Gioca con la Maestra


Cari alunni,
innanzitutto voglio dirvi che sono molto contenta di tutti voi e apprezzo i temi che vengono pubblicati ogni giorno ma vi scrivo anche per proporvi di partecipare a un gioco di scrittura creativa da fare insieme a me.
Il regolamento è semplicissimo e ognuno di voi può partecipare al gioco.


REGOLAMENTO

·  Prendete l'incipit del racconto segnalato 

· Aggiungete, nei commenti, un pezzo (max 15 righe) che, legandosi all’incipit, possa continuare la storia (ricordate di firmare tutti i pezzi che scriverete).

·  Il compito di ognuno di voi è quello di creare un racconto inventando personaggi, situazioni, battute, stravolgendo o ribaltando la trama sempre secondo il vostro stile personale.



·  Di tutti i pezzi che manderete, sceglierò quello che spicca di più per originalità e stile utilizzato, l’autore verrà premiato e riceverà direttamente a casa il premio (per quelli di voi che si trovano fuori dall’Italia, in caso di vincita, manderò il premio ai parenti più prossimi)

L’obiettivo del gioco è quello di creare/distruggere/migliorare una storia quindi spremete bene bene le meningi e IMPEGNATEVI!

Tantissimi saluti

La Maestra




ECCO L'INCIPIT PRESCELTO...ORA STA A VOI CREARE DEI RACCONTI
 (IN UN MASSIMO DI 15 RIGHE)
POSTANDOLI NEI COMMENTI
DIVERTITEVI!



"Sherree Rose vedendo che la festa era riuscita perfettamente e che gli invitati ridevano e ballavano si chiese: «Perché qui tutti si divertono e io no!» Sherree non sapeva che in quel momento ogni invitato, nessuno escluso, aveva 
il suo stesso pensiero."

29 commenti:

  1. Maestra, noi siamo qui trepidanti e in attesa. quando iniziamo?

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  2. Maestra ma e se sforo e anxiche' scrivere 15 righe ne scrivo 20?? mi mette la nota?

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    1. diciamo che avete qualche riga di bonus, su :)

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  3. SVOLGIMENTO:

    Poi afferro' dal tavolo delle vivande, apparecchiato come quello delle feste dei 15 enni con i dixie e i pop corn, una bottiglia di spumante da discount e se lo verso in un bicchiere di plastica rossa: tanto valeva ubriacarsi con il metanolo spacciato da spumante che stare li come un'allocca a guardare gli altri fare il trenino con "ih e oh eh a ypsilon!"
    Nello stesso istante un ragazzo emanciato ed alticcio Le si avvicino' chiedendole una sigaretta.Edwige colse l'occasione per scambiare 2 parole sulla festa, confesso' di annoiarsi di essere un' imbucata e di non sapere chi o cosa si stesse festeggiando.
    Il ragazzo la guardo' spalancando i suoi occhioni color puffo e rispose : " Quindi tu non sai che siamo una SETTA e riunita in questo capannone per festeggiare insieme la nostra imminente morte? Nello spumante c'e' la stricn.." .Non fece in tempo a finire la frase che ad Edwige venne' un infarto dallo choc. Non seppe mai che il ragazzo la stava prendendo in giro, Si era avvicinato per regalarle 100 euro, perche' fingesse come gli altri di divertirsi .

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  4. Continuò a pensarlo, anche quando cominciarono a materializzarsi sopra le teste spettinate sudate dei presenti delle piccole nuvole di vapore bianco, fumo o cos'altro, e ogni sbuffo prendeva corpo e diventava quasi solido, ma fluttuante al seguito della propria testa d'appartenenza. Sulle nuvole di vapore solido appariva una scritta dapprima sfuocata, poi sempre più nitida, fino a essere perfettamente leggibile in un carattere aggraziato nero brillante. La scritta diceva "Perché qui si divertono tutti e io no?".
    In quel momento Sheere Rose capì di essere dentro un fumetto, si trattava certamente di un errore, in compenso finalmente le fu chiaro anche l'incipit del racconto di cui era la protagonista.

