Visualizzazione post con etichetta Parigi. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Parigi. Mostra tutti i post

giovedì 23 gennaio 2014

Tema: L'uomo del pastis

Svolgimento


Non era bello, gli uomini francesi non sono belli, semmai hanno il fascino sgraziato di quei cioccolatini magari un po’ banali fuori  ma che promettono voluttuose onde di consistenze diverse al loro interno.
Aveva bevuto un pastis seduto da solo a uno dei tavoli vicino al nostro, sul marciapiede davanti all’ingresso del locale sotto la copertura rossa: ma con fare nevrile,  con una gamba in fuori, come uno che tema di doversene  andare da un momento all’altro. Era un’inquietudine elegante, però, come i suoi vestiti e le sue mani volubili.
È incredibile quanto in fretta ci accorgiamo di essere oggetto di attenzione da parte di una persona, quanto in fretta ci lasciamo irretire dal fascino di una situazione inaspettata e in un attimo affreschiamo la parete sempre umida della nostra fantasia. Come troviamo irresistibile l’essere irresistibili per qualcun altro.
A Parigi c’ero per festeggiare il mio venticinquesimo anno di matrimonio, il che vuol dire due cose: uno, che non ero esattamente una teenager e due, che di fronte a me c’era seduto mio marito, l’uomo con cui negli ultimi trent’anni avevo condiviso un assortito campionario di passaggi di stato, il letto e due figlie. Una storia tranquilla, la nostra, bella come può essere una passeggiata al parco a fine giugno: sei immerso nella natura ma alla temperatura ideale, sai  per certo che non pioverà e soprattutto sai che fuori c’è la città che ti sta aspettando con tutte le sue rassicuranti nevrosi. Che non sei in una foresta tropicale.
Non lo avevo mai tradito, ero certa che non avrei mai potuto farlo, ma ero ancora più certa che non lo avrebbe fatto lui, mai.
Non c’era nulla di male, mi dicevo, a crogiolarmi in quest’intima lusinga che mi infuocava la nuca in un tardo pomeriggio parigino, mangiucchiavo il mio panino e intanto guardavo le foto che avevo scattato quel giorno con la mia agognata Nikon nuova di zecca, sorridevo e lasciavo fare ai movimenti saccadici dei miei occhi,  improvvisamente tornati adolescenti. Non c’era nulla di male. 
Con la scusa di fotografare lo scorcio davanti a me, con quei tavolini così francesi in primo piano, gli scattai una foto: souvenir de Paris, per scaldarsi nelle sere invernali.

martedì 12 novembre 2013

Tema: Parigi, appunti sconclusionati

Sez. In Viaggio
Svolgimento

Ho chiesto le ferie a febbraio per avere speranza di riuscire ad avere il periodo che c’interessava; sono mesi che setacciamo la rete in cerca di un hotel decente ma non rapinoso vicino alla nostra meta; ho impiegato le ultime due settimane di lavoro a preparare la valigia un po’ alla volta perché non avevo altro tempo disponibile; ho prenotato le cuccette novanta giorni prima della partenza per essere sicuro di avere posto e pagare un po’ meno; non avevo alcuna intenzione di lasciar frapporre alcunché tra me e le ferie, visto che era dall’estate del 1998 che non mi prendevo qualche giorno di vacanza, e giacché sono cinque anni che abbiamo la voglia di partire per una specifica destinazione, la nostra meta oserei dire agognata. E, finalmente, la sera di lunedì 3 agosto 2009 saliamo in treno a Verona con destinazione Versailles.

