lunedì 6 gennaio 2014

Tema : ...Tutte le feste porta via

Svolgimento

Ci risiamo. Adesso è il mio turno. Non c'è verso di cambiare. Tra poco vedrai che parcheggerà la slitta con le renne davanti  alla mia catapecchia e busserà, scampanellerà, ding e dongherà tutto allegro. Tanto lui ha già finito e come al solito gli è andato tutto bene. Grandi e piccoli l'aspettavano con ansia questo vecchio panzone imbottito e rivestito dalla Coca-Cola.
Come sempre avrà cestinato senza leggerle tutte le lettere che ha ricevuto e avrà distribuito tutti i regali pagati da altri, facendosi bello come se li avesse comperati lui in prima persona.
Che faccia tosta!, st'impunito !
Già me lo vedo arrivare, con quel suo sorriso finto, sotto la barbona bianca, finta pure quella, col cappelletto rosso col pon-pon, per mascherare la più totale delle calvizie. Solo lo stomaco  gonfio di bevande gasate è vero!  
Farà finta di farmi un po' di corte, qualche parolina dolce che suona falsa a mille miglia di distanza, la solita bottarella sul mio sedere sempre più floscio e poi...

domenica 5 gennaio 2014

Tema : Il regalo per la maestra

Svolgimento

Il Natale è il momento in cui tutto quello che siamo stati durante l’anno si ricongiunge verso di noi. 
Che bella frase, chissà dove l’ho letta, devo ricordarmi di servirla con gli aperitivi e le tartine in queste serate che ci aspettano: sai che successone?
E siccome non c’è niente di più pratico di una buona teoria, se questa frase mi frulla in testa in questo momento  è perché sto scegliendo i regali di Natale e tutto, come al solito, dovrà essere perfetto. 
Un regalo, in particolare: quello per la maestra di mio figlio Luca. 
Cara, cara maestra, tu che raccogli i sorrisi, i pianti e il vomito dei nostri angioletti, tu che come un angelo vegli sui loro giochi in nostra assenza, tu che coltivi il vivaio del futuro, tu, dovrai avere quel che meriti.
Sono stata proprio gentile ad accettare di occuparmene per conto di tutte le mamme, noi mamme, si sa, abbiamo sempre una montagna di cose da fare, siamo sempre di corsa: così ho stabilito le quote, le ho recuperate, ho persino comprato qualche leccornia per i bambini.
Poi, pazientemente, ho atteso l’ultimo giorno prima delle vacanze, il giorno canzoncinapanettoneauguriebaci, Buon Natale e Felicità.
Ed ecco il momento, facce distrattamente incuriosite intorno a me, qualcuna si è anche accorta di non sapere “cosa avevamo comprato”, qualcuna ha cercato di carpire un’anteprima. 
Ma perché rovinare la sorpresa?

