venerdì 6 dicembre 2013

Tema: Corfù

Sez. In viaggio
Svolgimento

Sotto una luce si guarda la mano destra e ci sputa sopra, poi con l'altra prova a togliere gli ultimi residui ancora visibili dell'inchiostro della discoteca e si chiede il perchè abbia accettato di entrare in un posto che si chiama “Heaven & Hell”, ma si dà subito una risposta e gli ritornano le parole esatte dell'opera di convincimento: le ragazze in questi posti spuntano come niente, vedrai, ma tu devi essere pronto quando ti chiamo, io le abbordo e tu traduci per tutti e due, ci stai? Ci sto, gli aveva detto, che per lui tradurre in inglese è più semplice che abbordare, gli basta rimanere dietro poi fa tutto l'amico, e se c'entra qualche commento personale lo può fare. Non è una tecnica già provata, solo un piano d'azione abbozzato velocemente durante l'aperitivo, il metodo più rapido per portare a termine un racconto preconfezionato di avventure sessuali durante la vacanza post-diploma; tutti argomenti a cui pensare adesso che, fuori dalla discoteca H&H, si può stare lontani da musica roboante, luci epilettiche puntate sugli occhi, camicie sbottonate, sudore che cola e fumo di sigaretta anche mentre si balla. 
A stare seduto al bar della discoteca si annoiava e a guardare il suo amico sul cubo gli veniva voglia di spaccargli in faccia il sorriso da tre cocktail, quindi era uscito, e per costringersi a non rientrare si era tolto l'inchiostro dalla mano.

La discoteca si trova sul lungomare, dall'altra parte della strada la spiaggia e lì, al buio, coppie e gruppi di amici cercano un posto appartato per poco tempo, ma a lui non interessa né cercare un posto appartato né trovare amici. Si passeggia tranquillamente, per strada nemmeno troppa confusione di macchine o di ragazzi ubriachi in cerca di un appoggio, e pensare che i programmi per la serata dovevano essere altri: si parte sempre veloci e con buone intenzioni, poi al primo ostacolo si rallenta, si cambia strada e in poco tempo ci si ritrova di nuovo all'inizio. E pure soli.

mercoledì 4 dicembre 2013

Tema: Io e Francesco

Svolgimento

Quando i miei genitori comprarono la casa in montagna, nel 1981, io e i miei fratelli ci organizzammo per portarci dietro qualcosa da leggere: serviva qualcosa di poco impegnativo, e che potessimo lasciare lì da un’estate all’altra senza troppi rimpianti. Optammo per un pacco di Topolini avanzati da una vendita di giornalini organizzata dai bambini del quartiere.
Ogni anno, quindi, le storie che leggevamo erano sempre le stesse, ma noi eravamo sempre diversi: a dieci anni ricordo che mi mancava la figurina numero 106 dell’album di Candy Candy, a quindici aspettavo con ansia una telefonata della mia ragazza che era partita per le vacanze con un ritardo nelle mestruazioni di tre giorni.
Due mesi erano lunghi – già dopo una settimana sapevo ogni battuta a memoria. Mi leggevo anche le pubblicità (Paolo Rossi con le Galatine, Daniela Goggi con le Big Bubble), e tutte le rubriche - tra le quali c’era “La posta di Topolino”. 
Domande da Giovani Marmotte: Caro Topolino, ma è vero che il muschio cresce solo sul lato nord degli alberi? 
Domande da cultori: Caro Topolino, di cosa è fatta la calzamaglia di Super Pippo? 
Domande da posta del cuore: Sposerai Minnie?
La mia preferita era questa:
Caro Topolino,
ho otto anni e sono innamorato della bambina più bella della classe: è una vera principessa e io ho perso il cuore per lei. Ma lei non mi guarda nemmeno, perché dice che sono brutto. Per quale motivo non si pensa a cosa c’è nel nostro cuore? Dentro io sono bellissimo, e meriterei il suo amore più dei bambini per i quali lei perde la testa.
Cosa devo fare?
Un piccolo ranocchio

