domenica 13 ottobre 2013

Tema: Il secondo uomo più ricco d'Italia

Sez: Il secondo posto
Svolgimento

Che il 2008 potesse essere solo l’inizio di quella lunga scivolata non lo avrebbero creduto nemmeno nelle più alte sfere. In paradiso, per intenderci. 
Affogare in un mare di nutella? Com’era possibile? No, no, quella non era certo una buona fine. 
Non si era mai interessato di cabala, ambi, terni e cinquine. Lui i numeri li moltiplicava a piacimento, meglio che Gesù con quel miracoluccio fatto con due pani e cinque pesci (o due pesci e cinque pani, non ricordo). 
A lui i conti tornavano sempre, ed essere primo non era mai stato un problema fin da quando andava a scuola e vendeva i suoi temi per poche lire ai “compagni” completamente a secco d’italiano e di idee. 
Ma finire così!? Tutto poteva sopportare, ma essere secondo dopo la nutella, no! Non era accettabile. 
Rifletteva. Era la consistenza in sé a farlo imbufalire. 
Già sentiva la satira politica infierire sull’argomento, vedeva Crozza che non la finiva più con la sua litania. Perfino Mina gli tornava in mente con quella canzone sulla ”cioccolata svizzera”. 
E dire che ne aveva mangiato a barattoli interi. “Pare sviluppi doti manageriali”, aveva letto in qualche opuscolo scientifico.  L’effetto, di sicuro, in lui era tangibile, più manager di così! 

venerdì 11 ottobre 2013

Tema: Dal vangelo apocrifo di Maddalena

Svolgimento


Maria di Magdala, detta La Maddalena, indimenticabile interprete di alcune tra le scene più toccanti del Nuovo Testamento, ha lasciato nel dubbio migliaia di discepoli i quali ancora oggi, dopo duemila anni circa, non riescono a capacitarsi come abbia potuto sistemarsi così bene, senza nemmeno essere vergine timorata irreprensibile.
La Maddalena a quel tempo, si sa, aveva poca voglia di stare appresso alle questioni di cucina e della gestione casalinga, di questo si occupava sua sorella Aneladda, come si legge a pagina quattro del vangelo apocrifo. 

“(…) Durante il giorno e buona parte della notte io mi adoperavo all’esterno della nostra abitazione, compivo atti di adescamento nei confronti di vecchi passanti, prestavo cure strettamente personali ai bisogni più intimi di chi ne facesse richiesta, nel frattempo mia sorella Aneladda si preoccupava che al mio rientro tutto fosse pronto, ogni cosa al suo posto, il desco imbandito e le faccende domestiche svolte con cura e perizia (…)”.

Dalla lettura di queste pagine apocrife, scritte dalla Maddalena sui rotoli di papiro di qualità mediocre, trascritte su pergamena medievale da anonimi frati amanuensi alpini e rese pubbliche soltanto dopo quasi duemila anni, possiamo determinare e catalogare con precisione il tipo di prestazioni e le tariffe vigenti in quel tempo nel campo del commercio sessuale, oltre che trarre informazioni preziose sull’enogastronomia e sulle abitudini alimentari della regione Galilea durante il periodo della dominazione romana. Ad esempio, l’uso dei semi di papavero, detti papaverina, nella cottura delle pagnotte di grande pezzatura a lievitazione naturale, è interessante per l’effetto leggermente soporifero che avverte chi lo consuma. Con il sesamo invece si usava cospargere abbondantemente il pane bianco, in particolare la mafalda, termine considerato ambiguo o quantomeno causa di equivoci imbarazzanti. La frase “Apriti Sesamo”, attribuita tradizionalmente a un personaggio arabo di nome Alì Babà, era adoperata in realtà a Magdala durante l’approccio tra il viandante e l’adescatrice, come viene riportato a pagina undici del testo. 

“(…) E lo straniero con la faccia pelosa si avvicinò a me, fece cenno al suo asino di fermarsi, sollevò il telo che gli riparava il viso dal sole e mi disse Donna, sono stanco e affamato, cosa puoi offrirmi? 
A questa domanda non diedi una risposta e mostrai la mia mercanzia, il viandante scese dall’animale e mi venne incontro senza esitazione esclamando Apriti Sesamo! (…)”.