sabato 4 gennaio 2014

Tema: La montagna di sughero

Svolgimento

«Dai Samir, basta con l’acqua, vieni a ballare per noi.» Con la mano, uno dei carovanieri sventolava un tessuto leggero e trasparente.
Samir stava riempiendo l’ennesimo otre. A quindici anni aveva trasportato più acqua che pensieri. 
A quella carovana di mercanti si erano aggregati alcuni filosofi, anch’essi diretti a Damasco.
In quella notte luminosa più del giorno, mi ritrovavo addosso tantissima gente. In cammino o accampati lungo i miei sentieri. 
Avevo già capito: quella era una notte strana. 
Dalla mia cima scorgevo il lago di Tiberiade, pescoso. I miei versanti, a quei tempi, erano tanto rigogliosi che adesso non si potrebbero nemmeno immaginare. 
Da allora sono stata attraversata da Turchi, Ottomani, Crociati e perfino Inglesi, ma quella notte non potrò mai dimenticarla.
«Dai Samir, vieni!»
Sparpagliati un po’ qua un po’ là, c’erano pecore e pastori, legnaioli, straccivendoli, suonatori… Gente che tornava a Betlemme dopo una dura giornata di lavoro.
«Facci divertire Samir, basta con l’acqua, balla per noi.» 
Samir conosceva il seguito delle serate. 
Io sentivo quelle voci risuonare in ogni mio anfratto. 
Su di me una variegata moltitudine di personaggi.
Potrei dire che ci fossi avvezza, ricordavo Davide, il Re nato alle mie pendici, ricordavo i seguaci di Baal, ma ciò che vedevo adesso era diverso.
I filosofi discutevano sul mondo che, con lo strapotere dei Romani, stava cambiando in modo radicale. Neanche loro disdegnavano Samir né il suo ballo né tutto il resto. Samir, invece, era incuriosito da quel bagliore inusuale che, invadendo il cielo, sembrava convergere con una lunga scia sopra una stalla malandata.
Ricordava le parole di un vecchio. Gli aveva raccontato di un certo Isaia, di un Dio e di un mondo nuovo che si sarebbe manifestato con una grande luce. Ricordava una frase in particolare, diceva che agli eunuchi, quel Dio avrebbe dato un posto migliore ai propri figli e alle proprie figlie. 
Sarebbe voluto fuggire Samir, perché stanco di essere bistrattato, sognava un posto bellissimo dove anche lui potesse essere felice. 
Samir amava ballare, si muoveva leggero come i tessuti che gli facevano indossare e quando danzava davanti al fuoco, assieme al tepore, riusciva ad assaporare quella felicità. 
Ma era una gioia fugace, gliela strappavano via subito, afferrandolo per un braccio: «Ora basta ballare Samir.» 

venerdì 3 gennaio 2014

Tema : Buoni spropositi

Svolgimento

Cara maestra, mi sono fatto un serio esame d'incoscienza e ne esco tumefatto e logoro, come se mi avessero usato a mo' di scopa per ripulire la colata lavica dell'Etna.
Eh sì, perché mi sono reso conto che ogni anno ci facciamo tutti quei bei discorsi, ad esempio di essere più generosi, e poi puntualmente ce ne fottiamo del prossimo; di essere più gentili, e poi a ogni occasione calpestiamo l'esistenza del più debole; di essere più attenti, e poi ci facciamo volentieri prendere da ogni distrazione, ogni palliativo e ogni stupidata, solo per dimenticare ogni promessa.
Buoni propositi, li chiamiamo, e puntualmente li tradiamo.
E allora, in questo 2014, non sarà mica il caso di rovesciare il gioco, eh? Mi spiego meglio, maestra: se ogni volta in cui le lancette del calendario si azzerano noi ci mettiamo d'impegno a stilare i modi per migliorarci, sarà mica il caso di metterci a pensare ai modi migliori per peggiorarci? Se una volta ogni 365 giorni tradiamo i buoni propositi, forse la strada giusta è ingannare le nostre stesse pigrizie, i nostri tradimenti, stilando una lista dei buoni spropositi?


giovedì 2 gennaio 2014

Tema: "Il palazzo " di Serena Iannicelli - Edizioni Memori, prefazione di Moni Ovadia

