giovedì 31 ottobre 2013

Halloween Writing Contest - Tema: Lungo il Bayou

Halloween Writing Contest
Svolgimento


Il bayou scorre lento nel pomeriggio afoso della Louisiana, bagna una grande tenuta il cui padrone si è risposato di recente; la prima moglie è morta, ed è stato proprio il bayou a portarsela via. I miei occhi percepiscono un’immagine chiara e nitida, ma quello che la mia mente fatica a comprendere è il punto di osservazione; è del tutto fuori dell’usuale, poi realizzo che sto avendo una visione, è come mi trovassi sul fondo del fiume guardando all’insù: la luce filtra attraverso delle canne, le foglie degli alberi gettano ombra sulla superficie; c’è una donna che spinge la testa di un’altra sott’acqua, tenendole un grosso bastone premuto sulla gola. È la nuova moglie che uccide la prima; in quel momento capisco che la donna vuole eliminare anche la figlia dell’altra. 
Ora sono in una barca ormeggiata lungo lo stesso bayou: è di un mio zio che si chiama Angus ma per tutti è solo “Manibuche”; a bordo c’è anche una mia specie di cugino. C’è ressa sottocoperta, l’agitazione tra l’equipaggio è troppa per far finta di nulla ma mio cugino rimane indolente e scocciato a ciondolare sull’amaca nella sua cabina. Cerco di scoprire che cosa succede, e torno sulla tolda; qualcuno cerca di uccidermi lanciandomi un mocassino acquatico sui piedi. Capisco di avere acquisito un paio di nozioni importanti, decido di trarne vantaggio al fine di cambiare gli eventi perché la conoscenza è potere; non so come accada, però d’improvviso mi ritrovo all’istante prima di incontrare l’equipaggio, con la differenza che so quello che accadrà (o dovrebbe accadere) nuovamente di lì a breve. 

Halloween Writing Contest - Tema: Pendolari

Halloween Writing Contest
Svolgimento

Ce l’avevo fatta. Con un salto degno della miglior Sara Simeoni ero riuscita a salire sul treno un attimo prima che le porte automatiche si chiudessero alle mie spalle. Il cuore lo sentivo battere nei piedi, tanto era accelerato. Trovai posto accanto a una giovane mulatta con neonato in braccio. Per fortuna stava dormendo. Il neonato intendo. Un passeggino rollava lievemente sul pavimento della pensilina di accesso. “Perché mai non ha bloccato le ruote!” Ma si sa, le giovani mamme mulatte non hanno molto senso pratico. Neppure quelle europee, se è per questo. La signora ultra ottantenne in fondo al vagone tirò fuori un foglio con strani simboli disegnati sopra. Li vedevo in trasparenza, da dietro, al contrario. Un attimo dopo mi resi conto che erano note e quel foglio uno spartito, perché la signora si mise a cantare. C’è sempre gente strana sul treno delle 15,00. Il ragazzo rumeno prese il cellulare che suonava al massimo volume una canzone rumena e cominciò a sbraitare in rumeno a qualche rumeno dall’altra parte del mondo. “Ma che avrà mai da urlare tanto. E perché gridano sempre questi qua. Sembrano perennemente incazzati col mondo.” Che poi, a pensarci bene, pure in Calabria tutti gridano quando si parlano. Un modo diverso di aggredire l’altro, che se non puoi farlo con le mani lo fai con la voce. Che modo idiota di comunicare. Da sfigati. Da pecore.