martedì 3 dicembre 2013

Tema: Non si è mai pronti

Svolgimento

Le briciole di pane sparse sulla tovaglia, uno dei due bicchieri vuoto, l’altro con un dito di vino. Rosso come piaceva a lui.  Sul tavolo anche il suo cellulare.
Rigiravo la tazzina del caffè quando mi accorsi della sua impazienza. Con gli occhi sbirciava continuamente l’orologio. Era domenica, non avevamo altri impegni. 
Cominciai ad osservare i suoi movimenti, la contrazione della mascella, i polpastrelli delle sue mani che si toccavano nervosamente; era palese, cercava le parole giuste. 
Io parlavo delle solite cose, ma già da qualche minuto non rientravo più nel raggio della sua visuale. 
Cercando di capire, non avevo ancora formulato nessuna ipotesi, stavo solo vagliando sensazioni, mentre l’ansia cominciava ad allertare i miei nervi.
«Qual è il problema?» chiesi intrecciando le dita e sporgendomi verso di lui.
Quello che accadde dopo mi trascinò tra le fauci dell’assurdo.
Lo guardavo come si guarda un’opera d’arte della quale non si comprende la vera natura, ma che suscita disgusto perché sovverte tutti i canoni della bellezza stessa.
La nostra unione era di per sé un’opera d’arte. Stavamo insieme da vent’anni e, seppure senza figli, avevamo condiviso una vita ricca, piena di emozioni, tante gioie, tanti progetti, quasi tutti realizzati. 
Certo non ero mai vissuta nell'illusione che tutto potesse rimanere uguale per sempre. Né l’intensità né la qualità del nostro rapporto. 

Tema: Ciao, amore ciao!

Sez. In viaggio
Svolgimento


Quattordici anni passati insieme, quasi ogni giorno ricorrevo a te, ai tuoi servigi, non mancava occasione per portarti con me dovunque, anche al lavoro, eri con me  nei miei pensieri o nei paraggi.
Il primo incontro non è stato facile, non sapevo come prenderti, come trattarti,poi a poco a poco ho cominciato a conoscerti meglio, fino a quanto potevi resistere alle mie insistenze, al mio “stiramento” quotidiano. Passavo da momenti di sprint a momenti  di calma piatta, mettevo il “pilota automatico” direbbe qualcuno ed in effetti lo facevo davvero, ma rimanevo vigile, non potevo permettermi di lasciarti sfuggire dal mio controllo. 


lunedì 2 dicembre 2013

Tema: Appunti sul fiume

Sez. In viaggio
Svolgimento 

 Ho scoperto che Buenos Aires scorre accanto al Rio de la Plata, è un ferragosto piovoso di dieci anni fa e già pregusto le grigliate di carne e il dulce de leche, che da soli valgono il viaggio, l’ho letto sulla guida, e anche il tango e il café Tortoni, dove Borges costruiva le sue mappe visionarie.
E che gli italiani di terza generazione hanno in testa una specie di Italia metropolitana, per loro siamo tutti vicini di casa imparentati alla lontana, non importa se veniamo da Catania o da Cremona, e appresso a loro l’abbaiare degli indios fruttivendoli davanti alla stazione dei treni e i fantasmi dei dinosauri più grandi e feroci e affascinanti che hanno popolato il Sudamerica quando Adamo era ancora una palletta di creta, e appresso a loro la fila ordinata di coloro che aspettano il buquebus per Montevideo, uno dietro l’altro in ordine di arrivo senza accalcarsi, e appresso a loro le bande di bambini che prendono d’assalto il cassonetto di fronte al ristorante, ci trovano le ossa spolpate e avanzi di cocacola nei bicchieri di plastica, ma anche qualche boccone buono, e appresso a loro il mercatino della Recoleta dove gli oggetti confluiscono e si moltiplicano senza fine, e appresso a loro matricole e professori universitari che percorrono i corridoi portano sotto braccio il termos dell’acqua calda per il mate. 


