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martedì 11 febbraio 2014

Tema: Amore fisico

Sez. Mi sono innamorato di te perchè
Svolgimento


Non sono un esperto di fisica. Quando frequentavo le scuole medie facevo confusione tra fisica ed educazione fisica, talvolta ci spiegavano come sollevare il mondo con una leva, quindi era un fatto di muscoli, in altri casi come calcolare il tempo impiegato da un uovo a cadere dalla torre, e lì cominciavo a capirci meno. Noi ragazzini per i primi dieci giorni non facevamo altro che lanciare matite e sputi dal balcone della scuola, e ribaltare gli armadietti, poi intervenivano i grandi e ci mettevano in riga. 
Con il passare degli anni ho continuato a capirci poco, la fisica che studiavamo alle scuole superiori era una materia traslucida e viscida, una specie di gelatina gommosa che noi studenti non riuscivamo ad afferrare. Nessuno di noi ebbe la fortuna di conservarne almeno un poco nel suo bagaglio culturale, come si diceva allora. L’educazione fisica invece l’avevo già persa per strada all’esame di terza media, il giorno in cui saltai la cavallina e ci rimasi a cavallo.
Fisica, biofisica, patafisica, la scienza per me è sempre un po’ nebbiosa, ci sono molte cose che non ho mai afferrato. Per esempio, mi sono fatto un’idea tutta mia dell’atomo, l’ho sempre visto nelle immagini sui libri rappresentato come una pallina colorata, una pallina di plastica colorata, perfettamente lucidata, ne metti tante insieme e formi una molecola. La molecola è un grumo di palline, un mucchietto di palline di plastica colorata, alcune delle quali hanno una specie di calamita che attira, altre hanno un respingente che allontana. In questo modo, le molecole si uniscono tra loro in ammassi sempre più grandi e articolati. 

mercoledì 29 gennaio 2014

Tema: Berlinguer

Da Cernia tossica
(romanzo in progress)

Svolgimento


E intanto il Ministro della Pubblica Istruzione Luigi Berlinguer fissava per giugno '99 i primi esami con la formula che tanti cambiamenti avrebbe apportato al sistema: Rosa’, grazie al tuo ministro comunista basta con cinque membri esterni e uno interno; con la nuova legge i membri interni sarete tre e i bastardi esterni quattro - presidente compreso -, lo sai cosa significa? Iscrizioni a tignitè. (Io che ai miei esami di maturità avevo un attempato coi mustacchi bianchi nella fila accanto, in attesa che distribuissero le tracce lo sentivo parlare dei dieci dipendenti dell’attività commerciale e della villa con campo da tennis e del rammarico di aver fatto tutto nella vita tranne che prendere il diploma - ambiva in alto, pretendeva la maturità classica. Che pena guardarlo quando implorò pezzi di compito: come si fa? passami l’inizio, solo la prima frase – così sussurrava ad un mio compagno, peccato, era il capra della classe.


giovedì 2 gennaio 2014

Tema: "Il palazzo " di Serena Iannicelli - Edizioni Memori, prefazione di Moni Ovadia

Sez. Amici della Maestra
Svolgimento



Il palazzo viveva. Grande e solido come un generale, era di mamo e ottoni. Di ferro e di vetro. Le porte lucide. Le guide, verdi in primavera e rosse d'inverno, riscaldavano un poco i vecchi scalini. L'ascensore partiva con un lamento e con un sospiro di sollievo si fermava ai piani.
Noi eravamo bambini, e lo abitavamo con le nostre famiglie. Prima di noi c'erano stati altri bambini, altri ne sarebbero venuti dopo. Il tempo e la memoria. Ma noi, allora, vivevamo un presente eterno e la memoria non ci insidiava. Non potevamo usare quell'ascensore, nè camminare sulle guide. Avevamo magliette a righe rosse e blu quando arrivava il caldo e cappotti troppo grandi quando c'era freddo. Molti di noi avevano scarpe alte e nere che dovevano dissuadere i nostri piedi dall'andare in dentro, o in fuori, o un po' di qua e un po' di là. Dovevano insegnarci a camminare dritti, insomma, "sulle strade della vita". Erano gli anni 50, c'era ancora da sognare.
Noi bambini facevamo parte di quel sogno delle nostre famiglie, ed eravamo destinati a deluderlo.
C'eravamo io, Daniela, Rosalba, Patrizia, Claudio, un Carlo che restò poco, Rocco, Maurizio, Riccardo e Rossana che erano i figli dei portieri, fratelli fusi insieme da un segreto banale, poi tragicamente svelato. Tutti avevano dei fratelli, tranne me. Non parlavamo di quello che ci succedeva a casa, ma il Cortile del Palazzo lo echeggiava, portando discussioni, risate o scapaccioni su dal primo piano fino all'ultimo e ritorno. I muri respiravano. I tubi erano vene. E quando, in tutte le case, alla stessa ora, si accendevano le luci, era come se il Palazzo avesse un brivido lungo la schiena.
A quell'ora si cenava, assonnati, con le gambe pendoloni. E "togli il gomito dalla tavola: che, ti pesa la testa?" era un ritornello per tutti. La minestra, lo stracchino, gli sfilatini nel cestino del pane, una mela. Noi bambini non si poteva parlare a tavola, e, se i Grandi ne avessero trovato il modo, non ci avrebbero neppure fatto ascoltare.
Non che ci fosse molto da imparare da quella generazione di padri preoccupati e madri afflitte, ma come pensavano che saremmo diventati intelligenti? E infatti molti di noi non lo sono diventati. Altri sì, ma per disperazione.