Halloween Writing Contest - Tema: L'incubo peggiore

Halloween Writing Contest
Svolgimento

Precipito. Continuo a cadere. Piombo in un vuoto e in un buio. Urlo ma la voce non esce. Non sento più le gambe. So che è un sogno; sì, sto sognando di correre per una strada scura, nera, senza luna. Mi volto indietro perché qualcuno di cui ho molta paura mi sta seguendo, solo che io sono più veloce, lui zoppica. Poi, non so come, inizio a cadere. So che è un sogno e voglio svegliarmi ma non ci riesco. Sento il mio cuore battere forte, le vene pulsare in maniera convulsa. Ho consapevolezza del mio respiro affannoso. 
Finalmente mi sveglio, sgrano gli occhi perché voglio appurare di essere cosciente. Guardo nel buio e non scorgo nulla. Provo a spingere le gambe, ma non rispondono al mio comando di muoversi. Non sono più certo di essere sveglio. 
Richiudo gli occhi e ripiombo nel sogno, solo che questa volta sono dentro ad una casa vecchia, diroccata. Non c’è nessuno, almeno così sembra. C’è buio: il buio mi perseguita. 
La casa è parchettata e ad ogni passo si sente un rumore di tegole arse e smosse. C’è una scala, inizio a salire, faccio attenzione. Sento bisbigliare. Mi ritrovo in un corridoio e da un momento all’altro immagino di vedere il bambino sul triciclo di Shining. Mi avvicino alla stanza da cui sento provenire le voci e da cui promana una fievole luce. La porta è socchiusa. Ho paura ma lo stesso la spingo e intravedo seduta a terra una bambina, di spalle, che gioca con delle bambole tutte decapitate e parla con loro sottovoce.  Poi comincia a canticchiare una cantilena ipnotica. Vorrei toccarla per farla girare verso di me ma ho paura. Voglio svegliarmi. Lo so che è un sogno, ma non ci riesco. Mi ritraggo e faccio per andarmene che la bambina smette di cantilenare e si gira verso di me. Una bellissima fanciulla solo che sono impietrito: si è voltata roteando il collo a trecentosessanta gradi stando ferma con il resto del suo corpo. Provo ad urlare ma la voce non esce. Cammino all’indietro sempre più velocemente.
Precipito di nuovo nel vuoto.
Mi sveglio. Sono nella mia camera. Sento gente attorno a me, ma non vedo nessuno. So che ci sono persone perché percepisco il loro sussurrare e avverto i loro respiri. Ma che sta succedendo?

Halloween Writing Contest - Tema: Guardate bene chi c'è prima di aprire

Halloween Writing Contest
Svolgimento

Dietro la soglia della porta aspetto e spio all'occhiello.
Arriveranno  tutti non vedono l'ora che cominci la festa di Halloween.
La festa che faccio ogni anno nel vecchio casale di famiglia, per divertirci, per rivederlo. Mancano due ore precise.
Quando arriva parcheggia sempre la sua auto di fronte al grande albero sotto al quale avrei voluto fare l'amore la prima vola che lo incontrai. Apre lo sportello esce fuori il suo cd dall'autoradio, si guarda intorno con fare preoccupato e goffo, scende dalla macchina che una marmotta uscita dal letargo sarebbe più veloce.
È buio. La luna è a metà. Gli alberi non si muovono. Non c'è vento. 
Bussa piano, una sola volta. Non importa, io so chi è:  è lui.
Lo attendo e lo faccio fuori. Ci penso dallo scorso Halloween.
Apro la porta, mi sorride non faccio in tempo a salutarlo che il suo sangue è sulla mia mano sul suo collo sul mio viso sulla sua testa sui miei capelli sulle sue braccia sulle mie dita sulla sua bocca sulle mie labbra sulle sue gambe sui miei piedi...sulle sue scarpe.
Ferro rosso : sangue che scola ovunque. Non basta.
Comincia a vomitare e la bava gli si colora, gli schizzi cangianti finiscono giù in pezzettini colorati ; lui diventa paonazzo. Mi sorride adesso.

Halloween writing contest - Tema: La sorella del fiume

Halloween writing contest
Svolgimento


Fa sempre freddo nella contea. Non si tratta di una prerogativa stagionale e nemmeno di una casualità trascurabile, è un fatto puro e semplice; qualcosa che è sempre stato e sempre sarà. Anche quella mattina il gelo puntellava i tetti, penetrava nelle ossa come un mazzo di aghi, si incollava tra la pancia e i polmoni e teneva stretto il respiro.
C’era una ragazzina sul ponte a Sud. Una bambolina bionda con un berretto di pelo e una sciarpa di lana, lo sguardo perso.
C’era un’altra ragazzina sotto il ponte. Un’adolescente intirizzita con lo sguardo selvatico e una folta, bizzarra chioma rosa antico. Il fiume non aveva un nome, eppure la gente lo temeva perché era infuocato e forte. La ragazzina sotto il ponte era la sorella del fiume, anche lei non aveva un nome, anche lei era infuocata e forte; si teneva alla larga dal respiro degli uomini, temeva la gente che teme il fiume.
La ragazzina sopra il ponte non aveva paura del fiume e nemmeno della gente (e nemmeno della ragazzina dai capelli rosa, della quale ignorava l’esistenza); lei non era forte ma non aveva paura, perché nessuno aveva paura di lei.
C’era un gatto nel fiume. Il gatto era piccolo e bianco come la bambina; nemmeno lui aveva paura del fiume, ma stava annegando comunque. Alla sorella del fiume piacevano i gatti.
C’era un gatto sopra il ponte. Ce l’aveva portato un’onda potente, l’aveva salvato per non veder piangere la sorella, perché poi le sue lacrime sarebbero cadute dal cielo e avrebbero fatto piangere anche lui.



