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venerdì 1 novembre 2013

Halloween Writing Contest - Tema: Bagno di sangue

Halloween Writing Contest
Svolgimento


Era il crepuscolo, il sole tramontava presto, la brezza marina portava l’odore delle alghe putride fino ai piani alti delle case, dove i bambini vomitavano una sera sì e una sera no. Le luci della città iniziavano ad accendersi, non tutte, c’erano sempre dei lampioni fulminati in quella zona, forse conseguenza di una scelta precisa dell’autore per creare l’atmosfera giusta.
Dopo una giornata all’aria aperta, correndo da un ufficio all’altro, cercando di sgusciare tra le auto per non farsi ammazzare sulle strisce pedonali, Emoticann rientrava spossata e l’unica voglia impellente era anche quella più banale, una doccia tiepida e poi il divano comodo.
Almeno una volta al giorno si interrogava sul perché di quel nome bizzarro che le aveva appioppato sua madre quando era nata, trentasette anni prima, quasi trentotto, era un nome poco comune, anzi mai sentito, un nome del cazzo. Solo pochi intimi la chiamavano Emoticann, alcuni colleghi la chiamavano Ticann, altri preferivano Cann, i più pigri la chiamavano Ann. Questo nome la faceva arrabbiare molto, e nel corso dell’adolescenza non erano stati pochi gli episodi di rissa, scatenati da storpiature anagrafiche e scherzi di vario genere.

C’è una cosa che di solito succede in tutti i film, nel momento in cui il protagonista si spoglia ed entra nel box-doccia, un uomo penetra in casa passando dalla finestra e si nasconde dietro una tenda del salotto. In questo caso, la finestra era chiusa, la tapparella abbassata, l’uomo dovette percorrere tutto il perimetro esterno della casa e provare dalla porta di servizio sul retro. La porta dava direttamente nella cucina, con i coltelli sul piano di lavoro in granito.
- Perfetto, pensò l’uomo, questo è un posto sicuro e tranquillo, aspetterò qui.
Il sapone che Emoticann aveva comprato all’emporio cinese sapeva di salvia e rosmarino. L’uomo avvertì l’aroma che invadeva la casa insieme al vapore ed ebbe un fremito. Strinse nel pugno libero un lembo della tenda pesante che lo nascondeva alla vista.
Emoticann finì di cantare un pezzo a caso degli Abba, si risciacquò sotto un getto d’acqua tiepida, indossò l’accappatoio, si spostò nella camera da letto, cominciò a cospargersi il corpo di olio profumato.


Halloween Writing Contest - Tema: La Vera

Halloween Writing Contest 
Svolgimento

Greta sollevò la mano a proteggersi gli occhi dal sole forte che picchiava caldo a mezzogiorno. Guardava la barca alla fonda poco distante dalla battigia. Era una nuotata da niente per lei. Ripensò alla sera prima, era stato come sempre un incontro piacevole. Era in albergo da quasi una settimana, si era sentita addosso gli sguardi di Nicola sin dal primo giorno. Era un tipo affascinante, alto, spalle larghe, denti perfetti, belle mani, tutte caratteristiche che le facevano notare un uomo. Ma questo non sarebbe bastato se non fosse stato interessante anche nel parlare. L’approccio era stato banale, in piscina. Nuota bene, le aveva detto, ha stile, aveva continuato. Grazie, era stata la sua risposta asciutta. Lei è di queste parti, aveva insistito lui. Non do informazioni personali agli sconosciuti, aveva ribattuto lei con un mezzo sorriso. Solo mezzo, ma a lui era bastato per cominciare a parlare in modo educato e raffinato, tanto che sarebbe stato scortese non rispondergli. Dopo alcuni giorni di piacevoli conversazioni e qualche cena condivisa allo stesso tavolo, lui le chiese se avrebbe gradito fare un giro in barca. La mia “Diletta” è ormeggiata alla boa di fronte alla spiaggia dell’isolotto, potrei venire a prenderla col gommone domani mattina, mi dica di sì, la prego, aveva insistito. La sua barca ha una scaletta immagino? chiese lei. Beh, certo, ce l’ha, fu la risposta prevedibile di lui. Allora non le dico né si né no, lasci la scaletta fuori bordo, se deciderò per il si, verrò da sola. Non vorrà mica farsela a nuoto, è lontana, concluse lui. L’ha detto lei ricorda, nuoto bene, me la caverò, rispose allontanandosi.

