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sabato 26 ottobre 2013

Sez. Le torte di Ninà - Tema: La torta di mele

Sez. Dagli Archivi della Maestra
Svolgimento


Domani viene mammina da noi, non mi ha chiesto altro, mi ha detto Giacomo, chiedi a Paola di farmi la sua deliziosa torta di mele.
Torta di mele, quella deliziosa.
Paola non fa eccezione al luogo comune che vuole nuore e suocere odiarsi cordialmente, spot della candeggina incluso, spot della carne simmenthal idem. E se Paola sbuffa quando Giacomino annuncia la visita, la suocera, la signora Maria (così la chiama Paola) prima va dal parrucchiere, si acconcia con odiosissime onde azzurrognole, prende la camicia bianca di merletto e si profuma con mezza bottiglia di Air du Temps, di Nina Ricci, un profumo antichissimo, da cavernicola – dice Paola storcendo il naso.. non lo sopporta, tant’è che la suocera entra in casa e Paola apre finestre per far circolare aria.  La signora Maria già sa che Paola la farà crepare di freddo e allora indossa la maglia di lana sotto la camicia e previene la botta di freddo con una tachipirina. 
Diamoci alla cucina, Paola deve preparare la torta di mele, la torta per la signora Maria. Solo per lei. Deve essere deliziosa.


venerdì 10 maggio 2013

Tema: Future generation

da Budda sporco  (titolo provvisorio)
Svolgimento:

Rosa’, ci aspetta una cosa grande, una cosa che ci realizziamo per tutta la vita: io ti porto dal notaio e costituiamo una srl, avviamo una scuola privata, la presidenza deve essere tua, solo tu ne sei capace: ti occuperesti della didattica, dei testi, della biblioteca, io no che queste cose non le so fare, baderei agli aspetti commerciali e amministrativi - fifty fifty!  – , è lì il futuro, una barcata di soldi ma noi lo dobbiamo fare per il prestigio, perché non sarà solo una scuola qualsiasi, sarà il centro da cui partirà una corrente rivoluzionaria di pensiero, noi lo dobbiamo fare per cambiare il mondo – tutti quelli che abbiamo visto sino ad oggi, dal primo all’ultimo, da quell’onorevole socialista ai quattro dirigenti della regione, ai due che si occupano di manutenzione stradale, e non parliamo di marescialli, sono fango immischiato con fango -, le nuove generazioni si formeranno sui nostri valori, le famiglie ricche e prestigiose manderanno i loro figli da noi, perché i ricchi la prima cosa che vogliono è dare una bella educazione superiore ai figli, e noi creeremo una scuola di pensiero, gli diamo un nome che deve lasciarti stonato, che ne dici, la chiamiamo Future Generation, noi tracceremo il solco per creare la società del prossimo secolo (o forse disse “Genera il tuo futuro”?), suona di tromba, non è vero? - con le parole sperava di convincermi, con il suo entusiasmo di circuirmi: Germano ci sapeva fare - una scuola manageriale d’eccellenza, esperti di settore per ogni materia, un corso diurno e uno serale, organizzeremo stage nelle aziende private e nel settore pubblico, i migliori cervelli e le nostre nozioni per sfornare professionisti, dirigenti, analisti, revisori, politici; nell’arco di un anno, non di più. Rosa’, grazie ad un amico di mio padre che è alla Regione e che con il provveditore è tutta una cosa, avremo il riconoscimento e diventiamo sede di esami – tu organizzi i programmi, la docenza, in prima persona terrai un corso di retorica.


