mercoledì 29 febbraio 2012

Sez. 8 Marzo: Tema – Georgia

«Dicono che le donne non possono essere grandi pittrici. Io non l’ho mai pensato. Io dipingevo e basta.»


“Ora che sono lontana, mi sembra quasi che quell’incantesimo che non mi faceva vivere senza te, sia meno forte. Non so quando i miei passi torneranno sulla via del ritorno e se mai la nostra casa tornerà ad essere ancora la nostra. Mi addormento tra le tue braccia e mi sveglio con un tuo bacio, ma non posso tornare indietro, il lavoro mi assorbe moltissimo e tu sai bene che non lascerei mai incompleta una mia opera. Qui è tutto così diverso, la terra, l’azzurro del cielo, il buio della notte.
Aspettando tue notizie ti bacio lieve.”

Ci siamo scambiati  centinaia  di lettere Alfred ed io. Eravamo una straordinaria coppia newyorchese di successo, ancor prima che decidessimo di unire le nostre vite e non più solo dal punto di vista familiare. Ma la vita è così ricca di sorprese. Anche con me lo è stata. Dicono che sia stato questo mio animo inquieto e sensibile a partorire queste tele così…dirompenti per la mia epoca. Calle bianche, fiori giganti, segreta intimità di labbra-vagine, di pistilli-clitoridi in fiamme, così scrivevano i critici, dicevano che non avevano bisogno di didascalie, arrivavano dritte al segno.
Molti mi chiamavano “la Signora delle calle”, per Lui ero la sua amata. Lui era ossessionato dal mio corpo, mi fotografava in continuazione, nuda, vestita di bianco, il seno scoperto. E sempre Lui è stato il primo a credere in me, a scorgere un’artista in cui erano espresse per la prima volta esplicitamente le pulsioni più profonde della sessualità femminile. Ma il nostro è stato un rapporto turbolento. I miei fiori si vendevano benissimo, ma il mio bisogno di nuove ispirazioni e non solo, mi hanno portata lontana da Alfred. Dovevo in qualche modo salvarmi da lui. Lui che era stato il mio pigmalione, rivolgeva la sua seduzione verso altre donne.
Ho sopportato, ho sofferto, mi sono ammalata, il mio successo era nulla se il suo sguardo si allungava verso altri orizzonti. E’ sempre così terribile non sentirsi amate, per questo ho dovuto sfuggire alla mia stessa sorte, a Lui, che in qualche modo mi aveva creata e che mi stava distruggendo. Ma il nostro legame d’amore e lavoro non si è mai reciso e nei lunghi periodi di separazione le nostre lettere annullavano questa assenza. Non eravamo più la pittrice Georgia O’Keeffe ed il fotografo affermato e gallerista Alfred Stieglitz, eravamo una donna e un uomo con le loro sofferenze, i loro dolori, i loro rimpianti…

«È la fine di una giornata tranquilla. Le tue lettere mi danno un curioso equilibrio, una specie di controllo cosciente di me stessa che mi piace...”

l.l.g.

Sez. 8 Marzo - Tema: 8 o 13?

A che tipo voglio riferirmi?
Quelle che vedo in tv?
Quelle che incontro a scuola?
Quelle che incrocio per strada?Sembrano omologate, appena uscite da un centro estetico: capelli piastrati, occhi truccatissimi nascosti dietro mèches lunghe e variopinte, con extension alla Barbie, jeans sottovita con fessura “vedo, non vedo”, ombelico griffato o diamantato. Anche quando parlano, sono molto simili tra loro, se presumono di non essere ascoltate o osservate, sono anche sboccate e volgari pur avendo un contorno labbra impeccabile e ben disegnato.
Da quelle bocche così ben delineate e valorizzate da lipstick costosi, escono mezze frasi, con un vocabolario ridottissimo. A furia di abbreviare tutto, nei ripetitivi sms, di confondere le “ci con le kappa “, il numero delle lettere si riduce assieme alla profondità dei pensieri.
Tempo verbale? Eterno presente, senza più concordanza (per es.“ e dopo che abbiamo?”)
Mi viene naturale chiedere, quando le ascolto, perché hanno una così profonda cura dell’aspetto esteriore (dimenticavo le unghia stregate, dalle mille forme fantasiose per ogni occasione), e una così poca considerazione della propria parte più intima e intellettiva? Intendo dire, perché troppe donne perdono ogni mattina tanto tempo per curare il proprio look e poi non trovano nemmeno un’ora  per leggere un giornale, una rivista, un romanzo (traguardo impensabile), una poesia di Garcia Lorca - anche in italiano-, o meglio, due capitoli di storia (quattro sono improponibili), per sapere cosa è potuto succedere a Luigi XVI durante la Rivoluzione Francese?


martedì 28 febbraio 2012

Sez. 8 marzo - Tema: "Donna Franca"


