domenica 3 novembre 2013

Halloween Writing Contest - Tema: La scuola di Helena

Racconto vincitore dell' Halloween Writing Contest
Svolgimento

Ogni volta che guardo quel grande edificio abbandonato all’angolo della strada, un brivido mi corre lungo la schiena. Si dice fosse una scuola elementare, poi chiusa dopo l’incidente. Cerco di superare l’angolo più in fretta che posso per andare verso la scuola due isolati più avanti. Ma ogni mattina è un incubo terribile che si ripete. Dicono che sono una bambina timida e riservata: in effetti non ho amici. Spesso ho chiesto ai grandi di quell’incidente, di cui a River Queen nessuno parla mai, ma loro sono sempre molto evasivi. Si dice siano morti in tanti quel giorno; qualcuno lo aveva pure predetto per via di quella cometa e di quella luna rossastra portatrice di sventura. Oggi ne ricorre l'anniversario e piove leggero da un cielo grigio e cupo. La strada mi sembra più lunga del solito, l'aria umida e triste. Ecco mi avvicino all’edificio e già mi batte il cuore a mille. Tiro dritto con la cartella piena di libri e quaderni. Stavolta però qualcosa attira la mia attenzione: il cancelletto che porta allo spiazzo desolato è aperto. Qualcosa di sinistro aleggia lì attorno e mi costringe ad entrare. Mi avvicino con curiosità e titubanza, non posso farne a meno: sono anni che faccio sempre la stessa strada. E’ tutto diroccato: la palazzina tetra, anni cinquanta, con le imposte in legno, cade a pezzi. Attorno, i resti di un giardino con alberi spogli e rinsecchiti e qualche pozzanghera perché è novembre e spesso pioviggina. Mi avvicino e mi sembra familiare quella porta aperta e l’ingresso con a terra i mattoncini marroni e neri. Mi pare quasi di sentire la voce dei bambini. Un cavallo a dondolo con la testa mozzata sta all’inizio delle scale di fronte all’ingresso. Che strano….si muove, forse per via della corrente d’aria che c’è. Comincio a salire; ho come la sensazione di sentire qualcosa ma l’unico rumore certo è il vento che sibila tra i vetri rotti delle finestre. I miei passi provocano scricchiolii sulla scala ma mi appoggio al passamano di legno. Quanta polvere, quante ragnatele. Ecco sono al primo piano. Dentro le aule vuote ci sono ancora le lavagne impolverate, i banchi, l’abbecedario, le cartine geografiche penzoloni. Decido di entrare nella seconda aula a destra. Ora mi siedo proprio qui accanto alla finestra, a primo banco, come un gesto abituale.


sabato 2 novembre 2013

Halloween Writing Contest


E si chiude questo Halloween Writing Contest.
Sono arrivati 30 racconti che avete tutti avuto modo di leggere tra il 31 ottobre e il 1 novembre. I numeri ci parlano di un successo: oltre 3000 visite al blog durante il contest, 170 commenti (al momento di scrivere queste note), e poi i "like" su facebook e i tantissimi cinquettii di twitter. Ne siamo felici e divertiti. Come curatori del blog abbiamo rischiato la crisi nervosa in più di un momento, ma alla fine su tutto è prevalso il piacere del "gioco" che siamo riusciti a condividere con voi!
Sono arrivati anche diversi racconti inviati da persone che non avevano mai pubblicato su "Tutta colpa della Maestra" e che ci auguriamo tornino a farlo.
Approfittiamo infine per ringraziare Roberto Russo di Graphe.it, che per questa occasione si è aggiunto al "consiglio di classe" per decidere il racconto vincitore del contest e ha messo a disposizione dei libri del catalogo della sua casa editrice per il premio in palio.

Il racconto horror, in quanto di "genere", ha schemi ricorrenti, stereotipi, modalità di sviluppo - in termini di lingua, di costruzione della frase - cristallizzate. 
Da Poe in poi questo genere si è arricchito di tanti elementi, primo fra tutti lo splatter. L'horror è stato declinato dal cinema in mille modi. Scrivere oggi in chiave horror comporta trovarne una particolare per rendere la narrazione attuale, senza tuttavia dimenticare l'essenza di questo genere: il racconto deve far spaventare, procurare un brivido.
Affinché questo avvenga, il racconto deve riuscire a creare una situazione di imprevedibilità: se il lettore capisce tutto a metà lettura, il brivido non lo proverà nemmeno se lo cali nel Mar Artico.