Halloween Writing Contest - Tema: Thun in Tutù

Halloween Writing Contest 
Svolgimento

Da quando Miss Paola le aveva fatto quella promessa aveva perso dodici chili. Aveva rinunciato alla nutella, al kinder pinguì e al ragù della mamma. Quello che per farlo, la domenica, ci impiegava quasi tutta la mattina. Aveva spostato la casa delle bambole da camera sua e aveva lasciato il posto ad un tappetino, sul quale ogni mattina, prima di andare a scuola, faceva gli esercizi che le erano stati assegnati dall'insegnante di danza. Se fosse riuscita a perdere peso, se fosse riuscita a non sembrare un angioletto Thun, pacioccone, simpatico ma piuttosto sgraziato, avrebbe potuto stare in prima fila al saggio di Natale! Thun in tutù, proprio così la chiamavano le sue compagne del corso. Quando era più piccola non ci faceva poi tanto caso, anzi le piacevano tutti quei pizzicotti che amici e parenti amavano darle sulle guance rosee e piene. Ma a sedici anni, e col sogno di danzare sulle punte, quelle manifestazioni d'affetto erano diventate una condanna. Dodici chili aveva perso, e gran parte del suo innato buon umore. Stringendo la cartellina sulla quale aveva annotato il proprio peso per quasi sette mesi, arrivò davanti a Miss Paola trattenendo il respiro. L'insegnante scorse la lista con l'indice e le sorrise. Quella reazione le scaldò il cuore e, mentre si cambiava con le altre, riprese a sperare: era il gran giorno. Miss Paola avrebbe assegnato quella sera l'ordine di palco e i ruoli per il saggio. Ad una ad una, le sue compagne, vennero chiamate e quasi non riusciva a sentire i nomi successivi, per gli schiamazzi di gioia che quelle galline bercianti facevano. Il suo, tuttavia, lo sentì benissimo. In fondo a tutti. Era l'ultimo. Le sarebbe toccato l'ultimo posto nell'ultima fila. Così vicino alle quinte che la mamma e il papà avrebbero dovuto fare miracoli per poterla riprendere con la telecamera. Non disse nulla. Riusciva a pensare solo a tutti i Kinder Pinguì a cui aveva dovuto rinunciare. Quella stessa sera, a casa, passò un'intera mezzora nel capanno degli attrezzi del padre.

mercoledì 30 ottobre 2013

Tema: Uso proprio del sanguinaccio nella dieta vegana dei cannibali della Nuova Zelanda