Quando mise il primo piede sullo scalone asimmetrico e curvo del suo villino fu travolto da Giulia, che gli si buttò con le braccia al collo rimproverando il padre per l’assenza e per i peli che le pungevano le gote arrossate dal primo sole di primavera. Arrivò quella mattina da Parigi. Passò dalla toletta per radersi il volto scuro di siciliano da due generazioni. L’essenza di zagara riempì l’ampio salone tappezzato da motivi floreali e intarsi lignei. E le domestiche indaffarate lo ossequiavano ad ogni andirivieni. Bussò tre volte a colpetti deboli e con ritmo cadenzato. Era il loro linguaggio segreto. Le labbra di lei si aprirono in un sorriso intrigante che poteva sembrare malevolo. Si ricompose, schiarì la voce e con fare da usignolo cantò il suo permesso di ingresso all’ospite usuale. Ignazio aprì la porta tenendo le mani dietro la schiena. Trovò la moglie seduta al centro del letto china sulle carte della sua fitta corrispondenza. Aprirono il cerimoniale del loro ricongiungimento con un casto bacio di guance sfiorate, un antico ossequioso civettare tra moglie e marito. Porse alla moglie una scatola foderata di raso blu cobalto e chiuso da un nastro di seta color avorio. Per un attimo le candide mani di lei si confusero col nastro, tanto il suo incarnato era d’alabastro. Nascose un sorriso sornione per non dare soddisfazione al suo uomo. Amavano giocare. Scartò quel mistero con una grazia sacrale, nascondendo perfettamente ogni ombra di curiosità o eccitazione all’idea di ricevere una nuova gioia. Stavolta lui la sorprese davvero. Nessuna spilla di Cartier o abito di Worth era paragonabile alla gloria di quel nuovo regalo. Emise un gridolino che le spezzò la voce. Sette interminabili metri di perle legate da un sottilissimo filo. A chiudere quell’enorme circonferenza una rosa in oro bianco. Amate perle che brillarono ai riflessi del sole mattutino che penetrava dalle vezzose vetrate della camera in stile moderno. Lei balzò dal letto e strinse suo marito ringraziandolo con un languido e umido bacio. E gliene promise uno per ogni perla e perdeva il conto a sgranare quell’interminabile rosario profano. Lei che era la vergine, degna di giaculatorie. Sette metri di perle attorno a un collo di colonna. Viso di porcellana, capelli neri, occhi grigi di mare. Tutti col naso all'insù al Massimo Teatro a guardare il palchetto dov'era lei, fiera tra le sue perle, dal collo di fiera. Musa di poeti, scrittori, pittori, cantanti. Regine che si inchinavano al suo passare e sguardi d’amore dalla sua gente. Tutti la amavano e lei fu dispendiosa e ricambiò l’amore che gratuitamente riceveva. Poggiata su un fianco guardava lo sorte amica. Era prima che tutto finisse quando l’occhio di pittore impressionava su una tela i tratti di grazia e sensualità. Non pensava, in quel momento, che le sue perle sarebbero diventate cenere. E divenne cenere la sua primogenita e anche l’unico figlio maschio che riuscì a concepire. E cadde un vessillo. La guerra e il dolore, la nuova economia e i governi contrari, fu uno sfaldamento lento, continuo, inesorabile, cadenzato da lutti e pene per i tradimenti del marito.

Sez. Anatomia - Tema: I nervi

Sottile la parete sottile tra la calma e l’esplosione, cartongesso da abbattere con una spallata, o carta 80gr a metro quadro da ridurre in coriandoli mentre digrigni i denti o burro, sì, burro sezionato con un nylon sottile e diviso in due – o tre o quattro – come un bivio, come un destino che al mattino tra auto funzionante e auto in panne sceglie un guasto al carburatore, da arrivare in ufficio in ritardo di due ore e trasformare la funzione customer care nella traduzione fedele di “Insulti al pubblico” alla clientela; tre come chi non sa chi bestemmiare tra padre, figlio o quel pennuto dello spirito santo; quattro come tutte le femmine che rompono i coglioni di un uomo – la madre, la moglie, la figlia, la collega capoufficio che l’ha spuntata non si sa per quale ragione – e allora prendi un filo, sottile di nylon sottile, e te lo avvolgi attorno (un salame, un lacerto, un baco da seta che si fa pupa stronza), e poi torni a casa e prendi un chiodo e lo conficchi alla parete con una testata o il martello, e con un nodo fissi un capo del filo, e poi prendi un altro chiodo e lo conficchi alla parete con una testata o il martello, e tendi il filo, e poi prendi un altro chiodo e lo conficchi alla parete con una testata o il martello, e tendi ancora il filo, e poi un quarto chiodo, un quinto, tanti chiodi che la stanza diventa una trappola di ragno elevata alla potenza di chissà quale numero potente e tu ti metti in centro, e cominci a tirare, e salta il primo chiodo, il secondo chiodo, il terzo chiodo, e spunta il primo buco, il secondo buco, il terzo buco e allora occorre  tinteggiare, indorare, sistemare, tante volte, tante volte, troppe volte, oppure niente, e lasci il mondo così, per come lo hai trovato.


