lunedì 30 aprile 2012

Tema: La Crisi


È la storia di due sconosciuti che si scambiano sguardi fugaci sul tram. Lei osserva lui fra la gente, è come un bisbiglio nella sua mente, si vizia con bisbigli e sussulti di scelte sbagliate: è in un periodo di crisi esistenziale. Non trova lavoro, insegue colloqui di lavori fantomatici, svolge attività ricreative per riempire i suoi buchi. Scorre il tram,  fruscia fra i frammenti di vetro. Una fermata, due. Lei scende. È la città che si fa vita e si avvolge caduca sui cappotti e i cachemire, la città che vive ossequiosa delle melodie, delle alternanze di suoni e silenzi ovattati. Lui scende, ostenta sicurezza nel suo lavoro occasionale di designer interiore. Ha paura della sicurezza e si culla in essa. Tanto trema tornio nel giallo dei viali tanto lo turba la routine che inghiotte a grandi morsi la luna, coinvolgendo  tutti in un valzer estremo. 
La gente si muove con cura, reinventandosi, come all’opera: niente più visoni o pellicce ma cappottini discreti e mongomery rossi. Le luci della città prima puntini poi frequenze ad alti  toni. Trasparenze nella testa, paura di chiedere. Prendi il parapendio e plana nel blues del rischio. 
Enoch è lo stesso tram - tram tutta la vita.
Coincidenze, pause, frenesie. Conosci i tuoi posti? Con la lentezza di un gatto ti avvicini e osservi il tuo capo: sessantenni le occhiaie, arate profondamente sulla pelle. Conosci tutti i suoi dettagli, tutte le mattine conti i bottoni della sua giacca. Con cura riponi nelle tue labbra un sorriso di circostanza.

sabato 28 aprile 2012

Tema: Viva l' IKEA




Lettera aperta a tutti gli uomini a cui la propria compagna una domenica pomeriggio chiede “amore andiamo all’Ikea?”


Ci sono catastrofi maggiori nella nostra povera maltrattata vita di uomini divanati? Di certo sì. Ma questa è una delle piaghe più micidiali sul globo terrestre. Maledetti svedesi!
Perché accade ciò? Perché in un certo momento del percorso vitale con la vostra amata compagna, un bel pomeriggio di domenica poi, la beata fanciulla se ne esce con questa richiesta? Perché?...Da tempo sociologi e luminari di tutto il mondo si arrovellano le cervella per risolvere questo dilemma. Perché poi sti stramaledetti la domenica non sono chiusi? Carogne svedesi!.
Di solito il colpo viene sferrato nel post pranzale. Quando ancora obnubilato dall’adorato pantagruelico pasto domenicale, in stato catatonico, con un leggero filo di bava che fuoriesce dal lato della bocca semi aperta, aspettiamo scalpitantissimi l’inizio delle partite di calcio. Con gioia e fibrillazione di assistere alla propria squadra del cuore riemergere da bassifondi della classifica. Tanto, poi perdiamo come sempre...sigh! E lì...in quel fatal momento che ci viene inferto il colpo mortale. Maledetti svedesi! Al momento non capiamo mai al volo, anzi speriamo di aver capito male Forse stavamo avendo un incubo. Ma la satanica fanciulla soavemente ci solleva con fermezza le palpebre semichiuse e ripete l’invito. Non è un invito, è un perentorio ordine! Andiamo all’Ikea. Devo andare all’Ikea!!! cominciano pian piano a riattivarsi quei pochi neuroni rimasti svegli e pensi. CAZZO CI SERVE ALL’IKEA DELLA MADONNA! Abbiamo un buco di 60mq stracolmo di roba che tra poco dormo sul comò. Che stracazzo dobbiamo comprare? Lei ti legge nella mente e ti sfila sotto il naso la lista con il catalogo con tutti i giallini già infilati nelle pagine. Tante tante pagine! Innumerevoli pagine! La guardi con odio nascosto. Ho sempre pensato che probabilmente dalla nascita, a tutte le donne, gl’infilano qualche cip nel cervello che ad un certo punto della loro agognata maturità ormonale...zanghete! si riattiva....ikea ikea ikea ikea...gli ripeterà l’impulso all’infinito nel cervellino fin quando non acquistano qualcosa o il cervello va in pappa! Stramaledetti svedesi! Prima che possano compiere una sciocchezza devono assolutamente farlo, e noi dobbiamo assolutissimamente accompagnarle. Per forza. Ne va nella nostra vita. Inizierebbero atroci rappresaglie e pensi : “e se la pazza mi fa sparire il telecomando?...se non mi lava più le mutande?...niente più baccalà coi peperoni?”...Sudo freddo. Può accaderci qualsiasi cosa. Si racconta di uomini buoni come il pane, devoti padri di famiglia, visti cibarsi alla mensa della Caritas per l’affronto del rifiuto.