domenica 1 dicembre 2013

Tema: ...e il piccolo è in giro per il mondo a costruire ponti

Svolgimento

Penso che mia madre alla nostra età c’avrebbe voluto “sistemati”, invece ultratrentenni siamo ancora in cerca di un lavoro vero e di una storia altrettanto seria. 
Io sono il mister di base in una scuola di calcio, dove a stento ci prendo le spese per pagarmi l’affitto, infatti è per mangiare che devo trovare un secondo impiego, mentre mio fratello, laureato, è stato assunto da una cooperativa comasca dove carica e scarica merci per la COOP, e certamente non per i suoi meriti universitari, ma per il semplice fatto che sa usare il muletto. Anche lui arranca con le spese: lo stipendio, misero, non glielo pagano regolarmente, credo un mese si e uno no. Va a finire che tutt’e due per sopravvivere, dobbiamo attingere dalla pensione di mia madre.
Ho degli amici che sono andati via, alcuni sono fuggiti in Inghilterra, altri in Australia. Io sono evaso da casa di mia madre per evitare di fare il fannullone a vita, ma mi sono spostato di poco, e rischio di finire sotto i ponti come un barbone a chiedere l’elemosina.
Certi giorni mi sembra che sia la soluzione migliore.
Non riesco neanche a pensare di avere una storia seria, un amore per prima cosa ha bisogno di soldi: se comincia senza, non ha dove andare. Idem mio fratello.
Mia madre ci incoraggia sempre ogni volta che ci sentiamo per telefono, ma dalla voce, lo capisco,  patisce i nostri fallimenti come suoi. Non le appartengono le nostre situazioni. Ha faticato tutta la vita per tirarci su onesti e di buona volontà, specie dopo la morte di mio padre. Noi due eravamo poco più che ragazzini.  E ce ne sono voluti buona volontà e sacrifici, da parte di tutti e tre, per laurearsi mio fratello, che studiava e lavorava contemporaneamente. Io di scuola ne ho sempre voluto poco. Ricordo una volta, quando mia madre venne a ritirare il pagellino, che in Tecnologia trovò un NC e mi chiese cosa significasse, ed io con molta disinvoltura le risposi: “Notevoli Capacità, mamma”. Ci credette. 

sabato 30 novembre 2013

Tema: Il giorno che ti incontrai

Sez. In viaggio
Svolgimento


Incredibile, il motore è partito al primo giro di chiave - tolta la patina di polvere depositata negli anni sembra quasi nuova. Il colore ancora quello: azzurro (mamma non era tanto convinta. Lei avrebbe preferito una tinta più sobria, più adatta alla famiglia). E’ bastato poi solo ruotare la vite del carburatore per eliminare gli scoppiettii della marmitta.
E’ ancora perfetta; la valigia di vimini intrecciato, che con poche lire in più potevi avere come optional, riposta nel bagagliaio - la si fissava con delle cinghie di cuoio, dietro, all’esterno, su un supporto di metallo cromato, ormai ossidato, sistemato sulla feritoia per il raffreddamento del motore. In quattro ci si stava più che comodi.
Di solito andavamo per le vacanze estive. A volte anche a Natale, quando non era troppo freddo.
Papà, messa da parte la formalità del lavoro d’ufficio, alla guida in maniche di camicia - i bottoni del colletto aperti, i suoi baffi curati e neri -, mamma accanto (i capelli raccolti in un foulard che le avvolgeva anche parte del collo, ma il vento che entrava dal tetto con la cappotta ripiegata le spostava lo stesso qualche ciocca davanti al viso e allora con un movimento cercava di contenerle). Ogni tanto si girava un attimo a sorriderci, a volte la sua mano si fermava su quella di papà appoggiata sulla leva del cambio. Le dita intrecciate.
Io e mio fratello sul sedile posteriore.
La guida tranquilla, i paesaggi scorrevano non troppo veloci, lasciandoci il tempo di ammirarli da dietro il vetro del finestrino, e intanto ci addentravamo sempre di più lasciando il mare alle nostre spalle, fino a che non scompariva del tutto - ma a giocare con la sabbia o a fare il bagno potevamo andarci quando volevamo, a me non dispiaceva (lo avremmo rivisto in lontananza dall’alto del belvedere del paese, nelle giornate particolarmente limpide).
Percorrendo strade poco trafficate ci fermavamo a mangiare le mandorle, non che in città non ce ne fossero, ma raccolte direttamente dagli alberi che crescevano nei campi ai bordi avevano un altro sapore. Un rituale, segno che ormai mancava poco, e ne approfittavamo per sgranchirci e rinfrescarci un po’. Io ne ero particolarmente ghiotto, e anche mio fratello. Lo so perché quello era uno dei pochi momenti del viaggio in cui si svegliava. Non lo disturbavano nemmeno le grattate del cambio quando papà scalava per affrontare i tornanti, nemmeno il clacson quando entravamo nel silenzioso centro abitato. 

