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mercoledì 12 febbraio 2014

Tema: Trame piatte


Sez. Mi sono innamorato di te perché
Svolgimento


Ci sono vite destinate a restare nel buio di un cassetto chiuso, come romanzi incompleti o dalle trame piatte, come la vita di Piera che in cucina i romanzi li legge a due a due, appena il tempo di mettere ordine in casa che già siede davanti un minestrone che bolle. 
È lì quando spunta Franco, il fratello svitato di suo marito. Lui le chiede cosa stia leggendo, lei mostra la copertina, una storia così, dice, pare bella, l’ho trovata stamattina tra vecchi libri che mi hanno dato.
Franco conosce quel romanzo, cita l’immagine che gli era rimasta in mente, qualcosa su rami scheletrici che chiedono l’elemosina al sole. Piera ha appena cominciato, a questa cosa non c’è arrivata, allora sfoglia un paio di pagine, velocemente muove gli occhi tra le righe, è nella parte iniziale dice lui. Lei guarda, è un po’ frastornata, questa situazione nuova, non ha mai parlato di libri con nessuno, li legge e basta, però sa che i libri sono pericolosi e mentre sfoglia e cerca si sente addosso una patina di età in meno, si sente persino bella nonostante i capelli scomposti e l’abbigliamento sdrucito - nessuna intenzione, nessun fuoco vero eppure le sembra di avere già vissuto questo momento, una presenza inquietante che le morde qualcosa dentro, le mani che si muovono goffamente, la soggezione di sentirsi osservata, l’imbarazzo della vicinanza di una persona di cui percepisci il respiro. 


mercoledì 29 gennaio 2014

Tema: Berlinguer

Da Cernia tossica
(romanzo in progress)

Svolgimento


E intanto il Ministro della Pubblica Istruzione Luigi Berlinguer fissava per giugno '99 i primi esami con la formula che tanti cambiamenti avrebbe apportato al sistema: Rosa’, grazie al tuo ministro comunista basta con cinque membri esterni e uno interno; con la nuova legge i membri interni sarete tre e i bastardi esterni quattro - presidente compreso -, lo sai cosa significa? Iscrizioni a tignitè. (Io che ai miei esami di maturità avevo un attempato coi mustacchi bianchi nella fila accanto, in attesa che distribuissero le tracce lo sentivo parlare dei dieci dipendenti dell’attività commerciale e della villa con campo da tennis e del rammarico di aver fatto tutto nella vita tranne che prendere il diploma - ambiva in alto, pretendeva la maturità classica. Che pena guardarlo quando implorò pezzi di compito: come si fa? passami l’inizio, solo la prima frase – così sussurrava ad un mio compagno, peccato, era il capra della classe.


martedì 31 dicembre 2013

Tema: Testamento

Da Cernia tossica 
(romanzo in progress)

Svolgimento


Ascoltami – mi disse un pomeriggio Germano -, prima che morisse mia madre noi stavamo tutti in una casa in affitto, tre stanze strette; nel cassetto del suo comodino mio padre trovò un libretto al portatore con più di cento milioni – la sua dote, i risparmi di una vita -, lei non spendeva niente. Voleva una casa che fosse sua, la sorte le diede una tomba. Questa che si è preso mio padre sentì subito odore di vedovo con le tasche piene e si profumò: lo stesso giorno furono firmati il contratto di matrimonio e l’acquisto della villetta che tu conosci ma la disgraziata non mise neanche una lira, le zie dicono che si sposò con cinque paia di mutande. Ora fai attenzione, mettiamo che mio padre muoia oggi, a lei spetterebbe mezza casa, l’altra metà divisa tra me e mio fratello, e quando la disgraziata creperebbe, lei sicuramente lascerebbe la sua parte a suo figlio, quindi, senza fare calcoli complicati, il figliolo meticcio riceverebbe salotto, stanze da letto e annessi e connessi, io lo sgabuzzino. Non si può tollerare, mio padre deve fare testamento a mio favore; tu sai scrivere meglio di me, tu sai essere sentimentale, io sono buono solo per ammazzare cernie. Gli voglio mandare una lettera, scegli le parole, scrivi che deve tutelarmi, che da lassù la mamma ci guarda, argomenti commoventi, scrivi che io gli assomiglio mentre quello ha la faccia da scorfano, no, questa cosa non la scrivere. Ah, io avuto un trauma, ho sofferto, scrivi che tutti i bambini a scuola potevano scrivere il tema “La mia mamma”, e io invece ero costretto a descrivere una delle zie, anzi no, scrivi che chiedevo alla maestra se potevo parlare del mio papà – Rosa’, questa vale mille.

