per voi quel poco che abbiamo prodotto ultimamente".
E con il volto serio e incupito, accenna un sorriso di comprensione.
Ipazia è rimasta come folgorata, un lieve rossore le ha incendiato le gote: "Per le forniture si è sempre interessato Teone. Ma questa... questa è un'emergenza!" Scruta intensamente mio padre: "Dimmi come posso fare".
"Qui in Egitto per adesso non troverete neanche un foglio di Augusta. Se vi occorre una fornitura, potete tentare a Siracusa: è l'unica possibilità che vi rimane. Hanno imparato abbastanza bene e il foglio è di discreta qualità".
"In Trinacria?"
"Proprio così, mia signora".
"Occorrerà tempo...". E sfiora, con una mano, il tavolo da lavoro di mio padre. Poi siede su un banchetto d'olivo.
"Quanti rotoli vi occorrono?"
"Un minimo di centomila". Voce tremula che non riesce a celare frammenti d'ansia.
"Per tutte le costellazioni! Volete aprire un'altra biblioteca?"
"Quanto tempo potrebbe essere necessario?". Gli occhi accennano a liberare briciole di speranza,
"Per una quantità simile...almeno dodici mesi". Mio padre posa il piccolo batacchio con cui stava pestando i petali di ginestra secchi.
"Isidoro, a chi hai venduto le scorte che avevate? Ti prego".
"Non è un segreto: al patriarca".
Ipazia rialza la testa in modo fiero "A Teofilo? E che deve farci lui? E quanti rotoli ha comprato?".
"Cinquantamila: tutto quello che avevamo". Mio padre volge lo sguardo verso di me. "Mio figlio Shalim voleva conservarne un centinaio, ma il patriarca ha preteso anche quelli".
La giovane volge il capo, mi fissa stupita. "A che ti servono, Shalim?".
Come per incanto i segni della delusione e dell'amarezza svaniscono e il volto s'accende di una nuova luce.