lunedì 23 dicembre 2013

Tema: L'altro cammello

Sez. In Fuga dal Presepe
Svolgimento



Il cammello si chiamava Cammello.O meglio, questo era il nome che gli aveva dato il suo proprietario, un re magio che aveva ricevuto quella bestia in regalo da un vecchio parente. Ma la mamma, da piccino, quando era pronto il latte, diceva: “Gesù, svelto, che sennò si raffredda!”. Era molto tempo prima, anche se Cammello non sarebbe stato in grado di dire quanto. Il Sole si alternava alla Luna tutti i giorni; qualche volta li vedeva insieme, alla mattina presto, mentre aspettava che gli uomini si svegliassero, che uscissero dalla tende – l'aria era ancora fredda e tersa – o poco prima del tramonto, quando il cielo diventava blu, e la sabbia scottava come pane caldo. Ma anche se non aveva mai contato le albe che aveva visto, le ricordava tutte.
Era ancora piccolo quando era stato stato venduto la prima volta; poi fu regalato, rubato, abbandonato, salvato, di nuovo venduto, ereditato, rapito, di nuovo venduto... Il suo attuale proprietario era un commerciante, e non era re, e non era magio – i grossolani errori di traduzione di cui era pieno il libro che, anni dopo, avrebbe raccontato la loro storia. Si faceva chiamare il “mago della mirra” perché aveva prezzi bassi e qualità tutto sommato discreta. Un tipo grosso, peloso e molto pratico: soldi, partita doppia, bilanci. Il suo migliore amico era il commercialista. Un uomo sempre in movimento, insomma, con il talento naturale di chi rende semplice ogni cosa. Quella mattina, però, si era svegliato male. Guardava il cielo con sospetto, come se un cliente volesse tirargli un pacco. Nel pomeriggio, la sua inquietudine era diventata rabbia. Girava per il negozio imprecando: perché proprio io? 

Tema: Natali ruggenti

Sez.In fuga dal Presepe
Svolgimento





Da ragazzo il Natale era meraviglioso. L’ultimo giorno di scuola prima delle agognate feste natalizie era gioia pura allo stato liquido. La sentivi scorrere nelle vene fresca, frizzante come spumante. Una botta di adrenalina che ti scuoteva per i seguenti quindici giorni fatti di giochi e libagioni. Fantastico. L’alberello scintillante riempito di palle e palline di ogni genere e forma, era ripiegato e sofferente già da giorni, e cominciava anche già a spennare. Il presepe era posizionato in bella vista con qualche cowboys a fare da guardia alla santa capanna. Poi gl’immancabili tre moschettieri che fungevano da re magi da quando ero nato. L’intermittenza delle luminarie surriscaldate facevano fare le righe al televisore, specialmente sul primo canale. Mistero tecnologico mai risolto. La casa ben adornata da svariati fronzoli natalizi, fatti rigorosamente a mano da mia madre, che in quel magico periodo soggiornava fissa in cucina, prodiga a sfornare delizie per i buoni bravi figlioli. Struffoli, pastetelle (calzoncini fritti riempiti di castagnaccio), torte di frutta secca, un ben di dio che giorno dopo giorno si moltiplicava e veniva deposto in buon ordine nel salone buono della casa. Parcheggiati lì per tutte le feste. Guai a mangiarne prima del fatidico countdown, venivi fucilato sul posto. Era sacrilegio. Il countdown partiva il 24 mattina, e la vigilia dava l’inizio ufficiale alla sarabanda del Santo Natale!...ed era festa davvero.
Spesso nella vasca da bagno, soggiornava, inerme e scivoloso, per le sue ultime ore di vita, il sacrificale capitone. Cercavo di dargli delle mosche vive da mangiare, ma lui gentilmente rifiutava. Ci passavo le ore a convincerlo. Probabilmente era sotto shock. Di conseguenza in quel periodo veniva sospeso rigorosamente il lavaggio corporeo.