Di tanti racconti, seppur belli nella costruzione - qualcuno assolutamente nuovo nello spunto, Pendolari, per esempio -, c'è piaciuto poco il ricorso buonista/giustificatorio al sogno: la realtà riesce ad essere molto più orrorifica del mondo onirico, perchè traslare?
Di altri racconti abbiamo gradito la ricostruzione storica, senz'altro curata e dettagliata, ma mancava la tensione da brivido.

Di altri ancora c'è piaciuta la lingua: notevole il tentativo - a tratti pure riuscito -, di creare tensione attraverso il genere comico (il nonnino descritto da Roberto Testa ci riesce); interessante il postmodernismo attorno ai toni di rosso; pregevole la strutturazione su più piani e la frammentariatà di Olof, scritto da Giovanni Arena. Una menzione anche alla nostra più giovane "alunna", Bianca Martinetto con la sua favola gotica "La Sorella del fiume".

Ma bisognava scegliere.

venerdì 1 novembre 2013

Halloween Writing Contest - Tema: Il Mostro di Kensingtone Square

Halloween Writing Contest
Svolgimento

A bordo della Rover 800 di colore rosso fuoco la radio intona "Light my fire" storico brano musicale dei Doors. La tastiera di Ray Manzarek  'dettava' le prime note e Jim Morrison aveva la voce graffiante. E' il 4 luglio e Thomas Cunningham, 20 enne studente universitario della New York University sta viaggiando verso casa della fidanzata Priscilla Svensson, americana, di padre svedese per festeggiare con lei e la sua famiglia la festa del ringraziamento. Priscilla vive in una maestosa villa al 34 di Kensington Square. Giunto sul posto la prima cosa che notò, una volta davanti all’immenso, antico, portone di legno, fu che il batacchio era troppo piccolo per quel portone, ma, nonostante ciò, il rumore che produsse non appena lo mosse contro il legno non mancò di impressionarlo. Era un rumore profondo, ancestrale. Bastò un solo colpo, e subito sentii rimbombare dei passi nell’atrio della vecchia casa. Il maggiordomo gli aprì senza dire una parola e, con un leggero inchino, gli fece segno di entrare. Rimase affascinato dalla struttura interna della casa. C’era una enorme quantità di scale, e molte di esse si perdevano in un’oscurità labirintica. Consegnò il suo cappotto fradicio al vecchio e questi, rimanendo ancora in silenzio, lo piegò con cura e lo infilò in un armadio vicino al portone. Conclusa questa operazione con una calma estenuante, lo condusse per una di quelle infinite scale. Camminava come un fantasma, non riusciva a vedere i suoi piedi toccare terra. Attribuii questa impressione unicamente alla sua stanchezza. Non desiderava altro che dormire. Arrivarono, infine, davanti ad una porticina sulla destra del corridoio. L’uomo tirò fuori un grosso mazzo di chiavi e, senza esitare nemmeno un istante, ne prese una dorata e aprì la porta. Tommy entrò nella camera. Era una vecchia stanza per gli ospiti, con i soffitti molto alti, che incuteva non poco timore. L’unica luce proveniva da alcune candele collocate ai lati del letto. Ovviamente fuori non c’era luce, ma dubitava che ne sarebbe entrato un solo raggio di sole anche in pieno giorno, dato che le finestre erano coperte da pesanti e scure tende rosso sangue.