mercoledì 18 dicembre 2013

Tema: Il cammello

Sez. In Fuga dal Presepe
Svolgimento


Guardalo il cammello, sembra che ti rida – lo fa con gli occhi appena socchiusi, masticando qualcosa che potrebbe essere il gambo duro di un carciofo che non vuol sfilacciarsi. Lo hanno fatto faticare quei tre scriteriati che prima guardavano in alto e poi litigavano se girare a destra oppure a sinistra.
Il cammello nella sua posa da accovacciato poggia le palle per terra e pure loro si riposano – per tutto il cammino ballonzolavano a destra e a manca, prive di contenimento pesano e si allungano e potrebbero strisciare per terra (con o senza contributo di discorsi astrologico-filosofici che quei tre non mancano di fare). Lui sta seduto e osserva quei due vicino la mangiatoia, cornadure e orecchie lunghe, fiatano sul neonato, lo appestano con il loro alito da fieno rimasticato. Il cammello sorride, lui non ha di queste incombenze, è l’animale di tre intellettuali, non di un pastore schiavista – siede e gode del contatto delle palle con la terra morbida. Ci sono parecchie pecore in giro, alcune davvero carine, se solo fossero interessate ai forestieri si potrebbero combinare accoppiamenti goduriosi, niente che sia destinato alla procreazione.  

mercoledì 6 novembre 2013

Tema: Londra

Sez. In viaggio
Svolgimento

Londra, ma in inverno inoltrato - solo brughiere frustate dal vento, prosodie di bufere ad agitare querce, coltri di nebbia a dividere i passanti. I miei mi avrebbero mandata altrove, in America ma da alcuni parenti, a Madrid da un’amica di vecchia data: se viaggio deve essere, voglio andare da sola, senza tutele o protezioni. Sola - ufficialmente ragazza alla pari di una famigliola con due bambini, così dissi ma senza troppa convinzione. E Londra fu, tra l’odore cordite di vita metropolitana, gli U2 ascoltati nei magazzini Virgin, gli artisti di strada a cantare standard del country o a scimmiottare clienti di fast food agitando polli di plastica. Una stanza la presi dietro Waterloo station, nella pensione di Steve uomo canuto dal ventre sporgente, un tipo un po’ cerbero un po’ bonaccione e decaduto quanto la sala del suo ristorante che ai tempi di Marianne Faithfull serviva fish’n’chips kebab birra - restavano tavoli a mo’ di lapidi in formica vegliati da sedie che tali ve n’erano nella mia scuola media; alle pareti altre foto di Steve o paesaggi seppiati; appresso a lui, come un cagnetto o un odore acre, una donna sparuta dal volto grinzoso coperto a zone da capelli sfibrati, vestaglietta  fiorata tirata sul pigiama stinto: a lei il compito di portarmi in stanza. Era da psicofarmaci la sua lentezza mentre arrancava tra corridoi stretti e scale scomode rivestite di moquette mal appuntata - l’edificio cresciuto in momenti diversi si snodava su più livelli – e quando aprì la porta della mia stanza (un sottotetto con due finestre a scrutare le tegole dell’isolato di fronte - un occhio alle antenne e uno ai dirimpettai) sentii di sfogliare un romanzo a me noto, riconobbi la camera dei ragazzi di Lady Ramsey a St. Ives, lì si accumulavano mazze, pantaloni da cricket, cappelli di paglia, calamai, barattoli di vernice, scarabei e crani di uccellini. Per la vecchia era quello che era: una topaia. (Chiuse la porta scagliando parole comprensibili solo a lei che rivelò una voce stridula da sorella fatale.) 
Poggiai lo zaino su una poltroncina di peluche amaranto, di un tavolo vicino ad una finestra feci il mio scrittoio, sedetti e scrissi Io sarò Londra - uscii poco dopo per andare a caccia di ragguagli toponomastici, annotai istruzioni per raggiungere Camden Town, slogan di musical dati a West End, gli ingredienti per una torta di carote ricoperta di margarina. 