GD


lunedì 27 febbraio 2012

Sez. Anatomia - Tema: La clitoride


Da secoli e secoli, si tramandano strane dicerie e teorie scientifiche strampalate riguardo la sessualità femminile. Si sa,fin dai tempi più remoti, noi donne siamo state sempre  identificate con la materia e la natura. Noi siamo il corpo che nutre e produce, dispensatrici di beni o di mali. Streghe o madonne. E in nome del controllo, quanti crimini  sono stati perpetrati contro di noi.  Mutilazioni sessuali, burqa, femminicidi, negazione dei diritti più fondamentali. E tutto questo perché la donna doveva essere semplicemente l’accogliente utero materno, la fattrice dei figli e la curatrice dei ‘peni’ di famiglia e non certo un’ ‘immatura’ invasata alla ricerca del piacere personale. Pensate che nell’Ottocento, le ragazze che si esploravano traendo piacere dalla masturbazione , erano considerate casi clinici.
Per fortuna, ormai non è più un mistero che gran parte del piacere per una donna derivi dalla stimolazione della clitoride, quel piccolo organo erettile situato sulla parte anteriore della vulva e che possiede migliaia di terminazioni nervose, più del doppio rispetto al pene. Alla faccia  di Freud!  E’ proprio vero che “questo sesso che non è un sesso” (Luce Irigaray), non finisce mai di stupire per la sua complessità e la sua ‘fluidità’. E naturalmente , più questa sua natura fluida e multipla emerge più fa sbarellare il potere maschile.

Tema: L'amica muta (già "Nonna Rosa")



Nonna Rosa abita da sola in una vecchia cascina, né grande né piccola.
Come tutte le cascine di una volta in cui il piano terra era unicamente adibito a stalla, ha uno spazioso cortile da cui si accede al piano superiore tramite una scala esterna, unica via d'accesso all'abitazione vera e propria.
Nonna Rosa, essendo già abbastanza anziana, non ha timori quali essere derubata, assalita o sequestrata, quindi la porta d'ingresso è perennemente spalancata, fatto salvo per i mesi invernali, nei quali è accostata. D'altro canto, il suo nipote più grande abita a meno di cento metri e lavora in campagna: all'occorrenza le basterebbe lanciare un urlo e lui si materializzerebbe all'istante, armato di forcone. Per cui, Nonna Rosa sta tranquilla.
Le sue figlie meno, ma provate voi a farle capire che la porta dovrebbe stare chiusa e che prima di urlare “Avanti!”, quando sente dei passi sulle scale, sarebbe opportuno chiedere “Chi è?”.
Nonna Rosa è fatta così, inutile discutere.
Oltre al suo bodyguard personale, Nonna Rosa ha anche un'altra nipote, che si chiama Elisa, e oggi Elisa sta andando a trovare la nonna. Del tutto ignara di quello che sta per accadere, parcheggia in cortile, sale le scale, apre la porta e grida: “Ciao, nonna!”.
“Ciao, Elisa!”, le risponde Nonna Rosa, “Sun an cusin'a, ven drinta!”.
(Nota dell'autrice: per comodità, nella narrazione della vicenda useremo direttamente la traduzione dal piemontese, benchè molta della bellezza dei dialoghi vada in questo modo persa. Quindi, traduzione: “Sono in cucina, entra!”).

sabato 25 febbraio 2012

Sez. 8 marzo - Tema: Luisa detta Cenerentola


Le due ricche e sciocche sorelle conducevano una vita molle e gaudente.
Serate in discoteca, shopping sfrenato, interi pomeriggi a limarsi le unghie guardando le soap opera in televisione.

Molto diversa era la loro sorellastra, Luisa, prodiga nello spendere il suo tempo libero in varie azioni umanitarie. Era attivista di Greenpeace e, quando poteva, andava a servire i pasti alla Caritas.
Non altrettanto fortunata, la matrigna l'aveva depredata di tutti gli averi dopo la morte del padre, era costretta ad arrabattarsi in mille lavori: nei week end faceva la cameriera nei ristoranti, il lunedì e il mercoledì pomeriggio la baby sitter, la mattina faceva volontariato in un ufficio di paghe e contributi (volontariato che in quell'ufficio chiamavano con il termine inglese “stage”).
Un po' perchè tempo libero ne rimaneva poco e un po' perchè la considerava una frivolezza, Luisa non andava spesso dall'estetista e nemmeno dalla parrucchiera e nonostante avesse poco più di trent'anni i suoi capelli erano già color cenere. Ecco perché i suoi amici la chiamavano “Cenerentola”.

venerdì 24 febbraio 2012

Sez. Anatomia - Tema: La lingua


Talmente usata da esser dimenticata.
Protagonista silenziosa,
istrionica custode dell'anima.
Avviluppata, arrotolata
vive nascosta tra soffi e sbuffi
in un umida caverna.
Comanda e decide ogni azione
tenendo in scacco intelletto
e ragione.

Pudica, sboccata,

Difesa da due ancelle
arroganti e vanitose.
Due sierene imbellettate
e viziate.
Due mascar spietate.