giovedì 26 aprile 2012

Sezione Grandi Scrittori - Tema: William Saroyan

Leggendo William Saroyan, mi è venuto da pensare alla letteratura e al perchè della stessa. La letteratura non è un abito da mettere per le occasioni buone, non è un rolex da mostrare in società, non è uno status symbol. Gli scrittori professorini, seduti in cattedra, mi hanno sempre fatto abbastanza ribrezzo.

Saroyan (1908-1981) è un armeno cresciuto in America, cresciuto in orfanotrofio, che ha fatto lavori sporchi – tanti lavori sporchi – e che ha conosciuto il popolo da vicino. La gente comune, l’ignoranza, la stupidità se volete. Ma la gente vera, non gli arditi intellettuali che trancian pezzi e manuali e poi stremati fanno cure di cinismo. Saroyan conosce i sapori e gli odori della vita vera, conosce la città – sporca e puzzolente se volete. Conosce le giornate piegato in due a zappare, conosce la fame nera e i topi che ballano sul tavolo della miseria.

Tema: Sez. Soap & Sapone - Dawson's Creek


Svolgimento


Per cinque anni, per un totale di sei stagioni e centoventotto episodi,  Dawson, Joey, Peacey, Jen - i quattro ragazzi di Capeside che fingevano di avere quindici anni, quando in realtà erano quasi trentenni - hanno tenuto noi, adolescenti in calore, col fiato sospeso.
La trama era un cubo di Rubik: in una tranquilla cittadina il quindicenne Dawson Leery sogna di diventare regista ma l’arrivo in paese di Jen Lindley, bella e svampita ragazzina di città, sveglia i suoi ormoni (poiché l’amica d’infanzia Joey Potter non ci riusciva). Da quel momento è una cascata di avventure amorose: Peacey con una professoressa e poi con Andy, tanto carina quanto pazza, Joey con Jack (che si rivelerà omosessuale dopo qualche episodio), Dawson con una ragazza del college che sbuca da tutte le parti e quando meno se l’aspetta, Jen con il resto dei compagni: si scendeva e saliva dai letti degli altri con le movenze di un ballerino di danza classica , al mattino e al tramonto, e poi tutti a correre a piedi nudi sulla sabbia. 

mercoledì 25 aprile 2012

Tema: Bella ciao


A novecento metri sul livello del mare imbocchi il sentiero, e respiri aria.
Dopo qualche metro, il passo si cadenza da solo, le mani escono dalle tasche e afferrano i laccetti dello zaino, il fiato si regola. Respiri aria, mentre cammini.
Dopo qualche centinaio di metri, avverti un po' di sete. Le mani cercano la borraccia, il passo rallenta. Ti fermi, bevi. Fai un gran respiro, e respiri aria.
Cammini e respiri aria, sali in quota e respiri aria. Sempre più fresca, sempre più pura. Pizzica il naso, invade i polmoni. Fa quasi male, abituata come sei all'aria pesante e piena di smog. Ma ti piace. Respiri aria.
Il paesaggio muta. In basso larici, abeti bianchi e abeti rossi. Alti, maestosi, imponenti. Respiri aria profumata di bosco, di muschio, di umido.
Poco più in alto, gli stessi abeti e gli stessi larici, ma meno alti, più tozzi; alcuni sono più sottili e sembrano ancorati al terreno con una puntina, sembra che possa bastare un filo di vento a tirarli giù.
Sali, e gli alberi scompaiono: rododendri, ginepri, genziane maggiori. Respiri aria profumata di resina.
Più in alto ancora nemmeno loro ti seguono: mirtilli, genzianelle, crochi, gerani selvatici. E prato. Tantissimo prato, puntinato di fiori di mille sfumature. Giallo, blu, azzurro, rosa. L'erba è alta, profuma. Inspiri aria, profumata di erba calda, di fieno.