sabato 26 ottobre 2013

Sez. Le torte di Ninà - Tema: La torta di mele

Sez. Dagli Archivi della Maestra
Svolgimento


Domani viene mammina da noi, non mi ha chiesto altro, mi ha detto Giacomo, chiedi a Paola di farmi la sua deliziosa torta di mele.
Torta di mele, quella deliziosa.
Paola non fa eccezione al luogo comune che vuole nuore e suocere odiarsi cordialmente, spot della candeggina incluso, spot della carne simmenthal idem. E se Paola sbuffa quando Giacomino annuncia la visita, la suocera, la signora Maria (così la chiama Paola) prima va dal parrucchiere, si acconcia con odiosissime onde azzurrognole, prende la camicia bianca di merletto e si profuma con mezza bottiglia di Air du Temps, di Nina Ricci, un profumo antichissimo, da cavernicola – dice Paola storcendo il naso.. non lo sopporta, tant’è che la suocera entra in casa e Paola apre finestre per far circolare aria.  La signora Maria già sa che Paola la farà crepare di freddo e allora indossa la maglia di lana sotto la camicia e previene la botta di freddo con una tachipirina. 
Diamoci alla cucina, Paola deve preparare la torta di mele, la torta per la signora Maria. Solo per lei. Deve essere deliziosa.


giovedì 26 settembre 2013

Tema: Mirella Sessa, seconda a Miss Italia 2009

Sez: Il Secondo Posto
Svolgimento

La tua è una figlia guardabile, non c’è che dire, ma non è competitiva, ci vogliono gambe, dice mio nonno a mia nonna. 
Cretino, lo vedi, è tra le prime due, già novantotto se n’è tolte di mezzo, e ora si pesterà sotto i piedi pure la tua! 
Certo che è tra le prime due, ma l’altra è la mia, troppo bella, che se corresse in Formula Uno vincerebbe il campionato dopo la prima gara, con o senza una Ferrari.
Sì, pure con un carretto arriverebbe prima, pare un mulo.
La tua invece ha le gambe come i piedi del tavolino.
La Carlucci non lo sa che mio nonno e mia nonna sono davanti la televisione e stanno commentando gli ultimi minuti di Miss Italia 2009. Che se lo sapesse, perderebbe la sua faccia di marmo. Mia nonna glielo ha detto a mio nonno, stasera non cucino, ti mangi le zucchine fritte che sono rimaste a pranzo, ma tanto mio nonno manco ha cenato, lui delle ragazze che sfilano in costume o in abito lungo non vuol perdere niente. Su un foglietto aveva scritto i numeri di quelle che gli piacciono, a mia nonna ha detto guarda queste, sono una meglio dell’altra. Mia nonna questa cosa non la sopporta, ma non perché sia vecchia, e neanche perché queste sono belle, non la sopporta e basta, perché quelle che sfilano sono femmine e invece i maschi non li fanno sfilare mai.
Guarda, non ci sono dubbi, vince lei, la 7, dice mio nonno.

martedì 30 luglio 2013

Tema: I nervi


Dagli Archivi della Maestra
Sez. Anatomia

Sottile la parete sottile tra la calma e l’esplosione, cartongesso da abbattere con una spallata, o carta 80gr a metro quadro da ridurre in coriandoli mentre digrigni i denti o burro, sì, burro sezionato con un nylon sottile e diviso in due – o tre o quattro – come un bivio, come un destino che al mattino tra auto funzionante e auto in panne sceglie un guasto al carburatore, da arrivare in ufficio in ritardo di due ore e trasformare la funzione customer care nella traduzione fedele di “Insulti al pubblico” alla clientela; tre come chi non sa chi bestemmiare tra padre, figlio o quel pennuto dello spirito santo; quattro come tutte le femmine che rompono i coglioni di un uomo – la madre, la moglie, la figlia, la collega capoufficio che l’ha spuntata non si sa per quale ragione – e allora prendi un filo, sottile di nylon sottile, e te lo avvolgi attorno (un salame, un lacerto, un baco da seta che si fa pupa stronza), e poi torni a casa e prendi un chiodo e lo conficchi alla parete con una testata o il martello, e con un nodo fissi un capo del filo, e poi prendi un altro chiodo e lo conficchi alla parete con una testata o il martello, e tendi il filo, e poi prendi un altro chiodo e lo conficchi alla parete con una testata o il martello, e tendi ancora il filo, e poi un quarto chiodo, un quinto, tanti chiodi che la stanza diventa una trappola di ragno elevata alla potenza di chissà quale numero potente