Meretrice e traditrice
Voluttuosa danzatrice

Taciturna dispensatrice di pensieri

Anima di uomini
e di imperi
Adorata musa
passionale e golosa
Al suo volere ti devi inchinare

è lei che ti racconta
in silenzio
tristezze e piaceri.
è lei che per prima devi
nutrire.
è lei che per prima ti dirà
che devi morire.

Ella Bix

giovedì 23 febbraio 2012

Sez. Anatomia - Tema: Gli occhi


Il mio terzo occhio esiste ma ultimamente non ci vede benissimo.


Vi ricordate di Mr. Magoo? Quel simpatico vecchietto borbottone e miope fino al midollo che si ostinava a girare per il mondo senza occhiali, con due fessure al posto degli occhi? Ah, che mito! Per lui, esisteva solo la realtà che immaginava. Un mondo a rovescio. Se entrava in un ascensore, era di sicuro una tradotta per il Kilimangiaro e se finiva sulle ali di un aereo, era convinto di trovarsi sulla plancia di un catamarano impegnato in chissà quale regata mondiale. Quando un poliziotto voleva aiutarlo ad attraversare la strada, lui lo pigliava a ombrellate credendolo un ladro e quando invece una banda di drogati lo accerchiava, lui era convinto di essere finito ad un campo scout e snocciolava perle di saggezza. Altro che Topolino, altro che Wonder Woman, quel nanetto col bastone era diventato il mio idolo. Sono pochi i cartoni che hanno così tanto influito sulla mia immaginazione. E poi, scusate, lui per me era la dimostrazione vivente che gli occhiali non servono a nulla e forse manco gli occhi. Se si è dotati di quel radar interno che alcuni ora chiamano “terzo occhio”, altri intuito, altri ancora sesto senso, si può avventurarsi dovunque. Io invece ero stata costretta fin dalla più tenera età a fare i conti con orribili protesi al naso e per giunta gravata da terribili sensi di colpa. Di cosa mi lamentavo, era solo colpa mia se non ci vedevo tanto bene: avevo guardato troppa tv! Certo, per sforzarmi di decifrare la realtà sghemba di Mr Magoo, m’ero di sicuro giocata anche quelle poche, residue diottrie che mi rimanevano dalla nascita, visto che ero affetta da miopia progressiva, ereditata dalla nonna. « Non devi stare troppo vicina alla tv, piccina, che ti fa male alla vista!» mi ripetevano mamme, zie e prozie varie, mentre io sbuffavo avvicinandomi ancor di più allo schermo in bianco e nero. Ero veramente scocciata: quei continui rimbrotti mi impedivano di afferrare bene i commenti chiave del mio eroe e di capire in quale realtà credeva di essere planato. Povero Mr. Magoo, io   mica ridevo di lui, anzi solidarizzavo profondamente. Le sue vicende mi erano così familiari. Ogni tanto però ero assalita da dubbi e perplessità. . . Di sguincio, sbirciavo le facce dei miei fratelli. Ridevano certo, ma si capiva benissimo che in fondo non erano così immedesimati quanto me. A loro mica capitavano quelle situazioni così rocambolesche. Infatti, quando si giocava a nascondino, ad esempio, tutti correvano sicuri ai loro posti e mi battevano sempre sul tempo nel captare qualunque indizio. L’unica che non vedeva mai un accidenti ero io. . . Come facevo a confessargli che avevo scambiato un uccello per un cappello o la scopa di saggina per i capelli della Carolina? Puntualmente, quando correvo come una forsennata a battere ‘’tana’’ sul muro, di solito seguivano ghigni e sberleffi dato che avevo ‘visto’ cose assai improbabili e solitamente le più strampalate. Situazioni, tra l’altro, che sono rimaste immutate nel tempo nonostante un’operazione di cataratta giovanile e una serie infinita di lenti correttive. L’avvistamento uccelli e oggetti non identificati è diventato  il mio forte. A giudicare dalle quotidiane cantonate che prendo, pare che io viva in una giungla popolata da ragni schifosi, uccelli rari e bestie variopinte. Si vede che sono proprio miope nel DNA, come il mio eroe dei cartoni. Fatto sta Mr. Magoo è rimasto nel mio cuore, anche solo per il suo modo bizzarro di affrontare la realtà, ignorandone totalmente gli spigoli. Lo sua invulnerabilità era diventato il mio specchio segreto.