mercoledì 16 gennaio 2013

Tema: Una giornata del cabbaso nella vita di Aureliana Greco

Svolgimento

Stamattina non volevo andare a lezione, ma è suonata la  sveglia. Poi San Girolamo mi ha detto che se non mi fossi alzata subito mi avrebbe fatto scomparire il ventiquattro di ieri sera dall'agenda del prof. Poi ho avuto paura, e andai di corsa a lezione.
Poi a lezione avevo mal di testa ma ho studiato ugualmente. Poi tornai a casa ma prima litigai con una cretina dietro che non sapeva ancora che il clacson non è un freno. 
Ora gliel'ho spiegato e lo sa. Poi in macchina parlavo di cose vegane con le mie colleghe, ma in realtà parlavo sola perchè non ci capiscono un cavolo.
Poi arrivai a casa e mi venne a rompere le scatole una mia amica che aveva bisogno di stampare alcune cose. La stampante non voleva saperne di funzionare e la lanciai dal secondo piano con la mia amica inclusa. Poi ho aperto svolgimento.blogspot e ho letto un commento di GD ad un post di un certo FO meno bello di questo e gli faceva anche i complimenti, ma io che non sto nemmeno nella lavagnetta i complimenti li voglio pure e ho deciso che stasera gliene avrei scritto uno più bello.
Poi sono scesa per fare un giro e incontrai un vegano abbandonato in cerca di cibo. Lo lasciai nelle vicinanze di un posto dove il cibo c'è sempre.
Poi mi è seccato, ma ho deciso che regalerò un paio di occhiali nuovi a GD, che quando fa certi commenti fa cadere le braccia. -.-''
Poi sono troppo simpatica elloso! Ma non solo poi, lo ero anche prima.

Aureliana Greco

sabato 22 dicembre 2012

Tema: La torta Zelten (Paola nr 6)

Sez. Le torte di Ninà

Domani pomeriggio passa la mia collega Clarissa, non mi ha chiesto altro, Giacomo, chiedi alla soave Paola quella poesia di dolce che fanno in Trentino, quella specie di….
Si chiama Zelten, ignorante, ignorante tu e quella gran… Beatrice della tua collega stil novo – la farei nuova io, pensa Paola.

Paola non sopporta Clarissa, si dà arie da intellettuale, dice di trascorrere la sua vita tra i rovi della grande letteratura: poeti, poetesse, scrittori, scrittrici… animi nobili e in pena con cui lei condivide sofferenze dell’anima, che lei scopre lasciandosi guidare dall’istinto e dalle case editrici;mal de vivre, mal de vivre, mal de vivre: non comprerebbe mai qualcosa edito da Mondadori, solo Supercoralli Einaudi e pubblicazioni di Adelphi. Quando parla delle sue letture dice “i miei autori”, e poi boccheggia: je suis l’Empire à la fin de la décadance – che tu possa decadancedalle scale, le augura Paola. I suoi autori, pare che scrivano per lei, povera lonza patonza de stronza – argh, sto diventano una poetessa anche io, pensa Paola. Giacomo pende dalle sue labbra, lei è così colta, parla di figure retoriche: la sineddoche, la metonimia, il climax ascendente… e Giacomo la invidia, una volta disse a Paola: perché non ti fai consigliare qualche lettura da Clara? Paola prese I promessi sposi e glieli lanciò addosso: Farabutto,  se mi metto a leggere chi lo passa più il mocio per terra? Tu ti meriti una donnaccia ignorante e io faccio di tutto per mantenermi deliziosamente sgrammaticata.

domenica 4 novembre 2012

Sez. Le torte di Ninà: La torta di castagne

Domani vengono i miei cugini, hanno impegni in città - dice Giacomo -, non mi hanno detto altro, chiedi a Paola di farci la sua deliziosa torta di castagne. Gliela cucineresti?
Torta di castagne, pensa Paola, quella deliziosa.

Paola i cugini di Giacomo non li sopporta, sono degli spocchiosi fricchettoni convinti che i tempi di Woodstock non siano passati. Li andrebbe a prendere a calci in culo tutti i giorni, lì, in campagna dove vivono tra galline e piante di fave  e finocchi rigogliosi.
E se Paola non li sopporta - arrivano sempre con gli stivali sporchi di terra -, ai cugini di Giacomo Paola non piace, è una fighettina da quattro soldi con borsette Prada e simil-Vuitton, ma Giacomo insiste sempre, passate da noi, a Paola fa piacere avervi.
Evvabbè, facciamo 'sta torta di castagne. E che sia deliziosa.

