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venerdì 6 dicembre 2013

Tema: Corfù

Sez. In viaggio
Svolgimento

Sotto una luce si guarda la mano destra e ci sputa sopra, poi con l'altra prova a togliere gli ultimi residui ancora visibili dell'inchiostro della discoteca e si chiede il perchè abbia accettato di entrare in un posto che si chiama “Heaven & Hell”, ma si dà subito una risposta e gli ritornano le parole esatte dell'opera di convincimento: le ragazze in questi posti spuntano come niente, vedrai, ma tu devi essere pronto quando ti chiamo, io le abbordo e tu traduci per tutti e due, ci stai? Ci sto, gli aveva detto, che per lui tradurre in inglese è più semplice che abbordare, gli basta rimanere dietro poi fa tutto l'amico, e se c'entra qualche commento personale lo può fare. Non è una tecnica già provata, solo un piano d'azione abbozzato velocemente durante l'aperitivo, il metodo più rapido per portare a termine un racconto preconfezionato di avventure sessuali durante la vacanza post-diploma; tutti argomenti a cui pensare adesso che, fuori dalla discoteca H&H, si può stare lontani da musica roboante, luci epilettiche puntate sugli occhi, camicie sbottonate, sudore che cola e fumo di sigaretta anche mentre si balla. 
A stare seduto al bar della discoteca si annoiava e a guardare il suo amico sul cubo gli veniva voglia di spaccargli in faccia il sorriso da tre cocktail, quindi era uscito, e per costringersi a non rientrare si era tolto l'inchiostro dalla mano.

La discoteca si trova sul lungomare, dall'altra parte della strada la spiaggia e lì, al buio, coppie e gruppi di amici cercano un posto appartato per poco tempo, ma a lui non interessa né cercare un posto appartato né trovare amici. Si passeggia tranquillamente, per strada nemmeno troppa confusione di macchine o di ragazzi ubriachi in cerca di un appoggio, e pensare che i programmi per la serata dovevano essere altri: si parte sempre veloci e con buone intenzioni, poi al primo ostacolo si rallenta, si cambia strada e in poco tempo ci si ritrova di nuovo all'inizio. E pure soli.

mercoledì 18 gennaio 2012

Tema: Il Giglio dentro.


Al capezzale di un amico gravemente malato, qualcuno va per portare conforto ai familiari. Si precipita in corsia senza pensarci un attimo. Qualche altro telefona per informarsi e avere notizie certe.
Poi c’è quello vigliacco, che arriva in auto sotto all’ospedale e guarda le finestre ma in realtà guarda il niente. Resta fuori, ha il morale a pezzi e soffre come un cane ma non entra. Se mai, ricorda. E intanto spera che tutto in qualche modo si aggiusti e torni come prima.
Ho guardato la mia auto parcheggiata sotto casa cento volte da sabato mattina, e altrettante volte ho calcolato mentalmente la distanza tra qui e Porto Santo Stefano. Con il pensiero intanto ero già sul traghetto e con gli occhi vedevo il Giglio, come l’ho visto negli ultimi ventiquattro anni.
E nei miei ricordi non c’è nessuna nave incagliata.
C’è invece una pentola, caduta dalla barchetta su cui avevo preparato in precario equilibrio i miei primi spaghetti nautici: mi toccò rimontare l’attrezzatura subacquea  e andarmela a riprendere, perché avevo solo quella;
Ci sono più di cento immersioni, ogni volta come fosse la prima: emozione e frenesia, tranquillità e pace, a Capel Rosso, sulla secca della Croce, a Pietrabona, all’Allume;
Ci sono i volti del vecchio Fisio, di Anna, Ale … i miei gigliesi, belli e intagliati nel granito;
C’è la musica del divino Uto che suona, e che mi sorprende mentre attraverso la piazza del Castello;
C’è la gioia che mi prende ogni volta identica, quando dico che questo è il posto più bello del mondo, e che è proprio dove voglio stare, l’unico dove io mi senta veramente  a casa;
Perciò sto male da cane e non smetto un attimo di pensarci  ma al Giglio non ci vado: io il Giglio c’è l’ho qui di giorno e di notte.
Nel fianco.

R.L.