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venerdì 27 dicembre 2013

Tema: Fuochi d'artificio

Sez. In Viaggio
Svolgimento

Non se l’era neppure chiesto se ne valesse la pena, lo aveva saputo da subito che ne sarebbe valsa. Dalla notte dei fuochi d’artificio. Adesso era pronta ad affrontare il viaggio e tutto il resto. Mille chilometri di rotaie ed un piccola borsa bordeaux. Aveva portato un libro, il quotidiano preso al volo all’edicola, il palmare e l’i-pod con la stessa musica da due anni, solo ogni tanto aggiungeva qualche canzone, e adesso sistemata nella sua poltrona ascoltava “born to run”. Eccola la costante della sua vita, andare di corsa. Nascere di corsa senza aspettare l’arrivo dell’ostetrica, perché ai suoi tempi si nasceva in casa, e poi correre contro i maschi perché il suo essere femmina non la relegasse ad un ruolo secondario nel gruppetto di giochi tra i ragazzi del cortile. E adesso la sua corsa più importante contro il tempo, i pregiudizi, le paure, era arrivata. 
La sua carrozza era insolitamente vuota e questo le dava la possibilità di non guardare quasi costantemente fuori dal finestrino per evitare di ritrovarsi a fissare o essere fissata dai suoi compagni di viaggio. O peggio ancora, dover intrattenere una educata e cortese conversazione che, con lo stato d’animo con cui s’era messa in viaggio, non sarebbe stata in grado di sostenere. Mille chilometri per rileggere le decine di mail che si erano scambiati e cercare un segnale che adesso non riusciva a cogliere. “E’ tardi. La notte avvolge i miei pensieri che però continuano a scorrere come un torrente impetuoso. E resto qui a cercare parole e segni che mi riportino a te, mi riportino te che sei adesso così lontana”.
Fuori il cielo era di un azzurro sfacciato, le era sempre piaciuta quella luce che a volte sembrava quasi accecare, le ricordava le sue estati da bambina, quando distesa sul pavimento a cercare un po’ di conforto dal caldo, guardava con gli occhi stretti come due fessure quel cielo così pulito.

venerdì 1 febbraio 2013

Tema: Lenzuola

Sez. Your Fetish
Svolgimento


Sul letto c’erano ancora i segni dei loro corpi, nell’aria i loro respiri. La camera era piena di sole quel giorno e le lenzuola quasi brillavano, si erano ritrovati abbracciati su quel letto di finissimo cotone egiziano. Ci si erano avvolti come una crisalide nel bozzolo. Avevano riso e si erano stupiti, avevano parlato e fatto l’amore e si erano coperti quando erano rimasti muti a fissarsi e a sentire i loro corpi attraverso quel sottilissimo telo. L’aveva spogliata piano. Seduta ai piedi del letto lo guardava muta, il suo sguardo febbrile le faceva mancare il respiro, ogni tocco era come una lama passata lungo la schiena. La camicetta era scivolata lungo le spalle bianche e magre, mentre le mani di lei si erano intrecciate alla sua cintura. Eccole quelle gambe lunghe e nervose sopra di lei e le mani, sapevano come muoversi, cosa esplorare.

Poi era stato un unico respiro, un solo movimento, un’unica esplosione di cristalli nel suo cervello. I muscoli erano così tesi che quasi le facevano male, sentire la sua bocca, risalire tra le sue gambe portando allo spasimo quel guizzo di nervi, le dava stordimento. Le loro mani si erano cercate e i loro corpi uniti, quel gesto lento e ritmato era la loro musica e lei aveva stretto ancora più forte un lembo di quel lenzuolo, per tirarsi su e ricadere su di lui persa in quel grembo, prima di ritornare  ad accoglierlo.

lunedì 26 novembre 2012

Tema : Scollature

Sez. Aspettando l'Apocalisse
Svolgimento

Faceva sempre così, apriva l’armadio, poi si allungava sul letto, alzava le gambe poggiandole al muro e aspettava. Aspettava un’ispirazione, un pensiero, magari solo lo squillo del telefono per poi ritrovarsi a gettare alla rinfusa quegli abiti che non avrebbe mai messo e infilare in tutta fretta il solito jeans con una camicetta.