Svolgimento


La Nuova Zelanda, ridente territorio indimenticato, circondato dal mare e contornato da aspre coste selvagge. Nelle zone interne sono presenti numerosi villaggi sparsi nelle zone più folte della foresta australe, una parte del mondo particolarmente ricca di umidità, con piogge quotidiane che si alternano a ore di caldo torrido e zanzare rombanti che s’inseguono tra il fogliame.
Gli insediamenti indigeni risalgono a molto tempo prima che la Nuova Zelanda fosse abitata, sono stati ritrovati dei sassi incisi che raffigurano scene naturalistiche preistoriche in cui non è mai presente la figura umana, ma soltanto kiwi. In un periodo successivo i neozelandesi fondarono villaggi con capanne stabili, dotate di confort che a quei tempi gli uomini neanche se li sognavano, tipo il letto di paglia, l’armadio di legno, il bagno fittile. Campagne di scavi recenti hanno portato alla luce resti di cucine in muratura, con piani di cottura e forno a incasso, ma si ritiene appartengano a fasi successive di urbanizzazione.
Gli indigeni in Nuova Zelanda sono onnivori, alcune tribù preferiscono la carne, altre i vegetali. Tra kiwi e kiwi si è generata una certa confusione, spesso un vegetariano pensa di mangiare un kiwi e invece sta mangiando un kiwi, per cui il confine tra vegetariani e carnivori si è sempre più assottigliato fino quasi a scomparire.
In questo clima di incertezza si è generato l’unico gruppo cannibale neozelandese conosciuto, i cui componenti tormentati dal dubbio gastronomico costante, sono diventati vegani e mangiano esclusivamente kiwi.
L’allevamento del kiwi della Nuova Zelanda è conosciuto sin da quando i primi esploratori sbarcarono sulle coste asprigne intorno ad Auckland. 
A quei tempi la città non esisteva ancora, ma soltanto un villaggio di allevatori di kiwi che si arrovellavano, questo gli esploratori lo capirono solo dopo aver imparato la loro lingua, si chiedevano cosa fosse meglio abbinare al kiwi come contorno. 
C’erano due scuole di pensiero, una sosteneva che la morte del kiwi è a forno con le patate selvatiche, l’altra era convinta che non c’era contorno migliore delle coste asprigne, un vegetale che cresceva intorno a Auckland.

martedì 29 ottobre 2013

Tema: Una vittoria importante

Svolgimento

Godeva ancora dell’exploit. Avevano poco da agitarsi le due bambole sul palco. Lei aveva vinto la gara e i fotografi si accalcavano per catturare il suo viso perfetto, immortalare il suo fisico da urlo. 
Avrebbe fatto bere cianuro assieme allo champagne alle due zoccole che si erano permesse di mettere in dubbio la regolarità della sua partecipazione al concorso. 
Si erano già rivolte alla giuria, ma per fortuna, quella, non aveva badato loro. D’altronde la sua bellezza era sotto gli occhi di tutti. Come affermare che non era idonea? Con quali prove? Erano tutte congetture inutili. Anzi invidia bella e buona.
L’idea di fare bere qualche sorso di cianuro alle sue accusatrici durante i festeggiamenti cominciò a stuzzicarlo. 
Carlo aveva sofferto per anni. Mille interventi, mille umiliazioni, mille notti passate in bianco o in lacrime oppure solo come un cane. Tacciato dai soliti benpensanti, dai soliti cretini, dai soliti omofobi. 
Adesso cominciava a chiedersi, vista la pubblicità fatta in Tv, se al cianuro fosse preferibile l’acido muriatico. 
Al momento era di moda. Amanti traditi, mariti abbandonati, gente incazzata per vari motivi ricorreva all’acido. Con grande clamore e attenzione da parte dei media.
Certo mollare i fotografi per andare alla ricerca dell’acido era un tantino complicato, ma più sorrideva più l’idea trovava motivo per innestarsi nella sua mente. 
Le due donnine confabulavano ancora, erano già state messe da parte e, tranne qualche amico, non le cagava nessuno.
Ma le loro facce non erano rassicuranti.
L’annuncio del presentatore decretò la fine della trasmissione.