Tema: Un Presepe

Svolgimento

Ricordi in bianco e nero. Sigle e statuine di un presepe-carillon con tanta stagnola luccicante. Mi frulla in testa una roulette. Ogni tanto rallenta e se mi concentro, riesco a sentire i commenti scontati e rassicuranti del presentatore di turno. E ora ecco a voi. . . Mister Volare col suo Blu dipinto di blu! Guardo intensamente. Attendo l’uomo volante. Dalla porticina in fondo alla televisione, compare un omino piccolo piccolo che si avvicina gesticolando e saltellando. Sembra un insetto dentro un bicchiere o un pesce in un acquario. A un certo punto lo vedo uscire dal video con le braccia protese in un abbraccio a tutta la famiglia. Mamma è in delirio. Nonna bofonchia che è molto meglio quello piccoletto e antipatico che canta Granada. Le arriva una gomitata che le fa quasi sputare la dentiera. Poi parte un do potentissimo. La mia nonnina si accascia dolorante sopra il grumo di plaid dove dorme Fufi. Per un nano-secondo, un miagolio di pelo e vibrisse schizza via modello dentifricio e sembra schiantarsi sulla TV! Poi vola letteralmente in aria facendo rotolare via il plaid che gli è rimasto impigliato agli artigli. Nel parapiglia, nonna è finita per terra. Gesù Maria.
Mamma esce di corsa dal bagno e si appiccica al video. Da dietro sembra Lucia Mondella (quella del Trio) con tutti i bigodini colorati che si illuminano. Ma senti che voce! E che bell’uomo! D’un tratto, anche le tende ingrigite e sfilacciate si accendono di un azzurro luminoso e pieno tipo il mantello della Madonnina di Lourdes con l’acqua benedetta che sta sul comò in corridoio. Beh, proprio benedetta non è più perché se l’è bevuta il mio cagnolino quando lo volevo curare che non stava bene. Pace all’anima sua. L’importante è che non lo sappia nonna, altrimenti mi scomunica. 

domenica 22 dicembre 2013

Tema : L'asinello


Sez. In Fuga dal Presepe

Svolgimento

Come si sta bene, finalmente al chiuso, con un bel po’ da mangiare !
In realtà la paglia non era per  noi, doveva servire a riscaldare il piccolo appena nato ma , dopo un’occhiata d’intesa con il bue , abbiamo deciso di approfittarne : in fondo lo hanno messo  in una mangiatoia !
Ci siamo abbuffati e abbiamo iniziato a soffiare sul cucciolo per scaldarlo, per non sentirci troppo in colpa.
Sono entrati dei pastori e non ci hanno degnato d’uno sguardo, la loro attenzione è rivolta tutta al cucciolo e ai genitori , è uno scambio di complimenti “che bel bambino” e di battute  “ tutto sua madre, guarda che nasino” “no, ha gli occhi di suo padre”.
Secondo me non somiglia a nessuno dei due, ma si sa, io non capisco nulla, sono ignorante !
Man mano la stalla si è riempita: straccivendolo, lavandaia , fornaio , sarta, acquaiola, pescivendolo, suonatori, vetraio , scultore , tutto il villaggio si è riunito qui .
Ormai  fa un caldo insopportabile, il bambino è diventato tutto rosso, possiamo smettere di soffiare.



Tema : In fuga

Sez. In fuga dal Presepe 
Svolgimento:




-Brindiamo!
-Sì! Brindiamo!
-Versa ancora anticchia ì vino!
-Aracio! Viri ca t’immriachi! Ihihihih!
-Ma finiscila! Inchi ccà! ... Senti, Vicé, ma sicunno tìa chi succere docu? ‘un ti ricordi niente?
-E cchi sacciu, spuntò ‘na stedda ddà n’capo e tutti vinniru a taliari ddù picciriddu. Dicono che è volontà di Dio...
-Capisciu. ‘Un ti ricordi niente.. Mah?! Cose strane! ‘un mi criri nuddu...
-Seh, u sacciu io chi cose strane cà viri tu. Cose ‘i tavierna...
-No! No! L’à ffiniri i pigghiarimi ppì fissa! Sugnu serio! Tu un mi canusci a mmia!
-No? Picchì? Cuntamillo tu, allura, cù sì?
-Io sugnu u rre maggio!
-Seh! Arrivò! ù re maggio! E giugno e luglio runne sù?
-T’ù giuru viero! Ma picchì ‘un m’ha cririri?! Bell’amico!
-Seh? Sì u rrè? E chiddi chi ssù? Chiddi! Talé ddà! Cuntamo: unu, rue e tri! Chiddi sù i tre re maggi!
-E cù t’ù rissi cà i re maggi sunnu tri? Sicuru sì? Io ti ricu ca erano quattro! Quattro erano!
-Ho capito! I miei omaggi Rré Iachino! Ma s’à sentito dire mai un ré cà si chiama Iachino?
-Picchi? Che? Chi ci vulissi diri? Intanto, Gioacchino mi chiamo! Baldassarre e Gaspare ti parono megghiu come nnomi di rré? Mechiorre già fa esotico... Ma Gaspare? T’ù ‘mmaggini? “Sparinoooo! Acchiana cà ti scurdasti à corona!”



sabato 21 dicembre 2013

Tema: La natività in 90 minuti

Sez. In fuga dal Presepe
Svolgimento




Gentili signore e signori buonasera, è il vostro Al Caruso che vi parla e vi saluta. Siete collegati col circuito internazionale di Nazareth, dove sta per avere inizio l'ultima tappa del 'Mille e una Notte verso la Natività: 90 chilometri in 90 minuti'. Ai nastri di partenza, in pole position abbiamo Gaspare, Melchiorre e Baldassare della scuderia dei Re Magi, a bordo del bue, quattro zampe motrici motore muu a fieno regime. 
Dietro di loro, in seconda fila rispettivamente Bertoldo, Bertoldino e Cacasenno della scuderia dei Nipoti di Babbo Natale a bordo del 'ciuccio', versione napoletana dell'asino, motore quattro zampe, alimentato a lava del Vesuvio, per un percorso senza macchie. Percorso complicato 90 chilometri da Nazareth a Bethlem, passando per Jerusalem. Tempo mite, fondo stradale in condizioni precarie a causa della pioggia di meteoriti cadute nelle 24 ore precedenti. I corridori sono piazzati ai nastri di partenza...Mancano pochi secondi al via...Partiti! Scatto imperioso del bue guidato da Melchiorre, che con una zampata veloce si porta al comando della corsa, tallonato a due secondi dall'asino di Bertoldo che a sua volta precede Gaspare, Cacasenno Bertoldino e il compagno di squadra Baldassare, tutti indietro con tempi di ritardo compresi tra il minuto e il minuto e mezzo. Intanto ai box...ops nella grotta Mastro Geppetto affila il bastone e Giuseppe nel frattempo aiuta la Madonna che mastica una carota nell'attesa del Travaglio di 'bambinello' Gesù.