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  5. Grilletto Salterino4 marzo 2013 16:40

    Si guardò intorno cercando un angolo nascosto da cui poter osservare senza essere vista.
    Sedette su una panca rivestita di velluto finto, se ne accorse sentendolo stridere al contatto coi suoi collant, accavallò le gambe per limitare al minimo l’area d’attrito. Teneva un bicchiere in mano come la maggior parte degli invitati. La bionda vicina al tavolo degli stuzzichini ammiccava al signore con la giacca in tweed, lui ricambiava, voltandosi immediatamente a destra e a manca per essere certo che nessuno avesse notato, tornava sulla bionda, si soffermava su ogni curva per poi distogliere ancora lo sguardo in cerca sicuramente della fonte delle sue preoccupazioni. La bionda aveva appena scelto una tartina al caviale, la addentava coi suoi piccoli dentini bianchi sapendo perfettamente l’effetto che faceva il loro baluginare tra le labbra rosse e carnose. Conosceva l’uomo in tweed, ne era sicura, si vedeva dalla familiarità con cui i loro occhi si parlavano, Sherree Rose scannerizzò ogni centimetro del suo corpo misurandone il peso, la massa, l’elasticità e la sostanza. Era troppo lontana per sentirne il profumo, ma di certo era forte e invadente. L’uomo in tweed osservava la bionda cercando di tenere a freno l’impazienza, Sherree Rose lo capiva dal continuo spostarsi dei piedi, dalla mano che si muoveva dentro la tasca dei pantaloni e dal suo insistente voltarsi per cercare qualcuno.
    Sherree lasciò la panca ed andò verso di lui, gli sfiorò il braccio e lo invitò a seguirla. Si fece strada verso la bionda. “Le presento mio marito” le disse, poi voltò le spalle e andò via.

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    1. Grilletto Salterino4 marzo 2013 16:42

      maestra giuro che nel foglio erano quindici righe

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  6. Roberto Testa4 marzo 2013 18:05

    Per un attimo aveva dimenticato della raccomandazione. Allo scoccare della mezzanotte doveva andar via. La musica vetusta ed i balli al cloroformio avevano annoiato abbastanza l’intero entourage. Era arrivato il momento di mettersi in azione.“Oddio principe Kadahl devo andare…devo andare…perdonatemi è quasi mezzanotte!” il principe provò a trattenermi, ma scivolai via veloce abbandonando la sala in un lampo “Signorina Sherree, la borsetta. Non dimentichi la borsetta!” urlò il principe nella speranza di raggiungermi.
    L’autista attendeva concentrato alla guida del bolide con l’acceleratore a tavoletta, la frizione pronta a scattare e la capote abbassata. Saltai con agilità da giovane capriolo atterrando sul comodo sedile. Sgasando ci allontanammo nella buia notte mentre in lontananza sentivo suonare, profondi e maestosi, i primi rintocchi dell’orologio del campanile. Al dodicesimo rintocco il cielo si illuminò a giorno. A distanza di sicurezza mi godevo lo spettacolo della disintegrazione della casa del potere. La magica borsetta di fine cristallo aveva fatto il suo dovere. Il cerchio si era irrimediabilmente chiuso. Questa volta per sempre. Bibbidi bobbidi boo.

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  7. Grilletto Salterino4 marzo 2013 18:32

    Un ragazzo non molto più alto di lei le fini contro spinto dalla calca che ballava a ritmo forsennato. Salve, le disse. Salve, rispose Sherree. Ti diverti? le chiese il ragazzo, tantissimo, rispose lei guardando il soffitto. Ti va di fare un volo? continuò il ragazzo, Io non mi faccio, rispose seccamente Sherree. Ma no, cos'hai capito, vieni. La prese per mano e la portò sulla terrazza. Sherree cominciò a ridere in modo nervoso quando lui salì su uno dei pilastrini su cui era fissata la ringhiera. Tu sei pazzo, gli disse. No, no, non sono pazzo, vieni ti faccio fare un volo, io sono capace sai. Sherree si girò per andarsene ma una forza sconosciuta la sollevò mettendola in piedi dov'era il ragazzo pazzo. Voleva buttarsi indietro verso la terrazza ma il vuoto sotto di lei la paralizzava. Chiuse gli occhi e quando li riaprì era seduta a cavalcioni del ragazzo pazzo e volava sopra il fiume.

