lunedì 8 luglio 2013

Tema: Eppure mentire

Sez. Cantiere romanzo


Mi ha fatto un sorriso, o non ha capito il sarcasmo o non ha ascoltato la mia risposta. Propendo per la seconda possibilità.
Mi ha tirato giù le coperte. - Alzati, su.
La odio. Non sopporto quando fa così. Un peso sul petto mi impedisce di muovermi.
- Che hai?
Le ho sorriso come sempre. – Nulla mamma, arrivo.
Si è lisciata la gonna nera davanti allo specchio del mio armadio prima di uscire dalla stanza.
In cucina è il solito rito. Mio padre mi ha preparato una tazza di latte che sfamerebbe un paese africano per quanto è grande e quattro fette biscottate con marmellata, mi correggo, burro e marmellata. In più ha messo il barattolo dei biscotti al centro del tavolo. Questo è il periodo delle macine. Dura pressappoco da due anni. Tutti i giorni quelle, inesorabilmente macine. Certo meglio dell’anno e tre mesi di gallette che mi facevano schifo. Verrebbe da pensare che siamo in tre/quattro a fare colazione. Ma quel ben di Dio, è solo per me.
Sento la porta chiudersi e produrre il suo solito rumore sordo da porta blindata che si chiude. Sono solo. Il silenzio non mi aiuta a stare meglio, mi prende una crisi d’ansia e scappo in bagno con le mani sulla pancia. Fra meno di un’ora zio Giulio suonerà il citofono e mi inviterà a scendere.

“Scendi Domenico.” Così mi dirà, senza aggiungere altro. Il sole si stava alzando e illuminava la cucina di arancione a causa delle tende, mia madre le aveva cambiate da qualche mese ma a me non piacevano. Mi piacevano di più quelle bianche di prima. Mi sono affacciato alla finestra senza toccare la tenda con le mani, ho infilato la testa fra le due tende chiuse. Un signore sovrappeso con una tuta blu sta correndo sul marciapiede nella strada di fronte casa.
Ho pensato a mia madre che qualche giorno fa mi aveva consigliato di fare un po’ di corsetta il pomeriggio. – Stare sempre seduto sui libri non ti fa bene. Il tuo è un blocco psicologico. E poi stai mettendo sempre più pancia, non vorrai diventare come tuo padre?
Non é la prima volta che mi pone il problema del peso. Certo sono un po’ ingrassato ma non mi vedevo certo grasso da fare schifo. Per me a fare jogging ci devono andare quelli grassi da fare schifo.
Il citofono mi scaglia brutalmente la realtà addosso.
- Scendi Domenico.
Scendo le scale una a una con una flemma da bradipo. Spero si moltiplichino mentre le faccio. - Che fai? Muoviti.
Mi urla zio Giglio sul portone.
Osservo dal finestrino dell’Opel Corsa la strada che corre troppo veloce. Ho caldo e abbasso il finestrino. Guardo mio zio silenzioso che guida.
- Emozionato? Tranquillo che oggi andrà bene, ci ho già parlato al telefono.
- Speriamo.


da Eppure mentire, work in progress di GAETANO MESSINEO
(sono ammessi appunti feroci - ex bollino rosso)

6 commenti:

  1. Non sempre si può intuire tantissimo da un piccolo stralcio, ma questo abbiamo e questo ci facciamo bastare. Daltronde gli editori quando prendono in visione un manoscritto non lo leggono mica tutto! Buttano lo sguardo su poche pagine aperte a caso, e solo se dopo quattro o cinque tentativi provano dell'interesse allora procedono con la lettura dell'opera. Dunque su questo pezzo ti dico che si hanno sufficienti indizi sull'ambiente l'ambiente e i suoi personaggi, direi che promette bene. Ma voglio lo stesso farti notare due cose che non mi sono piaciute molto e cioè: sento la porta chiudersi... con un rumore di porta blindata che si chiude (avresti dovuto dire preferibilmente: ... chiudersi con il tipico rumore della blindata). La seconda cosa è il discorso della dieta, tua madre ti dice di dimagrire e poi (tuo padre) ti prepara 4 fette biscottate al burro e marmellata. Devi fare notare l'incongruenza e dirlo chiaramnte se no sembra una "bugia". Tipo: mi parla di dieta senza smettere con quelle colazioni. (Non sono sicura di essere stata chiara, ma il cavillare su queste cose, che sembrano inezie, fanno davvero la differenza, credimi. Qui sta il valore della riscrittura-cesellatura) Procedi così e tirerai fuori un'ottimo lavoro. Per te un grosso in bocca al lupo