Tema: "Naso" da bagnoschiuma


Ci sono i “NASI” da profumo e i “NASI” da bagnoschiuma.
Appartengo alla seconda categoria. Ho passato piu’ tempo ad annusare bagnoschiuma al supermercato che a farmi docce.
Resto incantata delle mezz'ore davanti allo scaffale della corsia ”cosmetici e pulizia per il corpo” come una mosca da una cacca. Miro e rimiro i flaconi colorati perfettamente allineati e variamente prezzati.
Studio a memoria le loro essenze, le recito a bassa voce come un rosario e quando mi imbatto nella parola “glycol propylene” sobbalzo con orrore come avessi letto una bestemmia.
Con cura ne scelgo uno dallo scaffale, lo ruoto su sè stesso apprezzandone il colore e la confezione, lo stappo lentamente come fosse Champagne senza volgare botto. Lo premo leggermente e ne respiro il profumo fino a quando non faccio le bolle dal naso.
A volte premo troppo e me lo verso addosso.

martedì 24 aprile 2012

Tema: Mandrillo

Lui siede davanti il banco. La moglie no, come un angelo custode gli sta un passo dietro.
Isabelle (è scritto così sulla targhetta dorata che lei porta al gilet) è girata e sta cercando, in una serie di cassettine, quali sono gli occhiali di quel signore che aspetta.
Lui è il tipo da chioma ancora fluente, bianco-grigiastra e portata lunga. Un filo di gel a renderla lucida. Ben rasato e ampia dose di dopobarba addosso. Il profumo di sandalo arriva prima di lui.
Lui siede e le dà il numero di riferimento della commessa e poi dice a Isabelle che il rossetto arancio le dona parecchio. Isabelle sorride imbarazzata (risponderebbe a tono, se non che quando un cliente è accompagnato da una donna, quella il più delle volte è la moglie, e pertanto è meglio sopportare che tanto poi ci pensa lei a redarguirlo). Isabelle sorride e fa finta di niente.
Lui no, le dice: non si finga imbarazzata perché è presente mia moglie (Isabelle questa volta sì che potrebbe rispondere, ma poi ripensa alla regola aurea di buon comportamento).
Lei ha trovato la cassettina, prende gli occhiali e glieli porge. Lui li inforca, si guarda allo specchio e tutto soddisfatto si rivolge alla moglie: tu che ne pensi? mi ha detto Isabelle che con questi dimostro molto meno dei miei quarant’anni. Volevo prenderne altri, più economici ma poi Isabelle mi ha consigliato questi, costano trecento euro in più. Isabel mi ha detto che gli altri mi stavano bene, ma con questi la gente si girerà a guardarmi. Tu che ne pensi?
La moglie guarda altrove, come se lui non avesse parlato.
Isabel trattiene il respiro e le corde vocali e pensa che ha quasi finito: gli chiede se vuole la fattura. Poi lo invita ad andare alla cassa.

Tema: Felicità prêt-à-porter

Svolgimento


Ormai è evidente: sono una ciclotimica cronica con fasi di esaltazione seguiti a baratri di depressione nera.