L’arrivo di Gesù a Magdala, la ridente cittadina in cui la Maddalena abita e svolge il proprio lavoro, getta nello sconforto lei e le sue amiche, essendo risaputo che il nuovo predicatore non possiede il becco di un sesterzio, e nemmeno è solito intrattenersi con donne, e questo prescrive nei suoi discorsi a chi lo segue lungo il cammino. 
Si preannunciano tempi neri per chi si guadagna da vivere con le proprie gambe.

(…) Si diceva che costui fosse stato inviato per dare agli uomini la gioia e la vita, ma quell’ orda di scalcinati non prometteva niente di buono, né dal punto di vista igienico né da quello economico (…), così presi l’incarico, rappresentante della mia categoria, di incontrare questo uomo di cui si raccontavano imprese contraddittorie. (…) Restituiva la vista ai ciechi e la parola ai muti (…) riusciva a mangiare un intera anguria senza mani nel tempo di una clessidra piccola (…) amava passeggiare sulla superficie del lago senza bagnare le sue vesti (…), esperto nel trasformare l’acqua in un vino rosso di qualità discreta, anche se poco strutturato e difficilmente abbinabile ai piatti locali  (…)”.

giovedì 10 ottobre 2013

Tema : Piacere, io sono Gauss di Silvia Tesio - Ed. Mondadori

Sezione : Gli amici della Maestra
Svolgimento



Se a scuola non avessero cominciato a stressarci con la faccenda dell’albero genealogico, questa storia non sarebbe nemmeno cominciata.
Invece eccomi qui, seduto davanti all’ufficio della direttrice didattica signora Pani, nell’attesa che la mamma finisca di levarmi dai pasticci.
Mi chiamo Gauss, ho dieci anni (undici ad agosto, infatti sono del segno del Leone) e la mia caratteristica principale è che dico sempre la verità. È il mio marchio di fabbrica, il mio vessillo e -secondo mamma - il mio peggior difetto. Un po’ di tempo fa le ho sentito confidare alla nonna che teme sia una specie di tic nervoso perché non c’è verso di farmi smettere. Ma la nonna le ha sventolato una mano aperta sotto il naso, come se stesse scacciando una mosca.
<<Stupidaggini!>> ha detto. Ed è tornata alla sua rivista di giardinaggio.
Siccome non sono tutti intelligenti come lei, per colpa di questo mio amore per la verità sono finito più volte nei pasticci e una dall’assistente sociale anche se, in quel caso, più che “un pasticcio” è stato un dramma di proporzioni galattiche.
Ricordo ancora mia madre giustificare a una donna bionda, grassa e con aloni di sudore grandi come fette di prosciutto sotto le ascelle, il perché avessi raccontato alla maestra dell’asilo che la nonna qualche volta mi chiudeva dentro lo sgabuzzino delle scope per ubriacarsi in santa pace mentre mia sorella di dodici anni mi costringeva a baciarla con la lingua.

mercoledì 9 ottobre 2013

Tema: Seconda fila

Sez. Secondo posto
Svolgimento


«Ah eccola, finalmente, è un’ora che suono! Ma poi che fa, non ci sente?»
«Salve, mi scusi…»
«Ma che mi scusi e mi scusi! Questo modo è?! Lo sapevo che era una femmina...»
Ecco, a questo punto diventa più forte di me. E parte il pilota automatico. 
Gli occhi si dilatano e la pelle del viso si distende. Un sorriso angelico mi aleggia in volto come un volo di api a primavera e l’Innocenza con la I maiuscola, l’idea iperuranica di Innocenza, rimodella completamente le mie movenze e il tono della mia voce. 
Grazia e pacatezza.  Lentezza e  leggerezza.   Sono una femmina!
Gli sorrido.
«Si calmi, la prego. Le ho chiesto scusa, mi pare. Se urla così le verrà un’ulcera entro Natale…». 
Il violino di Uto Ughi è uno stridere di miagolii tra i bidoni della spazzatura in confronto alla mia voce.
Un flauto nell’ovatta. No, di più: il sax di John Coltrane.
Lo sportello aperto, resto ferma in una posa plastica, non più fuori e non ancora dentro la mia macchina.
Gli sorrido, ancora, come se mi avesse appena offerto dei fiori. 
Elogio della lentezza, fra Kundera e Valery.
«Lei è una maleducata! Lei è una vandala! È a causa di persone come a lei che l’Italia se ne sta andando allo sfascio!»
Annaspa, snervato. Si è acceso in volto, e si sta guardando velocemente intorno in cerca di manforte, di una condivisa indignazione negli occhi dei passanti. 
Ma è ora di pranzo e non se lo fila nessuno: forse anche per questo improvvisamente ha una specie di scatto nella persona, inequivocabile.