Sez. Amici della Maestra
Svolgimento



Il palazzo viveva. Grande e solido come un generale, era di mamo e ottoni. Di ferro e di vetro. Le porte lucide. Le guide, verdi in primavera e rosse d'inverno, riscaldavano un poco i vecchi scalini. L'ascensore partiva con un lamento e con un sospiro di sollievo si fermava ai piani.
Noi eravamo bambini, e lo abitavamo con le nostre famiglie. Prima di noi c'erano stati altri bambini, altri ne sarebbero venuti dopo. Il tempo e la memoria. Ma noi, allora, vivevamo un presente eterno e la memoria non ci insidiava. Non potevamo usare quell'ascensore, nè camminare sulle guide. Avevamo magliette a righe rosse e blu quando arrivava il caldo e cappotti troppo grandi quando c'era freddo. Molti di noi avevano scarpe alte e nere che dovevano dissuadere i nostri piedi dall'andare in dentro, o in fuori, o un po' di qua e un po' di là. Dovevano insegnarci a camminare dritti, insomma, "sulle strade della vita". Erano gli anni 50, c'era ancora da sognare.
Noi bambini facevamo parte di quel sogno delle nostre famiglie, ed eravamo destinati a deluderlo.
C'eravamo io, Daniela, Rosalba, Patrizia, Claudio, un Carlo che restò poco, Rocco, Maurizio, Riccardo e Rossana che erano i figli dei portieri, fratelli fusi insieme da un segreto banale, poi tragicamente svelato. Tutti avevano dei fratelli, tranne me. Non parlavamo di quello che ci succedeva a casa, ma il Cortile del Palazzo lo echeggiava, portando discussioni, risate o scapaccioni su dal primo piano fino all'ultimo e ritorno. I muri respiravano. I tubi erano vene. E quando, in tutte le case, alla stessa ora, si accendevano le luci, era come se il Palazzo avesse un brivido lungo la schiena.
A quell'ora si cenava, assonnati, con le gambe pendoloni. E "togli il gomito dalla tavola: che, ti pesa la testa?" era un ritornello per tutti. La minestra, lo stracchino, gli sfilatini nel cestino del pane, una mela. Noi bambini non si poteva parlare a tavola, e, se i Grandi ne avessero trovato il modo, non ci avrebbero neppure fatto ascoltare.
Non che ci fosse molto da imparare da quella generazione di padri preoccupati e madri afflitte, ma come pensavano che saremmo diventati intelligenti? E infatti molti di noi non lo sono diventati. Altri sì, ma per disperazione.

martedì 31 dicembre 2013

Tema: Testamento

Da Cernia tossica 
(romanzo in progress)

Svolgimento


Ascoltami – mi disse un pomeriggio Germano -, prima che morisse mia madre noi stavamo tutti in una casa in affitto, tre stanze strette; nel cassetto del suo comodino mio padre trovò un libretto al portatore con più di cento milioni – la sua dote, i risparmi di una vita -, lei non spendeva niente. Voleva una casa che fosse sua, la sorte le diede una tomba. Questa che si è preso mio padre sentì subito odore di vedovo con le tasche piene e si profumò: lo stesso giorno furono firmati il contratto di matrimonio e l’acquisto della villetta che tu conosci ma la disgraziata non mise neanche una lira, le zie dicono che si sposò con cinque paia di mutande. Ora fai attenzione, mettiamo che mio padre muoia oggi, a lei spetterebbe mezza casa, l’altra metà divisa tra me e mio fratello, e quando la disgraziata creperebbe, lei sicuramente lascerebbe la sua parte a suo figlio, quindi, senza fare calcoli complicati, il figliolo meticcio riceverebbe salotto, stanze da letto e annessi e connessi, io lo sgabuzzino. Non si può tollerare, mio padre deve fare testamento a mio favore; tu sai scrivere meglio di me, tu sai essere sentimentale, io sono buono solo per ammazzare cernie. Gli voglio mandare una lettera, scegli le parole, scrivi che deve tutelarmi, che da lassù la mamma ci guarda, argomenti commoventi, scrivi che io gli assomiglio mentre quello ha la faccia da scorfano, no, questa cosa non la scrivere. Ah, io avuto un trauma, ho sofferto, scrivi che tutti i bambini a scuola potevano scrivere il tema “La mia mamma”, e io invece ero costretto a descrivere una delle zie, anzi no, scrivi che chiedevo alla maestra se potevo parlare del mio papà – Rosa’, questa vale mille.

