Svolgimento
Quando
comprendi che non hai possibilità di catturare aria nei polmoni, il panico che
ti assale possiede un che di disumano. Come un arto meccanico, esso abbranca
l'animo fino a stritolarlo in una morsa, schiaccia i fianchi e le tempie, ti
permette di percepire chiaramente il pulsare di ogni singolo capillare delle
membra, diventi un circuito elettrico di dolore, i cui impulsi sono i conati
vita che la pelle a stento riesce a trattenere.
I
nervi si trasformano in cavi dell'alta tensione e ti scottano dentro, bollenti.
Trattieni
il respiro.
Il
panico continua a correre attraverso le tue sinapsi, le contorce nella
confusione dei calci che lanci al vuoto, si scatena nelle vene intasandoti i
pensieri, bloccando la salivazione e scaldando le budella. È incredibile come,
nel silenzio di quell'apnea, la mente acquisisca la forma di un affollato
mercato cittadino che moltiplica le voci della tua testa, soverchiando la
quiete della tua morte con il baccano di una folla immaginaria. È il soliloquio
della pazzia, anticamera di ciò che ti aspetta quando le tue ultime energie
saranno sputate fuori da quel cadavere ormai pieno di niente.
La
seconda cosa verso cui la tua attenzione si punta è il liquido che circonda le
tue carni, come un vestito di due misure più stretto. Scalci e ti dimeni, ma
non puoi toglierti di dosso quella fluida stoffa, così aderente. Ogni suono è
ovattato, bocca e occhi chiusi ermeticamente come una fortezza sotto assedio.
Percepisci la morte che bussa ai tuoi cancelli, desiderosa di inondarti con la
sua carica. «Devi resistere» Il sussurro che sovrasta in importanza le altre
voci nella tua testa è l'unico suono cui devi prestare attenzione. «Devi
resistere», ti dice. Lo ripete, ossessivamente.