venerdì 5 luglio 2013

Tema: Vota la performance migliore: cane, fiammifero o chiodo?

Svolgimento
(in sottofondo la base musicale di Teorema, 
di Marco Ferradini – nei pacchetti per karaoke la trovate)

Prendi un cane,  piuttosto mansueto, legalo ai binari della ferrovia.
Aspetta che passi un treno e poi ammira lo spargimento dei brandelli di carne.

Prendi un fiammifero, raggiungi un cumulo di monnezza che non viene ritirata da giorni.
Dagli fuoco e annusa il fumo sparso dalle fiamme che bruciano la plastica.

Prendi un chiodo, entra in un aereo, prova a piantarlo sopra un finestrino.
Racconta a tutti che hai fatto una performance sul terrorismo.

Adesso prendi un paio di persone che non distinguono il “concetto” dalla “pensata cretina”.
Uno dei tre prenditori diventa un artista, gli altri due rimangono scemi del villaggio.

(sfumare la base musicale)

Mi ritrovo ad una performance verbale di A.L. (il prenditore di cane). Cioè, qualcuno gli sta ponendo delle domande, lui risponde, io mi avvicino.
Mi dispiace riassumere – mi sento uno di quelli che ti raccontano un film e, per quanto si sforzino, non potranno rendere gli effetti speciali a parole - ma non avevo un registratore vocale.


venerdì 10 maggio 2013

Tema: Future generation

da Budda sporco  (titolo provvisorio)
Svolgimento:

Rosa’, ci aspetta una cosa grande, una cosa che ci realizziamo per tutta la vita: io ti porto dal notaio e costituiamo una srl, avviamo una scuola privata, la presidenza deve essere tua, solo tu ne sei capace: ti occuperesti della didattica, dei testi, della biblioteca, io no che queste cose non le so fare, baderei agli aspetti commerciali e amministrativi - fifty fifty!  – , è lì il futuro, una barcata di soldi ma noi lo dobbiamo fare per il prestigio, perché non sarà solo una scuola qualsiasi, sarà il centro da cui partirà una corrente rivoluzionaria di pensiero, noi lo dobbiamo fare per cambiare il mondo – tutti quelli che abbiamo visto sino ad oggi, dal primo all’ultimo, da quell’onorevole socialista ai quattro dirigenti della regione, ai due che si occupano di manutenzione stradale, e non parliamo di marescialli, sono fango immischiato con fango -, le nuove generazioni si formeranno sui nostri valori, le famiglie ricche e prestigiose manderanno i loro figli da noi, perché i ricchi la prima cosa che vogliono è dare una bella educazione superiore ai figli, e noi creeremo una scuola di pensiero, gli diamo un nome che deve lasciarti stonato, che ne dici, la chiamiamo Future Generation, noi tracceremo il solco per creare la società del prossimo secolo (o forse disse “Genera il tuo futuro”?), suona di tromba, non è vero? - con le parole sperava di convincermi, con il suo entusiasmo di circuirmi: Germano ci sapeva fare - una scuola manageriale d’eccellenza, esperti di settore per ogni materia, un corso diurno e uno serale, organizzeremo stage nelle aziende private e nel settore pubblico, i migliori cervelli e le nostre nozioni per sfornare professionisti, dirigenti, analisti, revisori, politici; nell’arco di un anno, non di più. Rosa’, grazie ad un amico di mio padre che è alla Regione e che con il provveditore è tutta una cosa, avremo il riconoscimento e diventiamo sede di esami – tu organizzi i programmi, la docenza, in prima persona terrai un corso di retorica.