martedì 8 ottobre 2013

Tema: L'Amante, seconda classificata in tutto

Sez: Il Secondo Posto
Svolgimento

Sono l’eterna seconda, ma un giorno mi sono stufata e l’ho fatta fuori. Dovevo liberarmi di questa posizione. Le ho dato un colpo di ferro da stiro. L’ho stesa, l’ho marchiata a fuoco. 
Non se lo aspettava. Lei, la moglie, la prima arrivata. Si forse ho commesso un errore, avrei dovuto uccidere lui, l’eterno indeciso, quello che mi aveva stampato il numero due sulla pelle. Quello che dentro le ciabatte di lei aveva fatto casa e che nei miei tacchi a spilli faceva casino.
Io la traviata, lei la casta. 
Natale insieme? Ma sei matta al massimo arriverò per la “seconda” portata, ma non ti assicuro nulla! Il Capodanno? No. Potrei fare una scappata il “2” gennaio. Mai una notte intera insieme.
Mi sono sentita sempre come un pezzo di carne di secondo taglio ben esposto alla vista, mai di prima scelta. Al ristorante, al cinema. Prego si accomodi, dall’ingresso secondario.
Figli? Diceva lui: “se mi ami, non puoi chiedermi questo”. Io venivo sempre dopo, l’eterna seconda che non poteva neppure salire sul podio, un secondo posto segreto da tenere avvolto in madide lenzuola, da rabbonire con promesse e regalucci di seconda mano. 
Quando ho bussato alla sua porta, non si è nemmeno stupita, sul volto la sicurezza di chi sa che niente la scalzerà dalla sua posizione. Io invece volevo aprire la mia bottiglia di spumante sul gradino più alto, spruzzarlo in faccia a coloro che continuavano a considerarmi una perdente.

sabato 5 ottobre 2013

Tema: Seguendo la bara

Svolgimento

Era morto.
Eh sì, era proprio morto!
Stava lì, sul letto, circondato dai soliti ceri, quelli lunghi e grossi, accesi.
Non c’erano fiori nella stanza, ma su un mobile un cestino con delle offerte: così aveva voluto.
Le mani, che stringevano il rosario e un libro di preghiere poggiate l’una sull’altra, erano composte sulla sua pancia.
Certo, per uno che di Dio e di Chiesa ne aveva voluto sempre molto poco, c’era di che pensare…
(Un mega paradosso!).
“Le convenzioni”, “tutti fanno così”, “non dobbiamo far parlare la gente”: queste le vere motivazioni.
La bocca tenuta chiusa da un aggeggio trasparente, anche i piedi erano tenuti uniti da un altro attrezzo simile, creato apposta per queste mansioni, magari da qualche ingegnere precario.
Panni neri scendevano a oscurare gli specchi per evitare che il riflesso della morte si proiettasse all’infinito.
La moglie addolorata, appoggiata al figlio trentenne, bamboccione, non aveva più lacrime.
Il figlio lo fissava e pensava a cosa avrebbe fatto adesso che il suo sostentamento era trapassato.
Sì, era stato un buon padre, un po’ rompicoglioni con la fissa che avrebbe dovuto cercarsi un lavoro, ma tutto sommato un buon padre.
Certo ora conveniva effettuare la reversibilità della pensione, quella di mamma era la minima, sì, quella sociale, quella che si dà alle casalinghe, quella che non arriva neanche a cinquecento euro al mese;  mentre la pensione di papà era quella di un funzionario del comune ed era di quasi mille euro.
Sì, al più presto era necessario fare la reversibilità se voleva continuare a vivere come aveva fatto fino adesso.
Due uomini dell’agenzia, in vestito, eleganti, a cui si erano rivolti per il servizio funebre, entrarono nella stanza e fecero segno che era ora.
Tutti gli astanti si alzarono e uscirono.
I due delle pompe funebri, che poi non ho mai capito ‘sta storia delle pompe, sistemarono la salma nella bara e lo fecero velocemente e con professionalità.
Al momento della saldatura, la moglie ebbe qualche sussulto in più e si aggrappò al figlio che la strinse e poi l’abbracciò.
Collocarono la bara lì dove poco prima c’era stata la salma, misero sul coperchio un cuscino di rose rosse con una striscia viola con su scritto: “La moglie e il figlio”.
Ancora, i tizi delle pompe entrarono nella stanza per dire che era ora di andare in Chiesa per la Messa.
Al figlio veniva quasi da ridere: una Messa per lui che in Chiesa non c’era più stato dal ’58! 
Chissà come l’avrebbe presa se avesse potuto assistere al suo funerale!
Ma: “le convenzioni”, “tutti fanno così”, “non dobbiamo far parlare la gente”, hanno avuto il sopravvento su un gesto che invece andava fatto per pura questione di correttezza.
Chiesa piena e Messa lunga, resa ancora più lunga dal Parroco che, avendo visto la Chiesa piena, non si lasciò sfuggire l’occasione.