Martedì 4 agosto: arrivo a Parigi, nella pulciosa Gare de Bercy: pareva di essere alla stazione di Gatteo Mare, solo che non c’erano i chioschi di piadine. Sulla RER per Versailles, passando alla stazione di Issy, un vicentino vagante butta lì una considerazione misteriosa: “E pensare che questa è ancora tutta Parigi”, cui un altro risponde: “Eh, è perché la città è fatta ad anello”. Non abbiamo ancora capito che volesse dire. 
Decidiamo di visitare il Domaine de Marie-Antoinette, il tempo incerto preoccupa Alessandro: “E se inizia a piovere?”, mi chiede. Rispondo sciolto: “Ciava un casso, la pluie de Marly ne mouille pas!”

giovedì 4 aprile 2013

Tema: Le terzine perdute di Dante di Bianca Garavelli Baldini&Castoldi editore

Sezione: Gli amici della Maestra
Svolgimento




Prologo

Aveva visto. Le immagini colpivano i suoi occhi come una insopportabile luce estiva. Doveva agire. Si era fidato troppo di quelle persone. Non si sarebbero fermate davanti a nulla. Avrebbe dovuto fermarle lui.
Non sapeva se quella promessa di salvezza fosse un rimedio della sua parte razionale per impedirgli di impazzire. Oppure se c'era davvero una via di fuga, una guida per mettersi in salvo. Non sapeva neanche più quale fosse la strada da percorrere. Sapeva solo che doveva rivelare quel che aveva visto. Salvare l'umanità da un futuro terribile.
Doveva fuggire in fretta, abbandonare quel luogo oscuro e pieno di pericoli. E non lasciare tracce. Una lettera avrebbe rivelato troppo facilmente il suo piano. Doveva inventare qualcos'altro, lasciare un indizio che solo una persona fidata, speciale, potesse trovare.
Solo chi fosse stato in grado di capire avrebbe trovato il suo messaggio. Solo chi fosse stato abbastanza coraggioso, avveduto e assetato di conoscenza avrebbe scoperto la verità.
Erano vicini. Vedeva ondeggiare i loro mantelli rossi. Se non fosse corso via in fretta lo avrebbero raggiunto. Per l'ultima volta si guardò attorno. Il suo cuore gli diceva di non andare. Con una fitta nel petto violenta come una coltellata, lo avvertiva che ciò che stava lasciando dietro di sé era troppo importante per lui. Ma ormai sapeva quello che doveva fare. O almeno lo sperava.
Anche se non aveva certezze, non poteva permettersi ripensamenti. 
Non poteva più tornare indietro. 

lunedì 10 settembre 2012

Tema: Vale di Francia

La chiamavano "Vale di Francia" non perché fosse francese ma perché qualcosa in lei ricordava l'esser francese: la lingua francese, la cultura francese, la pittura francese, il vino francese e la poesia francese. Lei, a onor del vero, aveva vissuto per qualche tempo in Francia e nelle Fiandre Francesi eppure, era già francese prima ancora di aver poggiato il vezzoso piedino sulla pista dell'aeroporto di Orly. Lei non si sentiva francese: quello che sentiva era solo una forte attrazione e un grande amore per la Francia di un tempo, per le campagne e le foreste francesi, per il sangue ribelle francese, per la lingua francese, per le frangettine francesi e per quei visini alla Sophie Marceau del tempo delle Mele. ma questo esser francese... francese sì, ma di dove? Di Bretagna? Di Provenza? Oppure di Cornovaglia? Perché sebbene lei abbia vissuto a Parigi, tutti i francesi concordano che la Francia non è Parigi, sebbene i parigini stessi ne siano fermamente convinti. I parigini poi... Non esistono più "parigini". I veri parigini vivono fuori Parigi. Alcuni di loro hanno trovato sistemazione presso la campagna dell'ile de France, ma solo presso quei villaggi in prossimità della stazione. Sì perché loro, i parigini, la mattina si svegliano alle cinque: alle sei passa il teno che li porterà a Parigi e lì la metrò che li porterà al lavoro. Poi di nuovo la metrò, poi di nuovo il treno e poi casa. "Métro, b(o)ureau, dodò"* dicono i francesi o meglio, i parigini. I parigini sono stati sfrattati da Parigi: la nouvelle vague non fu un'ondata di freschezza no, fu un vero e proprio Tzunami per quella città! Da quando a Godard venne in testa di creare "Parigi" ecco che tutto il mondo ha voluto viverci, cambiandola profondamente, rendendola irriconoscibile. Sì perché la Parigi di Godard era ancora Parigi. Poi arrivò lui e Parigi cessò di esistere se non nei sogni dei poco radical e molto chic di tutto il mondo. Parigi ha cambiato volto tante volte eppure vi è un filo conduttore che li collega tutti.