Maniaca compulsiva con elementi chiari di psicosi e disturbo della personalità!
Finalmente ho un argomento per il té con le amiche!
Iniziare la conversazione con: “il mio psichiatra mi ha detto...”, fa molto più chic di “il mio parrucchiere mi ha detto...”per quanto entrambi nevvero abbiano lo stesso oggetto di lavoro: la testa! 
Ciclotimica dicevo. Che non vuol dire che mi vien la tisi durante il ciclo. No! un momento sono allegra e quello subito dopo son triste. Lo stesso tempo insomma che mi resta pieno un bicchiere di wodka e gin! Un momento fischietto allegra come Heidi tra le sue caprette sui monti, un altro passerei l'ora di pranzo a guardare Magalli.
Ecco, ora mi sento l’energia sufficiente per soddisfare, almeno nei sogni, l’intera delegazione degli olimpionici italiani in partenza per Londra e il momento subito dopo sono una bandiera moscia su di un'asta e senza vento per giunta. 
Dottore mi aiuti! Farmacista! 

domenica 22 aprile 2012

Sezione grandi scrittori tema: Tahar Ben Jelloun. Notte fatale



So che la notte non è come il giorno: che tutte le cose sono diverse, che le cose della notte non si possono spiegare nel giorno perché allora non esistono... 
(Ernest Hemingway)


Un’altra notte di sogni confusi, agitati, come i rami mossi dal vento. Un altro risveglio, segnato dal battito affannato del cuore, nel silenzio di quella casa addormentata. Aveva creduto di aver spazzato ogni residuo, di aver fatto abbastanza silenzio affinchè anche l’ultimo ricordo fosse, se non cancellato, almeno reso muto. Invece no. Lo stomaco aveva ripreso a far male e l’aria a morire nei polmoni. 

Aveva imparato che non avrebbe potuto cambiare troppo le cose. Come l’ombra che resta su un muro dove un tempo c’era stato un quadro, anche lei avrebbe continuato a portare quell’ombra dentro di sé per sempre. Era così, e intanto fuori, cominciava a scendere la notte…

Ogni volta che ripartiva verso le sue latitudini era come se il caldo dilatasse ancora di più i suoi pensieri. Tutto si trasformava con le prime luci delle prime stelle, tutto sembrava meno vero, meno reale. Non era più se stessa in lotta con i suoi fantasmi. Sapeva d’essere già passata in quella direzione, sapeva che i passi non erano stati solitari ma, per quanto cercasse in giro non trovava alcun segnale, nessuna foto, nessun indizio della sua vita passata. Neppure lo specchio rifletteva la sua immagine, neppure la sabbia conservava le sue orme. 

E allora cosa sono tutti questi pensieri confusi, queste immagini, queste voci. Il pensiero la coglie all’improvviso: non sono le voci del suo passato. Sono le voci del suo futuro, racchiuse in un vagito, in questa notte fatale.

l.l.g.


venerdì 20 aprile 2012

Sez. Soap & Sapone - Tema: Cenerentola a Denver


Dovrebbero tutti rendersi conto che non è affatto semplice essere una signora, ma modestamente io ne ho la stoffa. La prendo da quell’italiano, quell’Armani: me ne dà sempre un sacco, e non devo nemmeno smuovere la dentiera di mio marito: lo affascina lo sbrilluccicare della mia favolosa cofana alata… sì cara, sapesse… il mio parrucchiere è lo stesso della moglie dell’ambasciatore, Nilla Pizzi mi pare che si chiami. Lei, non lui: lui è italiano anche lui, si chiama Iveco. No, non so… è un nome come un altro per loro, almeno credo.
La vita non è semplice, cara… Sapesse che fatica schivare tutti i giorni i coltelli lanciati da Fallon, la figlia di mio marito. Quella femmina, intendo: la riconosce perché è molto maschia con la mascella pescecagnata come papà. Quella più gentile e cotonata è suo figlio, Steven… sì, è un po’ il reietto di casa, ma gli vogliamo bene lo stesso, e poi è l’unico che non mi odia perché se ci mettiamo assieme tra due mezze calzette facciamo quasi un collant di nylon, olè! Intanto gli rifilo mia nipote, anche se è un po’ vacca è tanto, tanto bionda come me: tanto lui è già gay di suo, oltre che ossigenato a morte: peggio di così che male vuole che si faccia? Che si faccia difendere in tribunale dal suo amante? 