venerdì 29 novembre 2013

Tema : Un viaggio indimenticabile

Sez. In viaggio 
Svolgimento


Volo da sola da quando avevo dodici anni. 
Tratta Milano - Brindisi, una targhetta appesa al collo, venivo affidata alle hostess, portata sull’aereo su una vecchia panda bianca ed ero la prima a salire e l’ultima a scendere. 
Sentivo addosso gli sguardi degli altri passeggeri e mi isolavo con la cuffia nelle orecchie e un libro in mano: un’ora passava in fretta. 
Ma ora, finita la maturità, il mio primo lungo viaggio: Vermont, Stati Uniti, dove per un mese starò in un campus a studiare inglese. 
La mia tenuta da viaggio è sempre la stessa: jeans comodi, maglia per combattere l’aria condizionata, caramelle contro le orecchie tappate, una buona scorta di libri e parole crociate nello zaino, il walkman e tutte le cassette che posseggo.

L’aereo è enorme, con file da dieci posti, il mio è vicino al corridoio. Meno male: chissà quante volte dovrò alzarmi per andare in bagno !
Mi guardo attorno: ci sono uomini d’affari non abbastanza potenti per la business class, intenti a scrivere al computer o a leggere il giornale, famiglie con bambini che già urlano e litigano, coppiette mano nella mano che si sbaciucchiano o bisbigliano nelle orecchie. I ragazzi della mia età scarseggiano, solita sfiga.
Ce la farò a sopportare per nove ore i pargoli urlanti o a metà viaggio avrò l’istinto di buttarli giù dall’aereo? penso mettendo lo zaino sotto il sedile davanti.
Dopo un’ora un annuncio del comandante “stiamo attraversando una turbolenza, allacciate le cinture fino a quando l’apposito segnale non verrà spento” .
Troppo tardi, la mia coca cola si è rovesciata addosso alla signora grassa seduta vicino a me, interrompendo il suo monologo sulla storia della sua famiglia, le ultime tre generazioni, e tutti i suoi problemi di salute.