Da quando si erano conosciuti era il loro primo appuntamento dopo una lunga serie di telefonate, messaggi e mail. Tutti puntualmente finivano con un: aspetto di vederti presto. Adesso quel vederti presto era arrivato e lei non voleva sembrare né troppo casta né troppo provocante. L’idea di finire la serata a rotolarsi tra le lenzuola non la sfiorava nemmeno ma, magari, avrebbe potuto trasformarsi in un'appuntamento di cui ricordarsi.


sabato 20 ottobre 2012

Sez. Le torte di Ninà - Tema: Torta Paradiso

“Uffa, fa sempre così caldo qui!!”
“Di cosa ti lamenti, lo sai, qui abbiamo la temperatura costante, mica come i materassi che vediamo nelle televendite, che hanno lato estivo e lato invernale!”
“Ehhhh, cos’è stamattina ti sei alzato con un  diavolo per capello? Così suscettibile”
“Ma no, ma no. E' che qui da noi in Tv si vede solo quel programma di Benedetta Parodi e allora ho iniziato a fare delle prove in cucina e ieri sera ho preparato le penne alla diavola, ma sembravano una colla”.
“E come mai? Hai seguito tutte le indicazioni della ricetta?”
“Certo, certo, ma che vuoi, con queste temperature infernali che ci sono qua, s'è cotto tutto in un lampo”.
“Ma la colpa è sempre la Sua. Lui è fatto così, è dispettoso. Appena si accorge che ho in mente qualcosa, mi rovina tutto. Adesso però non mi faccio fregare. Preparo tutti gli ingredienti e voglio vedere se ha il coraggio di rovinarmi tutto, anche con questa ricetta”
“…Burro, farina, fecola di patate, uova, lievito in polvere, vanillina, zucchero, una grattugiata di limone….mischio e setaccio la farina con la fecola…aggiungo poco alla volta al composto di burro e uova…”

giovedì 12 luglio 2012

Tema: Aria condizionata


Una vita senza e-mail, ricerche su Google, notizie on-line e social network. Porte aperte a geek pentiti, hacker impenitenti, questo è il mondo dei Keeg che è il contrario della parola geek (letto da destra verso sinistra), per tutti voi che avete una totale inabilità o intolleranza verso la tecnologia. Ritroviamoci per tornare alle origini.

Questo annuncio, seguito da un numero, scritto diligentemente a mano, appariva sulla bacheca del baretto dove ogni mattina faceva colazione prima di recarsi nel suo ipertecnologico ufficio e dove un piccolo monitor stabiliva tutte le connessioni necessarie: accendere le luci, aprire le tende, avviare l’aria condizionata. Tutto con un solo clic. Un paio di giorni dopo nel solito baretto, la solita barista lo guardava sorridente al di sopra della sua generosa scollatura, quando si avvicinò un tipo dall’aria neppure troppo strana che guardandolo dritto negli occhi disse: “Tutti viviamo respirando l’aria irreale di un mondo irreale”. Pensò che avesse qualche rotella fuori posto. Qualche minuto e..tling…un messaggio: “Tutti viviamo respirando l’aria irreale di un mondo irreale”. Si guardò intorno, nessuno, anche il tizio non c’era più. Era solo uno scherzo si disse mentre raccoglieva le monete del resto che la cassiera gli aveva lasciato nel piattino. Attraversata la strada aveva infilato il portone del grande ingresso dell’azienda per la quale lavorava. “Salve… salve” aveva risposto cortese al portiere che da anni era lì come a guardia delle vite di tutti quei dipendenti. Il ronzio impercettibile dell’ascensore sembrava ripetere quella frase all’infinito e la cosa cominciò a infastidirlo. 
Varcata la porta, il solito meccanico gesto per accendere tutto. Password per far partire il computer ed ecco arrivare il messaggio: “Tutti viviamo respirando l’aria irreale di un mondo irreale”.



martedì 19 giugno 2012

Sez. Salone del Libro, i temi proposti da Voi - “E’ intelligente ma non si applica”

                                                    
Tema proposto da "anonimo"...ma lo stesso a lui dedicato

"Guardi signora, a volte lo vedo un po’ distratto, capita che se lo chiamo lui guarda fuori dalla finestra, sembra perso in chissà quali pensieri. E’ intelligente ma non si applica".