Halloween Writing Contest - Tema: Aleph

Halloween Writing Contest
Svolgimento

Indosso una maschera perché la mia faccia non mi piace. Non mi è mai piaciuta e mai mi piacerà. Questo, perché in fondo non piace nemmeno a lei. Lei, l’unica che abbia mai amato e a cui mi sia mai importato di piacere. 
Per questo porto una maschera, una di quelle bianche, di cartongesso, col naso lungo, con le guance rugose. Sulla fronte della maschera ho scritto una Aleph, la prima lettera ebraica, che non è la “A” di noi occidentali, l’Aleph non ha suono, Aleph è il silenzio. Quello assordante di una notte vuota, di un albero che cade lontano, quello della risposta alla domanda: “E’ per via della mia faccia che non ti piaccio?”
La maschera copre la mie paure e da un volto a quelle degli altri. La maschera cela il volto ai miei occhi costretti a guardarlo ogni dannato giorno e ogni dannata notte. Ma questa notte è diversa, altroché se è diversa. Ho trovato una faccia nuova. Una bella, questa volta, non come quella che mi ha dato mia madre. Una faccia che piace, non a tutti, ma solamente a chi veramente m’interessa che piaccia. Questa sera mi procuro una faccia.


Halloween Writing Contest - Tema: Il Forno

Halloween Writing Contest
Svolgimento

Mi trascinavo stanco e debole senza poter prendere sonno. Era la mezzanotte e decisi di sfogliare un libro che mi conciliasse il sonno. Sulla soglia dei miei quarant'anni, nessuno oltre me ad animare questa casa. Solo il ricordo della mia mamma, Lenore, portata via in cielo, dopo che le dedicai tutta la vita, trascurando qualsiasi altra compagnia femminile.
Ad un tratto sentii come un picchettio, un bussare lieve. “Lenore” sospirai “quanto mi manchi! Sei tornata atrovarmi”.
Era dicembre ed era freddo e per riscaldare la stanza decisi di accendere il forno, in mancanza di altre fonti di riscaldamento che mi confortassero.
“E' qualcuno che bussa alla porta, nient'altro, nessun fantasma” mi dissi per calmarmi.
Ma portando il mio corpo dinanzi l'uscio, una volta apertolo, vidi solo il buio del pianerottelo.
Di nuovo un'inquietudine mi assalì “Lenore, forse ho sentito il tuo nome? O sono io che lo pronuncio?”
E tornando in cucina di nuovo udii quel picchiettare lieve.
Sarà il vento, pensai.
Mi avvicinai così al forno per accertarmi che fosse spento. Aprii lo sportello. Una forte energia mi lanciò distante, il forno emise scintille e poi fulmini, e al suo interno apparve un vortice nero pieno di tanti puntini luminosi.
Sembrò che il cielo stesso, colpevole di aver preso mamma Lenore, si fosse messo in prigione, nel forno, per scontare la giusta pena per questo grave misfatto.
Nella mia casa grigia, sui miei vestiti grigi, si propagò una luce strana.
Le manopole del forno, accese come i due occhi del diavolo, mi fissavano. Lo sportello si apriva e si richiudeva come la bocca di Cerbero.
Sei un mostro, dissi
– ma la mia vita non l'avrai. Forno spettrale, che vieni dal buio, dimmi, qual'è il tuo nome?
E il forno disse: Mai più!

Halloween Writing Contest - Tema: Bagno di sangue

Halloween Writing Contest
Svolgimento


Era il crepuscolo, il sole tramontava presto, la brezza marina portava l’odore delle alghe putride fino ai piani alti delle case, dove i bambini vomitavano una sera sì e una sera no. Le luci della città iniziavano ad accendersi, non tutte, c’erano sempre dei lampioni fulminati in quella zona, forse conseguenza di una scelta precisa dell’autore per creare l’atmosfera giusta.
Dopo una giornata all’aria aperta, correndo da un ufficio all’altro, cercando di sgusciare tra le auto per non farsi ammazzare sulle strisce pedonali, Emoticann rientrava spossata e l’unica voglia impellente era anche quella più banale, una doccia tiepida e poi il divano comodo.
Almeno una volta al giorno si interrogava sul perché di quel nome bizzarro che le aveva appioppato sua madre quando era nata, trentasette anni prima, quasi trentotto, era un nome poco comune, anzi mai sentito, un nome del cazzo. Solo pochi intimi la chiamavano Emoticann, alcuni colleghi la chiamavano Ticann, altri preferivano Cann, i più pigri la chiamavano Ann. Questo nome la faceva arrabbiare molto, e nel corso dell’adolescenza non erano stati pochi gli episodi di rissa, scatenati da storpiature anagrafiche e scherzi di vario genere.

