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martedì 5 novembre 2013

Tema: Secondo in tutto, ovvero il secondogenito omicida e guerrafondaio

Sez: Il Secondo Posto
Svolgimento

I figli si sa sono tutti uguali. Non c'è primo, né secondo, né terzo nel cuore di una madre. Eppure non si nasce a caso primo, né a caso secondi.
Io seconda figlia, occhi bruni, capelli neri, pelle bianca, praticamente niente di particolare in qualche cosa, solo in una: ero femmina. E dunque seconda, femmina e anche bruna e non bionda come mia madre che aveva anche gli occhi verdi e i pomelli rossi come pittata senza fard. Che mangiava rossi d'uova ogni mattina e sembrava pittata naturale.
Io pallidina, magrolina e anche scracchiavo ogni mattina, uno sputo verde muco di cornetti alla crema rancidina, e poi a una certa età non ci vedevo più.
Ero diventata miope. Ma non poco. Di colpo ingravescente, con la retina maculata, sembrava del tipo pigmentosa ma non arrivò a farmi vedere solo le ombre.
Ma dico io:  proprio così questa seconda?
E allora per vendetta mi guardavo attorno per superare il bellissimo fratello biondo che beneficiava di automobilina, fucile con tre colpi a pallini, carezze e benevolenze della nonna ( che amava solo i nipoti maschi).
Ma siete in grado di provare e sopportare la sofferenza, si sissignori la sofferenza atroce di un secondogenito?
La rabbia ci mangia vivi. Chiamiamola pure raggia va, che rende meglio.
Il sentimento più frequentato dai secondi è l'invidia e la gelosia che diventa vendetta e nei casi estremi, estremi rimedi.
Si vi siete mai chiesti perchè Giuda divenne Giuda? Quel Giuda conosciuto come il traditore di Cristo?

mercoledì 16 ottobre 2013

Tema: Gita a Tindari


Svolgimento

Procedo dal mare azzurrino bistrato di viola che incontra tratti ancora più chiari e in fondo incontro l'indaco di Capo Milazzo.
Allungato come un rettile, interrotto dall'alternarsi delle ciminiere non ha niente a che spartire con Marinello, i laghi affioranti sulla striscia di sabbia sottratta al mare per miracolo.
Un miracolo voluto nelle atmosfere celesti tra schiere di angeli e cherubini, intorno al trono della Vergine.
I cherubini li immagino veloci e impressionanti come i cavalli alati dell'Orlando Furioso e accoglienti di tante ali a sorreggere i salvati. Forse così salvò l'infante.

Sfuggì alla madre. Salì la pellegrina al monte carico di limpido cielo, sulle pietre antiche affioranti posava il passo. Aveva il cuore gonfio e il grembiale carico di offerte, ceri e fiori. E frutta da mangiare dopo la visita al santuario della Vergine Nera.
Poco distante riposavano i fasti e le grida di attori, rimosse le maschere che ne avevano amplificato le voci.
Aleggiavano ancora i canti e i fumi di fuochi sacri, dionisiache, preghiere propiziatorie agli dei di eventi favorevoli, lì, nella città greca antica, poco distante.
Nell'aria carica di tanta umanità, l'immondo si fondeva al virtuoso, il piagato risanava al cospetto del Volto Santo, la Vergine Nera dal volto d'ebano che riluce sopra la tunica bianca ricoperta di stelle. L'officiante esalava tra l'incenso salmodie incomprensibili, ma la speme e l'ardore popolare sovrastava il salmodiare del prete.
La folla cominciò ad accalcarsi numerosa davanti alla Chiesa incapace a contenerla, ondeggiava in ceri accesi, ginocchia striscianti in gramaglie vedovili, medaglie d'osso e anelli al dito con impresse i darroghiti dei defunti. Ma anche in gonne gonfie sotto i corpetti, camicie a quadri e facce annerite dal sole tra rughe bianchissime e cesti, portati sulle teste, sopra la truscia arrotolata. Celano sotto il panno che li copre pane nero, ricotte, quel che serve per il dopo, quando inizierà la festa, la danza che scioglierà il popolo e lo riporterà verso il peccato e la promiscuità.
L'ardore e la speme di queste donne trasuda nei sentori che si mescolano e accumulano man mano che si ingrossa la massa umana, piangono in silenzio, ognuno il proprio personale dolore, bisogno, angustia, si stracciano le vesti al tuo cospetto, disperate.
La faccia d'ebano impassibile sfiora gli sguardi imploranti, mostrando il Figlio al Mondo.
La gente si agita in un moto d'onda e poi un grido.