Ogni volta che parlo con il suo insegnante è lo stesso ritornello, pensò Pauline Kock, sua madre, non è che questa cosa mi tranquillizzi. Che vorrà dire? Che non è stupido, magari solo un po’ distratto. E d’altro canto, a me sembra abbastanza intelligente, un po’ fuori dagli schemi, magari. Forse dovrebbe smettere di suonare il violino, è una distrazione in più. Suo padre poi, chi glielo dice quando torna a casa: se proprio non avesse voglia di studiare potrà sempre lavorare nell’azienda di famiglia.  
Oggi a distanza di tanti anni, mi rendo contro di quanta preoccupazione mi dava sentire questo giudizio sul mio ragazzo che sì, aveva qualche problema, ma risolvibile. Era dislessico dicevano. Insomma soffriva di quell’affollamento visivo, che porta a riconoscere con maggior difficoltà le singole lettere perché accostate e inserite fra altre. Una “confusione”, che impedisce il riconoscimento della singola lettera che è poi alla base della corretta lettura. Quanto mi rammaricai quando lasciò gli studi per raggiungere noi che ci eravamo trasferiti in Italia. Anche quando cercò di essere ammesso al Politecnico di Zurigo, ma non avendo la regolare licenza media fu rifiutato e non riuscì nemmeno a superare gli esami di ammissione, per quanto eccellesse in matematica e fisica, mi ritornò alla mente la frase di quell’insegnante: “E’ intelligente ma non si applica”.

mercoledì 29 febbraio 2012

Sez. 8 Marzo: Tema – Georgia

«Dicono che le donne non possono essere grandi pittrici. Io non l’ho mai pensato. Io dipingevo e basta.»


“Ora che sono lontana, mi sembra quasi che quell’incantesimo che non mi faceva vivere senza te, sia meno forte. Non so quando i miei passi torneranno sulla via del ritorno e se mai la nostra casa tornerà ad essere ancora la nostra. Mi addormento tra le tue braccia e mi sveglio con un tuo bacio, ma non posso tornare indietro, il lavoro mi assorbe moltissimo e tu sai bene che non lascerei mai incompleta una mia opera. Qui è tutto così diverso, la terra, l’azzurro del cielo, il buio della notte.
Aspettando tue notizie ti bacio lieve.”

Ci siamo scambiati  centinaia  di lettere Alfred ed io. Eravamo una straordinaria coppia newyorchese di successo, ancor prima che decidessimo di unire le nostre vite e non più solo dal punto di vista familiare. Ma la vita è così ricca di sorprese. Anche con me lo è stata. Dicono che sia stato questo mio animo inquieto e sensibile a partorire queste tele così…dirompenti per la mia epoca. Calle bianche, fiori giganti, segreta intimità di labbra-vagine, di pistilli-clitoridi in fiamme, così scrivevano i critici, dicevano che non avevano bisogno di didascalie, arrivavano dritte al segno.
Molti mi chiamavano “la Signora delle calle”, per Lui ero la sua amata. Lui era ossessionato dal mio corpo, mi fotografava in continuazione, nuda, vestita di bianco, il seno scoperto. E sempre Lui è stato il primo a credere in me, a scorgere un’artista in cui erano espresse per la prima volta esplicitamente le pulsioni più profonde della sessualità femminile. Ma il nostro è stato un rapporto turbolento. I miei fiori si vendevano benissimo, ma il mio bisogno di nuove ispirazioni e non solo, mi hanno portata lontana da Alfred. Dovevo in qualche modo salvarmi da lui. Lui che era stato il mio pigmalione, rivolgeva la sua seduzione verso altre donne.
Ho sopportato, ho sofferto, mi sono ammalata, il mio successo era nulla se il suo sguardo si allungava verso altri orizzonti. E’ sempre così terribile non sentirsi amate, per questo ho dovuto sfuggire alla mia stessa sorte, a Lui, che in qualche modo mi aveva creata e che mi stava distruggendo. Ma il nostro legame d’amore e lavoro non si è mai reciso e nei lunghi periodi di separazione le nostre lettere annullavano questa assenza. Non eravamo più la pittrice Georgia O’Keeffe ed il fotografo affermato e gallerista Alfred Stieglitz, eravamo una donna e un uomo con le loro sofferenze, i loro dolori, i loro rimpianti…

«È la fine di una giornata tranquilla. Le tue lettere mi danno un curioso equilibrio, una specie di controllo cosciente di me stessa che mi piace...”

l.l.g.