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    1. Grilletto Salterino4 marzo 2013 18:34

      questo in caso il primo pezzo venisse squalificato per la lunghezza ... nel caso qualcuno faccia ricorso

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  8. Questo commento è stato eliminato dall'autore.

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    1. Si disse che imbucarsi proprio a quella festa era stato un errore, quasi quanto inventarsi un nome che aveva la fragranza di un profumo da quattro soldi. Tutti gli altri invitati sembravano perfetti, bellissimi, patinati, lucidati, perfino scintillanti. Ecco, tutti sembravano dei perfetti alberi di natale vestiti da Chanel e Dior, a loro agio nel modo più assoluto; nel suo abito rosso carminio di Dolce & Gabbana falso (acquistato al Paradiso della Cineseria) si sentiva fuori posto, quasi come una patatina nello zucchero, o come Sue Ellen appena arrivata a Southfork.
      Tutta colpa del suo lavoro maledetto, che però amava e per il quale aveva dovuto sfidare tutta la famiglia, contraria al punto di vedersi disconoscere il giorno nel quale si arruolò nella polizia per diventare l’assistente del tenente Colombo. Mai, si disse, mai e mai e mai fare indagini sotto copertura senza prima essersi documentati bene: stavolta Colombo aveva teso una strana trappola. Quel poteva essere l’intento nascosto del suo superiore?

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  9. Non sapeva che ridere per forza era il lascia passare per accedere al nuovo mondo, che a saper dimenarsi si poteva ottenere uno sconto di pena, ubriacandosi, poi, c'era da salvarsi la vita. Perchè a guardarlo da sobri, quel nuovo mondo, non c'era da divertirsi per niente. Sherre non sapeva nulla di tutto ciò, non sapeva nemmeno che,lì dentro, era l'unica a non saper mentire.

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  10. Un collega le si avvicinò : era lo spilungone del reparto manutenzione, vestito con un maglione beige e dei pantaloni di velluto marrone a coste, totalmente fuori luogo in mezzo a quei damerini e alle donne in abito elegante.
    "bella festa, vero? "chiese sheree per rompere il ghiaccio.
    Lui la guardò stupito, alzò il bicchiere in alto e rispose con voce alticcia :"un brindisi al nostro grande capo che ci ha invitato per Capodanno in questa villa favolosa e a tutti noi che siamo qui a leccargli il culo ", bevve un altro sorso e fu scosso da conati di vomito.
    Nella sala era calato il silenzio, tutti si erano girati a guardarlo.
    Due uomini della sorveglianza entrarono in sala, presero il malcapitato sotto le ascelle trascinandolo via mentre continuava a urlare :"buon anno, buon anno a tutti "

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  11. Anche se l’avesse saputo non le sarebbe importato più di tanto, stava per iniziare il suo divertimento, il suo gioco, a cui tutti avrebbero dovuto partecipare. Sherree fu chiara fin da subito, salì le scale, entrò nella sua stanza, prese il microfono e il rumore fece in modo che in sala il silenzio fu immediato – mi chiamo Sherree Rose – la sua voce squarciò l’aria riempendola di cattivi presentimenti, fece una pausa lunga, poi continuò – spero che abbiate salutato i vostri cari prima di venire a questa festa. Vi informo che nessuno di voi, questa sera, uscirà vivo da questa casa – il tonfo della porta d’ingresso che veniva sigillata fece sobbalzare i presenti confusi – non allarmatevi e cercate di vivere le vostre ultime ore in allegria – poi rise, rise sempre più forte e la sua voce echeggiava in sala e si mischiava con le urla degli invitati che si spintonavano, cadevano e poi calpestavano i corpi degli altri. Sherree Rose continuò a ridere, chiuse a chiave la porta della sua stanza e si sedette, osservando dall’alto la sala che intanto veniva distrutta compulsivamente dalla disperazione, trattenne il respiro per qualche secondo, poi liberò gli zombi.