C’è una cosa che di solito succede in tutti i film, nel momento in cui il protagonista si spoglia ed entra nel box-doccia, un uomo penetra in casa passando dalla finestra e si nasconde dietro una tenda del salotto. In questo caso, la finestra era chiusa, la tapparella abbassata, l’uomo dovette percorrere tutto il perimetro esterno della casa e provare dalla porta di servizio sul retro. La porta dava direttamente nella cucina, con i coltelli sul piano di lavoro in granito.
- Perfetto, pensò l’uomo, questo è un posto sicuro e tranquillo, aspetterò qui.
Il sapone che Emoticann aveva comprato all’emporio cinese sapeva di salvia e rosmarino. L’uomo avvertì l’aroma che invadeva la casa insieme al vapore ed ebbe un fremito. Strinse nel pugno libero un lembo della tenda pesante che lo nascondeva alla vista.
Emoticann finì di cantare un pezzo a caso degli Abba, si risciacquò sotto un getto d’acqua tiepida, indossò l’accappatoio, si spostò nella camera da letto, cominciò a cospargersi il corpo di olio profumato.


Halloween Writing Contest - Tema: Il capitano italiano e la casa dell'ebreo

Halloween Writing Contest
Svolgimento

Tra fumi d'alcool e diverse altre cose occorse in questa primavera spiazzante, satura di eventi: bombe che alzano asfalto, lenzuola sbandierate al vento intinte di rosso come il sangue dei morti ammazzati, cortei umani e catene umane, strette le mani l'una all'altro come nel girotondo dell'asilo, non mancano i mazzi di rose di S.Rita, le donne in nero, ma anche in rosso, giallo e a colori che affollano il chiostro quattrocentesco di S. Agostino, e i preti affannati a benedire.
Faccio un sogno. Non so l'alcool, o l'agitazione derivata dalle scene vissute, ma sogno e sono consapevole che non lo è.
Sono in un edificio scuro, dapprima non vedo bene, scendo i gradini e la sala è illuminata da vetrate. Intravedo bene solo la luce filtrata, poi nulla, tutto è avvolto da una nebbiolina che appanna i contorni, attorno a me non ci sono persone, nè arredi. Solo carta. Carta, inspiegabili quantitativi di carta collocata lungo i muri delle stanze. In cumuli, pacchi, carpette, registri, faldoni, dentro scrivanie, scaffali, scanzie...
Le percorro tutte in fila le stanze, sono infilate una dentro l'altra come nelle case antiche e  tutte  sono invase da cumuli di carta ingiallita, impolverata. Gli stivali  mi coprono fino alle ginocchia e una divisa scura mi tiene il corpo irrigidito, il cappello da ufficiale mi serra le tempie, e istintivamente porto la mano alla fondina della Beretta MAB 38. Questo è il mio alloggio,  una stanza con  i miei effetti personali, la mia pipa, i miei classici di guerra, il mio cognac e i sigari da fumare in assoluto relax. Non sopporto intrusi, nè agguati. La guerra è lontana, i dispacci raccontano degli stati maggiori, i bombardamenti su Londra, le trincee in Normandia, le deportazioni. Ma è lontana. Talmente lontana.  Ma qualcosa l'ho messa a segno anch'io: ho messo le mani su quello sporco ebreo qui a due passi dalla caserma. Villa Ahrens sconfina il suo giardino sulla porta d'ingresso della caserma, si sente il padrone di tutto, questo sporco ebreo semita. Si sono venduti il corpo di Cristo e sarebbero capaci di vendersi il cuore a pezzi. Usurai e avari. L'ho stanato come un lurido topo di fogna, nelle cantine della Villa.