venerdì 4 ottobre 2013

Tema: Il libretto rosso dei pensieri, il secondo libro più diffuso

Sez: Il Secondo Posto
Svolgimento

Prima di me c’è il diluvio, descritto insieme a tutta una serie di piaghe e disgrazie e personaggi che si rincorrono dalla genesi ai giorni nostri. Prima di me, sul gradino più alto del podio, c’è Lui, tutti lo sanno, soltanto uno è il Libro per definizione, il testo che contiene tutto e il contrario di tutto e diovifulmini se oserete contraddirlo. 
Classifiche, sondaggi, statistiche, fior di laureati mobilitati per calcolare i volumi di vendita dei volumi, ma lo so in partenza che per me non ci sono santi, mentre il mio avversario, insomma, secondo me le classifiche delle vendite sono truccate e se ci penso mi si rivoltano i paragrafi dentro i capitoli.
Il secondo posto mi andrebbe anche bene, non è di questo non mi lamento, un secondo posto nella storia, scelto tra milioni di altri libri, è tutt’altro che da buttare via. Eppure un po’ di rammarico c’è, mi sento defraudato di qualcosa, è una macchianera che imbratta le mie pagine. Dopo tanti anni di storia sul dorso, meriterei anch’io un primato, ci vorrebbe almeno un avvicendamento decennale, un ribaltamento delle tendenze, il coraggio di voltare pagina. 
Purtroppo, secondo i sondaggi, la gente di tutto il mondo si ostina a tenere sul comodino la Bibbia, e non il Libro delle Guardie Rosse, che sarei io, più conosciuto in occidente come il Libretto Rosso di Mao. E già qui ci sarebbe da aprire una parentesi, perché prima di diventare il Libretto Rosso sono stato bianco, poi melange, alla fine il rilegatore e il presidente Mao si misero d’accordo sul colore della copertina. Il rosso, diceva Mao, oltre che i tori, avrebbe attirato anche le masse operaie di tutto il mondo e poi il rosso è il colore dell’energia positiva, delle bandiere comuniste, della forza, della rivoluzione, nel frattempo che lui declamava, il rilegatore aveva già finito il suo lavoro e mi aveva impacchettato e consegnato.