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    1. ahahahahah questo mi garba molto...peccato che verrà squalificato perchè non è firmato...mannaggia!
      Bob

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    2. FO non ti piace come firma?

      ;-)

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    3. Mi sento offeso...

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    4. Fantastico questo degli zombie

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    5. Bello il racconto sugli zombie...anche se mi fanno pauraaaa !

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  12. L’amica che era riuscita finalmente a presentare al ragazzo che le piaceva ci aveva ripensato alla prima parola che lui aveva detto, i compagni dell’università ridevano tutti nervosamente per non fare la figura dei musoni e non essere accettati nel gruppo, le amiche d’infanzia scherzavano tra loro per reprimere lo schifo verso tutti quei sudici che Sherree aveva invitato alla sua festa: gente che s’ammazzava di canne in casa d’altri, seduti per terra a bere vino, o ballando che se avessero fatto sesso sul tappeto sarebbe stato meno imbarazzante. A Sherree non restò che afferrare una bottiglia a caso e svuotarla, e poi un’altra e un’altra ancora, l’interno della bocca le diventò gonfio e insensibile e lei si morse fino a sanguinare, sciacquò il sapore dolciastro del sangue con quello secco del gin, mentre la stanza prendeva a ruotare prima in un senso e poi nell’altro, non aveva più la vista, c’erano solo dei puntini luminosi mobili dentro i suoi occhi, o fuori, non capiva, poi il pavimento divenne di nuvola e era più facile fluttuare, forse aveva ancora sete, afferrò nuovamente il bicchiere che le cadde dalle mani senza sostanza, e allora la vertigine divenne solida e multicolore, ogni cosa sfumava: la poltrona dove suo padre si sedeva in interminabili notti davanti alla televisione, il mobile su cui aveva dato una botta col muso a tre anni perdendoci un dente, i deodoranti per ambienti tutti in fila di sua madre, il telecomando per cui litigava con suo fratello, e le facce degli astanti da cui si erano scollate le maschere per lo stupore, fu un cadere lento e senza fine eppure durò un attimo, e poi era finito tutto.

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  13. Si sveglio' sul pavimento, tutta dolorante ed ansimante, era caduta dalla poltrona, gli occhi pungevano, pieni di lacrime. Si alzo' a fatica e vide la tavola perfettamente apparecchiata per due, le candele oramai si erano consumate e lei, nell' attesa, si era addormentata e aveva fatto questo sogno orribile, pieno di gente orribile, mostri e cannaioli, un incubo.
    Ma l' incubo peggiore era lui, che due volte su tre le tirava il pacco e l' unica volta in cui si era presentato lei aveva le sue cose e non avevano potuto combinare niente.
    Non era tutto finito, anzi era appena cominciato, doveva trovare il modo di fargliela pagare. L' istinto la conduceva verso il telefono, ma si trattenne.
    La vendetta e' un piatto che si mangia freddo.

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  14. "Io me ne vado" si disse. Poi pensò al padrone di casa che avrebbe notato quella sua defezione, e quale giustificazione avrebbe potuto addurre senza sembrare scortese? Nessuna.
    Più si sforzasse di pensare anche ad una piccola, piccolissima scusa nulla giungeva in aiuto.
    Avrebbe potuto confondersi con le pareti grigie in fondo al salone e poi da lì guadagnare velocemente la porta all'angolo opposto. Oppure dire: - Scusate posso? Vado un attimo alla toilette e catapultarsi fuori dalla finestra, rischiando un paio di collant e l'orlo del tubino che irremediabilmente sarebbe dilatato all'apertuta gambe. Le gambe. C'era qualcuno che stava pensando co ossessione alle sue gambe.
    Avevano con quell'andatura catturato l'attenzione prima e le fantasie poi dell'avvocato Cascali. Quello che ogni volta che arrivava in ufficio incontrava sul pianerottolo, cui accennava un saluto e lui restava come incantato (un effetto serpente a sonalgi)
    Adesso l'avvocato Cascali era ipnotizzato, pupille dilatate e collo ciondolante come il canino del vetro posteriore delle macchine.
    Stava a penzolare ad ogni cambio di direzione delle sue gambe che nervose crecavano una via d'uscita.
    Andò verso l'uscita con fare deciso: ecco bastava mettere una frase dopo l'altra, ritirare il soprabito e uscire.
    USCIRE.
    Mentre chiedeva il proprio, guardò le grucce appese dietro le spalle della hostess che con fare stralunato prese in mano il numero del suo soprabito e si accorse che erano vuote.
    Si, incredibilmente vuote.
    Si girò di scatto e le apparve come un'allucinazione la sala vuota.
    VUOTA.
    Spariti, nessuno escluso. Ebbe un sussulto, accennò una domando che le si spense in bocca come l'inutilità della richiesta, e uscì