lunedì 22 aprile 2013

Tema: Pesca alla cernia

Svolgimento

Guarda questa cernia! Farebbe un figurone sulla copertina del tuo giornale cretino! – Germano dedito al lavaggio delle attrezzature dopo la battuta di pesca subacquea; prima la muta, le bombole, il fucile, e ancora la muta e ancora il fucile e le bombole – tanta acqua, il sale erode la fiocina, mangia il ferro, secca le guaine –; alzava il tubo e si docciava, era bello Germano, davvero ben fatto, la pelle chiara sotto il sole  diventava marrone ambrato, i capelli pannocchia, gli occhi più azzurri – lo guardavo di traverso e lui a spararsi pose; l’acqua intanto scorreva e sotto il portone ne usciva tanta e tanta finiva per strada, sotto il marciapiede, lungo la discesa sino al primo tombino a perdersi -; enorme la cernia, maestosa seppure appesa ad un uncino ancorato alle sbarre – questa è una cernia bruna di 15 chili e passa, guardale i denti, se decide di morderti ti strappa la muta, diceva Germano tra una innaffiata ed un’altra – maestosa e da rivendere ai ristoranti del lungomare, la pagano bene, che lei non è fiera da superficie, bisogna scendere giù, anche venti metri, con cinque chili di piombo alla cintura, luce ne arriva poco e niente, lì lei (dietro un ciuffo di posidonie, una ladra o un’assassina) ti scruta e poi scappa nella tana: in quel momento devi essere più veloce, malefica che se avvicini un dito alla sua boccaccia lo mutila, una murena  – che Germano raccontava questa cosa e simulava un moncherino –, la devi colpire dritta nel triangolo accanto la pinna pettorale, un colpo secco, e se non muore un altro colpo, un altro ancora, o la devi beccare tra gli occhi – sbang! -, solo allora resta fulminata; la sfida dell’uomo contro il mare, come il vecchiaccio del romanzo, a venti metri e passa di profondità tu e lei davanti, alle spalle la scogliera scoscesa di cavità e buchi dove la malefica sta ferma e aspetta per fotterti, che tu te ne vada a mani vuote e ridere, ma io so come si fa, ho la mia tecnica, mi pianto davanti a lei con le bombole, prendo il boccaglio e le sparo aria addosso, lei fa mezzo capolino, io la guardo negli occhi, ci guardiamo e capisce tutto, io le sparo, l’arpione taglia l’acqua, l’arpione sa dove andare, dritto, sulla fronte – mi raccontava queste cose e con un dito si premeva tra le sopracciglia (io a sentirmi una fiocina tra le viscere).


giovedì 14 marzo 2013

Tema: Il nome giusto

Ultimo della Sezione Conclave, a papa eletto
Svolgimento

In una stanzetta un po' discosta dalla Cappella Sistina si stava discutendo una questione importante; la premessa era stata molto realistica, siamo allo sfacelo, aveva detto uno dei tre: facciamo acqua da tutte le parti, IOR, pedofilia, aborto, questione musulmana, questione morale (e con quest'ultima parola ritenne di aver espresso tutto). Ci vorrebbe un papa che veramente rinnovasse l'immagine di una Chiesa purulenta.
Dopodichè quello che aveva parlato rimase zitto.
Ci vorrebbe uno che esprimesse esattamente ciò che i cristiani cattolici si aspettano (e non solo loro): un papa buono, onesto, che divida i suoi beni con i poveri, che si preoccupi degli ultimi, degli emarginati, dei malati, degli oppressi, uno come san Francesco.. ma lì dentro manco a prendere un pezzo da una parte e uno da un'altra parte riusciresti a farne uno giusto.
Francesco.....