domenica 3 novembre 2013

Halloween Writing Contest - Tema: La scuola di Helena

Racconto vincitore dell' Halloween Writing Contest
Svolgimento

Ogni volta che guardo quel grande edificio abbandonato all’angolo della strada, un brivido mi corre lungo la schiena. Si dice fosse una scuola elementare, poi chiusa dopo l’incidente. Cerco di superare l’angolo più in fretta che posso per andare verso la scuola due isolati più avanti. Ma ogni mattina è un incubo terribile che si ripete. Dicono che sono una bambina timida e riservata: in effetti non ho amici. Spesso ho chiesto ai grandi di quell’incidente, di cui a River Queen nessuno parla mai, ma loro sono sempre molto evasivi. Si dice siano morti in tanti quel giorno; qualcuno lo aveva pure predetto per via di quella cometa e di quella luna rossastra portatrice di sventura. Oggi ne ricorre l'anniversario e piove leggero da un cielo grigio e cupo. La strada mi sembra più lunga del solito, l'aria umida e triste. Ecco mi avvicino all’edificio e già mi batte il cuore a mille. Tiro dritto con la cartella piena di libri e quaderni. Stavolta però qualcosa attira la mia attenzione: il cancelletto che porta allo spiazzo desolato è aperto. Qualcosa di sinistro aleggia lì attorno e mi costringe ad entrare. Mi avvicino con curiosità e titubanza, non posso farne a meno: sono anni che faccio sempre la stessa strada. E’ tutto diroccato: la palazzina tetra, anni cinquanta, con le imposte in legno, cade a pezzi. Attorno, i resti di un giardino con alberi spogli e rinsecchiti e qualche pozzanghera perché è novembre e spesso pioviggina. Mi avvicino e mi sembra familiare quella porta aperta e l’ingresso con a terra i mattoncini marroni e neri. Mi pare quasi di sentire la voce dei bambini. Un cavallo a dondolo con la testa mozzata sta all’inizio delle scale di fronte all’ingresso. Che strano….si muove, forse per via della corrente d’aria che c’è. Comincio a salire; ho come la sensazione di sentire qualcosa ma l’unico rumore certo è il vento che sibila tra i vetri rotti delle finestre. I miei passi provocano scricchiolii sulla scala ma mi appoggio al passamano di legno. Quanta polvere, quante ragnatele. Ecco sono al primo piano. Dentro le aule vuote ci sono ancora le lavagne impolverate, i banchi, l’abbecedario, le cartine geografiche penzoloni. Decido di entrare nella seconda aula a destra. Ora mi siedo proprio qui accanto alla finestra, a primo banco, come un gesto abituale.


sabato 15 giugno 2013

Tema: Io e la mia Scuola. Cosa faresti per migliorarla?

Svolgimento

Mi namo Emma, ajo sei anni a frequenzo la classe quinta del Liceo Linguistico “Gige D’Alessio”.
La mia scola è la più granne de Milano: ci sunno tante sezioni e moltissimi iscritti. Solo nella mia classe (quinta A) semmo in 7.320.
Ricordo con nostalgia il primo anno, quando eravamo in 12.000… Troppi compagni non erano rolati per lo studio, quindi lascianno scola e dedicarsi a other.
Io appartegnio al gruppo di fortunati che non ha mai avuti pobblemmi con i voti.
Sò sempre stata promoxa, anche se a mia insaputa.
Oggi è stata ‘na giornata fantasticha, il profe d’Immoralismo ci ha portati al nuovo Parco (lì dove prima c’era il Duomo Cotico) perché l’aula de Filosofia è crollata all’improviso e semo dovuto uscire.
L’aria fora era danvero pulitissima: per cinque minuti, addirizura, ci siemo tolti la bummola d’ossigeno e abbiamo inalato la breza che veniva dalla lontana palude.
Adoro correre nella mea città, annando in decompressione. Al termine della lezione di Inglese lo faccio sempre, perché ho un’ora buca prima della section de Relijone.