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  15. Che sarebbe andata a finir così, lei lo sapeva da prima di organizzare il compleanno dei suoi bambini: due gemellini che quel giorno, festeggiavano i cinque anni, urlando a squarciagola mentre giocavano con i loro amichetti.
    Anche prima della festa, quando aveva montato sul muro i festoni, sapeva che non si sarebbe divertita.
    Nel bel mezzo del ballo del Pulcino Ballerino, mentre avrebbe aiutato i bambini nella caccia al tesoro, o al taglio della torta, comunque lei si sarebbe ritrovata a pensare, che sarebbe stata meglio altrove.
    E non era mica per i bambini, che le rovinavano la casa: le imbrattavano i muri, saltavano sul divano, e sbriciolavano le patatine per terra, producendo sul parquet strisce di unto che sembravano piste da sci; avrebbe comunque pulito la colf il giorno dopo.
    O per le animatrici, a 100 euro all’ora, che detestava: non sapevano far altro che truccare i bambini da farfallina o gattino, e allora era sicuro che sarebbero arrivate molto scocciate, le madri green, quelle tutta “pasta madre” e Metodo Montessori, a chiederle lo struccante al più presto, prima che il figlio avesse un’eruzione cutanea, per quei pericolosi trucchi di dubbia provenienza sicuramente non ipoallergenici.
    Sherree proprio non riusciva a divertirsi, per l’angoscia che aveva, pensando che per il giorno dopo alle dieci del mattino, era fissata l’udienza di separazione, dal padre dei suoi figli, che aveva amato moltissimo.
    E mentre si sforzava di sorridere nonostante tutto, Sherree non riusciva a vedere che le altre madri, più che divertirsi, le tenevano gli occhi puntati addosso: si chiedevano quanto avrebbe strappato al marito facoltoso, se le sarebbe rimasta oltre alla villa, quella lì dove erano adesso, anche la casa a Londra, quella in Sardegna e quella a Courmayeur.
    Come osava portare quelle minigonne mozzafiato, scoprendo quelle gambe lunghissime e perfette? Come osava non avere un minimo di cellulite? Come osava proprio lei, a cui non era mai mancato nulla, essere ad un passo dalla condizione perfetta: quella di donna single?
    Molte in quella casa l’avrebbero volentieri picchiata per l’invidia.
    A quella festa, solo quelli sotto i 10 anni, si stavano divertendo.
    O facevano finta forse, perché davvero le animatrici che aveva mandato l’agenzia, anche ‘sta volta, non era un gran ché.

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  16. Carolina Guerzoni6 marzo 2013 21:47