lunedì 11 marzo 2013

Tema: Lui mai


Sez. Conclave
Svolgimento

Quando lui arrivò – uno degli ultimi, a dirla tutta – lo salutarono  affettuosamente e nell’affetto degli abbracci a tutti sembrò di sentirgli addosso quell’odore leggero di acqua di colonia che le mamme mettono ai bambini.
Lui era grato a tutti tutti, dieci anni prima il problema era stato risolto con il solito trasferimento di rito e lui aveva accettato come se fosse tutto previsto, le regole di un gioco dettate dalla consuetudine e sublimate una pacca sulla spalla. E quella pacca la sentiva addosso mentre si incamminava insieme a tutti i suoi amici di fede,  che i pensieri sono altri, ma soprattutto, perché Joseph ha rinunciato?, chiedendoselo ma sapendo bene, ognuno in cuor proprio, che certi inclinazioni non giovano all’immagine dell’istituzione, e che però si sa, non sono le inclinazioni che fanno girare il mondo – ci sarà di mezzo la banca, o qualcun altro  con la pretesa di un marmo sepolcrale in sant’Apollinare?
Si sarebbero riuniti tutti presto, solito rito, quello che aveva già visto ripetersi per l’elezione di fratello Joseph: i fogli su cui scrivere un nome, lo spoglio e poi la paglia umida per dare la notizia grande al mondo.

martedì 5 marzo 2013

Tema: Descrivi la marcia contro la mafia del 26 febbraio 2013

Svolgimento



E lasciamo perdere che la marcia contro la mafia - trent’anni dopo – assolutamente non doveva essere una semplice torta inzuccarata con trenta candeline: no, questa marcia è ideologica e non commemorativa. Bene, io ci sto, tu ci stai? certo, mettiamo in rete le scuole, e che facciamo? Tutti davanti il Cirincione, si parte da lì che poi percorriamo la strada della memoria – sì, perché dai valloni De Spuches ci passavano le motociclette dei killer ai tempi del triangolo della morte, bene proprio di lì, poi arriviamo a Casteldaccia, giro del paese prima via Allò dove ammazzarono a don Michele Carollo, poi il furriato dove stavano gli affiliati di don PidduPannu, e quindi arrivo in piazza, tutti sotto la torre di Salaparuta. Nessuna carica politica farà discorsi, solo i ragazzi devono parlare dice Vito Lo Monaco, che di questa marcia è uno dei promotori.


mercoledì 20 febbraio 2013

Tema: Come essere vegani e vivere felici

Dagli Archivi della Maestra
Svolgimento


Con le notizie di questi giorni, 
in merito a dei tortellini che "nitriscono" 
o delle lasagne che vanno al "galoppo", 
mi è tornato in mente un post 
del settembre 2011 che vi ripropongo.
La Maestra

Essere vegani non è complicato, anzi è piuttosto facile. Per esempio quando sono in ufficio e carico dati nel computer, essere vegano non mi costa niente, digito i tasti e tutto scorre. Anche quando faccio la doccia essere vegani è semplicissimo, apro il diffusore, regolo la temperatura dell’acqua, poi mi posiziono sotto il getto dell’acqua e uso un bagnoschiuma non testato sugli animali, sebbene sia un po’ difficile trovarli. Anche vestirsi  è fattibile, basta asciugarsi prima – onde evitare che mutande, pantaloni e camicia si appiccichino addosso – e poi ci si veste, esattamente come facevi prima quando non eri vegano (evito giusto le giacche di pelle e le scarpe di cuoio). Camminare da vegani è una delle cose più banali: un piede avanti e uno indietro, e poi quello che rimane dietro lo porto in avanti.. i due piedi si alternano e si realizza lo spostamento nello spazio - basta fare un po' di esercizio, per una spiegazione migliore ci sono persino i tutorial su youtube. Se la distanza da attraversare è vasta allora, anche se sono vegano, prendo l’auto (una fiat qualsiasi va bene, ma anche le renault o le citroen assolvono a questo ruolo), ed è semplicissimo guidare – anche quando si è vegani -, basta ruotare la chiave, l’auto si accende e poi le solite cose, frizione, marcia, acceleratore (il freno!!!)…ah, bisogna fare benzina, ma tanto quella è vegana.
Respirare è veganissimo, soprattutto da quando ho imparato a inalare aria senza infastidire mosche, tafani, moscerini e altri insetti.
Ora, mi chiedo, perché tutti non diventano vegani come me?