giovedì 28 novembre 2013

Tema: Quattro soli a motore di Nicola Pezzoli - Neo Edizioni

Sez. Gli Amici della Maestra
Svolgimento



Se non vi piace Corradino, siete in compagnia: neanche a me piaceva il mio nome, e per qualche tempo m’ero illuso di poter essere chiamato con qualsiasi altro fosse garbato a me. Corradino era sempre meglio di Scrofa, ma nella prima infanzia di Lavinia nessuno si sognava di chiamarmi così, e a me proprio non andava giù che mi avessero battezzato con questo nome così strano e così lungo, che nessun altro all’asilo portava. L’unico nome che avrei amato meno del mio era Stelvio, perché all’asilo c’era un tizio insopportabile che si chiamava Stelvio. Questo bambino Stelvio aveva una testolina a pera che faceva pensierini a pera. Non solo gli era stato appioppato quel nome abbastanza ridicolo ma, siccome aveva appena compiuto gli anni, passava il tempo a domandare a tutti gli altri bambini quanti anni avessero, e se dall’oggi al domani le età non cambiavano faceva seguire il suo sconcertato commento: “Ma come, sempre tre?”, “Sempre quattro?”. Di giorno in giorno il bambino Stelvio domandava l’età agli altri bambini assumendo sempre più un’aria di superiorità. Doveva essersi convinto che cresceva solo lui, il cretino, finché non cominciarono ad arrivare, a poco a poco, i compleanni degli altri a normalizzare la situazione. 
Altro nome dell’asilo che non avrei mai voluto avere, ma per motivi opposti, era Eligio: l’Eligio mi faceva pena. Era uno scricciolo con un grande neo sulla tempia sinistra. Una mattina era venuto in ritardo, accompagnato dal papà, che nel cortile, davanti a tutti, aveva scartato per lui una succosa gomma da masticare, rosea e compatta, che al solo vederla mi aveva fatto venire l’acquolina. Senonché, pochi istanti dopo, passata di mano l’Autorità dal padre alle suore, la truculenta Suor Rosa Tutta Spine s’era avventata su di lui come uno spauracchio di stoffa nera e gliel’aveva fatta sputare prima ancora che potesse cominciare a gustarla.

martedì 26 novembre 2013

Tema: Maricàlide e il gioco delle cinque conchiglie

Svolgimento


Chi aveva la fortuna di superare l’anello di fumi che a molte leghe dalla costa cingeva l’isola di Maricálide, si stupiva di un mare mai freddo eppure cristallino. Ai più non appariva un disegno di città, ma una torre di paesaggi che svettava su quell’acqua limpida, sopra abissi dove guizzavano a volte pesci a volte bambini. Avvicinandosi alla costa un odore forte di macchia avvolgeva i viaggiatori che riconoscevano dapprima l’elicriso e il cisto e poi, con stupore, il basilico e la cedrina. Un certo smarrimento coglieva gli approdati: il tramonto dardeggiante che avevano davanti agli occhi conviveva con l’alba delicata che era alle loro spalle. Il giorno si poteva consumare, o riaprire, semplicemente voltandosi. All’infinito.
Non con scale ma con uno sconfinato falso piano, che a percorrerlo talvolta una sola vita non bastava, si saliva al paesaggio superiore, dove colline dolci e distese lasciavano posto all’improvviso a un lago. Sulle sue rive coppie di umani e di animali si amavano in una verzura fitta e sconosciuta, che era più morbida del più morbido dei filati, dove si mescolavano l’odore amaro dei feromoni e il profumo dolce dei gelsomini. La sera si accendevano fuochi: creavano geometrie di percorsi per i giochi di cinguettanti bambini, che inseguendosi staccavano dagli alberi frutti simili a coloratissimi agrumi sconosciuti ai viandanti.


Tema : Mia suocera

Svolgimento

“Murio, murio, un ci pozzu cririri”. Nessuno può leggere questo mio esaltante pensiero, nessuno può penetrare il mio sguardo chino velato di lacrime di sincero sollievo. Nessuno dei presenti dolenti può indovinare la mia gioia. Lei, si ogni tanto ci provava a penetrare dentro il mio cervello a scandagliarlo peggio di una risonanza magnetica, perché doveva avere il controllo totale su di me, con quegli occhi verde cattiveria che ti trapassavano l’anima. Il trapasso invece è tutto suo.
 E’ felicità adesso quella che passa da nord e sud del mio corpo, quella che va dalla punta dei capelli che mi sono rimasti alla punta dei piedi che hanno macinato chilometri per soddisfare le sue continue pretese. Filippo devi andare all’esattoria, compra il pane, corri al paese qualcuno ha dimenticato la luce accesa al villino. La spazzatura che mi gocciola sul pavimento. Filippooooo!!!! Neanche in ufficio avevo pace, anche se raramente mi telefonava, usava mia moglie, ops mia? Io non ho mai posseduto nulla, è meglio dire sua figlia. 


lunedì 25 novembre 2013

Titolo: Twitteratura, romanzo di formattazione.