lunedì 30 dicembre 2013

Tema: La partenza della Jolanda

Svolgimento

Durante l’ultimo mese il lavoro s’era fatto più pressante e le ore del suo contratto non bastavano più. Le giornate lavorative sarebbero dovute essere di almeno quarantotto ore e di altrettante ore sarebbe dovuto essere il suo riposo. Nonostante la stanchezza però quella sera decise di uscire con i più simpatici passatempo dei suoi amici e stare in giro per la notte bianca della città. 
Arrivò a casa, cenò velocemente, si docciò, si vestì e iniziò a porre rimedio alla sua faccia segnata dallo stress: correttore per le occhiaie, un po’ di fard e infine il rossetto. Fatto. Ma quando si riguardò allo specchio si accorse che il colore non aveva avuto alcuna presa sul suo viso: era ancora pallida. Rincarò la dose, ma di nuovo niente, senonché, nel pieno silenzio della sua casa vuota, sentì il fard dirle: senti, per stasera lascia perdere, neanche con quattro passate di ducotone riusciresti ad ottenere un risultato decente! 
Sto impazzendo, pensò, ma convinta davvero che se anche avesse aumentato ulteriormente la dose di fard non avrebbe comunque sortito alcun effetto, lasciò perdere e andò incontro ai suoi amici, non certo meritevoli di puntualità: ma questi hanno proprio litigato con le lancette dell’orologio! le 21:30, le 22:00, le 22:30, potevo restare a casa in quest’ora e depilarmi, l’ultima volta che l’ho fatto era estate. Certo adesso che è inverno e c’è freddo converrebbe tenerselo qualche pelo in più, risparmierei sul riscaldamento! oppure togliermi questo baffetto alla Mustafà Kemal con un po’ di ceretta.

venerdì 27 dicembre 2013

Tema: Fuochi d'artificio

Sez. In Viaggio
Svolgimento

Non se l’era neppure chiesto se ne valesse la pena, lo aveva saputo da subito che ne sarebbe valsa. Dalla notte dei fuochi d’artificio. Adesso era pronta ad affrontare il viaggio e tutto il resto. Mille chilometri di rotaie ed un piccola borsa bordeaux. Aveva portato un libro, il quotidiano preso al volo all’edicola, il palmare e l’i-pod con la stessa musica da due anni, solo ogni tanto aggiungeva qualche canzone, e adesso sistemata nella sua poltrona ascoltava “born to run”. Eccola la costante della sua vita, andare di corsa. Nascere di corsa senza aspettare l’arrivo dell’ostetrica, perché ai suoi tempi si nasceva in casa, e poi correre contro i maschi perché il suo essere femmina non la relegasse ad un ruolo secondario nel gruppetto di giochi tra i ragazzi del cortile. E adesso la sua corsa più importante contro il tempo, i pregiudizi, le paure, era arrivata. 
La sua carrozza era insolitamente vuota e questo le dava la possibilità di non guardare quasi costantemente fuori dal finestrino per evitare di ritrovarsi a fissare o essere fissata dai suoi compagni di viaggio. O peggio ancora, dover intrattenere una educata e cortese conversazione che, con lo stato d’animo con cui s’era messa in viaggio, non sarebbe stata in grado di sostenere. Mille chilometri per rileggere le decine di mail che si erano scambiati e cercare un segnale che adesso non riusciva a cogliere. “E’ tardi. La notte avvolge i miei pensieri che però continuano a scorrere come un torrente impetuoso. E resto qui a cercare parole e segni che mi riportino a te, mi riportino te che sei adesso così lontana”.
Fuori il cielo era di un azzurro sfacciato, le era sempre piaciuta quella luce che a volte sembrava quasi accecare, le ricordava le sue estati da bambina, quando distesa sul pavimento a cercare un po’ di conforto dal caldo, guardava con gli occhi stretti come due fessure quel cielo così pulito.