giovedì 28 marzo 2013

Tema: Vorrei trovare un tempo inusuale nel libro di Consolo: Le Pietre di Pantalica

Svolgimento 
Dialogo tra Euforbia e Acanto

Scavo e giro tra le pagine e le parole divenute giganti mi guardano dall'alto, mi sento osservata, giudicata. Le sento sussurrare: Che sfacciata!
E l'altra fa eco: Come osa! Viene qui a curiosare. Vorrebbe trovare il passato remoto e il verbo essere... 
- Di cosa poi?Il Maestro ha messo tutti i tempi e verbi nel giusto modo... e ...questa, questa qui, che è? Una ignorante presuntuosa è!!! …. Vuole …. vuole...sovvertire un così bell'ordine. 
- Insomma è anche vero che lui usava una scrittura al limite tra l'italiano e il dialetto. No, non era né l'uno né l'altro...sai? Ma certamente non usava il verbo avere come ausiliare dell'essere. E come avrebbe potuto del resto! 
Guarda me ad esempio? Dimenticata, desueta, in disuso... 
- Diciamo pure vetusta, rugosa, andata. Dimenticata. A lui il merito di averti riesumata. Nuovamente Lustro, Vigore, Profumo! 
- Si profumo, una ventata di primavera ha scosso Palermo e Siracusa, dalle rive del Tirreno a quelle del Mediterraneo. Capo d'Orlando e Pantalica. Si quelle grotte lassù, scavate nella roccia...che ancora contengono intatta la voce di un tempo, gli echi delle voci parlate, dei mugugni appena accennati che le braci degli occhi valevano a verbo incarnato. 
Non fare la civetta adesso. Sei solo una parolina antica...! 

giovedì 22 novembre 2012

Sez. Pensione da eroi: Giardini

Svolgimento

Esce sul balcone la mattina presto. Si fascia i capelli dentro ad un fazzolettone e comincia a buttare giù polvere. Spazza e spiuma al sole caldo coperte, tappeti e lenzuola e cuscini che a stare al sole si guadagna in salute. La piega del collo da un lato e l'ombra sopra gli occhi di ciuffi di paglia. Ma sorride. Chissà perché sorride. Non lo capirò se vedo che finita quella casa  infila cappotto e sciarpa e si allontana con dentro agli occhi azzurri   una luce che li fa brillare.Vorrei seguirla, scoprire dove vive. La sua casa linda, tirata a lucido, la immagino  di mobili spaiati, credenze laccate e  blu piene di bicchieri opachi. Molte piante sul balcone, le persiane verdi scrostate.
Ma Emma non va a casa. Gira tutta la mattina tra le pulizie delle case degli altri. Pulisce lo sporco del mondo.
Il mondo rimane irrimediabilmente sporco.
Nessuno le paga il lavoro di una vita.
Nessuno, che non alzi la voce, viene ascoltato.
Lei non alza la voce. Spiuma al sole caldo coperte e cuscini nelle case degli altri. Ha 80 anni. Pulisce  scale, pavimenti e piatti e torna a casa. Compra pollo, ma solo  alette, latte e pane, il sabato va a ballare. La chiamano Bionda e sorride mentre ripete quel nomignolo così sexy. Il dente affiora tra le labbra, uno solo, degli altri non sa che farsene. Ogni cosa è più lieve se portata con leggerezza. Gira lo sguardo argento vivo mentre le chiedo dei figli: mi risponde che una madre campa cento figli, ma cento figli non campano una madre.