giovedì 19 aprile 2012

Tema: Le doti a corte


Nell'anno di grazia 1200 alla corte di Federico II e di sua madre Costanza d'Altavilla, giunse notizia che in una regione del loro vasto impero, un giovane di notevole talento cresceva in bravura e intelletto. La fama del giovane era dovuta non solo alla sua abilità di scolpire Madonne con mantelli dipinti di stelle, ma di suonare anche un piccolo strumento di ferro. La forma di questo strano oggetto era davvero singolare: una piccola sagoma come di viola, slargata ai fianchi, si stringeva poi in centro come sul corpetto di una donna, per poi riallargarsi come un seno. Ferro e vuoto al centro, stava tutto in una mano, correva al suo interno di una barra appiattita e sottile che azionata con una delle mani, portandosi alla bocca il ferro e soffiandoci attraverso, produceva un suono simile ad un going. Meno cupo e profondo. Anzi giocoso e medio basso
Going, going, going... Insomma non era da tutti saper suonare un siffatto strumento.
Il giovane scultore fu condotto a corte.


Tema: I passeri di FOURTHSTREET1922

Piccoli passi ben distesi. Il cielo bauxite brilla luce ramificata. Ombre  tuttalpiù  si intravedono, le foglie soccombono ai fremiti.  Il nero si fa vita. 
A guardarlo bene sono le foglie sono gli stessi pettirossi seguiti a straccio dai passeri. Posano eleganti. Nel becco  cibo. Sincronicamente si scelgono e si accoppiano. 
Si muovono insieme, formano sciami.
   

D: Effy è tremendo quello che è successo  sta  notte non  trovi?
E: sì, Freddie l'ha fatta grossa. Proprio con te ! Non  lo ricordavo sai?
D: è  colpa del  gin lemon e  l’md. Ne hai presi troppi. Guarda hai del vomito sul pigiama
E:  ti dicevo, mi sentivo ovattata

      Sbam. Un pettirosso si suicida disarmonico sul vetro del cottage di Effy.

D: Che notte da sbarello! Un culto, un totale orgasmo! Canzoni, coriste, costumi coloratissimi, fellatio, un po' di conigli.
E: conigli, ma quello non era un uccello?
D:  Non  fare troppe domande.
E: vedi quei passeri li
D: non sono pettirossi?
E: obbediscono a leggi  prestabilite  come le particelle atomiche. Non pensano volano.
D: cosa dici sbarellano anche loro!
E: "Le particelle subatomiche non obbediscono alle leggi fisiche..si muovono secondo il caso,il caos,la coincidenza si scontrano l'una con l'altra nel mezzo dell'universo e poi c'è il bang. E l'energia. Noi siamo come loro. La più grande qualità dell'universo l'imprevedibilità.. per questo è divertente!
D: how are you so burnt when you're barely on fire ?
E:  rompi e  brucia.
  Gli uccelli si distaccano.


mercoledì 18 aprile 2012

Sez. Soap & Sapone: Tema: "Sentieri"

"This is the time to remember..."


Che bella storia: una soap tutta piena d'amore.

Amori veri, indissolubili, come quelli di una volta; legami che si rinsaldano anche dopo catastrofiche disavventure. La mitica Reva (in inglese Riva) era il personaggio da me preferito.
Il suo nome stava a significare l'ampiezza del suo cuore, la sua bellezza era immarcescibile: in due parole "un porto sicuro" da ritrovare nonostante il passare degli anni.
Reva prima si mette con Joshua, detto Josh, di cui è innamorata sin da bambina - vero amore, "dalla nascita"- ma sposa il fratello Billy e poi il padre. Un attimo... non facciamo confusione. Sposa in riva al mare Billy, il fratello del suo grande amore, e in un momento di de-riva l'anziano HB (il padre sempre del suo grande amore), per la serie "resta tutto in famiglia"... ma no!
L'apoteosi di un melodramma: Quali tormenti! Che passioni! Che donna... in quanti la amavano! Mi chiedevo: "Che cosa ha lei che io non ho?" (Mi stavo rovinando l'infanzia mentre cercavo la risposta, credendo che HB specificasse solo la durezza di una matita. Mi mancava la sua ambizione, ecco cos'era.)

