
Una vita senza e-mail, ricerche su Google, notizie on-line e social network. Porte aperte a geek pentiti, hacker impenitenti, questo è il mondo dei Keeg che è il contrario della parola geek (letto da destra verso sinistra), per tutti voi che avete una totale inabilità o intolleranza verso la tecnologia. Ritroviamoci per tornare alle origini.
Questo annuncio, seguito da un numero, scritto diligentemente a mano, appariva sulla bacheca del baretto dove ogni mattina faceva colazione prima di recarsi nel suo ipertecnologico ufficio e dove un piccolo monitor stabiliva tutte le connessioni necessarie: accendere le luci, aprire le tende, avviare l’aria condizionata. Tutto con un solo clic. Un paio di giorni dopo nel solito baretto, la solita barista lo guardava sorridente al di sopra della sua generosa scollatura, quando si avvicinò un tipo dall’aria neppure troppo strana che guardandolo dritto negli occhi disse: “Tutti viviamo respirando l’aria irreale di un mondo irreale”. Pensò che avesse qualche rotella fuori posto. Qualche minuto e..tling…un messaggio: “Tutti viviamo respirando l’aria irreale di un mondo irreale”. Si guardò intorno, nessuno, anche il tizio non c’era più. Era solo uno scherzo si disse mentre raccoglieva le monete del resto che la cassiera gli aveva lasciato nel piattino. Attraversata la strada aveva infilato il portone del grande ingresso dell’azienda per la quale lavorava. “Salve… salve” aveva risposto cortese al portiere che da anni era lì come a guardia delle vite di tutti quei dipendenti. Il ronzio impercettibile dell’ascensore sembrava ripetere quella frase all’infinito e la cosa cominciò a infastidirlo.
Varcata la porta, il solito meccanico gesto per accendere tutto. Password per far partire il computer ed ecco arrivare il messaggio: “Tutti viviamo respirando l’aria irreale di un mondo irreale”.