giovedì 13 settembre 2012

Tema: un ricordo

Svolgimento

Rosse talvolta color tortora. Non capisco come mai me le comprarono ambedue. Non si può. Tutti i capricci esauditi. Ero davanti ad uno scoglio.
La domenica pomeriggio andavamo al cinema, avevo un maglione aragosta. Il colore era aragosta intenso, non salmone, né fucsia. Aragosta. Vellutato come le mie guance, tonde, rosate e poi arrossate dal calore  della lana, degli ambienti affollati, al buio di sale cinematografiche.
Le risse dei gladiatori, i ruggiti delle belve, i cristiani crocefissi mentre fuochi bruciavano dappertutto: bracieri, tra le croci dei condannati, davanti agli altari degli dei immortali. I dialoghi degli attori della celluloide, i film comici e i film d'epoca romana, nient'altro. Se cambiava il genere restavo fuori dai dialoghi e dalla storia. E la risata di mio padre faceva eco a tutto. Alle risate e anche ai momenti di crisi, alle lacrime, ai capricci, ma era difficile non esserne contagiati.
Tenevo sette anni. Camminavo con scarpette di vernice, talvolta rosse, talvolta color tortora. Avevano un pon pon di lapin in tinta proprio al centro. Era il tempo delle scarpette e delle mutandine di pizzo, velate davanti e affollate di merletti dietro, rendendo tanto eleganti quelle bambine di pizzi e rossetti rubati. Di smalti sulle dita piccole e unghia microscopiche, nastri, treccine strette e tirate su da fiocchi enormi.
Sono davanti allo scoglio. Ha la forma esatta che mi aspetto. La solita e se cerco di capire perchè mi sia tanto familiare non ho risposte da darmi. Mi è familiare. Ha una cresta tozza che si inalbera sulla parte più alta, poi è strozzato quasi al centro. Sono tante scaglie laviche levigate che si susseguono.
L'aria ha il sentore di mare, di gabbiani, di pesci andati a male, di escrementi lasciati colare sullo scuro marrone arroventato dal sole.
Lo scoglio è affondato, adagiato su fondale alto quanto basta, di sabbia, e acqua chiarissima.
Aspiro l' odore forte di mare, intenso e misto a alghe, gabbiani ed escrementi. E mi porto intorno al versante nord. 
Lì un' insenatura piccola, suggestiva, tempestata da piccoli molluschi che ne imbiancano il bordo, da alghe, da muschi.
Immergersi è una festa di colori, l'azzurro dell'acqua, la miriade di pesci: azzurri, verdi, giallo-verdi, sole e ombre che dall'alto proiettano sul fondo la rupe sormontata dalla cresta rocciosa. Poi dai ricordi emerge il volto di mio padre e la sua spazzola di capelli ricci, morbidi, neri, come un colbacco sulla sommità della testa. I suoi capelli sono la sommità dello scoglio. Ne aspiro il profumo, sono a casa.


venerdì 6 luglio 2012

Tema: La foto del capitano miricanu


Uno scarto sulla destra e si trovò davanti la rupe.Un viottolo ne segnava il fianco, strisciando serpiginoso tra cespugli di macchia mediterranea e radi alberi impavidi.Era il luogo dell'incontro. Don Matìa si guardò a destra e a manca, verso il ponte nudo sterrato che permetteva di attraversare il torrente e da dove i carri e le camionette avrebbero dovuto materializzarsi. Il gilet a rigoni, di velluto, proteggeva il petto e il cuore che batteva all'impazzata.

Si, propro a lui, che nessuno riusciva a turbare. Era avvezzo al pericolo, gli occhi brillanti, in quei momenti, saettavano fulminei. Una luce dorata li attraversava mentre la mente concretizzava azioni rapide e precise. Grande fama di seduttore, Don Matìa, la fronte ampia e gli occhi animati.La belva sopiva in lui. Una forza della natura che si perdeva e riprendeva, in un continuo scambio di vigore e tempra coi boschi in cui si spostava, protetto da quei luoghi invisi ai più. Era molto temuto.
Amato dalle donne e odiato dai mariti, resi cornuti con maestria.
Da prenderci il caffè prima, durante e dopo. Non si capiva come, ma le donne non gli resistevano.


venerdì 13 aprile 2012

Sez. Grandi scrittori Tema:Isabelle Allende. Il baullo degli spiriti

Svolgimento


Se mia nonna non avesse insistito a voler rimanere a San Mauro Castelverde tutta la vita, adesso io non ero una siciliana con origini palermitane. Ma una argentina con origine siciliane. 
Il cui nonno si era convinto che per fare fortuna bisognava emigrare. 
E lo fece.
Sì, sacrosantamente . Ma partì da solo.
Si imbarcò clandestino. Poi nel corso del viaggio divenne mozzo e alla fine  cuoco: insomma aveva messo insieme parte delle sue attitudini.
Rimanevano ancora, e lo avrebbe fatto presto, affinare le sue doti di tanghero e scoprirsi un bel timbro da tenore: a quel punto avrebbero capito  che di nome non faceva propriamente Valentino, ma ci somigliava sputato.