martedì 17 aprile 2012

Sez. Io c'ero - Tema: Casteldaccia

8 agosto 1982

Questo paese di strade come budelli e di persiane accostate per guardare chi passa, nasconde occhi e troppe intenzioni (non mi piace, mi sento scrutato - parcheggio il motorino ed entrando nel bar lo direi forte, io da qui me ne vado mille volte e non ci voglio tornare neanche con i piedi a paletta, poi buon giorno zio, mi lego il grembiule e comincio a contare le trecento tazzine di caffè che mi ordineranno; io non ho piedi adatti per andare altrove, lo so bene). Fuori c'è passeggio di gonne, vanno a messa e riempiono la piazza di stoffe leggere, gli uomini si sbarbano e indossano la camicia pulita – si tolgono di dosso la terra, la forma della zappa no, gli rimane tra le mani segnate dai calli e sulla schiena arcuata – ma in chiesa non c'entrano, si tengono fuori a distanza di benedizione, una parola ogni tanto che a parlare ci vuole arte e loro sanno lanciare solo la zappa di sbieco per staccare la zolla; le palme e le case di tufo sbiadito e il cielo bianco: Casteldaccia è un passo indietro nel tempo. Il caldo brucia i peli del naso! - ci sarebbe il mare vicino, farsi una sguazzata come ai tempi dei tempi, ma che stai dicendo, il mare non è per i paesani, noi non siamo fatti per nuotare, che siamo pesci? (rimangono in paese a sbuffare vapore, cercano l'ombra e di tanto in tanto dalla sacchetta dei pantaloni tirano fuori un fazzoletto gualcito per asciugarsi i sudori).

Questa è domenica di pianti sommessi, di funerali, il sindaco ha proclamato una giornata di lutto – al bar si parla solo dei morti ammazzati di ieri ma sono chiacchiere di poco conto quelle che circolano, l’interesse è altrove, chi morirà oggi? (anche oggi duecento cannoli scompaiono prima di mezzogiorno).




GD
(da "L'estate che sparavano", romanzo)

Sez. Soap & Sapone - Tema: "Scrooge"

Svolgimento


- Dai, vieni giù. 
- No, sai che non posso.
- Ma dai, muoviti. 
- La mamma non vuole, me l’ha vietato dopo che la maestra l’ha chiamata.
- Santi numi! La tua maestra accetta da anni quelle fanfaluche che vedi alla televisione e le gabelli come incubi, ma solo perché dici che sei un ammiratore di qualcuno si sente in dovere di chiamare tua madre? Lei, poi, è un genio: madama parla dalla cattedra e mamma scatta, ma quando ti vedeva che facevi la doccia con le monetine del salvadanaio non ti ha mai detto nulla. 
- Che cosa vuoi che capisca lei? Vorrebbe farmi diventare il piccolo Lord Fauntleroy. E solo per fare dispetto a papà, che mi vorrebbe come lui.
- E tu che cosa vorresti?
- Stare tranquillo. Scappare lontano.
- Perché? 
- Perché sono solo, perché nessuno mi vuole bene, perché sono diverso.
- Io sono diverso. Tutti mi odiano… e io odio tutti. 
- Tu hai un cuore d’oro, ma lo hai nascosto quando hai capito che è troppo costoso gestirlo a dovere.
- Chi lo dice? 
- Tuo nipote. E Doretta anche; lo sanno tutti che quando eri un bambino i tuoi genitori ti volevano bene, e anche le tue sorelle.
- Non so com’è essere bambino, non ho avuto il tempo di esserlo, dovevo lavorare per aiutare a casa.
- I tuoi nipotini sono bambini, e li hai sempre vicini. Io sono nato vecchio, mia sorella me lo dice sempre. 
- L’importante è che non avvizzisca il cervello! Molti grandi uomini erano ancora attivi a novant’anni! E sai perché erano rimasti giovani? Perché avevano ancora dei sogni da realizzare! La qualità delle nostre vite dipende da ciò che faremo. Gli unici limiti alle avventure sono i limiti dell’immaginazione. 
- Non ho avventure, però ci sono le tue.
- E allora scendi giù!