giovedì 3 ottobre 2013

Tema: Ombra Bianca di Cristiano Gentili, Ota Benga edizioni

Sez. Gli amici della Maestra
Svolgimento




Poi nacque Lei

Il corpo della madre si aprì per farle strada alla vita. I vagiti furiosi trapassarono la porta di lamiera della capanna e giunsero fino al cortile gremito. Una nascita era sempre un evento che coinvolgeva l’intera comunità dell’isola di Ukerewe; un fazzoletto di terra pianeggiante con un tripudio di sfumature dal verde mela al verde smeraldo, incorniciata dal blu intenso del Lago Vittoria.
Il nostro spicchio di cielo a terra, pensò Sefu, il padre della neonata, in attesa che la porta di casa si aprisse.
Il tempo passava, e la porta restava ostinatamente chiusa. Si era nella stagione delle piccole piogge, quando il tempo è volubile e capriccioso. Era quasi il tramonto, e l’aria fresca s’imbeveva della luce rossastra degli ultimi raggi di sole; tuttavia Sefu respirava l’odore inconfondibile della pioggia. Presentiva che il buio delle prime ore della notte avrebbe generato, con l’aiuto dei venti monsonici, i grossi grappoli di nubi che all’alba avrebbero riversato a terra l’acqua proveniente dall’Oceano Indiano.
A un tratto la porta della capanna si aprì e una donna fece cenno a Sefu di entrare. Sul cortile scese la quiete. Lui oltrepassò la soglia di casa e il sorriso gli morì sulle labbra. Vide sua figlia dormire nuda su una stuoia. Sbarrò gli occhi e si afferrò i capelli con entrambe le mani. Il corpo paralizzato, gli occhi ipnotizzati dal corpicino che volle toccare con un dito auspicando fosse una sua fantasia. Era invece indiscutibile. Benché fossero trascorse alcune ore dalla nascita, la pelle di sua figlia era lattea come quando dalle acque del ventre di sua madre era venuta alla luce. È un’ombra bianca, continuava a ripetersi e a negarselo.
Nella capanna l’aria era impregnata di un silenzio mortale.

mercoledì 2 ottobre 2013

Tema: Camilla, seconda moglie di Carlo d'Inghilterra

Sez: Il Secondo Posto
Svolgimento

Alto, ancora in forma, se avesse i capelli sarebbero brizzolati e mi piacciono un sacco quelli canuti.
Vedovo. Sì, vedovo. Sto parlando di quello stato in cui si entra a fare parte quando muore la moglie. La prima, la donna di cui lui si è innamorato, che ha sposato, la madre dei suoi figli, la " prima donna"
E tu sei la seconda, seconda in tutto. Ora che ci penso la seconda volta è stata meglio della prima e mi lascio trastullare dal ricordo.
Intrappolata dal numero due in un vortice continuo tra confronti e precisazioni varie. 

“Lei non ci metteva la noce moscata nel ragù e mi accompagnava ogni domenica a pranzo dai miei.”

Io ce la voglio mettere la noce moscata nel mio ragù, è un ingrediente che mi piace e non voglio venire a pranzo dai tuoi perché a tuo padre gli puzza l'alito di germogli di soia andati a male.

La mia prima moglie inamidava le mie camicie prima di stirarle e le riponeva in fila perfettamente ripiegate una sopra l'altra.

Non voglio piegare le tue camicie preferisco appenderle che faccio prima e l'amido lo uso solo in cucina per le mie creme.

Lei le uova le montava a mano.

Io uso lo sbattitore elettrico e preparo il brodo vegetale prima di fare il risotto e canto mentre cucino.

Lei odiava cucinare che si sporcano un sacco di cose e si fa puzza in cucina e poi amava le banane mature, le schiacciava a composto e le mangiava con gusto

Io odio la frutta matura e non mangio banane, compro lo sciroppo d'acero e lo zucchero di canna e faccio i dolci light che ho la tendenza a mettere chili.

martedì 1 ottobre 2013

Tema: Middlesex, il secondo romanzo di Jeffrey Eugenides

Sez: Il Secondo Posto
Svolgimento

Gli avrò rivolto la parola una o due volte senza sembrare un demente. Quando mi ascoltava, durante l’intervallo o mentre raccoglieva frettolosamente le carte sopra la cattedra per andare via, aveva un modo estremamente fascinoso di lisciarsi quei quattro capelli che gli erano rimasti sulla nuca, un po’ sbiaditi sul giallino. Doveva essere un uomo tanto stanco, con gli occhietti incavati e increspati da tantissime venuzze che supplicavano riposo. Al mattino mi pareva un Picasso: un’accozzaglia di forme, odori e umori messi lì a darmi serenità. Capitava spesso di sentirmi perseguitato da quel suo odore di trinciato e deodorante, così ne seguiva che il suo nome mi pizzicava sul cervello e poi sulla lingua, ché avevo voglia di pronunciarlo, di destrutturarlo, di possederlo tutto. E partiva la fantasia. La fantasia di stargli sopra nudo, quella di baciarlo e di leccargli la lingua che sa di Merit, quella di mordergli i capezzoli che non gli ho mai visto mentre lo sento dentro. Sono anche andato a trovarlo a casa sua una volta, d’estate, per restituirgli un libro che mi aveva prestato. Ero sicuro di poterlo conquistare: mi feci offrire un tè, iniziai a scorrere col dito i tomi della sua libreria e iniziammo a parlare di letteratura americana, quella postmoderna.