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  2. Mi cimento in un commento feroce, anzi comincio col dire che il pezzo mi sembra scritto niente male, mi piacciono le macine e le gallette, però l'intera scena della colazione mi trasmette l'atmosfera di una sit-com italiana, un senso di quotidianità da mulinobianco, non so, è possibile che il brano scelto sia (lo spero) poco rappresentativo dell'intero lavoro. Poi eviterei la "flemma da bradipo". Dove sta andando il protagonista con lo zio, ci chiediamo tutti, è ovvio che la chiave sta tutta lì. Buon proseguimento di cantiere, Gaetano.(emoticon ferox)

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  3. Ciao Gaetano,
    questo pezzo non è male, anzi, direi che, sfumando qualcosa e creando un po' più di ritmo (l'idea che deve passare, se non sbaglio, è quella della consuetudine, il ripetersi feroce delle stesse identiche situazioni ogni giorno) potrebbe diventare notevolissimo.
    Tranquillo, però, è tutto il lavoro che viene dopo la prima stesura eheh..
    Ciao!

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  4. Di questo incipit mi ha convinto il senso di contemporaneità, Gaetano racconta un ragazzo di oggi, un po' annoiato, un po' nullafacente, un po' marpione (lo zio che lo raccomanda..).
    Sono anni di demotivazione questi, e il personaggio di Gaetano che è demotivato si sente eccome.
    GD

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  5. "si lisciava la gonna nera" per me e' OUT in tutti i libri collezione Harmony si lisciano sempre le gonne . Meglio "si lisciava il pelo " :)

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  6. Grilletto Salterino10 luglio 2013 23:47

    ho dato solo uno sbircio ma ti segnalo innanzi tutto che non puoi trasformare lo zio Giulio in zio Giglio in meno di dieci righe
    la mamma che si liscia la gonna di fronte all'armadio di Gaetano quindi di fronte a qualunque superficie riflettente le capiti a tiro mi convince della importanza da lei attribuita alla dieta (è congrua)
    mamma vanesia e papà chioccia (mi piace - lui rimpinza
    Domenico mentre la mamma si guarda allo specchio) non mi piace il rimando alla fame africana cambia metafora o levala del tutto, il reiterare burro e marmellata mi piace, è un calcare la mano sulle calorie
    "al centro del tavolo" è in sovrabbondanza, e il lemma "periodo" riferito a due anni mi sembra poco appropriato vista l'esagerazione, e allora esagera, potrebbe essere "Questo è il biennio delle macine ma sempre meglio dell'anno e..."
    tre/quattro è brutto da leggere e "quel ben di Dio" fa a pugni con la descrizione che la colazione parrebbe suscitare in lui ogni volta che gli viene prearata tutta quella roba (anche se non dice mai che non la mangerà) - usa la fantasia
    sulla porta blindata ha ragione Adelaide
    "Il sole si stava alzando..." perché questo cambio di tempo?
    rivedrei anche la frase della tenda, se è una non puoi farle diventare due subito dopo, magari infila la testa nell'apertura al centro
    a proposito del consiglio della mamma se dici qualche giorno fa io continuerei al presente "mi ha consigliato" altrimenti anziché "fa" userei "prima"
    mi piace "non vorrai diventare come tuo padre?" aggiunge un sacco di altri indizi su quel che già pensavo dei suoi genitori
    di nuovo i tempi, perché "non mi vedevo certo grasso..." se Domenico dice certo sono un po' ingrassato, perché poi si vedeva?
    "Il citofono mi scaglia brutalmente la realtà addosso." Non so, a me sembrava che fosse completamente immerso nella realtà aspettava addirittura l'arrivo dello zio alla finestra...
    "flemma da bradipo" espressione ultraabusata
    chi è silenzioso? Domenico che osserva o lo zio che guida?
    poi qualche virgola qua e là...

    E dopo tutto 'sto sproloquio a me la storia sembra interessante, vorrei sapere dove vanno Domenico e lo zio GiulioGiglio e anche come va tra i suoi genitori, e che è questa storia del blocco psicologico, insomma, continua... e un grande in bocca al lupo

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