Svolgimento 

Forse qualche volta ti sei chiesto cosa stesse cercando di dirti Amleto e perché occorre sempre usare mezzi termini e un eccesso di lirismo. Non c’è dubbio che queste domande così problematiche si risolverebbero facilmente se Amleto fosse registrato a Twitter. (retrocopertina “Twitterature” di A. Aciman e E. Rensin) Se trentamila tweet vi sembran pochi, provateci voi a sollevare un popolo di quattromila appassionati lettori di libri, sollecitandoli a commentare per cinquantacinque giorni (un tempo infinito) “Le Città Invisibili” di Italo Calvino, un testo del 1972. 

Tutta colpa della twitteratura.

Cerchiamo di sciogliere i nodi attorno a questa nuova parola nata nella forma inglese come twitterature (e così anche in francese) e in spagnolo twitteratura (idem in italiano).Il neologismo circola su Twitter almeno dal gennaio 2009. Precisamente dalle 13.30 di quel giorno. Ho fatto una ricerca con l’hashtag #twitterature e l’ultimo anzi il primo tweet sembra essere quello di una ragazza brasiliana che ne posta uno – obbligata per forza, dice lei - che rimanda all’articolo del suo blog con un link e che a sua volta rimanda a un altro blog (il gioco degli specchi dal barbiere è sempre presente cfr.), anzi un microbloguezinho che nel sottotitolo si presenta così:


domenica 24 novembre 2013

Tema: Riuso

Sez. Vintage
Svolgimento


Si raccoglie l’acqua piovana nelle cisterne sopra l’abitazione. Si purifica con speciali filtri al carbone. Poi si può bere o utilizzare per qualsiasi esigenza casalinga. Analogamente si può riutilizzare qualsiasi liquido biologico, tenendo conto che il nostro corpo è in massima parte costituito da acqua. 

Vi propongo questo esperimento. Incidete in superficie la pelle dell’avambraccio (dopo una accurata depilazione). Raccogliete il sangue che sgorga nelle apposite cisterne. Purificandolo con filtri speciali al carbone, dopo si potrà anche bere o utilizzare per tutte le esigenze domestiche. Si calcola che da un uomo di taglia robusta, opportunamente inciso, si potrebbero ricavare fino a cinquanta litri di acqua: giusto il fabbisogno quotidiano pro-capite - doccia compresa. Impossibile da applicare su larga scala, direte. Non proprio, vi rispondo. Esempio: potrebbe essere un’idea allestire una maxi pressa in corrispondenza di una grande piazza, che so, Piazza Politeama a Palermo. Nella piazza radunare il maggior numero di persone possibile, non senza uno straccio di preselezione, proprio sotto la lastra metallica. Al mio via, iniziare l’abbassamento della pressa che si protrarrà fino alla torchiatura completa. Una sorta di “presse-à-canard”, attrezzo culinario tanto caro ai cuochi francesi. Lo utilizzavano al centro della tavola imbandita per estrarre tutti i succhi dalle carcasse delle anatre le cui carni facevano bella mostra sui piatti dei commensali. Il fluido raccolto veniva poi distribuito sui piatti individuali.