Paola apre il cassetto ma tanto lo sa che non troverà nulla: le castagne dove le prendo? Eccheccazzo: non potevano chiedermi una torta di mele, o di pere, ma anche un pan di Spagna o una torta pronta della Cameo? No, di castagne... che io a quelli saprei bene dove metterle, una dopo l'altra, e con il riccio per giunta.
Paola ha un'intuizione. Esce da casa, subito in macchina e va a trovare il suo carnezziere di fiducia - lui alleva ancora vitelli e porci.
Buon uomo - gli chiede - non è che si trova un po' di castagne?
Avevo le ultime e le ho appena date ai maiali, dice.
Appena date? (Paola esprimerebbe delusione se non che quell'appena le torna indietro) Ma non è detto che le abbiano ancora mangiate. Fermaaaa!!! Buon uomo, me ne recuperi un paio di manate, mi servono.
Ma sono sporche!
Eccheimporta, pensa Paola. No, vanno bene uguale.
E' tardi, bisogna tornare a casa.


mercoledì 17 ottobre 2012

Sez. Le torte di Ninà - La torta di pere al cioccolato

Domani viene Nuccio, mia sorella non può tenerlo, dice Giacomo. Non mi ha detto altro: zio Giacomo, chiedi alla zia Paola di farmi la sua deliziosa torta di pere al cioccolato. Gliela cucineresti?
Torta di pere al cioccolato, quella deliziosa.
Paola quel moccioso figlio della sorella di Giacomo lo strozzerebbe: non sta mai fermo, tocca tutto, pretende di giocare con la collezione di Swarowski di Paola, se lo rimproveri si mette a piangere e minaccia di raccontare tutto a sua madre – che poi lo fa davvero – e la madre, quella stronza, gli crede pure e dice a Giacomo che non manderà più il suo figlioletto a casa sua, ma che se te lo tenga stretto fra le cosce, quel bambino è una rogna, da grande sarà un delinquente internazionale (Paola pensa che quel bambino non è raddrizzabile, i ceffoni obsoleti.. forse un punzone elettrico, direttamente una sedia elettrica, anticipiamo i tempi).
E se Paola sbuffa quando Giacomo annuncia la visita del nipotino, Nuccio di contro si prepara, la zia Paola è antipatica, lo rimprovera sempre, non vuole nemmeno che cammini per casa, secondo lei lui dovrebbe stare seduto a guardare i cartoni animati e basta: non si trattano così i bambini, ci vorrebbe un telefono azzurro per punirla bene, e magari un nazista.

sabato 29 settembre 2012

Tema: I patrulleros

(da un romanzo in cantiere)

Che possa essere divorato dalle formiche rosse. Che l’anima sua possa bruciare tra le fiamme dell’inferno. Don Juan Mateo è un patrullero.

Così Tomasa disse un giorno che mi ero presentato da lei per il caffè, poi sbatté la porta e  continuò ad imprecare.

Vai da lui, vai da lui che ti racconterà la verità meglio di ogni altro.

Da dietro la porta tentai di spiegarle che Juan Mateo con me si divertiva a far vedere quanto era bravo a parlare la lingua dei bananieri. Tomasa aprì la porta e con tono di comando mi ordinò di sedere. Ci sono cose che tu devi sapere, poi si sedette. Trascorsero istanti lunghi e interminabili, prima che lei parlasse, nella sua mente riesumava pezzi di vetro che andavano a lacerare ferite mai chiuse, tagli sopra tagli dove il martirio era la nota dominante, le tumefazioni il colore; io tenevo le dita incrociate e tese, districarle sarebbe stata opera ardua, le gambe immobili, come l’aria d'altronde, tutto fermo in un incanto, in attesa che le parole di Tomasa dessero il permesso di respirare. Il suo viso intanto impallidiva, trapelava orrore, le labbra secche, gli occhi asciutti. Solo quando tutto il mondo sembrò pronto per ascoltarla, solo allora lei iniziò. (Le parole si riversarono al ritmo del sangue che defluisce da vene mozze, potente il fiotto dapprima e poi lento, sino a che le ultime gocce trovano la forza di incontrare l’aria, divenendo il niente delle memorie destinate a perdersi.)

martedì 18 settembre 2012

Sez. Attrici - Tema: Liz Taylor

(Chi ha paura di Virginia Woolf?  rewriting)