giovedì 26 dicembre 2013

Tema: La stella cometa

Sez. In fuga dal presepe
Svolgimento



Che fenomeno! Io sono la stella cometa, sono speciale, ho trovato il bambino. Ogni anno tanta gente mi prende da una scatola di cartone, mi spolvera e mi posiziona sopra una capanna. Una vecchia storia; anni e anni di splendore. Per secoli non mi sono fermata mai e tutti mi guardano da ogni parte; ho anche perso la coda, ma mutilata risplendo ancora. Il cielo pieno di stelle, le mie sorelle, sembra un presepe, le case da lontano diventano piccole.
Sono carica di luce perenne, costante guida per tutti i viaggiatori, ora messa da parte; sostituita da un piccolo aggeggio in plastica che emette suoni; ha una voce incorporata che ti parla, mica la coscienza che non la senti ma ti infastidisce.
Anni di conti astronomici superati. "Mettiamoci al lavoro, è importante, c'è una popolazione che attende, l'umanità aspetta il nostro lavoro, troviamo le coordinate giuste. Bedda Matri! I conti astronomici mi mettono in crisi. Gaspare, non nominare il nome di Maria invano e poi non sono conti geometrici ma astrofisici: aspetta proviamo a 360 gradi, troppo raro trovarla così, a 180 gradi e dividiamo l'emisfero a metà, visione parziale ma equa. Ma va! partiamo dai 90 gradi, è quella la posizione migliore: la storia comincia sempre da li, fidati!"
"Ti avevo detto di metterlo a caricare, sei fatto vecchio, Melchiorre, sono già 2012 presepi e non ti ricordi le cose che ti dico.



Tema: Il Bue

Sez. In Fuga dal Presepe
Svolgimento



Piazza San Pietro.  Una notte di dicembre. Prova luci. Domenica, il Santo Padre si affaccerà dal balcone per benedire il presepe in diretta mondiale. Bassa all’orizzonte, una striscia rosa sembra portare tutto il peso della notte. Il silenzio si fa ancora più misterioso. L’ineluttabile attesa è sempre  più ossessiva. Non c’è nulla che la possa fermare. Solo la morte. 
Sulla piazza danzano ombre di uomini e cavi elettrici. Davanti alla natività, una suora sta delicatamente sistemando le statuine; viene pregata di allontanarsi. Dopo qualche minuto di sospensione, la grotta di cartapesta si illumina di una luce soffusa. Qualche gatto che stava riposando tra il bue e l’asinello, infastidito da tanta luce, sgattaiola via lasciando solo un solletico di vibrisse sulle terrecotte mute.
Tutti gli occhi dei pellegrini già in coda dalla sera prima si rivolgono alla Madonna quasi a implorare un miracolo, una lacrima, un sorriso. La presenza del bue e dell’asinello, invece, riceve scarsa attenzione, non più di un rapido assenso, una presa d’atto formale. Forse, solo un corvo appollaiato sull’obelisco guarda dall’alto con più insistenza. Sarà perché ha notato qualche stranezza? 
Quando le luci si spengono e tutti se ne vanno, dalla grotta esce uno sbuffo di vapore che si alza evanescente verso il cielo come un ruminare di nebbia. 
L’indomani, la piazza è gremita e anche il sole allo zenit assiste rapito all’omelia del Santo Natale.
Dentro la grotta,intanto, è una tiritera continua. Un muggito dopo l’altro. Il bue non si dà pace:

Tema: Baldassarre

Sez. In Fuga dal Presepe
Svolgimento



 
Ci siamo di nuovo, mi succede tutti gli anni in questo periodo. Non ne posso più di questo cimento ricorrente, mi sembra davvero di far le stesse cose da secoli, mi trascino avanti e indietro con i miei cofanetti impreziositi da gioielli, le mie urne d’oro, la mia stola di pelliccia… beh, quella magari… mi dà un tono un po’ chic, come la corona. Ecco com’è ridotto uno come me, tutto chic et chéque, che si fregia di un nome altisonante che mi piace ricondurre a quel suo vecchio significato di “Dio protegga il Re”, un augurio, una speranza, una certezza, un baluardo contro il caos!


Viva il Re! Viva il Re! Viva il Re!
Le trombe liete squillano

Viva il Re! Viva il Re! Viva il Re!


E no, tutti gli anni che il sole manda in terra sono qui a correre dietro a una stella, sul cammello o a piedi perché devo sempre vedere che cosa mi forniscono per spostarmi di volta in volta, come se fosse facile fare decinaia e decinaia di leghe con le masserizie in mano, nemmeno fossi un mercante qualsiasi, roba da farsi venire un’anchilosi del polso come neanche un santone indiano con la piantina che gli vegeta nella mano disseccata riuscirebbe a fare. Tutta colpa del Bondone, poi, se inseguo la coda di una stella: gliel’ha fatta lui perché doveva riempire il buco nell’affresco, ‘st’imbrattagessi.