GD

sabato 22 dicembre 2012

Tema: La torta Zelten (Paola nr 6)

Sez. Le torte di Ninà

Domani pomeriggio passa la mia collega Clarissa, non mi ha chiesto altro, Giacomo, chiedi alla soave Paola quella poesia di dolce che fanno in Trentino, quella specie di….
Si chiama Zelten, ignorante, ignorante tu e quella gran… Beatrice della tua collega stil novo – la farei nuova io, pensa Paola.

Paola non sopporta Clarissa, si dà arie da intellettuale, dice di trascorrere la sua vita tra i rovi della grande letteratura: poeti, poetesse, scrittori, scrittrici… animi nobili e in pena con cui lei condivide sofferenze dell’anima, che lei scopre lasciandosi guidare dall’istinto e dalle case editrici;mal de vivre, mal de vivre, mal de vivre: non comprerebbe mai qualcosa edito da Mondadori, solo Supercoralli Einaudi e pubblicazioni di Adelphi. Quando parla delle sue letture dice “i miei autori”, e poi boccheggia: je suis l’Empire à la fin de la décadance – che tu possa decadancedalle scale, le augura Paola. I suoi autori, pare che scrivano per lei, povera lonza patonza de stronza – argh, sto diventano una poetessa anche io, pensa Paola. Giacomo pende dalle sue labbra, lei è così colta, parla di figure retoriche: la sineddoche, la metonimia, il climax ascendente… e Giacomo la invidia, una volta disse a Paola: perché non ti fai consigliare qualche lettura da Clara? Paola prese I promessi sposi e glieli lanciò addosso: Farabutto,  se mi metto a leggere chi lo passa più il mocio per terra? Tu ti meriti una donnaccia ignorante e io faccio di tutto per mantenermi deliziosamente sgrammaticata.

sabato 1 dicembre 2012

Tema: La torta al cannolo (Paola nr.5)

Sez. Le torte di Ninà
Svolgimento



Domani vengono i miei amici, dice Giacomo.
I tuoi amici chi? dice Paola.
Pietro e Franco, dice Giacomo.
Ah! Quei due scaricatori di porto con le ascelle fituse nel mio salotto non entrano, dice Paola.
Ma c'è il gran premio di formula uno, eddai – dice Giacomo -, non ti sto chiedendo nemmeno di preparare la torta, Pietro porta i cannoli.
I cannoli? E le mie torte deliziose? Io qui che ci sto a fare? Sei ipocrita, mi chiedevi di fare le torte per sedare il mio ego di donna frustrata, sei bastardo! dice Paola.
Giacomo non lo dice ma a Pietro e Franco le torte di Paola non piacciono, sono stoppose, asciutte,... Pietro dice che quando le mangia si sente come un camion che gli hanno messo l'acqua nella nafta, Franco invece le chiama “affuca cavalli”.

mercoledì 14 novembre 2012

Sez. Le torte di Ninà: la torta golosa alla nutella

Svolgimento

Domani viene nonnina Marta, è appena tornata da Lourdes e ha un pensierino per noi, non mi ha chiesto altro, mi ha detto Giacomo, dì a Paola di farmi la sua deliziosa torta golosa alla nutella. 
Dico io – riflette Paola -, ha la pressione a trecento, un po’ di diabete, l’epilessia ma è sempre in giro tra San Giovanni Rotondo, Medjugorje, Lourdes e Civitavecchia (glielo hanno spiegato mille volte che la storia della madonna che lacrima sangue è una panzana: è sangue di porco, gli ha detto Giacomo,lo hanno dimostrato gli esami, ma lei no, cocciuta, anzi cocciuta e invasata, ha detto poco importa, se la Madonna ha scelto di lacrimare sangue di porco si vede che il porco è il suo animale preferito – da allora mangia maiale tutti i giorni!). E comunque, torta golosa alla nutella, che ci vogliamo fare – pensa Paola - , quella deliziosa.
Nonnina Marta di contro compatisce Paola, Giacomo avrebbe meritato una ragazza meno religiosa, più all’avanguardia, più emancipata, anche un po’ femminista.. Paola è una povera zoticona retrograda che accende candele ai santi e prepara torte per riempirsi le giornate; fosse in lei uscirebbe al mattino e rientrerebbe la sera, perché Nonnina Marta a tutte queste storie di apparizioni non ci crede – io li faccio parlare quando mi dicono che sono una cattolica integralista, a me non me ne frega una cippa delle madonne che compaiono, a me interessa viaggiare, prendere treni e aerei, dormire in albergo, mangiare al ristorante, che se non ci fossero le gite della parrocchia mi toccherebbe restare chiusa in casa, esattamente come Paola. Facciamo la volontà di Dio, pensa nonnina Marta, e intanto ripone in borsa il regaluccio che ha comprato a Lourdes per Paolina (la chiama così ma non per vezzeggiarla, lei cita tacitamente le Paoline, quelle che stampano le vite dei santi – non si possono leggere, pensa nonnina Marta).