Quel pomeriggio la signora era svaccata sul divano, le gambe larghe – lo so, una cameriera non dovrebbe dire cose così -, addosso una vestaglietta a righe sgualcita, sotto come sua madre l’ha fatta, e sul tavolino il bicchiere vuoto, e la bottiglia per terra;  in mano un copione, quello di Chi ha paura di Virginia Woolf. Il signor Burton invece era al piano di sopra, nel suo studiolo, stranamente tranquillo (s’imbottiva in quel periodo, il dottore gli aveva prescritto un nuovo farmaco) – ovviamente a lei non garbava che lui fosse così assente, lo voleva sempre attorno, anche solo per insultarlo, tenerlo in tensione: pretendeva  che schioppettasse, una padellata di anelli di calamaro.
La signora cominciò ad urlare per richiamare l’attenzione del signor Burton, fogna! pantano! ehi palude!, ma il signor Burton faceva finta di non ascoltarla – cosa impossibile, la voce della signora sa essere un trapano e poi il soggiorno e lo studiolo sono privi di porte e comunicano attraverso la tromba della scala, ehi fogna? pantano?, il signor Burton dava fondo a tutta la sua pazienza per non risponderle - in questi casi mette le mani alle orecchie, chiude gli occhi, persino la testa sotto un cuscino -, ma la signora continuava a chiamarlo, fogna, pantano, palude, non aveva pace la signora, lo voleva giù, da lei, a scodinzolare, a grattarle la schiena, a dirle va tutto bene, Elisabeth? va tutto bene?, a prenderle il ghiaccio, a riempirle il bicchiere – e non che non potessi  farlo io, lei voleva lui, le avessi dato io il ghiaccio avrebbe detto non mi serve, rimettilo in frigo – ma lei lo voleva soggiogato, strisciante, ad una punta del divano a massaggiarle le caviglie, e intanto pantano, palude, ehi, paludina?


martedì 3 luglio 2012

Tema: Attorno allo zio moribondo

Di tutte le questioni alla fine non sarebbe rimasto che uno sguardo di sdegno e uno sputo non lanciato.

La famiglia era riunita attorno al letto dello zio senza figli, in ospedale l’aveva detto il dottore, quanto dura dura.  La zia era lì – che se ne deve fare lei delle proprietà, neanche nipoti dal lato di suo fratello ha; è giusto che la proprietà resti da questa parte della famiglia, ci sono i nipoti maschi che portano il cognome. Tutti attorno al letto, gesù giuseppe e maria, a guardare lo zio e la sua pelle sottile che copriva gli zigomi sporgenti, maria giuseppe e gesù, che malo colore: meglio sta, è sereno. Non mancava la cognata grassa, quelle che in seconde nozze aveva sposato il secondo fratello del moribondo: era stata la cameriera della prima moglie del suo futuro marito, forse già lo riveriva mentre la buonanima ancora boccheggiava; e c’era pure l’altra cognata, quella liricheggiante, ma no che cantava, non cantava per niente, liricheggiante perché se la vita è teatro lei era la prima attrice, destinata alle parti tragiche da declamare, arcuando la schiena all’indietro in una enfasi da cinema muto: pure lei era lì, a tirare il fiato al moribondo. La cognata che dicevano somigliasse a Lana Turner stava un po’ dietro, la scena era già occupata: dove stesse la somiglianza era il gran mistero di cotanto accostamento – bionde entrambe. Insomma, c’erano tutte attorno al letto, con i figli maschi allineati. I fratelli di lui no, stavano fuori: con tutte quelle femmine intorno al moribondo non si poteva stare: preferivano ricordare il fratello in vita, quando da piccoli tutti giocavano a tirarsi le pietre, o quando da grandicelli a questo gli fregavano i vestiti belli, perché lui ci teneva ad essere elegantone; per loro il fratello inerme sul letto era già morto. E poi ognuno di loro aveva la moglie appostata lì, appostata di guardia. Si controllavano a vicenda le cognate, che nessuna potesse approfittare, che nell’assenza delle altre una avesse pigliato qualche pezzo di carta per farglielo firmare al moribondo. Gesù giuseppe e maria, meglio sta, respira pulito, giuseppe maria e gesù, questo meglio di noi sta.