giovedì 12 gennaio 2012

Tema: La Gallerie Lafayette e il mistero degli uomini scomparsi


Aggirandovi nel tourbillon degli scintillanti piani di quello che é uno dei più esclusivi magazzini del mondo, in mezzo a borsette Dior, diamanti Chopard, pellicce Fendi, mentre nell'aria vagabondano molecole di Air du Temp o di Eau de Adrién, in mezzo a la crème dei più bei commessi gay dell'universo, impossibile non notare la mancanza dell'umano maschile di tipo maritoide e/o paterno. Sarà mai che tutte le clienti, francesi, giapponesi, italiane e russe siano giunte in boulevard Haussmann senza accompagnatore? In realtà il problema mi é parso di qualche rilevanza, e dunque evidente, quando a sparire é stato il mio compagno. Fino a quel momento mi era stato vicino, solerte e sereno, a tratti pure incoraggiante, ma al piano del reparto giocattoli l'ho perduto. É stato un attimo, tra il panda gigante e il pupazzo fatto di Lego. 
Un momento prima, in effetti, avevo notato un sospiro, uno sbuffo e un girare d'occhi che alludeva a ben altra rotazione. Interrogato circa il suo livello di noia, lui però aveva decisamente negato. 
Allora, perché era scomparso? Lo avevo dunque perduto?
"Chissà se c'é un ufficio compagni smarriti … " meditavo,  giuliva ma inquieta,  mentre stavo per acquistare in saldo 3 culottes al prezzo di due. Terminato l'affare, tornata sui miei passi, ho notato uno spazio vicino all'ascensore, da cui filtrava una luce triste. Sono entrata in una specie di sottoscala, che si apriva in una saletta vasta e spoglia. 
Erano tutti lî, pigiati come caviale in scatola. Sul volto terreo un'espressione di incredulità mista a dolore fisico. Qualcuno guardava l'orologio, quasi ipnotizzato da quell'inutile esercizio; qualche altro cercava conforto nella presenza maschile, e provava a incrociare lo sguardo del vicino di sedia. 
Inutilmente: nell'angolo dei compagni scomparsi, a La Gallerie Lafayette, ognuno sta male per sé. 

R.L.


martedì 10 gennaio 2012

Tema: La questione bidet




Naturalmente la questione andrebbe approfondita, magari trovando qualche giustificazione antropologica e storica. I nostri sogni d'italica ammirazione, che ci fanno sospirare alla sola idea di un tailleur Chanel, di un rossetto YSL o di una cena con ostriche e champagne, si infrangono infatti dolorosamente di fronte alla clamorosa mancanza francese nei confronti del bidet. 
Narra la storia che l'intera corte francese migrasse a stagioni alterne da Parigi a Versailles, e viceversa, non per motivi di moda o etichetta ma per dar modo alla servitù di spurgare le regali deiezioni, sparse un pô ovunque e divenute troppo puteabonde, perfino per i nobili nasi di coloro che le avevano prodotte. 
E poi: suvvia, non é possibile pensare che bisnonno Cesare, conquistati i Galli, non abbia voluto dotarli di tutti i confort, terme con jacuzzi e bidet inclusi! Cosa sarà accaduto, dopo? Il medioevo avrà forse gettato l'oblio sulla necessità di passare acqua e sapone sulla parte più delicata dell' umana carnalità? Mistero. A me piace pensare che i francesi siano tutti dotati di funamboliche qualità, pari a quelle di Philippe Petit, e che prima di camminare imparino ad arrampicarsi sul wc e a restarvi in equilibrio, in una mano il flessibile della doccia, una saponetta nell'altra. Magari vestiti a metà.
Il perché non so dirlo, forse é solo la loro ennesima dimostrazione di grandezza.