venerdì 22 novembre 2013

Tema: Intervista a Dio

da Abattoir
Svolgimento

Avvolto in una nube di fumo, con ai piedi delle ciabatte a forma di arca, Dio mi accoglie nel suo studio di via Crucis 17. Mi fa accomodare in una poltrona in pelle da Papa. Accanto ad essa c’è un tavolino, su cui sono poggiati degli strani oggetti: una lampada che sembrava fatta di pelle umana tatuata, un volume dal titolo “Il diluvio universale per imbecilli”, un calendarietto da scrivania con immagini osé delle veggenti di Medjugorje e il dvd de “L’Esorcista – versione integrale”.
Per mettermi a mio agio, mi assicura che non verrò benedetta con qualche piaga o malattia incurabile al mio ritorno a casa. Vista la fine atroce dei suoi prediletti, mi sento fortunata. Apro il mio taccuino. Click. La penna mi cade dalle mani ed esclamo: ”Oh Santo Dio!”. “Oui, c’est moi!”, risponde lui. Cominciamo bene, almeno è un Essere spiritoso in puro spirito.
Gli chiedo se può gentilmente spegnere il sigaro cubano perché non riesco a distinguere i contorni della sua sagoma con tutto quel fumo. Sua Immensità scuote il capo, ricordandomi che preferisce restare anonimo.

Attenzione:
durante questa intervista non c’è pericolo che si manifesti Satana,
in quanto è impegnato in un Congresso Eucaristico in Vaticano,
dove presenterà il suo saggio dal titolo “ Vade Retrò – Papa vecchio fa buon brodo”.


giovedì 21 novembre 2013

Tema: Piccoli uomini non crescono mai ovvero adotta un uomo a distanza di Annabella Di Vita, Avia Editore

Sez. Gli amici della maestra
Svolgimento


Il masochismo delle donne è come l’herpes, rimane silente per anni e si manifesta violento quando un uomo le coinvolge. La nostra bravura nel farci calpestare è pari a quella di un tapis roulant. Il nostro è un masochismo col fiocco rosa: sottile, ironico e, soprattutto, consapevole ai limiti del sadismo perché noi, tutte, sappiamo perfettamente a cosa andiamo incontro, ma ci attacchiamo a quell’uno per mille di possibilità che, questa volta, lui s’innamori follemente di noi. L’unica possibilità di salvezza? Allertare, ai primi sintomi, la protezione civile. Ma chi di noi lo farà mai?
Se per anni vi siete sottoposte a ripetute, nonché dolorose, colonscopie emozionali  o vi siete ritrovate in matrimoni da flebo è ora di dire BASTA! Sei pronta soldato Jane? Non siete obbligate a tagliare i capelli a zero, anche se sarebbe più di effetto, ma dovrete munirvi di un manuale di auto-aiuto (in fondo state imparando anche voi).    
E adesso via! Prendete il volo verso la riaffermazione del vostro Sé, pestato e degradato dall’ illusione di una gratificante vita a due. E che succede ora? Beh, siete finalmente pronte ad arruolarvi nelle truppe speciali! Le truppe che fanno quell’ accidenti che vogliono, quando e come decidano di farlo. Più facile a dirsi che a farsi? Nooo! Tirate fuori dal ventre gli embrioni di desiderio bistrattati, insultati e offesi che custodite lì da chissà quanto tempo. Le scelte sono SOLAMENTE le vostre e se, dopo vari tentativi falliti, deciderete di ricascarci ancora una volta … fatevi desiderare. Prima di accostarsi a voi devono marinare per tre giorni nel Vin Santo, inzuppare la lingua nella Malvasia, accamparsi una settimana in una raffineria di greggio. Quando finalmente saranno più dolci e finemente sgrezzati, sarà allora il momento di concedervi al nemico. Le consegne sono: non siate bottino di guerra, ma premio della caccia al tesoro!
Questo manuale è un condensato di informazioni utili alle signore e signorine di ogni religione, razza ed età, sulle scelte sentimentali che faranno: restare single, sposarsi, tradire o più semplicemente avere una storia con un uomo sposato.