Tema : Gesu' in fuga dal Presepe (magari non mi vede nessuno...)

Sez. In fuga dal Presepe
Svolgimento



 
Fuggì via nella notte. Gattonando leggero.
Maria, esausta, aveva chiuso beatamente gli occhi e Giuseppe stava rintuzzando il fieno al bue e all'asinello, ché pure loro avevano bisogno di un occhio.
Scivolò fuori mezzo nudo e quegli starnutini compulsivi erano l'unico segnale di vita nel buio rischiarato da un traffico astrale particolarmente intenso, quella sera.
Riuscì ad approdare ad una bottega dimessa, proprio di fianco la stalla, si avvoltolò alla meno peggio in uno straccio a portata di manina e - lucido - uno dei primi pensieri ad attraversargli la mente fu che, come primo impatto, non era di certo il massimo, ma sempre meglio che restare in quella mangiatoia...
Perlomeno aveva smesso di starnutinire e non vedeva l'ora di vagarsene autonomamente per il mondo. Il suo mondo.
Solo allora si accorse di due pastorelli mogi e silenziosi accovacciati in un angolo.
Gesù li guardò sorpreso e, miracolosamente, parlò.
“Da dove venite?” “Dalla striscia di Gaza, un posto orribile dove da tempo meditavamo di venire via, e quando abbiamo visto tutti questi pastori in viaggio verso Betlemme, ci siamo uniti; ma ora siamo sfiniti ed affamati”.


mercoledì 25 dicembre 2013

Tema: Il Testamento di Gesù

Sez. In fuga dal Presepe
Svolgimento



Certo che siete sadici, eh. 
State tutti lì impalati ad aspettarmi, io nudo in mezzo a neve e freddo, sono stato partorito da questa giovane ragazza tra lo sporco ostinato e la puzza di letame, e voi tutti lì a guardarmi, senza alzare un dito, fermi come stoccafissi natalizi. 
Eppure mi avevano detto che dalla storia si impara, mica che davanti alla storia ci si impala. 
Lasciamo stare, ecco.
Io ancora non ho le forze di recarmi al tempio a buttar per terra tutte le vostre bancarelle, a maledire gli usurai, a tirare i capelli alle megere, perché sono un bambino, peso qualcosa tipo ottocento grammi e sono lungo sessanta centimetri. Non proprio uno che incute timore e rispetto, anche se voi mi dite che sono il figlio di dio. 
Ancora non so nulla delle sacre scritture, dei giudici nei templi che rigurgitan salmi, dei schiavi e dei loro padroni. Non so niente di battesimo, miracoli, vino e pesci. Erode si rode il fegato, Lazzaro è in piedi e già cammina. Io sono il piccolo selvaggio venuto dal paradiso, altro che Libro della Giungla. Al posto di orsi e ghepardi, un mulo e un bovino che puzzano come l'inferno. Giuseppe mi guarda storto, chissà che gli avrò mai fatto. Mia mamma ha mal di testa e indolenzimenti post-parto e nessuna flebo di morfina. Stanno avvicinandosi orde di pastorelli, che in realtà pastorelli non sono: assomigliano a un branco di galeotti con le barbe lunghe e l'accento di Mestre, vi giuro, non hanno che gesti sgraziati e voci ruvide. I magi arriveranno e probabilmente si porteranno via le poche monete che abbiamo, in cambio della mirra, e neanche so che cosa sia. 
Non certo la miglior compagnia che possiate immaginare. 
E voi siete lì, e immaginate i fiocchi che scendono lievi, io che scendo dalle stelle o re del cielo. 