R.L.

lunedì 9 gennaio 2012

Tema: Parigi con il sole in inverno



Ogni tanto, in inverno, chissà perché, un giorno a caso esce il sole, e i parigini si sentono un pô smarriti: visto che sotto alla pioggia camminano senza riparo, verrebbe loro la voglia di aprire l'ombrello per schermare il sole, come signorine a spasso in un dipinto impressionista.

Gli uomini parigini, che hanno sul viso un'espressione intelligente, misteriosa e triste, sotto al sole invernale proprio non ci sanno stare, e si rifugiano nei bistrot, nei caffé e nei trenini Rer. 
Da finestre e finestrini spiano cosï questo mondo  stranamente luminoso e senza fumo. 
Gli uomini parigini sembrano tutti operai intellettuali, con il naso grande che punta verso terra, come in cerca di un tartufo. 

La stessa espressione forte e delicata di Coppi (gli sarà venuta per via del Tour de France), gli stessi occhi tristi, le braccia lunghe. Penso che siano proprio le braccia giuste per dare rifugio alle donne parigine, piccole anche se grandi, sorridenti, luminose e nervose come uccelli del paradiso.

R.L.

domenica 8 gennaio 2012

Tema: La fin de l'année


Il 31 dicembre, a Parigi, queste le cose da tenere a mente:
il metrô é gratis, e centinaia di migliaia di parigini - veri o adottivi - ne approfittano.
Una folla rivoluzionaria festante si riversa sotto alla Tour Eiffel e all'Arc de Trionphe (lato sud, chissà perché a nord non c'é quasi nessuno), in mezzo a venditori di piccole torri portachiavi (3 a 1 euro ma il 1 gennaio, in saldo, ne potete avere 5 allo stesso prezzo), borseggiatori e venditori di kebab e champagne.
I rivoluzionari suddetti si sono dati appuntamento con tutta la gendarmeria di Francia e con tutti i soldati in perfetto assetto da guerra e con le ambulanze e la protezione civile. 
Pare la prova generale per la fine del mondo...

Perciô, se la calca vi inquieta e l'ansia vi assale, riguadagnate controcorrente il metrô, in tempo per arrivare alla pace del vostro tres jolie albergo periferico, all'angolo del quale vi attende un venditore d'ostriche che per 15 euro vi darà 8 occasioni di pura felicità+ 1 limone. 
Con un po' di fortuna, in camera, poggiata sul letto con un biglietto di auguri scritto a mano, troverete una scatolina di macarons Ladurée, che vi augurerà un dolcissimo 2012 (alla faccia dei Maya).

R.L.

sabato 7 gennaio 2012

Tema: A Paris!





La vacanza non comincia quando si prende il treno per Pisa, dove c'é l'aereo che ci porterà nella ville lumière. La vacanza comincia quando si annaffiano le orchidee, si cambia l'acqua ai pesci e li si dota di pastiglia di cibo a lento rilascio; quando si scrive ovunque di ricordarsi di chiudere l'acqua, di spegnere l'adsl, lo stand by della tv, e di programmare il riscaldamento cosï che non ci siano sprechi ma in modo da evitare di trovare in casa i pinguini al ritorno. La vacanza non inizia quando al check-in ti fanno levare tutto di dosso, lasciano i tuoi compagni di viaggio smarriti e scalzi, e tu invece, anfibiata e stringata, sfili sotto al detector come Alice sotto i baffi dello stregatto. La vacanza inizia quando vedi quelli in partenza per Fuerteventura accalcarsi come pecore matte al gate 9, nonostante l'altoparlante gridi in pisano, kekazz, che é il 6 quello giusto! E all'improvviso un ovino senziente capisce, si sposta tornando indietro, il serpentone si arrotola e si srotola, in rigoroso disordine. E allora tu, compressa al tuo posto d'attesa, scelto perché tranquillo e lontano dall'umano casino, pontifichi rivolta a Mici che quando noi italiani sapremo fare una fila, allora avremo forse anche governanti onesti. Sicuro: cosï, comincia la vacanza.
A Paris!

R.L.