Mentre stende il rossetto sulle labbra, guardandosi nel luminoso specchio del suo bagno, Maricetta si chiede ancora come possano essere riuscite, le sue colleghe, in una impresa che con lei ha quasi del miracoloso: farla uscire dall’ isolamento nel quale sempre più spesso, ultimamente, ama rifugiarsi. Nel lavoro professionista ineccepibile e inappuntabile, al di fuori, la nostra eroina non è mai stata donna particolarmente incline agli svaghi, ma negli ultimi tempi, la sua natura tendenzialmente solitaria e riservata, ha assunto i pericolosi contorni della scontrosità e del rifiuto pressoché totale dei contatti umani. Soprattutto se i contatti in questione hanno sembianze maschili. Non a caso, Maricetta è una single per vocazione, anche se qualcuno (ovviamente sposato e chiaramente invidioso) preferisce definirla “zitella”. Soltanto ad un uomo è concesso di entrare nel suo ordinato gineceo: al suo Luca, il figlio adorato, frutto di un matrimonio manco a dirlo naufragato, che con la sua bravura e la sua diligenza, compensa ampiamente i piccoli strappi alla quiete che le procura, saltuariamente, con la sua giovanile irruenza. Come quando le scaraventa in casa un piccolo drappello di amici che le svuotano la dispensa solo per “fare lo spuntino di mezzanotte”. Ma se certo è facile giustificare con l’amore materno certe condiscendenze di Maricetta nei confronti del suo “bambino”, soltanto, invece, con l’approssimarsi dei 50 anni e il rincoglionimento che ne consegue, può spiegarsi il successo ottenuto dalle sue colleghe nell'avere concretizzato un pensiero che la mente di Maricetta non aveva mai nemmeno formulato: assistere ad UNO SPOGLIARELLO MASCHILE L’8 MARZO! In pratica festeggiare con badilate di insulsa volgarità, l'insulsa inutilità di una pseudo festa. Infatti, mentre si imbelletta per l'evento, per una frazione di secondo la mente di Maricetta torna a questo agghiacciante pensiero, con il risultato di farle provare l'impulso di alzare il telefono per porre fine a questo scempio. Sfortunatamente al suono stridulo del citofono il suo “sano”proposito svanisce come una nuvoletta di fumo.
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lunedì 25 febbraio 2013
giovedì 24 gennaio 2013
Tema: Sesso Lesso - Io non faccio testo
Sez. Your Fetish
Svolgimento
Io non
faccio testo.
In
statistica si direbbe che non faccio parte del campione rappresentativo delle
mamme: il sesso infatti, anche dopo la maternità e nonostante quella, è rimasto
il mio passatempo preferito.
Lo
spropositato numero di figli accumulati negli ultimi sedici anni, e il ritmo
frenetico delle mie giornate che mi fanno sentire come una pallina di un
flipper che schizza tra casa, ufficio e tre scuole diverse, non sono riusciti a
calmare i miei sensi, per fortuna: alla sera quando vado a letto, prima di
dormire, io faccio sesso molto spesso e volentieri.
Lo faccio, anche
se sono stanca, anche se sono nervosa, anche se ho addirittura, il più classico
dei mal di testa.
Lo faccio perché
sono sicura che mi rilassi, esattamente come un sacco di altre madri dopo cena,
fanno la maglia ai ferri davanti alla televisione, o si danno al Mummy blogging
davanti al computer, oppure ancora, al classico découpage sui muri di casa.
Però come vi
ho detto, io sono una mosca bianca e non per tutte, anzi quasi per nessun altra,
pare sia così.
Nella
maggior parte dei casi le mamme, evitano il sesso se possono, perché alla fine
di certe giornate passate tra capricci, pannolini, e piatti da lavare, per loro
vale senz’altro il motto di Lord Chesterfild:
“ la posizione è ridicola, il piacere effimero, la fatica tanta”.
Non
mi sento di contraddirle e neppure di consigliar loro di cambiare abitudini,
visto che, l’attitudine a santificare il sesso è una questione molto personale;
una questione di gusti esattamente come l’amore per i cibi piccanti, o la
capacità di poter votare il PD anche a queste prossime elezioni, nonostante
tutto.
E
sui gusti si sa, non si discute.
martedì 3 luglio 2012
Tema: Attorno allo zio moribondo
Di tutte le questioni alla fine non sarebbe rimasto che uno sguardo di sdegno e uno sputo non lanciato.
La famiglia era riunita attorno al letto dello zio senza figli, in ospedale l’aveva detto il dottore, quanto dura dura. La zia era lì – che se ne deve fare lei delle proprietà, neanche nipoti dal lato di suo fratello ha; è giusto che la proprietà resti da questa parte della famiglia, ci sono i nipoti maschi che portano il cognome. Tutti attorno al letto, gesù giuseppe e maria, a guardare lo zio e la sua pelle sottile che copriva gli zigomi sporgenti, maria giuseppe e gesù, che malo colore: meglio sta, è sereno. Non mancava la cognata grassa, quelle che in seconde nozze aveva sposato il secondo fratello del moribondo: era stata la cameriera della prima moglie del suo futuro marito, forse già lo riveriva mentre la buonanima ancora boccheggiava; e c’era pure l’altra cognata, quella liricheggiante, ma no che cantava, non cantava per niente, liricheggiante perché se la vita è teatro lei era la prima attrice, destinata alle parti tragiche da declamare, arcuando la schiena all’indietro in una enfasi da cinema muto: pure lei era lì, a tirare il fiato al moribondo. La cognata che dicevano somigliasse a Lana Turner stava un po’ dietro, la scena era già occupata: dove stesse la somiglianza era il gran mistero di cotanto accostamento – bionde entrambe. Insomma, c’erano tutte attorno al letto, con i figli maschi allineati. I fratelli di lui no, stavano fuori: con tutte quelle femmine intorno al moribondo non si poteva stare: preferivano ricordare il fratello in vita, quando da piccoli tutti giocavano a tirarsi le pietre, o quando da grandicelli a questo gli fregavano i vestiti belli, perché lui ci teneva ad essere elegantone; per loro il fratello inerme sul letto era già morto. E poi ognuno di loro aveva la moglie appostata lì, appostata di guardia. Si controllavano a vicenda le cognate, che nessuna potesse approfittare, che nell’assenza delle altre una avesse pigliato qualche pezzo di carta per farglielo firmare al moribondo. Gesù giuseppe e maria, meglio sta, respira pulito, giuseppe maria e gesù, questo meglio di noi sta.
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