lunedì 28 ottobre 2013

Tema: L'obbedienza

Svolgimento

Aveva deciso di entrare in convento che non aveva neanche diciannove anni. Raccolse tutto il coraggio e comunicò la decisione ai suoi; la madre si fece venire uno svenimento mentre il padre arrabbiato disse: - Se  fai questo passo ti diseredo e lo stesso giorno in cui tu prenderai i voti, io farò affiggere sui muri del paese le cartelle da lutto dove ci sarà scritto: “Oggi è morta Diletta, unica figlia di Caputo Beniamino e della sua consorte Rosa Maria che ne danno il triste annuncio.” Diletta cominciò a piangere e corse in camera sua dove giaceva sul letto, ancora aperta, da completare, l’unica valigia che aveva deciso di portare con sé, in cui  avrebbe messo quelle poche cose di cui  di solito dispongono le ragazze che entrano in convento. Diletta si era innamorata di certe suore che nell’ estate di qualche anno prima erano venute nel suo paese a fare un po’ di apostolato: cantavano, suonavano la chitarra, organizzavano giochi e momenti di preghiera e riuscivano a circondarsi di ragazzini, molti ragazzini, specialmente quelli cresciuti per strada. Lei si imbatté in loro per caso e da quel momento non le mollò più. Dopo che finì la stagione estiva, Diletta, oltre a studiare per diplomarsi, iniziò un’amicizia epistolare con la superiora che a poco a poco la convertì totalmente alla loro causa.
Santa causa, per carità, ma vien da chiedersi: quanto c’era di Diletta in quella scelta?
Dopo la lite furibonda con i suoi, di notte, lasciò la casa paterna e fuggì per entrare in convento.. Che tristezza andare via così! Se fosse fuggita con un ragazzo ci sarebbero state le sue braccia e il suo corpo a darle conforto, un amore e una passione comune,  ma in questo caso doveva accontentarsi dell’idea dell’amore di Dio.
Arrivò che era notte fonda, i due amici con i quali era giunta, la consegnarono ad una suora portinaia, che era chiaro, volentieri sarebbe rimasta a letto, ma mai avrebbe potuto disobbedire ad un ordine della superiora: con il voto dell’obbedienza come l’avrebbe messa? Iniziò così la sua vita monacale. Bisognava seguire certi ritmi: studiare, pregare; studiare, pregare,  lavorare; studiare, pregare, lavorare, aiutare le suore anziane; studiare, pregare … Passava il tempo ed ella si convinceva sempre di più che quella era proprio la vita adatta a lei. Finì il primo anno come aspirante, poi gli altri due come postulante e infine l’ultimo come novizia.
Era un modello per tutte.

sabato 26 ottobre 2013

Sez. Le torte di Ninà - Tema: La torta di mele

Sez. Dagli Archivi della Maestra
Svolgimento


Domani viene mammina da noi, non mi ha chiesto altro, mi ha detto Giacomo, chiedi a Paola di farmi la sua deliziosa torta di mele.
Torta di mele, quella deliziosa.
Paola non fa eccezione al luogo comune che vuole nuore e suocere odiarsi cordialmente, spot della candeggina incluso, spot della carne simmenthal idem. E se Paola sbuffa quando Giacomino annuncia la visita, la suocera, la signora Maria (così la chiama Paola) prima va dal parrucchiere, si acconcia con odiosissime onde azzurrognole, prende la camicia bianca di merletto e si profuma con mezza bottiglia di Air du Temps, di Nina Ricci, un profumo antichissimo, da cavernicola – dice Paola storcendo il naso.. non lo sopporta, tant’è che la suocera entra in casa e Paola apre finestre per far circolare aria.  La signora Maria già sa che Paola la farà crepare di freddo e allora indossa la maglia di lana sotto la camicia e previene la botta di freddo con una tachipirina. 
Diamoci alla cucina, Paola deve preparare la torta di mele, la torta per la signora Maria. Solo per lei. Deve essere deliziosa.


venerdì 25 ottobre 2013

Tema: La Boy Band

Svolgimento

Francesco ha sedici anni e un sogno: formare una boy band. È stanco di andare a scuola, che non gli ha mai insegnato niente di utile, tanto più che da un po’ si addormenta sul banco perché la notte prima ha scaricato frutta al mercato di Ballarò. Basta anche con arance, mele e zucchine: farà un sacco di soldi e regalerà una nuova casa a sua mamma, che rischia lo sfratto. Suo padre li ha abbandonati quando lui era piccolo, ma questa cosa da un po’ ha smesso di rattristarlo e gli ha dato un motivo in più per perseverare nel suo progetto: traumi, difficoltà e disgrazie familiari sono valore aggiunto ai membri di una boy band, fanno presa sulla sensibilità di tutto il pubblico, anche di quello non composto da ragazzine fra gli undici e i sedici anni. Come potete notare, Francesco non si fa illusioni, non vorrebbe tutto questo per perseguire un sogno musicale, ha semplicemente studiato le caratteristiche che garantiscono a un gruppo di ragazzi tra i sedici e i vent’anni di sfondare. 