Tema: Beghe a Betlemme

Sez. In fuga dal Presepe
Svolgimento



Il presepe in questione era uno di quelli validi, aveva tutti i canoni espressi a regola d’arte: muschio secco raccolto in una giornata d’inverno in un boschetto umbro, farina tipo “00” appositamente comprata dal mulino del signor Banderas e tutte le pecorelle erano state testate per non cadere mai, né se fosse arrivato un bambino, né se avesse soffiato la bora triestina, né nella prova della curva dell’alce. Insomma un presepe 2.0.
San Giuseppe, che tutti chiamavano Beppino, era contento  che tutto fosse perfetto, in fondo era lui che dirigeva i lavori: e le colline così, e il castello di Erode più in là, e ti pare il modo di mettere un ponte; queste e altre beghe da capocantiere di Betlemme. Beppino era un faro per tutti, sapeva sempre cosa fare e in quali scatoloni fossero stati messi i pezzi. Insomma, una sicurezza.
Venne il momento in cui anche la stella cometa venne posata sulla grotta e tutti i pastori presenti applaudirono di gioia, si stringevano la mano e ordinavano delle lenticchie calde dalla statuina all’angolo. Ma Beppino non riuscì a rilassarsi nemmeno per un attimo, infatti arrivò un Erode tutto arrabbiato che nemmeno avesse incontrato i re magi, infatti dovevano ancora arrivare. Prese di lato Beppino e gli disse: “Senti, Beppino, ok che qui non sono tanto ben visto, che non sono proprio l’anima della festa, che come popolarità sono secondo solo al legionario romano, ma ehi... ci sono anch’io e non ho mai dato fastidio”. Beppino ascoltava, non capiva ed Erode continuava: “Premesso questo, perché non c’è rispetto? Quest’anno mi trattano peggio degli altri anni. Ma ti pare, io ne ho le ziggurat piene di voi e del muschio che ti entra ovunque, perfino nelle mutande”. Così diceva Erode. Beppino gli disse di calmarsi, che non sapeva cosa stava succedendo e di spiegarsi meglio. Erode arrivò al dunque: una statuina si era calata le braghe e a chiappe all’aria si era messa a fare quella grossa accanto al muro del suo castello. Una cosa inconcepibile! Beppino decise di andare subito a vedere cosa stesse succedendo, perché un comportamento del genere non era ammissibile in un presepe natalizio, tanto meno in uno che era un 2.0. 

venerdì 20 dicembre 2013

Tema : La Mangiatoia

Sez. In fuga dal Presepe
Svolgimento




C’era il sole quando sono nata e mi hanno esposto fuori ad asciugare. Le tavole che erano servite per costruirmi avevano ancora il profumo dell’olivo. Quel giorno ero fuori e fantasticavo. Sapevo come mi chiamavo. Il falegname lo aveva ripetuto più volte mentre mi levigava.”Ma guarda che fatica per questa mangiatoia. Ho spuntato tre volte la pialla e ancora non ne vuole sapere.” Lui si arrabbiava ma lo sapevo che in qualche modo mi voleva bene. Lo sentivo quando con le sue mani ruvide mi accarezzava, quasi mi solleticava ed io godevo di quella piccola intimità che mi regalava. 
Fuori al sole fantasticavo sul mio futuro. Una mangiatoia. M’immaginavo ricoperta di succulente primizie a ricchi ricevimenti nel centro di una reggia. Oppure sognavo di essere posta in stalla dove ero rispettata e osannata come una regina, dispensatrice di foraggi per saziare dolci bestiole che venivano riconoscenti alla mia tavola.
Quando ho conosciuto il mio padrone, ho capito che qualcosa nel mio quadro idillico non andava. Il ragazzotto mi aveva preso in consegna caricandomi su un ciuchino e ballonzolando per due giorni e due notti, piena di polvere e acciacchi, eravamo arrivati in un posto sperduto. Una grotta freddissima dove l’asinello finalmente si era riposato ed io ero stata messa nel centro. C’era anche un altro ospite in quel posto sperduto, un ruminante, che mi aveva guardato torto, continuando a biasciare qualcosa d’indefinibile.