lunedì 30 settembre 2013

Tema: Emanuele Filiberto, secondo in linea di successione al Trono d'Italia

Sez: Il Secondo Posto
Svolgimento

Un caloroso saluto a tutte quante le mie amiche, dal vostro Emanuele Filiberto. Oggi vi propongo veramente un'incredibile offerta. Sto parlando de "L'offertone rottamazione". Avete capito bene. Ogni cinque anni l'azienda che io pubblicizzo fa un'offerta speciale ma quest'anno, in virtù del momento particolare, ha voluto proprio esagerare. Allora...Via con l'offerta!. Si tratta di una favolosa batteria di pentole 18 pezzi acciaio inox 18/10 per una cucina senza oli,  senza grassi, senza niente, cottura a Castello di Moncalieri, pomoli con termostato per un controllo della cottura e con un triplo fondo alto un metro e basta, per tutti i tipi di fornelli, a gas, a legna, elettrici, da campeggio, da roulotte, principalmente ad induzione! I manici, disponibili sia in acciaio che in bachelite, per non scottarsi e per non prenderle (di santa ragione) con le presine. L'interno, con il bordo arrotondato per una maggiore e facile pulizia, lucidato a specchio col Mastro Lindo. Come vedete sono marchiate a fuoco, pesanti, col pentolone che pesa quanto un macigno, che ad alzarlo ci vuole la gru. Una batteria completa, eccezionale senza nessun optional da pagare a parte, con dei coperchi che...manco il diavolo! Ma veniamo subito all'offertone rottamazione: oggi, solo per oggi, l'azienda vuole cambiare tutte le pentole degli italiani, vuole cambiare tutte le nostre vecchie pentole che abbiamo in casa con queste eccezionali pentole in acciaio inox garantite a vita. E allora se riuscite a prendere la linea, attiva 24 ore su 24, sei giorni, sette notti, 50 % di sconto per le prime 20 telefonate, se trovate occupato attendere prego, se fossi  un cane abbaia, se fossi un gatto miao, se fosse tardi ciao, amiche vi portate a casa una batteria 18 pezzi in acciaio inox, imperdibile. In più, compreso nel prezzo riceverete a casa, posta celere, un tv color a microonde, combinato, 14 pollici con caldaia separata. Un ferro da stiro professionale a pressione con cambio Shimano 18 rapporti occasionali. 


venerdì 27 settembre 2013

Tema: Oblio e Graffiti

Svolgimento
La ricchezza della vita è fatta 
di ricordi, dimenticati.
C. Pavese
Rimango a fissare l’ultima pagina bianca per un tempo indefinito. Ipnotica, la grammatura più ruvida del foglio di risguardo trascina tutto il testo appena letto in una sorta di finis terrae sferzata da dubbi e incertezze corrosive. Allora cerco di ancorarmi alle pagine precedenti, annaspo a ritroso dove il discorso fluisce, ma niente: ormai ogni storia non è che un sibilare di sabbia pungente. Poi, impercettibile, ricomincia il silenzio e piano piano si trasforma in un ronzio sordo, frantumato come l’eco indistinta di mille vite scomparse. Solo allora l’immaginazione riesce davvero a spiccare il volo e a percepire il senso che ogni singola lettera o frase ha sedimentato dentro il mio oblio.
Tutto ruota intorno a un incipit lontano che non ricordo più, o forse non voglio ricordare. Un incipit arcaico che precipita la storia di mille anni in un presente senza tempo. Libri, vite, viaggi: tutto si rilega in un presente assetato di storia.
Ed è in quel preciso istante tutto prende a narrarsi da solo:
Ho scaricato l’e-book che mi hai mandato e ora apro il PDF con la stessa avidità con cui da bambina scartavo un regalo a Natale. Mi sento presa da una smania assurda. Per nulla virtuale. Sento il silenzio delle pagine non lette mentre mi allontano dalle mie certezze. Voglio crederti. Ho bisogno di crederti.
Tu viaggi in mondi che io non conosco. Poi torni e scrivi reportage e articoli e sei una persona che mi insegna a non avere paura.