Tema: Bambin Gesù

Sez. In fuga dal presepe
Svolgimento

Siamo in Paradiso e Dio si sta affannando  a cercare il suo arcangelo preferito.
Dio: Ma dove ti sei cacciato? Gabriele, dove sei?
Gabriele: Eccomi signore, sono qui. 
Dio: Ma qui dove che non ti vedo? 
Gabriele: Signore ma dove ha lasciato gli occhiali? La sua presbiopia aumenta di eternità in eternità! 
Dio: E’ vero, ed ultimamente sono anche un po’ distratto. penso che sia giunto il momento di metter su famiglia: mi sento solo e con la vecchiaia che incombe è meglio avercelo un erede, che ne pensi? hai il libero arbitrio, puoi parlare, certo stando attendo alle parole che dici.
Gabriele: Ma Signore, voi siete Dio, e non avreste neanche bisogno di portare gli occhiali, se non fosse che vi siete fissato con il fatto che dobbiamo essere avanti! Ma avanti dove?
Dio: Gabriele, Gabriele… senti, fatti un giro sulla Terra e vedi se c’è qualche fanciulla che può fare al caso mio. 
Gabriele: In effetti, mio Signore, l’ho anticipata: ci sarebbe una certa Maria di Nazareth, minorenne, ancora illibata che potrebbe fare al caso suo.
Dio: Bene. Abbiamo qualche foto della fanciulla? Posso vederla prima? 
Gabriele: Ma Signore, quante volte le devo ricordare che lei è Dio?
Dio: Si è vero, ma queste cose del 3000 d. C. mi piacciono. Va bene, vada per Maria. Ma se non erro non è fidanzata con quel bonaccione di Giuseppe? 
Gabriele: Appunto, Signore. 
Dio: Io t' ho capito a te, Gabriele. Va bene, domani, 25 marzo dell’anno zero, nel tardo pomeriggio andrai a trovarla e le dirai come stanno le cose.


martedì 24 dicembre 2013

Tema: La Madonna

Sez. In Fuga dal Presepe
Svolgimento

Sono stata tanto desiderata, ma tanto, tanto. I miei genitori sembravano aver perso ogni speranza, innumerevoli anni di tiepido matrimonio e tentativi andati a vuoto io ero stata finalmente concepita. Mio padre il giorno della “angel-mail” per ringraziare Dio fece strage di agnelli capretti e bestie varie e decise di far ritorno dal deserto dove era rimasto per quaranta giorni. Sì, lo so, in effetti, qualcosa non quadra. Lui nel deserto, mia madre a casa, sola donna sedata dalle visioni ricorrenti, zitta come è giusto che fosse. Al rientro lo accoglie raggiante e con un tantino di nausea. 
Io nacqui bellina e perfetta, una madonnina, mi fu imposto il nome Miriam Veronica Louise, e fu tanta la felicità di avermi che appena compii tre anni mi portarono al Tempio nido, e mi scaricarono là. – Se fosse dipeso soltanto, da mia madre sarei stata scaricata anche prima perché una promessa è una promessa. Io la vidi come una liberazione, vivere con dei genitori matusalem non è un modo allegro di venir su. Sentii solo la mancanza della figlia dei vicini: Salometta che aveva il vezzo strano di andare in giro con dei veli, almeno sette sul capo e di mozzare le teste a tutti i gatti del quartiere, per il resto danzava benissimo e da lei appresi i primi rudimenti della tecktonic. Al tempio nido la vita trascorreva lenta e noiosa. Dentro la mia testa rimbombavano sempre delle strane voci, e dei motivetti che mi ritrovavo sovente a canticchiare accompagnandoli con dei passetti niente male. Avevo inventato un refrain che faceva così: ut virgo ut virgo tacta primo tempore. 
Il futuro è già stabilito. I miei genitori me lo combineranno a dodici anni un matrimonio con un vecchio vedovo svampito che fa il falegname e che una ha fama strana in paese; parla con i pezzi di legno questi gli rispondono parla pure un grillo che vive con lui e desidera a tutti i costi, un figlio tanto che pare abbia già cominciato a costruirsene uno di legno. I miei vecchi si sono adeguati a questa scelta sia perché l’artigiano è benestante sia perché io sono considerata un po’ matta come lui.