Fondamentale è trovare i compagni adatti. Il numero di componenti di una boy band oscilla fra il quattro e il cinque e ognuno di loro corrisponde a un ruolo:
- C’è il biondino slavato con gli occhi azzurri, che quasi le ragazze si vergognano a fare fantasie sessuali su di lui. Di solito fa i falsetti. 
- Il tipo con la voce classica: magari ha anche studiato canto e ha una bella estensione vocale, ma niente fuori dall’ordinario.
- Il nero o comunque l’elemento etnico del gruppo. Solitamente ha uno stile un po’ r’n’b e la voce calda, e, dove presenti, esegue le parti rappate delle canzoni. Il più macho di tutti.
- Quello con la voce rauca o graffiante.
- Il quinto, che non si sa che voce abbia perché nessuno l’ha mai sentito cantare, è lì solo per ornamento. Leggenda narra che non apra bocca nemmeno durante i cori. 

giovedì 24 ottobre 2013

Tema : Evelina e le fate di Simona Baldelli Ed. Giunti

Sez : Gli amici della Maestra
Svolgimento



Evelina cercava la pace e il silenzio.
Per quello si svegliava prima di tutti. Prima del padre che andava presto nei campi, prima della madre e della nonna che facevano le faccende, prima dei fratelli più grandi che andavano a scuola e di quelli più piccoli che invece dormivano fino a tardi.
Certe mattine si svegliava persino prima del gallo.
Le piaceva stare un po’ alla finestra della camera e guardare Candelara.
Quella mattina si vedevano solo i rami nudi del noce che spuntavano appena in mezzo al bianco. La neve era arrivata già da un po’ ma quella notte doveva averne fatta così tanta che Cristo non ne poteva mandare giù più.
C’era una nuova candelora di ghiaccio che scendeva dalle tegole. Evelina seguì i saltelli di un pettirosso che cercava da beccare. Attaccò la faccia al vetro e guardò a sinistra, oltre gli olmi del viale che portava verso casa. La punta del campanile della Pieve di Santo Stefano e, in cima, la croce scura, sembravano anime sperdute in quella montagna di lana bianca.
La neve aveva coperto le case, i pollai, gran parte della chiesa, il sagrato con le belle pietre chiare, dello stesso colore delle mura che iniziavano poco più avanti e circondavano il paese come una collana. Il casolare dove Evelina viveva con la famiglia stava appena fuori da quel cerchio e se certe volte si dispiaceva che casa sua, la casa dei Badioli e le poche altre cascine lì attorno, fossero rimaste fuori da quell’abbraccio di pietra, altre volte era contenta di stare nella parte più alta, vicino alla Pieve con la campana che ti faceva capire sempre l’ora, e che era la cosa più bella di tutta Candelara insieme al castello che stava giù nel borgo.
Quella mattina le case verso il paese erano sparite nel bianco.
Poi, in un punto a metà dello stradone, le sembrò che la neve si muovesse.
Evelina si sfregò gli occhi per togliere la biccica, ma non servì a niente, il biancore continuava a gonfiarsi. Andò al catino, ruppe lo strato di ghiaccio che copriva l’acqua e vi immerse la faccia. Il gelo le entrò nella carne e le mozzò il respiro. 
Si tirò su con le orecchie che fischiavano, ma fu sicura di sentire delle grida venire da fuori, e dicevano Evelina, Evelina. Aprì piano la finestra per non svegliare le sorelle e cacciò fuori la testa.


mercoledì 23 ottobre 2013

Tema: Qualcosa di travolgente

Svolgimento


Quando ti lasci hai voglia di parlare. Non importa chi ha lasciato chi. In un caso o nell’altro, per motivi differenti, quando ti lasci senti di dover tirare fuori tutto quanto con chiunque, compulsivamente.
Deve essere una sorta di dispositivo liberatorio, catartico, però di tipo primitivo, biologico, inscritto in qualche breve sequenza di geni occultata tra quelli primordiali della sessualità e quelli dei meccanismi di attacco e fuga.
Perché quando ti lasci la narrazione della tua storia serve, innanzi tutto per mettere bene in ordine le cose nel loro dispiegarsi logico e cronologico, per sottolineare punti e capoversi, parentesi e corsivi. Per cercare, in mezzo a tutta quella ortografia fitta, gli errori, le sgrammaticature e i dialoghi lasciati a metà,  i prodromi della fine.
Serve a buttare cose, nascoste in fondo all’armadio della tua memoria, cose  che non toccavi da stagioni, che non ricordavi neanche di avere, e a fare spazio, pulizia. Arieggiare.
Serve a controllare la tenuta dei punti di sutura delle ferite, e la loro estetica. Controllare se c’è pus e, nel caso, spremere senza pietà. A volte gli schizzi possono finire accidentalmente su una faccia semisconosciuta.
E allora può capitare che racconti per filo e per segno tutti ma proprio tutti i dettagli della tua storia sbagliata e bastarda a qualcuno che ti ascolta perché, parallelamente, sta vivendo o sta finendo anche lei una storia sbagliata e bastarda e perciò ti ascolta, sì, ma anche racconta, dice e sente, creando un intreccio virtuoso di ma sì!, ma dai!, anche tu?, anche io!, anche voi? anche noi!,  che nella penombra del crepuscolo somiglia moltissimo a un frutto dolce ed esotico, a quella rara avis che è una vera amicizia.