mercoledì 22 febbraio 2012

Tema: Gaspare, la neve, un caffè

è arrivata finalmente la neve. non poca. non una semplice spolverata. chili e chili di neve hanno sommerso la città, le strade, i negozi, le auto, l'immondizia, i cani, le cacche dei cani... tutto. il bianco è ovunque. quasi fastidioso. perfetto e freddo, la lama di un coltello. perfettamente a richiamo. e sembra quasi natale. se non fosse febbraio sarebbe il massimo poter vedere riflessi nel ghiaccio i mille colori delle luci a intermittenza. per ovviare alla depressione post nevem il comune, oltre a pulire le strade, dovrebbe rimettere su luminarie e alberi decorati. voglio dire, perchè non farlo? tutti che passeggiano, niente traffico, auto parcheggiate nei box e via, a piedi, a comprar strenne al ritmo di cori e carole...ahhhhhh! il sogno sarebbe completo però se ci fossero i saldi del caso, così da colmare mancanze e carenze affettive. ed è in questo favoloso, fantasioso, fabuloso, superfantastico paesaggio che s'imbatte Gaspare. un cammello. che si è perso. faceva parte di quella carovana lì, quella famosa che seguiva la stella della senna. Gaspare seguiva con i suoi amici cammelli la stella cometa ma credo si sia perso, difatti è un pelino in ritardo...e anche fuori mano, a meno che betlemme non sia in abruzzo...magari con la deriva dei continenti tra qualche milione di anni...ecco, Gaspare più che accompagnare i re magi è arrivato appena in tempo per comprare mutande con la proboscide per san valentino. e indossarle anche per carnevale. l'ho visto stamattina. era seduto davanti al bar che si trova in centro, cappuccino e giornale, perso dietro a mille pensieri e mille femmine in moon boot coi tacchi a spillo. l'ho salutato, ci conosciamo. è colpa mia se è arrivato in ritardo, l'ho tenuto in formalina questi due mesi presa dalle mie palle 'di natale' che si sono trasformate in cioccolatini al gusto di rabarbaro in una scatola rotta a forma di cuore e che, spero tanto, possano frantumarsi in tanti e colorati coriandoli, così da spazzarli via mascherata da pulcinella. Gaspare mi guarda. ha inforcato gli occhiali con le lenti bifocali e ha il cappello col pon pon a riporto della sciarpa nera e gialla, come la squadra di rugby locale (ci ha messo poco ad ambientarsi). lo so. vorrebbe dirmi qualcosa di profondo. vorrebbe farmi capire che non posso stravolgere il tempo e lo spazio, riti e feste che circa 6 miliardi di persone rispettano diligentemente solo perchè c'ho un palloncino col tip top al posto del cuore. 'ti porto a casa' gli dico. ci fissiamo per un pò, lui ordina un altro cappuccino, io prendo l'ennesimo caffè. mi parla di calcio, di sanremo, del buco nell'ozono e di belen. lo abbraccio mentre sussurro improbabili e sconnesse scuse... quasi in un rantolo 'ti prego, tutto ma non belen' gli chiedo. lui sorride. mi guarda da sopra gli occhiali. si alza lentamente, paga il conto e lascia la mancia nel piattino dal design palesemente anni '70, raccoglie il tovagliolo arabescato da terra e mi spinge col muso dietro la schiena. 'ti porto a casa' mi dice.

Sole Serone

Sez. Anatomia - Tema: Piedi

Devo confessare una mia fissazione.


Io soffro di una specie di riluttanza a mostrare i piedi… ho il pudore ai piedi per così dire… non so… non mi va tanto di farmi vedere a piedi nudi…persino in spiaggia li nascondo sotto la sabbia scavando cunicoli dalla sdraio…che poi non sono mica male i miei piedi… non dimostrano affatto di aver camminato quarantacinque anni.  Ma ci pensate quarantacinque anni ? Provate voi a portarvi a spasso una cinquantina di chili (ho arrotondato per difetto, non stiamo lì a far le pulci) tutti i santi giorni per quarantacinque anni… Mi aiutate dunque ad analizzare il perché di questo particolare pudore? Sarà perché quando ero ragazza mia madre ha sempre  continuato a ripetermi “ ti sei lavata i piedi prima di uscire che non si sa mai che fai un incidente e vai in ospedale con i piedi sporchi …” Ma ditemi:  secondo voi i piedi sono belli da vedere?  Ogni tanto non vedete dei piedi che ti fan pensare “ragazza mia e mettiti ‘na paperina, ‘na polacchina, ‘na scarpa da tennis … per amor del cielo… anziché l’infradito pitonato con ste dita contorte, callose, accavallate e ste unghie lunghe e ricurve che ci avrai pure messo lo smalto ma purtroppo già è passata ‘na settimanella eh lo so tempus fugit… e se sta scrostando tutto… “ E sto tallone screpolato a mo’ di deserto australiano e pure un po’ annerito? E ste cipolle, più rosse di quelle di Tropea che spuntano dalla fessura del  sandalo… e che è?  Pietà… copritevi un po’! “  E vale anche per voi Signori uomini che appena il Bernacca di turno prevede un leggero rialzo delle temperature è n’attimo:  il francescano che c’è in voi prende il sopravvento.  Qualcuno però ogni tanto uno scrupolo se lo fa, e in un impeto di buona creanza  rimedia con il calzino… er pedalino pe' li romani. Ma quanto sono chic i pedalini bianchi con l’elastico che stringe proprio quel decimetro più su della caviglia, indossati col sandalo… In questo i tedeschi  fanno tendenza e di solito li abbinano con i bermudoni a scacchi…irresistibili!  Ma che dire dei giapponesi? Ho visto fior fiore di Vice President, Managers, CEO  e Tycoon del sol levante arrivare al Top - Executive- Global -Steering Commette in doppio petto blu,  gemelli e fazzolettino bianco nel taschino che dopo mille inchini e salamelecchi arrivano nella sala videoconferenze ultratecnologica che sembra di stare sul set di matrix e…? Appena seduti  al tavolo di ciliegio e pelle Frau… slap… via le scarpe… eh certo…. e nemmeno cercano di farlo senza farsi notare … che tanto semo ‘n famiglia no?  Eh no signori !! Mica voi avete  appena finito di assistere al matrimonio di vostra cugina che vi ha lasciato a stazionare quelle due orette sotto il sole cocente  - tanto dura il servizio fotografico, che nemmeno il set di Vogue sfilate p/e…-  nella stradina del Castello Medievale, quella fatta con i sassi del  fiume,  col tacco a spillo tempestato di strass, che siccome il giorno prima pioveva,  si infila nel fango tra un sasso e l’altro che neppure le trivelle di James Dean ne “ Il gigante”  vanno tanto a fondo…