Tema: Magi per caso: la vera storia di Baldassarre

Sez. In Fuga dal Presepe
Svolgimento

Addì, 25 dicembre dell'anno otto, Divi Augusti.
Viaggerai insieme a dei veri Magi e nel frattempo ti spicci le cose tue. E io mi sono lasciato convincere. Mia moglie, per farsi bella col vicinato, si è affrettata a comprarmi sti frasciami e coi bagagli mi ha dato anche le tessere per il censimento: visto che c'ero, avrei anche obbedito all'editto di Augusto. Per compagnia, avrei avuto Gaspare, detto Asparinu,  col quale, nel frattempo, avrei sbrigato qualche faccenduola di mercatura. Egli è del paese mio, anche se proprio vero Magio non è: si è comprato il titolo e ora gira col turbante. Si dice che la madre ebbe na botta di spavento e lo fece nero come la notte senza luna, ma c'è chi chiacchera su qualche saracinu di passaggio. Perciò ha sentito il bisogno di farsi Magio e ora tutti a scappellarsi. Ha insistito: comprati o turbanti ca passi per Magio pure tu e ti fanno anche lo sconto sulla nave! E così ho fatto. L'altro, Melchiorre, chillu cchiù anzianu, è nobile continentale: l'abbiamo incontrato sulla nave per l'Oriente ma era canuscenti cu Gasparinu e abbiamo viaggiato insieme. Ho capito subito che, con tutta l'aria intellettuale che teneva, avremmo avuto qualche problema. E così è stato: scendendo dalla nave, Melchiorre, s'è incaponito con una teoria tutta sua, farfuglia di astri e comete e da giorni lo seguiamo nta stu deserto cu sti cammelli, all'acqua e al vento, e non possiamo lamentarci perché è permaloso assà.
-Nobile Melchiorre- ata scusà- ci avevate detto di girare dopo il  monte a punta aguzza ma invece continuiamo sempre dritto...
-Baldassarre, abbiate fiducia, sono certo che sia meglio proseguire tra questi monti seguendo la strada indicata dalla cometa.
Scusate se vi arreco disturbo...ma siete sicuro che chista stella, che seguimmo, è chilla giusta? 
-Cometa, prego! E sulla direzione non v'è dubbio alcuno!

giovedì 19 dicembre 2013

Tema: In fuga dal Presepe

Sez. In fuga dal Presepe
Svolgimento

I miei vicini di casa sono pronti da una settimana e io ogni anno mi ritrovo a fare opera di convincimento con le damine di Capodimonte e i cigni di cristallo di Boemia, li scuoto dal torpore della polvere e dalla comodità languida dei loro centrini di merletto. Devono farsi da parte per un periodo breve, che abbiano pazienza, alla fine li ripagherò con una spruzzata di vetril e una strusciata di panno morbido. 
Di solito, dopo il discorso del vetril, la trattativa si risolve al meglio, ma c’è sempre qualcuno di loro che si lamenta e millanta diritti di prelazione. La principessa di porcellana non sopporta di cedere il suo posto alla madonna, né i cigni flessuosi alle papere o peggio ancora alle pecore, ma non ci sono santi, ormai è deciso, devono sloggiare: dicembre dura solo un mese e i re magi sono in viaggio con i loro cammelli di plastica stampata.

Il presepe lo preparo sul tavolino laterale della sala da pranzo, quello piccolo a mezzaluna con le gambe tornite. Nel mio presepe tutti i personaggi e gli animali e gli oggetti inanimati convergono in corteo verso la capannina, fanno a gara con la stella cometa a chi arriva prima, è un elenco lungo di gente di ogni estrazione sociale, spesso bigotti che lo fanno solo per mettersi in mostra, gli animali, le pecore ad esempio, si vede che non sono interessate, molte di loro tengono la testa bassa a brucare il piano del tavolino, sono bestie ottuse.