giovedì 26 settembre 2013

Tema: Mirella Sessa, seconda a Miss Italia 2009

Sez: Il Secondo Posto
Svolgimento

La tua è una figlia guardabile, non c’è che dire, ma non è competitiva, ci vogliono gambe, dice mio nonno a mia nonna. 
Cretino, lo vedi, è tra le prime due, già novantotto se n’è tolte di mezzo, e ora si pesterà sotto i piedi pure la tua! 
Certo che è tra le prime due, ma l’altra è la mia, troppo bella, che se corresse in Formula Uno vincerebbe il campionato dopo la prima gara, con o senza una Ferrari.
Sì, pure con un carretto arriverebbe prima, pare un mulo.
La tua invece ha le gambe come i piedi del tavolino.
La Carlucci non lo sa che mio nonno e mia nonna sono davanti la televisione e stanno commentando gli ultimi minuti di Miss Italia 2009. Che se lo sapesse, perderebbe la sua faccia di marmo. Mia nonna glielo ha detto a mio nonno, stasera non cucino, ti mangi le zucchine fritte che sono rimaste a pranzo, ma tanto mio nonno manco ha cenato, lui delle ragazze che sfilano in costume o in abito lungo non vuol perdere niente. Su un foglietto aveva scritto i numeri di quelle che gli piacciono, a mia nonna ha detto guarda queste, sono una meglio dell’altra. Mia nonna questa cosa non la sopporta, ma non perché sia vecchia, e neanche perché queste sono belle, non la sopporta e basta, perché quelle che sfilano sono femmine e invece i maschi non li fanno sfilare mai.
Guarda, non ci sono dubbi, vince lei, la 7, dice mio nonno.

mercoledì 25 settembre 2013

Tema: Il Secondo Posto

Alunni e alunne,
sabato scorso sono stati proclamati i vincitori del Macchianera Award 2013. La maestra è arrivata seconda.
Poichè noi siamo contrari a quanti pensano che i secondi sono sfigati, abbiamo deciso di ricordare i secondi di tante classifiche nel modo migliore, con una nuova sezione: "Secondo posto".





Vi chiediamo di andare a caccia di classifiche (Sanremo, mondiali di Formula uno, campionati di calcio, ordine di arrivo dei cento metri ad ostacoli, finale di X-Factor, elenco dei tonni derivanti da pesca sostenibile etc) e dedicare al secondo arrivato un tema.
Buona scrittura e vinca il secondo!!
La Maestra

martedì 24 settembre 2013

Tema : Approcci di ricerca

Svolgimento 

Benché due ragazzi avessero immaginato un presente diverso adesso passeggiano lungo il parco con l’aria frizzante il cielo azzurrino e le prime foglie rosse. Osano poche parole. Un tempo erano bambini, lo erano davvero.

senza troppo sangue parlavano lui si avvolgeva tempestivamente nella sciarpa di chachemire e Lei si guardava il bianco sotto le unghie.
poco tempo era passato dall’ultimo treno preso e i puntini visti dal bojng 7347.
i passi nella strada sgranocchiavano come i grissini.
“Non c'ho molto tempo però “mormorava Amedeo
il freddo punge appena e il sole si dipana.
Alina : “ ieri suonavo il piano nella sala blu”.
Lo scoiattolo si arrampica sul platano.
Amedeo : “sei una schifosa hipster autogena”

Alina sorride appena pian piano si porta le mani ai capelli, e fissa la spilla bianca sul mongomery verde.
Amedeo: gli Arctic Monkeys cazzo, io li odio!
Alina arrossisce tenuamente,:era una musica solo allegra, se consideri i momenti della vita non hanno niente così male.
A quell’ora nel parco penetrava una luce tenue.
Ho abbastanza lucidità per essere fuori dal testo squittiva lo scoiattolo con la coda fumé.
Due anziani stavano come statue leggendo la stampa.
Ci fanno la radiocronaca deus.