lunedì 3 giugno 2013

Tema: Cane e pecore

Svolgimento


Il ragazzino che non vuole studiare, arranca, suda sui libri, addirittura sembra li legga e non li capisca, si sforza, più li sfoglia, più si svoglia. Dai libri non esce niente di buono per lui, la sua formazione scolastica è disorganica, incompleta, potrebbe fare di più ma non s’impegna, con una predisposizione notevole per il vagheggiamento, per lo sconfinamento oltre i margini dei libri, sempre teso a inseguire la forma delle nuvole. 
Il padre lo avvicina rare volte, soprattutto per rimproveri, sostenendo che siano la migliore arma in possesso del genitore, dopo la cintura di cuoio e la mano aperta. Questa volta è per dirgli che non lo manda più a scuola anzi, prima che riprenda sonno sul tavolo della cucina, ha già parlato con il vicino. 
Allevatore di pecore, pecore in gregge, cioè all’aperto, allo stesso modo che si usava nei tempi passati. Pecore felici impegnate a sconfinare oltre i limiti del prato, libere inseguitrici di nuvole. 
Il ragazzo è la prima volta che prova riconoscenza, guarda il padre e gli s’illuminano gli occhi. Non sa dire grazie, né altro, Questo voglio fare, pensa. Invece abbassa la testa e risponde Vabbé e subito dopo si gira a chiudere il libro sul tavolo. 
Un gregge tutto per lui, bastone, tracolla, scarponcini. Il primo giorno, solstizio d’estate. Niente ansia da storia e geografia, basta con l’angoscia del problema di aritmetica, finita la vergogna della lettura delle poesie in classe. Un gregge di animali ricciuti, che cammina sbandando ai lati della trazzera, raccogliendo germogli con le labbra e capolini spinosi con la lana. 
Quando svoltano la collina e si allontanano dal paese, il ragazzo conta le pietre che affiorano lungo la strada battuta, le conta e subito le dimentica. Salgono insieme lentamente verso il montagnone. 
C’è pure un cane in dotazione, ma la sua presenza si limita all’ansimare veloce vibrante della lingua canina. Non è mai riuscito a comunicare con le pecore, né con il suo padrone e questo lo rammarica molto, facendolo ansimare in continuazione, anche se non è stanco. Sta in posa come se avesse qualcosa da dire, proprio sulla punta della lingua umida, ma una pecora ogni tanto lo urta e gli fa dimenticare quello che stava per esporre. Ecco che subito ripiomba nella depressione dell’incomunicabilità, di certo questo cane è più triste delle pecore che accompagna. 

sabato 25 maggio 2013

Tema: Scrivi un pensierino (seconda parte)

Pubblichiamo la seconda parte dei "pensierini" raccolti al salone del Libro di Torino
Molti hanno seguito le indicazioni circa "un pensierino sulla tua maestra", altri no e si sono dati al tema libero





*La mia maestra è una persona fantastica: peccato che ha la mania dell'igiene. Usa troppo alcool per lavare le mani.

*La mia maestra mi voleva un sacco di bene e aveva delle tette gigantesche. Probabilmente erano piene del bene che provava per me, pensavo. Poi un giorno mi ci ha spiaccicato la testa e ho pensato: no, no, credo di essermi sbagliato.

*La mia maestra era una balena insicura che cercava conferme nei suoi poveri alunni. Mi è toccato studiare psicologia.

La mia maestra aveva i capelli rossi e quando si arrabbiava diceva: "Roba da far rizzare i capelli". Ed io la immaginavo proprio così, con i capelli dritti!

*I bimbi piccoli quando ridono sono bellissimi perché non ridono ma mangiano. Aprono la bocca per la felicità e ingoiano tutto quello che hanno davanti, compreso me, papà, che mi perdo in questo sorriso grande quanto l'universo.

*La mia maestra era altissima, purissima e anche un po'...stronzissima!

*Ricordo con affetto la mia maestra. Era molto severa ma mi ha insegnato molto. A mia volta sono diventata una maestra grazie anche a lei.

*Per adesso mi sono divertito al salone del libro. Ho già comprato due libri.
Io ho una maestra di nome Valentina, talmente bella che ti innamori. Bionda come il sole e brava come..come non lo so, che è la maestra più brava al mondo.