Halloween Writing Contest - Tema: Maledetti Traslochi

Halloween Writing Contest 
Svolgimento

Era un ferragosto come tanti. Il giorno perfetto per traslocare. Nessun ficcanaso o seccatore in vista. Una donna sulla cinquantina dall’aspetto scialbo e anonimo attendeva l’arrivo dell’ascensore all’ultimo piano. Aveva ammassato un discreto numero di scatoloni contro la parete scalcinata. Mentre accatastava pacchi di libri e foto, ricontrollava attenta i post-it colorati. Parevano una teoria ondeggiante di lingue mute in attesa di emettere un verdetto. Entrando e uscendo dall’ascensore, ogni tanto la donna si scrutava allo specchio. Aveva lo sguardo vuoto e la testa curva e accartocciata come sotto un carapace millenario.
 I vicini dovevano essere tutti in ferie, ma ogni tanto si udiva il raspare sordo di qualche gatto che, sentendola passare, cercava di attrarre la sua attenzione. Prendendo fiato, si fermò a fissare il portoncino blindato del vicino di fronte e provò pena per la bestiola solitaria. Allungando il collo nel tentativo di appiattirsi, si ritrovò carponi a sbirciare sotto l’uscio, ma al di là della fessura non percepì che uno sciamare di ombre. Stette senza respirare per qualche minuto. All’improvviso avvertì una zaffata maleodorante provenire dalla fessura. Una gabbia invisibile di congetture si affollò nella sua mente del tutto ordinaria. Si alzò a fatica reggendosi alla maniglia di ottone. Il sudore del suo palmo molliccio, a contatto col metallo freddo e duro, parve saldarsi come in un sigillo di cera bollente. Il caldo torrido e soffocante del pianerottolo sempre più asfittico pareva l’anticamera di una camera oscura, forse un luogo di morte anonima e destinata alla cronaca nera. Cercò di scacciare l’afrore pesante che le intasava le narici. Frugò in tasca un piccolo ventilatore portatile e se lo cacciò sotto il naso. Allontanandosi dalla porta chiusa, le parve di udire un rantolo. Poi la solita apatia riprese possesso di lei. Ciabattando con pesante lentezza, riprese a scivolare dentro e fuori l’appartamento intessendo mille bave di pensieri obliqui e inafferrabili.

Halloween Writing Contest - Tema: La stanza da letto

Halloween Writing Contest
Svolgimento


Entrai in camera e vidi il mio cadavere steso sul letto.
Indietreggiai mentre l’orrore mi irrigidiva, poi la ragione mi disse che doveva esserci un errore, una qualche falla nel mio cervello che mi dava un’immagine sbagliata, dovevo esaminarla per rendermene conto, ma i piedi si erano incollati al pavimento, non riuscivo ad avvicinarmi così sfrontatamente alla morte, non potevo, allora la ragione mi spinse con la sua mano enorme e calda in avanti e quando continuai a opporre resistenza mi prese a calci fino al letto, tanto che mi sbilanciai e rischiai di cadere e mi ritrovai a qualche millimetro dal mio naso di gesso, volevo urlare, ma ogni passaggio d’aria alla faringe sembrava interrotto, portai le mani alla gola, qualcuno mi aiuti, pensai, credetti di svenire, e invece un burattinaio sadico mi teneva vigile a fissarmi da morta, gli occhi aperti e velati che osservavano qualcosa a cui io non potevo volgere lo sguardo, le labbra viola, i capelli di un colore spento che non è il mio ai lati del viso, non sono io, ci deve essere un errore, pensavo mentre riconoscevo le mie mani, il mio corpo, i miei abiti, voltai le spalle all’evidenza e mi diressi verso la porta, volevo chiamare qualcuno, riprendere contatto con la realtà e trovare conforto, ma le dita che vengono a prendere nei loro letti quelli che hanno paura del buio mi afferrarono, una voce all’orecchio mi sussurrò: e tu, di cosa hai paura? Lasciami andare, la supplicai, e lei disse che non era lei a bloccarmi ma io stessa - non capisci, continuava, di cosa hai paura?

Halloween Writing Contest - Tema: Disegni

Halloween Writing Contest
Svolgimento

“Leo, micio, micio! Vieni in casa” ma del gatto nessuna traccia. Si stringe nel maglione e continua ad urlare al nulla “Leo quando hai fame batti un colpo!” Chiude la porta e si mette al computer. Si massaggia le mani e inizia a  scrivere.