martedì 21 febbraio 2012

Sez. Anatomia - Tema: I testicoli

Che esistano si sa, giornalmente qualcuno ne ricorda la presenza citandoli in conseguenza di trattamenti quali frantumazione, gonfiatura, glassatura, modanatura.
Normalmente nascosti, nella rappresentazione della nudità maschile rivestono un ruolo secondario rispetto al piffero. Riescono a ritagliarsi un ruolo tutto loro solo al mare, quando da certi boxer con gamba larga e mutanda slentata, loro scivolano fuori: eccoli soddisfatti che ti guardano e dicono "ce l'abbiamo fatta, siamo usciti da soli senza quel cazzone del capo!".

Vengono chiamati in modo diverso, vezzeggiati se riguardano i bambini (palline o palluzze - se trattasi dei figlioletti di un boss mafioso allora "pallottole"), dispregiati se riguardano gli adulti: chi non ha mai sentito la forma idiomatica "sei un coglione"?. Notevole è, quindi, il potenziale analogico-metaforico dei sinonimi di testicolo (poco usati invece - i testicoli - nella similitudine: mai sentito dire che qualcuno "sembri un coglione" o "è come un paio di palle" ).

C’è chi li definirebbe “amici”, ma per forza di cose si sono trovati avviluppati nella stessa sacca raggrinzita.
A stretto contatto hanno deciso di collaborare.
Soprattutto nei più piccoli, a volte, può succedere che uno dei due non voglia scendere e allora l’altro da giù che grida – dai! Buttati che si tocca! Non è profondo! - in alcuni casi la forte azione di convincimento da parte dei dottori può funzionare a farlo scendere.

Non che abbiamo mai goduto di grande considerazione: prendiamo il nome stesso "testicoli", viene da "testimoni"...di che? Dell'atto sessuale al quale non partecipano, ma fungono appunto da muti testimoni. La storia ha riservato loro alterne fortune. O meglio, se ne è parlato solo per casi eccezzionali: quando venivano tagliati o quando ve n'erano in eccesso. La mitologia ci dice che dai testicoli di Kronos tagliati da Zeus e finiti in acqua nacque niente meno che la bellezza! Afrodite, uscita già coi biondi capelli al vento dalla spuma del mare fecondata da quella incidentale caduta. Oppure, per eccesso, le tre palle del Colleoni: valoroso condottiero che proprio in virtù di quel tanto coraggio non poteva averne solo due! Ancora oggi nella cattedrale di Bergamo campeggia l'insegna bronzea del fu signore triorchiuto. Un bronzo tirato a lucido dalle tante mani che vi si sfregano in cerca di fortuna.  Nel medioevo qualcuno pagava profumatamente i boia per poter entrare in possesso dei testicoli di qualche brigante mandato a morte: ben essiccate potevano tornar utili a far ritrovare la virilità a qualche danaroso acquirente. La loro mancanza poi spalancava in alcuni casi anche le porte del paradiso: castrati infatti erano i cantori più ricercati, i quali, in Vaticano per esempio, potevano godere di splendidi appartamenti e del favore di più di qualche cardinale!

Raramente hanno ispirato la letteratura, tra i pochi cantori testicolari, di seguito, un anonimo del ventesimo secolo:


Sanremo 2012 - Serata finale

La signorina Ernestina Bevilacqua per fortuna ristabilita si appresta a vedere la quinta ed ultima puntata del Festival di Sanremo. Unico neo della serata la inquietante presenza del fratello Armando ostinatamente determinato a rimanere travestito da infermiera.