*Viaggiare: sarebbe bello aver la possibilità di viaggiare spesso. Visitare e conoscere posti meravigliosi e sconosciuti.

*Se ci penso troppo il mio pensierino diventa brutto. Allora lo scrivo di getto così sarà un pensierino bellissimo!!

*Io non avevo maestre cattive.

giovedì 23 maggio 2013

Tema: Scrivi un pensierino

Pubblichiamo una prima parte dei "pensierini" raccolti al salone del Libro di Torino
Molti hanno seguito le indicazioni circa "un pensierino sulla tua maestra", altri no e si sono dati al tema libero



* La legherei e butterei nel Po

*La mia maestra si chiama Clara ma forse è morta e allora si chiamava.
Ero la sua cocca ma una volta mi sgridò perché dovevo mettere il timbro sul quaderno con la lettera L di luna per fare una pagina di elle a casa ma chiacchieravo e arrivai tardi alla cattedra. 

*Quest'anno abbiamo vinto il secondo scudetto consecutivo, il prossimo vinceremo il terzo . W Juve

*Mi piace molto leggere e penso che sia tutta colpa della maestra

*Alla mia maestra ho portato un tema sulla famiglia, ma copiato da un libro di temi pronti. Ancora mi adora e mi ha detto di averlo ancora conservato

*La vita è talmente breve

*Carta penna e calamaio, i primi strumenti di scrittura. Adesso word Fb internet e chat ma l'emozione della Maestra è sempre la stessa

domenica 16 settembre 2012

Tema: Primo giorno di scuola


Ho visto cose che voi umani non potete neanche immaginare. Mamme fighissime truccatissime con enormi occhiali scuri anche se veniva giù il diluvio universale. Ho visto bimbi con in spalla zaini enormi (contenenti chissà cosa) modello sbarco in Normandia. Ho visto papà impazziti con videocamere, fotocamere, hd, full hd, reflex, compact, iphone, ipad, arrampicarsi sugli alberi pur d'immortalare il proprio pargolo varcare l'oblio scolastico. Ho visto bimbi angosciati, con gli occhi spenti e persi chiedersi che cosa ci faccio io qua? fino a ieri scavavo buche in spiaggia, porcapalettaaaa!...e tutto questo andrà perduto come lacrime nella nutella. E poi si resta soli. Per la prima volta le loro vite si separono. Le porte si chiudono. Si va in classe. Amen.
La mamma fighissima iperaccessoriata pensa felice che finalmente inizia una nuova vita. Libera! Sono finalmente libera! Tolto il pargolo dalle palle, mal che vada per mezza giornata, e fugge come una libellula impazzita e sculettante dall’estetista.Anche le libellule sculettano.

domenica 5 febbraio 2012

Sez. 8 marzo - Tema: Il mondo di Greta.


...quand'ebbero camminato fino a mezzogiorno, 
giunsero a una casina fatta di pane e ricoperta di focaccia, 
con le finestre di zucchero trasparente. 
"Ci siederemo qui e mangeremo a sazietà," disse Hänsel. 
"Io mangerò un pezzo di tetto; tu, Gretel, mangia un pezzo di finestra: è dolce"...

Hänsel e Gretel
fratelli Grimm





Entrò nella stanza correndo la bimba che quasi stava per inciampare e il merletto del suo abito bianco bianco e fresco fresco di ammorbidente si sarebbe sporcato e strappato. L'ingresso sapeva di dopobarba e di mentolo perché era domenica ed era arrivato lo zio che si rasava solo la domenica. E lei non voleva contare i giorni della settimana, li sapeva certo, ma a lei non importava, tanto sapeva che c'era la domenica che odorava di dopobarba e di mentolo perché arrivava lo zio. E portava le paste. Dentro ad un pacchettino con la carta gialla e il nastro rosso che teneva al mignolo che era un equilibrista lo zio. Aveva i baffoni neri neri e duri duri che si pungeva le mani Greta quando glieli afferrava forte e li tirava. E rideva lo zio con la sua voce grossa di Babbo Natale. E lei rideva con la sua voce da topina che squittiva come Rudolf, che era il suo criceto che girava nella ruota e non si annoiava mai. Greta e il suo vestito bianco bianco che sapeva di ammorbidente la domenica. Andava alla prima elementare e riempiva pagine di A e conosceva l'alfabeto intero, e sapeva contare, e sapeva a memoria le canzoni dei cartone animati, e giocava a fare la mamma con il suo bambolotto che faceva la pipì. E Greta faceva la pipì. Dentro al letto una notte sì e una notte no e le piaceva tanto svegliarsi col calore tra le gambe e il letto caldo. E la mamma la lavava e la profumava con la colonia alle rose. Beveva il latte caldo e andava dritta a scuola a riempire pagine e pagine di O. Come rideva con la sua bocca sdentata di latte e le sue labbra rosse di fragole. E l'odore di mamma nelle ascelle. Greta che indossava le sue scarpette blu e non le voleva togliere mai. Che erano di velluto e Greta le accarezzava mentre la maestra spiegava come se ho tre caramelle e la nonna me ne da due io ho cinque caramelle. Il velluto era bello e morbido come il pelo di Gigio il gatto grigio. L'ultimo regalo di natale.