Ho iniziato una sera. Mi annoiavo. Così sono scesa per le scale. Era buio, ma non ero spaventata. Sono entrata nella camera e ho visto tutti quei giocattoli. Io non li ho mai avuti, forse perché sono ancora piccola.
Le tende, le mie migliori amiche, svolazzano leggere. Anch’io sono leggera. Mia madre diceva che dovevo mangiare per diventare grande. Quella tazza piena di latte mi ha sempre preoccupato. Sembrava che mi risucchiasse dentro, insieme ai biscotti che galleggiavano e poi sparivano. Una mattina ho pianto per quei biscotti che non ritrovavo più, disciolti e persi, per sempre.


Halloween Writing Contest - Tema: Nero

Halloween Writing Contest
Svolgimento

Tutto era nero quando prese coscienza. Non riusciva a capire dove si trovasse, circondato da tenebre. 
Provò a tastare intorno a sé piano, con circospezione, per capire meglio. Niente. Ovunque era circondato da una sostanza umida, fibrosa ma compatta. Provò a muoversi. Con molta fatica cercò di muovere il capo. Pochissimo spazio. Buio. Un odore dolciastro. E un’umidità soffocante.
Buio. Tutto era buio e senza direzioni. Senza un sopra né un sotto, senza un est né un ovest. 
Tentò di muovere il corpo, ma qualcosa lo bloccava. Quella sostanza viscosa e dolciastra, ovunque, intorno. Insisté a muoversi un poco. Comprese che contraendo e rilasciando i segmenti del corpo, allungandosi e comprimendosi riusciva ad avere la sensazione di un poco di spazio.
Forse era un’illusione, perché non c’era possibilità di movimento lì intorno. Ma provò ancora. Piano, piano, ritmicamente. Si strinse e allargò, si contrasse e allungò. Piano, piano. Un’infinitesima porzione di spazio si fece intorno a lui.
Continuò ancora, con quelle contrazioni che non si potevano chiamare movimenti. Ma a poco a poco riuscì a spostare, o forse a schiacciare, piccole porzioni di sostanza davanti a sé. Senza sapere dove lo portasse, lento ma caparbio continuò a scavarsi un cunicolo.
Fu un lavoro stremante di forza e pazienza, ma l’istinto l’aiutò. A forza di spingere, a poco a poco qualcosa accadde: davanti a lui la parete apparentemente infinita si ammorbidì, si assottigliò, si squarciò.

Halloween writing contest - Tema: Cormicchio mon amour

Halloween writing contest
Svolgimento

La tradizione di Cormicchio era quella di radunare, la vigilia di ogni santi, i giovani adolescenti, attorno al focolare del più anziano del paese, all’anagrafe Pietro Contafatti detto nonno Pietrone. Il nonno viveva in poltrona da tempo indefinito, infatti molti in paese se lo ricordano così fin dalla visita pastorale di papa Giovanni XXIII nel primo sessanta. Il papa buono gli toccò anche la capoccia per sbaglio benedicendolo, ma lui non schiodò dalla poltrona neanche sul sacrato della chiesa del paese e non si lavò la testa, per assoluta devozione, per i seguenti diciotto mesi, infestando di pidocchi, con assoluta simpatia, tutta la vallata. Si presume quindi che nonno Pietrone abbia 140 anni circa, anno più anno meno. Oppure è nato già vecchio in poltrona, ma questo non è dato ne determinante saperlo. Nonno Pietrone sta là, inchiodato in poltrona davanti al focolare perennemente acceso tutte le stagioni. Anche se ci sono 40 gradi all’ombra stanzia davanti al camino con il plaid sulle gambe. Si racconta che d’estate le signore della valle ne approfittano per essiccargli in casa le rane del vicino laghetto, d’inverno invece gli stendono le lenzuola fresche di bucato ad asciugare, il resto dell’anno si sparano dei potenti suffumigi termali. Ma quella magica vigilia successe una cosa che cambiò per sempre il corso della storia di Cormicchio. All’approssimarsi dello scoccare della mezzanotte, come consuetudine, i ragazzi della vallata si radunarono disciplinatamente ed in rigoroso silenzio in casa di nonno Pietrone. Tutti caricati a mille pronti ad ascoltare il tradizionale racconto pauroso del mitico nonno che gli avrebbe tolto il sonno per settimane. I ragazzi più anziani sapevano cogliere dalla postura del Pietrone se sarebbe stato un racconto di fascia alta o fascia bassa. Pinetto ,il più scafato, dopo un rapido sguardo sentenziò “Stanotte il nonno è in gran forma! Ci spiana”. Questo bastò a rendere l’aria ancora più gelida nonostante la temperatura da forno crematoio grazie al camino siderurgico. L’aspettativa rendeva il respiro corto e ghiacciato peggio di un calippo infilato su per il naso. Al dodicesimo p.m. rintocco del vetusto pendolo nonno Pietrone iniziò il racconto con voce pulita e sicura da vecchio saggio.