Tema: Il Fornaio

Sez. In Fuga dal Presepe
Svolgimento

Un giorno come un altro. Per i più era semplicemente questo. Una notte come tante. Betlemme era spenta, illuminata unicamente da alcune stelle sparse in un profondo cielo, svuotato da ogni ostacolo. Tutta la città era cosparsa di una leggera rugiada notturna, accarezzata da un lieve vento pungente e piacevole. In quelle poche ore notturne si poteva percepire la tranquillità, quella positiva solitudine che riesce a dare vita ad un qualcosa che, in caso contrario, non si riuscirebbe a distinguere dalla morte. Questa era una sensazione che tutto il popolo di Betlemme non riusciva a cogliere, quasi certamente per paura. Tutto il popolo, eccetto una persona.
Quella notte, alle pareti leggermente illuminate dalle stelle, contrastavano due piccoli focolai che riuscivano a colorare con le sfumature più calde i pochi metri circostanti. Uno di questi era un semplice loculo per il pane, che da solo riusciva a dare anima ad una città intera. Il silenzio del sonno era interrotto sporadicamente dal piacevole crepitio della legna che bruciava, e che riscaldava l'atmosfera adiacente. Amava quel lavoro. Le mattine al mercato si parlava spesso di lui, ci si domandava che tipo di persona potesse decidere di vivere di notte, trovando spesso come unica risposta quella che entrava in ogni dialogo: il danaro. Ma non era così, non per lui. Era stata una scelta, una scelta nemmeno ponderata, ma vissuta. Una scelta non di certo dettata solo dalla necessità. Più semplicemente lui aveva sempre vissuto la notte. La contemplava ogni giorno, ascoltava il suo silenzio, guardava l'infinito. Ma in realtà non è stato sempre così. Accadde un giorno che una persona gli insegnò a diventare freddo, ad essere freddo. Perché quello era l'unico modo per non provare dolore: la fiducia è un'arma a doppio taglio che spesso viene impugnata dalla persona che si ha davanti. Non serve specificare chi deve essere il bersaglio. Lo stesso freddo con cui aveva imparato ad avvolgere i suoi caldi sentimenti, era il freddo che di notte avvolgeva la città, la sua città. Il calore di quel forno gli serviva a ricordare che era vivo, che dentro ai molti involucri di ghiaccio, c'erano sensazioni calde, vive, che pulsavano tentando di uscire da quei bozzoli da lui stesso costruiti. In quei momenti si sentiva vivo, e non aveva paura d'esserlo.

mercoledì 18 dicembre 2013

Tema: Il cammello

Sez. In Fuga dal Presepe
Svolgimento


Guardalo il cammello, sembra che ti rida – lo fa con gli occhi appena socchiusi, masticando qualcosa che potrebbe essere il gambo duro di un carciofo che non vuol sfilacciarsi. Lo hanno fatto faticare quei tre scriteriati che prima guardavano in alto e poi litigavano se girare a destra oppure a sinistra.
Il cammello nella sua posa da accovacciato poggia le palle per terra e pure loro si riposano – per tutto il cammino ballonzolavano a destra e a manca, prive di contenimento pesano e si allungano e potrebbero strisciare per terra (con o senza contributo di discorsi astrologico-filosofici che quei tre non mancano di fare). Lui sta seduto e osserva quei due vicino la mangiatoia, cornadure e orecchie lunghe, fiatano sul neonato, lo appestano con il loro alito da fieno rimasticato. Il cammello sorride, lui non ha di queste incombenze, è l’animale di tre intellettuali, non di un pastore schiavista – siede e gode del contatto delle palle con la terra morbida. Ci sono parecchie pecore in giro, alcune davvero carine, se solo fossero interessate ai forestieri si potrebbero combinare accoppiamenti goduriosi, niente che sia destinato alla procreazione.  

martedì 17 dicembre 2013

Tema: L'addormentato

Sez. In Fuga dal Presepe
Svolgimento


Questa volta me lo devo scegliere io il posto per schiacciare il mio pisolino, non posso sempre stare sdraiato sulla terra umida e sporca di sterco di pecora o di vacca ad aspettare che rientri tutto il gregge o la coppia Rosina e Peppino, i due capi di bestiame che mi sono rimasti dopo l’ennesima pestilenza. Le pecore si sono riprodotte presto e adesso sono numerose e grassocce ma i due bovini se ne sono andati e non potranno riscaldare né la stalla né i suoi padroni. Ieri ero sotto un albero più secco e irriconoscibile il mio asino brucava l’ultima erba rimasta dopo l’ennesima nevicata, io dondolavo la testa una volta di qua e una volta di là per vincere la “canazza” che mi prende ogni pomeriggio e che non mi lascia in pace se non a notte fonda. Poi comincia la veglia forzata, l’insonnia, i pensieri, i mille problemi da risolvere: dal trovare un lavoretto a scovare una moglie con dote e fattoria, a racimolare qualche spicciolo per un bicchiere di vino caldo e schiumoso proprio come piace a me.
Non posso arrampicarmi nelle tane e caverne di Betlemme, non ho più l’agilità di un tempo, le mie ossa scricchiolano ogni giorno di più, le mie ginocchia cedono più spesso rispetto all’anno scorso o forse a qualche settimana fa.
Sono vecchio e dimenticato dagli uomini e da dio. Non è una bestemmia, mi sento proprio così, a quarantacinque anni non mi aspetta nessuno a casa, non si prende nessuno cura di me, né moglie, né figli che avrei tanto desiderato e invece guarda questi due in che stato stanno arrivando nella mia grotta preferita, quella più bassa e nascosta tra tutte, meno visibile e visitabile da animali e pastori; io però non ho nessuna intenzione di cedere la spelonca. Prima sono arrivato io e poi loro quindi...