domenica 4 novembre 2012

Sez. Le torte di Ninà: La torta di castagne

Domani vengono i miei cugini, hanno impegni in città - dice Giacomo -, non mi hanno detto altro, chiedi a Paola di farci la sua deliziosa torta di castagne. Gliela cucineresti?
Torta di castagne, pensa Paola, quella deliziosa.

Paola i cugini di Giacomo non li sopporta, sono degli spocchiosi fricchettoni convinti che i tempi di Woodstock non siano passati. Li andrebbe a prendere a calci in culo tutti i giorni, lì, in campagna dove vivono tra galline e piante di fave  e finocchi rigogliosi.
E se Paola non li sopporta - arrivano sempre con gli stivali sporchi di terra -, ai cugini di Giacomo Paola non piace, è una fighettina da quattro soldi con borsette Prada e simil-Vuitton, ma Giacomo insiste sempre, passate da noi, a Paola fa piacere avervi.
Evvabbè, facciamo 'sta torta di castagne. E che sia deliziosa.

Paola apre il cassetto ma tanto lo sa che non troverà nulla: le castagne dove le prendo? Eccheccazzo: non potevano chiedermi una torta di mele, o di pere, ma anche un pan di Spagna o una torta pronta della Cameo? No, di castagne... che io a quelli saprei bene dove metterle, una dopo l'altra, e con il riccio per giunta.
Paola ha un'intuizione. Esce da casa, subito in macchina e va a trovare il suo carnezziere di fiducia - lui alleva ancora vitelli e porci.
Buon uomo - gli chiede - non è che si trova un po' di castagne?
Avevo le ultime e le ho appena date ai maiali, dice.
Appena date? (Paola esprimerebbe delusione se non che quell'appena le torna indietro) Ma non è detto che le abbiano ancora mangiate. Fermaaaa!!! Buon uomo, me ne recuperi un paio di manate, mi servono.
Ma sono sporche!
Eccheimporta, pensa Paola. No, vanno bene uguale.
E' tardi, bisogna tornare a casa.


mercoledì 17 ottobre 2012

Sez. Le torte di Ninà - La torta di pere al cioccolato

Domani viene Nuccio, mia sorella non può tenerlo, dice Giacomo. Non mi ha detto altro: zio Giacomo, chiedi alla zia Paola di farmi la sua deliziosa torta di pere al cioccolato. Gliela cucineresti?
Torta di pere al cioccolato, quella deliziosa.
Paola quel moccioso figlio della sorella di Giacomo lo strozzerebbe: non sta mai fermo, tocca tutto, pretende di giocare con la collezione di Swarowski di Paola, se lo rimproveri si mette a piangere e minaccia di raccontare tutto a sua madre – che poi lo fa davvero – e la madre, quella stronza, gli crede pure e dice a Giacomo che non manderà più il suo figlioletto a casa sua, ma che se te lo tenga stretto fra le cosce, quel bambino è una rogna, da grande sarà un delinquente internazionale (Paola pensa che quel bambino non è raddrizzabile, i ceffoni obsoleti.. forse un punzone elettrico, direttamente una sedia elettrica, anticipiamo i tempi).
E se Paola sbuffa quando Giacomo annuncia la visita del nipotino, Nuccio di contro si prepara, la zia Paola è antipatica, lo rimprovera sempre, non vuole nemmeno che cammini per casa, secondo lei lui dovrebbe stare seduto a guardare i cartoni animati e basta: non si trattano così i bambini, ci vorrebbe un telefono azzurro per punirla bene, e magari un nazista.