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venerdì 24 gennaio 2014

Tema: Rovesci d'autore

Svolgimento

Maestra, sono entrato in una libreria e mi pareva un cimitero. 
C'erano nomi di gente, date di nascita, di morte e di stesura, necrologi in quarta di copertina, copertine di cemento dentro bare di carta. C'erano foto di autori estinti che coprivano tombe di storie trapassate. Lapidi di idee, sacrificate all'altare della celebrità personale. Loculi nei quali giacevano racconti massacrati e poi dimenticati, forse per il semplice fatto che il loro assassino non era poi così famoso. 
Dicono di non giudicare il libro dalla copertina, ma qui si finisce addirittura per giudicare la copertina in base al nome che vi sta inciso sopra. L'autore è diventato untore, e contagia con la propria aura santificante le pagine che il lettore, spaesato, si trova costretto a guardare. Vetrine espongono il cadavere di un libro, e il nome dello scrittore è tatuato sulla pelle, unico segno di riconoscimento del suo valore intrinseco. E l'idea all'interno ne muore. 
In effetti, oggigiorno un romanzo deve per forza passare per la cruna dell'ego, che non è una cruna ma una voragine in continua espansione. A farne le spese è la genuinità della storia, la sincerità delle parole, la spontaneità della creazione. L'autore è maestro, il lettore un povero scemo che deve imparare. Imparare cosa, poi? Probabilmente, impariamo sempre e solo a morire meglio. Ma lasciamo stare i sofismi da catacomba, qui stiamo parlando di cose importanti. 

lunedì 29 aprile 2013

Tema: Ganesha e la Luna

Svolgimento
La luna si è levata da un po’, una bella falce crescente con la sagoma tondeggiante che guarda verso destra. Era ora di accendere il braciere, quello grande e pesante di ottone; lo riempì con nove tipi di legno diverso, come vuole la tradizione. Si sedette, lasciò ai ragazzi il tempo di mettersi comodi sui cuscini attorno al fuoco e accennò quasi distrattamente: “Oggi vi racconterò una storia”.

- Tanto tempo fa, in India, c’era un giovane dio di nome Ganesha: è un ragazzo simpatico e paffuto, ha una testa di elefante, cavalca un topolino di nome Mushika, ed è Colui che rimuove tutti gli ostacoli, il Maestro di tutti gli esseri, il Signore delle schiere celesti. È molto amato da tutti ancora oggi, e i suoi fedeli sanno che le sue offerte predilette sono dei dolcetti fritti che si chiamano modak: sono fatti con farina di riso e ripieni di cocco grattugiato. Il Signore Ganesha è molto goloso, ha un appetito immenso, e si dice che quel bel pancione che gli vale il nome di Lambodara possa contenere non solo il nostro universo, ma interi universi; una sera divorò una quantità enorme di modak e, siccome si sentiva un po’ appesantito, pensò di andarsi a fare una passeggiata a cavallo del suo topo per muovere un po’ la digestione. La notte di luna piena era piena di profumi di fiori, una brezza leggera soffiava, e Ganesha si stava divertendo molto quando un cobra si eresse impettito davanti a lui, col cappuccio aperto e soffiando minaccioso. Mushika si spaventò terribilmente, povero topino, e cercando di scappare disarcionò Ganesha che rotolò a terra, battendo proprio la pancia. Fu un disastro: lo stomaco esplose e i modak si rovesciarono dappertutto, come i semi di una melagrana spaccata. Che fare? Di sicuro Ganapati è un dio troppo intelligente per arrabbiarsi per una sciocchezza, e con grande senso pratico si rimise i dolci nella pancia, agguantò per il collo il cobra e se lo annodò in vita facendone una cintura. Riprese la sua passeggiata notturna, ma udì una grande risata venire da dietro le sue spalle. 

mercoledì 25 aprile 2012

Tema: Bella ciao


A novecento metri sul livello del mare imbocchi il sentiero, e respiri aria.
Dopo qualche metro, il passo si cadenza da solo, le mani escono dalle tasche e afferrano i laccetti dello zaino, il fiato si regola. Respiri aria, mentre cammini.
Dopo qualche centinaio di metri, avverti un po' di sete. Le mani cercano la borraccia, il passo rallenta. Ti fermi, bevi. Fai un gran respiro, e respiri aria.
Cammini e respiri aria, sali in quota e respiri aria. Sempre più fresca, sempre più pura. Pizzica il naso, invade i polmoni. Fa quasi male, abituata come sei all'aria pesante e piena di smog. Ma ti piace. Respiri aria.
Il paesaggio muta. In basso larici, abeti bianchi e abeti rossi. Alti, maestosi, imponenti. Respiri aria profumata di bosco, di muschio, di umido.
Poco più in alto, gli stessi abeti e gli stessi larici, ma meno alti, più tozzi; alcuni sono più sottili e sembrano ancorati al terreno con una puntina, sembra che possa bastare un filo di vento a tirarli giù.
Sali, e gli alberi scompaiono: rododendri, ginepri, genziane maggiori. Respiri aria profumata di resina.
Più in alto ancora nemmeno loro ti seguono: mirtilli, genzianelle, crochi, gerani selvatici. E prato. Tantissimo prato, puntinato di fiori di mille sfumature. Giallo, blu, azzurro, rosa. L'erba è alta, profuma. Inspiri aria, profumata di erba calda, di fieno.