Halloween Writing Contest - Tema: Offri o soffri

Halloween Writing Contest
Svolgimento

Io odio Halloween, a me mi piace la festa dei morti. Quelli belli, veri, quelli che li metti dentro a una cascia al cimitero dove i beccamorti ti trovano un posto neanche fossero i migliori posteggiatori abusivi di “Palemmo”. Quelli che se cerchi bene li vedi attraverso i pilastri dei fabbricati fine anni ’80. Sono loro che reggono questa città, la mia, lapidata e infiorata periodicamente.
Io odio tutte quelle bancarelle trasformiste stagionali, dalle quali adesso sventolano le streghe sdentate dagli occhi baluginanti e le scope in mezzo alle cosce. Le zucche vuote, poi hanno un fascino agrodolce, ce ne sono tante in giro e le maschere anche di quelle ne ho viste tante da quando sono nato. Ne ho una anch’io. Dalla mia faccia però non si scolla e allora me ne metto una nuova di zecca stasera per l’occasione.
Da quando c’è questa bella stronza festa americana, io posso andare in giro una notte all’anno indisturbato e seminare l’odio e il dolore che covo dentro. Posso bussare alla tua porta, graffiare con le mie unghie sporche e lerce, facendole stridere come gesso sui vetri, graffiandoti i nervi sottopelle. Facendoti rizzare il pelo. Quel pelo sullo stomaco che io non ho mai avuto ma che mi cresce tutto in una notte. Questa. Quella delle zucche zuccherate. 
Ero il più piccolo della mia classe, il più brutto. Disperatamente solo. Tutti hanno un compagno di banco, io no, ogni bambino in maniera diversa è amato dalla sua maestra, non io. Durante la ricreazione quando gli altri non erano occupati a tirarmi la terra addosso perché restavo punito in classe, io mi arrampicavo sulla cattedra mi calavo i calzoni e pisciavo dentro la borsa della cara maestra se ero più ispirato dentro al bicchiere che teneva sempre lì mezzo pieno e in bella vista. Un giorno mi scoprì e mi picchiò a sangue col righello di metallo, il suo strumento didattico preferito. Per giorni mi rimasero sulla pelle lineette e numerini piccoli, come me. Misuravano il mio dolore. La odiavo, ogni giorno di più. La odio ancora.