    La contessina sedeva imbronciata sul divanetto, e il suo pregevole corpicino strizzato nel corsetto dell’abito di velluto offriva uno spettacolo assai grazioso a vedersi. Era la padrona di casa, ed aveva circa la metà degli anni del resto dei presenti. L’orchestrina suonava un valzer melenso e le coppie danzavano in tondo sulla pista da ballo, eleganti dame ingioiellate, stagionate ed annoiate, con i rispettivi cavalieri, noleggiati per l'occasione presso agenzie specializzate. I loro distinti consorti, tutti dall'aspetto corpulento ed importante, sostavano vicino al sontuoso tavolo del buffet, sorseggiando champagne e discorrendo di politica e poderi in campagna.
    Sherree soffocò uno sbadiglio nel fazzolettino di batista, quando vide in fondo al salone un ometto con un vestito a righe, che le sorrise e le si avvicinò saltellano sulla punta dei piedini. I miei omaggi, contessina, le disse. Il suo ricevimento questa sera è assai gradevole, ma, a mio avviso è un poco ingessato. Non le interesserebbe uno spettacolo mai visto prima?
    Chi è lei? Non ricordo di averla invitata o di averla assunta per intrattenere i miei ospiti, esclamò Sherree.
    Lasci fare a me, le sussurrò per tutta risposta l'omarino. E mentre nella sala irrompeva una folla di circensi, questo spiccò un salto e atterrò sulle spalle del direttore d'orchestra, interrompendo di colpo il valzer, e gli battè il tacco degli stivaletti sulla testa. Mentre il poveretto si agitava e i musicisti indietreggiavano allarmati, gli ospiti tacquero di colpo. Madame e monsieur, annunciò l'omarino, è con immenso piacere che vi presento ora la celeberrima Compagnia della perdizione. Lo spettacolo inizia ora: ecco la danza del Sicomoro, con venti ballerine e un moro! Gli invitati stupefatti assistettero all'entrata in scena dei danzatori, mentre una nenia arabeggiante si levava nell'aria.
    La danza del Sicofante, con un orso ammaestrato ed un giovane aitante! Gli spettatori ridevano ed iniziarono ad applaudire, mentre una nebbiolina violetta entrava dalle finestre.
    La danza della Sicumera, con un maestro russo e la sua giarrettiera! La gente batteva le mani a ritmo, saltava e gridava eccitata, tutti ballavano e scuotevano i fianchi e nessuno si accorgeva di ciò che stava accadendo in quell'istante.
    La danza del Siceliota,
    Il mio bracciale!, strillò una signora, qualcuno ha rubato il mio bracciale! Il mio cammeo!, gridò un'altra. La contessa, non c'è più la contessina!, gridò qualcuno. Tutte le luci si spensero.

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  18. Appartata, quasi impercettibile accanto alla tenda di crétonne color crema, Sherree Rose sgranocchiava noccioline con lo sguardo perso nel vuoto. Speriamo almeno che la torta sia decente. Ma non si faceva troppe illusioni: il dessert di tutte le feste che si rispettino è sempre molto coreografico e vaporoso ma poi, da copione, non fai in tempo ad affondare la forchetta nella panna che – paf – sul piattino di carta che tieni in mano non ti rimane che una lacrima molle di libidine.

    Libidine mancata di una serata senza colore. Come tante altre. Eppure quella festa doveva segnare il suo rientro in società dopo mesi di isolamento. A casa aveva lasciato il suo gatto Poncho e ora ne rimpiangeva il dolce peso sulle gambe incrociate e il solletichino delle vibrisse sulle dita mentre lei chattava.

    Guardò le bottiglie semivuote e piene di riflessi colorati… Ormai la festa era entrata nel vivo. Sul tavolo rimaneva solo il solito cimitero di salviette appallottolate e tappi di sughero. Poco più in là, una donna ricomponeva pezzi di pan di spagna su un vassoio. Si versò un po’ di vino e iniziò a sorseggiare con lo sguardo perso. Fece una smorfia e depose il bicchiere ancora pieno. Chissà se avrò lasciato abbastanza crocchi a sua gattità... E poi la borsa cominciò a miagolare. Quante notifiche! Indietreggiando con nonchalance, guadagnò l’oscurità dietro la tenda. Estrasse il tablet e finalmente, nella penombra, cominciò a sbirciare la chat:

    - Che palle!

    - A chi lo dici….

    - Vogliamo parlare del dolce?

    - Un delirio di burro.

    - Un secondo che controllo Poncho.

    Sherreee Rose aveva piazzato una webcam a casa per controllare il suo amato amico peloso. Ormai vivevano quasi in simbiosi.

    - Scusa un attimo, ma come fai a sapere che dolce ho mangiato?

    - Dài, muoviti che ti accompagno a casa dal tuo Poncho. Si vede lontano un miglio che stai soffrendo.