giovedì 31 ottobre 2013

Halloween Writing Contest - Tema: Polvere

Halloween Writing Contest
Svolgimento

Villa Scabia non faceva bella mostra di sé, seminascosta tra le sterpaglie che l’avevano aggredita. Era disabitata da almeno venti anni.
Il professor Rickett in verità era maestro elementare, lo chiamavano professore i suoi vicini di casa per rispetto e i suoi amici per sfottò. Villa Scabia era appartenuta alla zia di suo padre e adesso era sua. Un’eredità di cui avrebbe fatto a meno, lui, abituato alle comodità cittadine, ma visto che era l’unico erede, alla fine l’idea di possedere una villa con giardino lo aveva solleticato, dopo una risistemazione indispensabile dell’esterno e dell’interno, che non sembravano per niente abitabili.
Entrò dal cancelletto cigolante e si fece strada lungo quello che doveva essere il vialetto d’accesso, prima che i rovi lo invadessero. Il silenzio lo circondava, insieme al grigio sporco di una vegetazione mummificata che a stento riusciva a mantenersi in vita incuneando le radici tra le pietre.
Girò con qualche difficoltà la chiave di ferro pesante nella serratura e aprì in portone d’ingresso. La prima cosa fu un odore fortissimo di muffa, di una casa che non ha preso respiro da decenni, l’istinto fu di aprire le imposte delle finestre per lasciare entrare luce e ossigeno in quegli ambienti.
Il giorno ebbe libero accesso e mise in evidenza il grande salotto in stile liberty con i mobili ancora tutti al loro posto, ricoperti da teli bianchi che ne rivelavano le forme, come se la zia si fosse allontanata da pochi giorni. Un divano a tre posti, due poltrone, un tavolino, e quella che sembrava una grande credenza con lo specchio, le sagome bianche di quella mobilia avevano l’aspetto di fantasmi imbalsamati. Il pavimento della stanza era ricoperto da uno strato soffice uniforme di lanugine, ogni passo produceva uno sbuffo di pulviscolo sottile, ma nessun rumore.

Halloween Writing Contest :Tema Apnea

Halloween Writing Contest
Svolgimento


Trattieni il respiro.
Quando comprendi che non hai possibilità di catturare aria nei polmoni, il panico che ti assale possiede un che di disumano. Come un arto meccanico, esso abbranca l'animo fino a stritolarlo in una morsa, schiaccia i fianchi e le tempie, ti permette di percepire chiaramente il pulsare di ogni singolo capillare delle membra, diventi un circuito elettrico di dolore, i cui impulsi sono i conati vita che la pelle a stento riesce a trattenere.
I nervi si trasformano in cavi dell'alta tensione e ti scottano dentro, bollenti.
Trattieni il respiro.
Il panico continua a correre attraverso le tue sinapsi, le contorce nella confusione dei calci che lanci al vuoto, si scatena nelle vene intasandoti i pensieri, bloccando la salivazione e scaldando le budella. È incredibile come, nel silenzio di quell'apnea, la mente acquisisca la forma di un affollato mercato cittadino che moltiplica le voci della tua testa, soverchiando la quiete della tua morte con il baccano di una folla immaginaria. È il soliloquio della pazzia, anticamera di ciò che ti aspetta quando le tue ultime energie saranno sputate fuori da quel cadavere ormai pieno di niente.
La seconda cosa verso cui la tua attenzione si punta è il liquido che circonda le tue carni, come un vestito di due misure più stretto. Scalci e ti dimeni, ma non puoi toglierti di dosso quella fluida stoffa, così aderente. Ogni suono è ovattato, bocca e occhi chiusi ermeticamente come una fortezza sotto assedio. Percepisci la morte che bussa ai tuoi cancelli, desiderosa di inondarti con la sua carica. «Devi resistere» Il sussurro che sovrasta in importanza le altre voci nella tua testa è l'unico suono cui devi prestare attenzione. «Devi resistere», ti dice. Lo ripete, ossessivamente.