“Armando??  Guarda che stasera c’è la finalissima del Festival! Ti sei preparato? Io ho indossato l’abito lungo di velluto nero e la spilla con il cammeo di Mamma. I capelli però sono un vero disastro! Sono stata costretta a mettere il cappellino di pizzo con la veletta! Armando! Sei  ancora vestito da infermiera? Ma è una mania la tua! Basta!!! O ti vai a cambiare o te ne stai in camera tua! Che ora è? Mezzanotte?! Il Festival allora è quasi terminato! Come mai ho dormito tanto? Mi hai dato di nuovo il Lexotan?! Smettila con questo scherzo dell’infermiera! Ti sei proprio rincoglionito! Almeno mi vedo la premiazione, tu intanto vai cambiarti d’abito. No? Allora se devi rimanere vestito da scimunito perlomeno siediti dietro la mia poltrona così almeno ti si nota meno. Cosa hai detto? Hanno eliminato  Dolcenera? Ma Dolcenera è Nilla Pizzi! Anche Lucio Dalla cioè Claudio Villa, Domenico Modugno-Samuele Bersani e anche Nina Zilli-Mina? Oh che delusione! E le Kessler non ci sono stasera? Come non ci sono mai state? Ma se l’altra sera c’erano! Che dici? E’ rimasta Ivanka? E chi è questa Ivanka? Quella che ha avuto il torcicollo? Armando adesso giochi a fare l’infermiera pure con le vallette di Sanremo? Anzi a proposito quell’altra valletta poi se l’è tolta la maschera? Come quale valletta? Rocco Papaleo! E un uomo? Come è un uomo? Ah per favore non dire stupidaggini! E il nonno di Adriano Celentano è  venuto di nuovo? Non era il nonno di Adriano Celentano? Ma com’è possibile se gli somigliava come una goccia d’acqua! E allora di chi era nonno? Oh guarda! La premiazione è già avvenuta! Hanno vinto tre donne! Guarda! Rita Pavone che adesso si fa chiamare Noemi ha vinto il terzo posto con “Viva la pappa col pomodoro”, poi c’è Orietta Berti-Arisa al secondo posto con “Finchè la barca va’”, e la prima chi è? Non la conosco! Che dici Armando? Si chiama Emma? Ma Emma chi? E che cosa canta? Non è l’inverno? Ma che dici Armando? Siamo in estate per caso? Ti sto domando come si intitola la canzone di questa Emma? Non è l’inverno. Di nuovo lo dici! Armando siamo in in-ver-no e non siamo in estate! Ora basta Armando non ti sopporto più! Me ne vado a letto! Questa volta mi hai fatto proprio incazzare!”
LM

lunedì 20 febbraio 2012

Sanremo 2012 - Quarta serata

Premessa: in seguito al malore accusato dalla signorina Ernestina Bevilacqua il dr. Spinuzza le ha procurato una infermiera per accudirla fino al suo completo ristabilimento.


“Armando? Dove sei? Perché sono a letto? Mi ci hai portato tu? Perché non mi rispondi? Ah eccoti! Ma …Armando!! Perché ti sei vestito da donna e ti sei messo pure la parrucca e un camice bianco? Come dici? Ti chiami Rosa e sei l’infermiera? Oh ma dico Armando non sarai per caso impazzito?! Che ore sono? Le 20.30?! Tra poco inizia il Festival di Sanremo! Stasera ci sono le eliminazioni! Devo prepararmi subito. Avevo già preparato per la quarta serata l’abito di chiffon azzurro polvere con la stola di volpe argentata. Come dici? Non mi devo alzare? Ma sei impazzito? Nunzio Filogamo ci resterbbe malissimo se non mi vede in sala! Come dici? Non è Nunzio Filogamo ma è Gianni Morandi? Sei un cretino Armando! Lo ha detto il medico di restare a letto? Quale medico? Il dott. Spinuzza? Mai sentito. Vuoi portare il televisore qui in camera da letto? Non se ne parla Armando! Dovrei farmi vedere coricata da tutti gli altri spettatori? Ne va della mia salute? Va bene, va bene. Vedo che non ho scelta. Prendimi allora un foglio di carta da lettere e una penna. Devo scrivere a Nunzio Filogamo, voglio mandargli  un biglietto di scuse per la mia assenza di stasera e dopo che ho finito di scriverlo sei pregato di recapitarlo subito. E mi raccomando indossa lo smoking!”.                
LM