giovedì 26 gennaio 2012

Tema: Figure di m...elma

Quando sei adolescente pensi che tutto il mondo sia facile da scalare. Che nessuna vetta sia abbastanza difficile da conquistare. Insomma ti senti onnipotente anche se sei uno sfigato. Ma sentirti onnipotente non ti rende impermeabile alle figure di m…elma.


Qualcuna ne ho collezionata, e non solo da adolescente.
Per adesso mi fermo all’adolescenza, tanto per non sentirmi troppo vecchio, perché io, dovete sapere, ciò l’ansia da età che avanza. E non state a ripetermi che è la vita, che le cose vanno così, che la maturità ha un suo fascino, perché l’unico fascino che io credo abbia, sia solo in quei siti dove ti fanno credere che l’uomo maturo è quello che sbanca al casinò della vita. Ma quando?!?
Ebbene io vivevo perfettamente i miei sedici anni. Le chiacchiere con gli amici, la discoteca, il motorino, le partite a pallone. Insomma vivevo in perfetta simbiosi con me stesso. Mi sentivo in uno stato di grazia, frequentavo la scuola senza infamia e senza lode, giocavo a basket nella squadra del paesello, ma allora non c’erano cheerleader che ti tiravano su l’umore nelle pause partita, al massimo qualche compagna di scuola che mossa a pietà veniva a seguirti ma solo per vedere se in giro c’erano ragazzotti venuti dai paesi limitrofi. Insomma tutto mi appassionava e mi appassionavo a tutto.
All’epoca avevo già in parte intuito la cosa che mi appassionava di più, ma ancora non avevo ben capito come gestire la faccenda. Un conto è essere amato da mamma e papà e non devi fare alcuno sforzo, un altro è essere almeno degnato di uno sguardo dalla ragazzina più timida della scuola. Una piccola miniatura bionda e silenziosa, che trascorreva la maggior tempo sola. Il cervello già era in fumo mentre il mio “io” voleva rivelarsi con tutta la sua forza.
La mia possibilità giunge come un regalo di Natale inatteso, durante l’ora di educazione fisica, ma non sapevo che invece stavo impacchettando, la mia prima figura di m…elma. Nelle poche parole che avevamo scambiato avevo avuto modo di parlarle delle mie abilità atletiche e quindi quell’improvviso cambio di orario che portava la sua classe in palestra giungeva a puntino.
Incrocio il suo sguardo, la saluto con un sorriso che il mio dentista avrebbe apprezzato molto, soprattutto dopo tutti i soldi che gli ho lasciato, e mi dirigo verso la cavallina ben sapendo che lei era lì a seguire la mia evoluzione. 
Partenza…rincorsa…battuta sulla pedana e….prendo in pieno l’attrezzo!! Capitombolo e gioielli di famiglia in frantumi. Se fossi sprofondato avrei dato meno nell’occhio. A quel punto tutti gli occhi erano puntati su di me e non solo i suoi. Moltiplicate due occhi per 48 alunni, due insegnanti ed il custode della palestra….non riuscivo più ad alzarmi e non era solo il dolore fisico a tenermi a terra.   
A quel punto ci fu il boato. Avete presente l’Italia che vince i mondiali dell’82, più o meno. Urla degli insegnanti, risate dei compagni, imprecazioni del custode…che non ho mai capito perché. Insomma tutti mi indicavano come un relitto abbandonato, alzo gli occhi pronto a raccogliere la mia memorabile figura di m...elma e vedo lei, più muta che mai, pallida e sguardo atterrito. 
E’ finita, penso io, qui non si recupera più nulla e invece come sempre dico: “non tutti i mali vengono per nuocere”. All’uscita di scuola lei era lì ad aspettare me, capito?! Aspettava me, che avevo appena conquistato il titolo di sfigato del mese.


L.L.G.