Halloween Writing Contest - Tema: La Vera

Halloween Writing Contest 
Svolgimento

Greta sollevò la mano a proteggersi gli occhi dal sole forte che picchiava caldo a mezzogiorno. Guardava la barca alla fonda poco distante dalla battigia. Era una nuotata da niente per lei. Ripensò alla sera prima, era stato come sempre un incontro piacevole. Era in albergo da quasi una settimana, si era sentita addosso gli sguardi di Nicola sin dal primo giorno. Era un tipo affascinante, alto, spalle larghe, denti perfetti, belle mani, tutte caratteristiche che le facevano notare un uomo. Ma questo non sarebbe bastato se non fosse stato interessante anche nel parlare. L’approccio era stato banale, in piscina. Nuota bene, le aveva detto, ha stile, aveva continuato. Grazie, era stata la sua risposta asciutta. Lei è di queste parti, aveva insistito lui. Non do informazioni personali agli sconosciuti, aveva ribattuto lei con un mezzo sorriso. Solo mezzo, ma a lui era bastato per cominciare a parlare in modo educato e raffinato, tanto che sarebbe stato scortese non rispondergli. Dopo alcuni giorni di piacevoli conversazioni e qualche cena condivisa allo stesso tavolo, lui le chiese se avrebbe gradito fare un giro in barca. La mia “Diletta” è ormeggiata alla boa di fronte alla spiaggia dell’isolotto, potrei venire a prenderla col gommone domani mattina, mi dica di sì, la prego, aveva insistito. La sua barca ha una scaletta immagino? chiese lei. Beh, certo, ce l’ha, fu la risposta prevedibile di lui. Allora non le dico né si né no, lasci la scaletta fuori bordo, se deciderò per il si, verrò da sola. Non vorrà mica farsela a nuoto, è lontana, concluse lui. L’ha detto lei ricorda, nuoto bene, me la caverò, rispose allontanandosi.

Halloween writing contes Tema : Sangue rosso Borgogna

Halloween Writing Contest
Svolgimento 

Abbazia di Saint-Bertin, Francia
8 Giugno 1940

Non fu la pioggia battente né il vento sferzante contro la finestra della cella a destare dal sonno Fra Zènobè, bensì il fragore dei colpi inferti sul duro legno della sua porta. La voce concitata di Fra Xavier gli fece capire all’istante che il loro tempo era giunto al termine, il momento tanto temuto era arrivato. Dovevano scappare, immediatamente, e non per salvare i loro corpi né tantomeno le loro povere anime, ormai perdute e condannate da tanto tempo. Avevano un orrido segreto da celare, da far scivolare nell’oblio, mai sarebbe dovuto finire tra le mani nere delle SS. Scapparono come due indemoniati, il loro saio ondeggiava in una macabra danza attraverso i corridoi del convento. Tutti i fratelli usciti dalle celle correvano terrorizzati, nessuno era concretamente preparato all’arrivo della Wermacht pur sapendo da settimane che il destino della regione e quindi dell’abbazia era segnato. Fra Zènobè e Fra Xavier raggiunsero i sotterranei, superarono un’entrata nota soltanto a pochi eletti e con enorme fatica spostarono il pesante lastrone di pietra che copriva l’accesso a una cripta segreta. Nessuna anima benedetta da Dio vi aveva messo mai piede senza dover poi riemergerne corrotta e irrimediabilmente perduta. Si guardarono negli occhi, e ricolmi di triste rassegnazione si calarono nella cripta, il buio che li avvolgeva li faceva sentire ancora più indifesi, ma ormai non aveva più nessuna importanza. Con enormi sforzi riuscirono a rimettere a posto il lastrone di pietra sopra le loro teste e cominciarono a scendere verso l’abisso. Fra Xavier accese una lampada a olio che rischiarava appena le umide scale di dura pietra. Ormai da sopra non giungeva più alcun rumore, erano lì da soli per compiere l’ultimo passo del loro empio cammino cominciato decenni prima. Alla fine delle scale che sembravano non finire mai, si aprì davanti ai loro occhi una grande camera orridamente ormata, sculture e opere immonde la arredavano, ed era quanto di peggio un’anima corrotta dal male potesse produrre. Tre giacigli di pietra sorgevano ai piedi di un nero altare, proprio sotto una parete divorata dall’umidità, il fetore di muschio e di disfacimento era insopportabile. Con esitazione Fra Zènobè scavalcò la pietra che circondava un sepolcro e vi si distese. Ebbe un moto di ribrezzo nel sentire la dura e umida pietra sotto la testa. Fra Xavier fece altrettanto nella sepoltura a lui destinata. Così si trovarono a entrambi i lati del nero giaciglio più grande, unico oggetto in quella cripta che appariva assolutamente intonso, senza che la corruzione del tempo gli avesse arrecato alcun danno. Le ultime parole che Fra Zènobè udì prima di scivolare nell’oblio furono di Fra Xavier che implorava il perdono di Dio per la sua anima, ma alle sue orecchie suonarono più come una bestemmia che come un sincero pentimento. Dopo solo buio.