    Anche il nome del gatto! Ma chi è questo? Oddio uno stalker…

    Sherree Rose uscì da dietro la tenda col suo tablet ancora in mano. Era impiastricciato di burro. Dall’altra parte della stanza, oltre tavoli sfatti di noia, un uomo le sorrideva. Non aveva affatto l’aria di uno stalker. Era Bibo, il veterinario di Poncho! Una vecchia conoscenza e amico su Facebook da qualche mese.

    Sfilò un kleenex dalla scatola rosa barbie che aveva davanti. Diede una rapida strofinata al monitor e poi scrisse velocemente:

    - Molto volentieri, mio salvatore. LOL.

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  19. Eppure, la serata era cominciata bene... Grazie a un camouflage perfettamente riuscito, frutto di ore e ore di trucco e parrucco, Sherree Rose poteva di certo competere con le tappezzerie più chic. Si era pure spalmata litri di olio profumato sulla pelle. E ora, nonostante l’artrite e l’alluce valgo avvolto nel cellophan, sgusciava tra sciami di babbei ingrifati. Please don’t stop the music… ripeteva scalpitando orgiastica in pista, mentre due o tre marpioni le si erano fatti intorno con sguardi bovini e patte rigonfie. Due chiacchiere e poi tac! La mano morta no! E allora – sbam!- giù di plateau a maciullare calli e calletti. Oops! Che sbadata! Proprio non volevo…. Plof. Giù il siparietto. Anche le tappezzerie e le carte moschicide hanno un limite oltre il quale de-reificano! Poveri fessi. Neanche si fosse materializzato George Clooney con le palle tirate a lucido avrebbe abbozzato un sorriso. E come sempre, era già stata inghiottita da quella noia benedetta che l’avrebbe strappata dai luoghi comuni per dislocarla nel suo posto preferito alle feste: tra i due amplificatori sparati a palla. Nel frastuono. Là dove i cretini sono afoni. Please don't stop the music... Dissonante e cacofonica, con la mente finalmente piena di oblio, Sheeree era ormai una carcassa di pensieri vuoti ma pieni di ritmo. Solo questo le importava. E magari perdere qualche etto. Non le sarebbe dispiaciuto affatto. Alla fine, annoiarsi è una mano santa. Altro che balle.

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  20. Sheree Rose si risvegliò sul divano, le gambe le formicolavano da morire, le veniva da vomitare, le girava la testa, si sentiva un pò anche puzzare, perché si era addormentata qualche oretta e si risvegliava adesso tutta sudata.Che peccato! Era arrivata alla festa tutta bella pulita e profumata ed era bastato bere qualcosa, agitarsi un pò, sprofondare in un sonnellino per risvegliarsi puzzolente così! Non si trovava più nella stanza della festa, ma probabilmente nella stanza accanto ed era ancora ignara di come fosse finita lì. Non c'era più la musica a palla ma una musica di sottofondo, classica, che risuonava dalla filo-diffusione. La stanza era enorme, arredata solo dal divano su cui ella posava le sue chiappe e le gambe stanche, e da un vecchio camino. Dai grandi finestroni filtrava la luce del giorno. Dalla stanza accanto si udiva rumore di stoviglie, urla e boati sempre più forti tanto da coprire la musica. La ragazza si alzò a fatica, la curiosità era tanta ma le gambe le facevano malissimo, tanto che credette di essere diventate come la "sora Lella" nel film in cui interpretava la nonna di Verdone. "Vecchia e puzzolente" pensò, bene, bene.
    Aprì la porta e le sembrò di essere piombata in un'altra epoca, erano tutti vestiti stile ottocento, ma poteva essere anche una festa mascherata, una festa diurna. Anche la sala era completamente cambiata, c'era un grande tavolo al centro, apparecchiato, e con dei candelabri. La gente era in parte seduta, in parte in piedi e, ben vestita, si tirava oggetti da una parte all'altra della stanza e si lanciava anche la roba da mangiare, la più ridicola era una dama tutta chic con un polipo enorme sulla testa!
    Sheree Rose, iniziò a percorrere con circospezione il perimetro della stanza per esplorare se non ci fossero telecamere, se non si trattasse di un film o se viceversa questi non fossero tutti davvero scemi.

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