martedì 22 ottobre 2013

Tema: Il pallino

Svolgimento


L'informatica e io. Non potrei definirlo amore a prima vista ma necessaria conoscenza. Apprezzo il vantaggio di potere mandare mail in diretta dall'altra parte del mondo, di frugare tra tutte le cose che non so e che vorrei sapere. Entro su Internet e vedo il mondo, posso cercare tutto quello che voglio conoscere e lui mi risponde. Un muto e tranquillo amico conoscitore completo a 360 gradi, sempre disponibile.
Ma quando entro su Facebook lì vedo: te e te e te.
Posso chattare con la mia vicina di casa che potrei aprire la porta suonare il campanello ma non sarebbe la stessa cosa.
Posso trovare te compagno di scuola che non ti vedo da vent'anni che mi stavi sul cazzo ma qui adesso posso dirti che ti voglio bene.
Posso dirti amica cara che sono bionda che ho perso venti chili e che il mio uomo mi ricopre di mille attenzioni.
Posso dirti che sono felice mentre mi soffio il naso e ho gli occhi rossi che abito in una mega villa mentre ti scrivo da un monolocale che Silvio Pellico riconoscerebbe.
E poi ci sta il pallino che è una droga... ho bisogno di lui, ho bisogno di te, di tenerezza, delle tue coccole e ho bisogno del tuo pallino.
Prima della rivoluzione telematica  si diceva ha  il pallino per l'antiquariato, per il modellismo, per la pesca.
Io ho il pallino per le scarpe e le borse, ma il pallino mio preferito è quello verde che  ricorda il colore del semaforo quando puoi passare.
Sto parlando di quel punto piccolo di colore verde, quello vicino alla foto della tua amica o del tuo amico. Accendi il pc, ti colleghi su facebook e entri in chat e cerchi il pallino.
Vicino ai nomi di alcuni dei tuoi amici feisbucchiani ci sta un pallino verde. Non tutti i pallini sono uguali; di alcuni se ci stanno o non ci stanno non te ne frega niente, altri pallini sono importanti e poi ci sta lui, il tuo pallino preferito. Quando c'è il puntino verde  sta a significare che la persona è on line, nel caso di sua assenza che non ci sta.

domenica 20 ottobre 2013

Tema: Nonnina adorata

Svolgimento


Cristo Santo, già sta qui!...sento la sua fastidiosissima vocina melodiosa che mi chiama in fondo dal corridoio, porca di quella schifosa porca. Io che mi stavo godendo nello splendore dei 52 pollici in hd “L’Esorcista III”. “Nonninaaaaaaa….sono arrivataaaaaa” Ti venisse un colpo adorata nipotina. Mai che sgarasse un giorno porca troia. Sempre qui tra i coglioni. E non fare questo. Non mangiare quello. Non stancarti. Non alzarti. Hai fatto la cacca? Hai fatto la piscia?...ma porca schifosa ma perché non ti fai sbattere dai tuoi coetanei allupati o dal prete della parrocchia? Io alla tua età me ne facevo minimo tre al giorno tra una ave maria ed un pater noster. “Cappuccetto adorato sei già qui?” fingo da secoli. Devo per forza calarmi nella parte della nonnina affettuosa. Che palle. ”Dimmi amore mio cosa mi hai portato di buono nel tuo bel cestino?...mmmhhh ma che bel profumino” di merda vorrei dire, mi trattengo mordendomi la lingua. “Nonnina bella, un bel brodino leggero leggero e un bel passato di verdurine fresche fresche”…”mmmmh ma che delizia nipotina mia” sapessi cosa mi sciacquerei con quel brodino rompicoglioni di un cappuccetto.