lunedì 16 dicembre 2013

Tema: La Straccivendola

Sez. In fuga dal Presepe
Svolgimento



In quel tempo Longines, Maria Extravergine e Giuseppe no Alpitur, non avendo trovato in Marlboro Betlemme (Palestina Camel Trophy) neanche un buco Polo in un albergo Jolly Hotels, dovettero accontentarsi di una stalla Manzotin.
Essendo Maria Extravergine in stato Chicco Premaman, nella mangiatoia Mulino Bianco della stalla Manzotin nacque un bel bambino Agnelli di Dio Fiat Lux, catalizzato e con airbag di serie.
Dopo sette secondi di pubblicità, puntuali arrivarono in visita i tre Re Sponsors, guidati dalla stella Negroni: Gasparri Telecom, Marchionne Ford e Baldassarri Ina Assitalia, che portarono in dono oro, un cesso e birra. Per la precisione oro Gold Market, un cesso Inda e birra Heineken.
Un grande futuro IBM si annunciava per il bambinello FIAT: le nozze di Cana Tavernello, l’incontro con Simon Pietro Fisherman Friends, la moltiplicazione dei pani Barilla e dei pesci Findus tre per due, l’ultima cena McDonald, e la nascita di nuovi fermenti religiosi Yomo presso un’umanità Coca-Cola desiderosa di riscattarsi dalla mela Melinda e dal serpente monetario Fininvest.
Per il momento però il bambinello Fiat riposava nella sua mangiatoia Mulino Bianco nella stalla Manzotin, nutrito Plasmon dal seno di Maria Parmalat, riscaldato da un bue Termozeta e accudito da un asino RAI messo gentilmente a disposizione dal Ministero della Pubblica Istruzione.

domenica 15 dicembre 2013

Tema: La Sequoia di Natale

Svolgimento
raccontino di Natale un tantinello autobiografico



Io e la mia dolce metà abbiamo una casetta piccina picciò. 
Ingresso-salone, cucina e stanza da letto. L’ingresso-salone dispone di due scomodi divani con annessa tv, il vero focolare della casa. 
Ma la mattina dell’ otto dicembre il camino della casa si spegne per ben trenta giorni, si fa l’alberello di natale. Piango.
In condizioni normali, umile e semplice famigliola composta da solo due persone, comprerebbe un semplice umile alberello, d’addobbare con semplici umili luminarie.
Lei acquistò sequoia di natale artificiale che per ovvie ragioni di spazio viene depositata, dopo esposizione natalizia, presso cantinola del fratello, che ogni anno aspetta questo momento per rinfacciarti la custodia del mostro…”ma non potevate comprarvi una casa più grande? Ma non potevate affittarvi un garage? Ma non potevate prenderne uno più piccolo?”…ma non potevo restare scapolo.
La fatidica mattina dell’otto dicembre, come tradizione,  crogiolandomi nel tiepido lettino, odo codeste uniche scontate parole urlate dall’ala nord della casa. Vabbè, insomma dalla cucina… “vai a prendere l’alberello stamane? Mio fratello ti aspetta!”
Oddio l’alberello. L’orrido cognato. Mi alzo, pisciolavovesto e vado bestemmiando in cirillico.