domenica 19 febbraio 2012

Tema: Sez. Anatomia - Tette

Le  tette sono sempre in 2 viaggiano in coppia, una sta a destra e l’altra a sinistra, come le Kessler se non le contieni ballano il dadaumpa  sotto le magliette. Non si scambiano mai, al massimo dopo una certa eta’ si incrociano sotto l’ombelico  o dietro la schiena per un the’.Sono in dotazione genetica ,  non si possono scegliere o tutte noi le  avremmo a coppa di champagne, tranne Pamela Anderson che preferisce la  forma a  glacette. Le dobbiamo accettare e amare per tutta la vita come i peli superflui e i baffetti.Oltre a non poterle scegliere vengono  distribuite in modo assolutamente random ai petti delle donne.C’e’ chi magra come una lucertola si ritrova a dover gestire due  angurie e chi bella in carne due kiwi, ma spesso   indipendentemente dalla  corporatura molte donne si ritrovano con due mirtilli.
Il tipo “anguria” è molto difficile da contenere , occorrono reggiseni con pizzo rinforzato in filo d’acciaio e  bretelle di sicurezza. L’uso del  push up è sconsigliato  perche’ le spinge verso  l’alto con effetto esplosivo ma la prima volta che Vi inchinate a raccogliere le  margherite in un prato , le Vostre tettone si ribalteranno  come la sabbia da un cassone di un camion. Sono tette difficili da accontentare e contenere ma sono le piu’ acclamate e strapazzate.
Il tipo “kiwi”  è il modello piu’ distribuito, puo’ stare in qualsiasi reggiseno senza problemi,  è l’utilitaria delle  tette, accontenta tutte. Ma proprio per questo motivo è spesso oggetto di  modifiche dimensionali. Taroccare questo tipo di tette è semplicissimo, Uno dei metodi piu’ diffusi  nel passato era imbottire il reggiseno di cotone, ora  esistono i pesciolini al silicone o all’olio che debitamente infilati nelle coppe PAF aumentano di una taglia i 2 kiwi. Si raccomanda di non usare il fai da te riempendo i sacchetti ecologici del Carrefour con il FRIOL nel caso si volesse triplicare la taglia in quanto sono biodegradabili.
Il tipo “mirtilli” è un modello che non necessita di alcun reggiseno ma di tanto buon umore per non farlo diventare un problema. Ha  comunque molti  lati positivi che non vanno sottovalutati .Ad 80 anni le tette saranno sempre al loro posto e non caracollate ad altezza ombelico.come le orecchie del cocker. La possibilita’ di indossare vestiti con profonda scollatura davanti e dietro senza che si veda l'inestetica bardatura , correre la maratona di New York senza imbrigliarle in reggiseni  da robocop, fare il topless senza scandalizzare nessuno. 
Il luogo meno sicuro per le tette è il reggiseno a balconcino. Compattate come l’immondizia in una discarica prima o poi saltano fuori curiose dal loro nido di pizzo chantelle  e solo la mano veloce e allenata della proprietaria puo' riportarle al loro posto non  prima di averle schiaffeggiate per la loro impudenza.
Ci sono una gran varieta’ di tette ma mai nessuna che soddisfi in pieno noi donne , perche':
“le tette della vicina sono sempre piu’ belle”

a.w.

venerdì 17 febbraio 2012

Tema: Umano, poco umano


Svolgimento

“Mi aspetto una grande ricompensa in cielo […] sono impaziente di accedere alla gloria”
Paul Jennings Hill (prima di essere condotto nella camera della morte)

John si svegliò all’alba, aveva fatto un sogno strano durante la notte. Si trovava dentro un sacco, non riusciva a vedere attraverso di esso, però sentiva che gli mancava il fiato, cercò di strappare la patina che sentiva addosso, si dimenava, diede un calcio, tentava di gridare ma non ci riusciva. Improvvisamente sentì un rumore assordante, uno sparo. Si ritrovò nel suo letto, il sudore gli aveva bagnato la canottiera.
Guardò l’orologio, erano le sei ma decise ugualmente di alzarsi per andare al lavoro. Mentre si vestiva, pensava a quante donne avrebbe dovuto convincere quel giorno: dieci, venti, quaranta, e cercò di immaginare quelle che sarebbero tornate per l’operazione che da future mamme le trasformava nuovamente in donne senza figli. Le sue pazienti erano principalmente ragazze. Piccole donne accompagnate dai genitori, di solito la madre, troppo giovani per prendersi cura di un bambino. E allora decidevano di fare un passo indietro, e John Britton era il loro salvatore, uno dei medici abortisti più bravi della Florida.
Prima di mettere la camicia, indossò il giubbotto antiproiettile. Dopo che venne assassinato David Gunn, suo collega e amico, John non si sentiva al sicuro – i pazzi con una pistola sono ovunque – pensava mentre stringeva le cinghie del giubbotto.
Quando uscì di casa la sua guardia del corpo lo aspettava in macchina. Accesi i motori partirono subito per la clinica, la “Pensacola Ladies’ Center”.
Il parcheggio della clinica era meta di centinaia di manifestanti, religiosi e non. Fermate il massacro! – urlavano – sono esseri innocenti, hanno gli stessi diritti di ogni altro essere umano!
John, ormai, si era abituato a quell’accoglienza quotidiana. Uscì dalla macchina e si diresse verso l’entrata della clinica, sguardo basso, borsa stretta tra le mani. Aveva ricevuto minacce di morte negli ultimi tempi: lettere, chiamate anonime durante la notte, un cartellone bianco con la parola “ASSASSINO” in rosso. Decise che sarebbe stato utile comprare il giubbotto antiproiettile.

Sanremo - Terza serata

3° SERATA - 16/02/2012


Dall’esame effettuato dal Dott. Umberto Spinuzza sulla signorina Ernestina Bevilacqua, trovata  il mattino dopo dalla domestica seduta in stato di choc davanti il televisore ancora acceso.

“La paziente manifesta uno stato confusionale molto pronunziato dovuto, probabilmente alla visione di qualche programma televisivo di forte impatto emotivo che ha influito notevolmente sulla psiche della paziente medesima. Da me interrogata sul proprio stato di salute la signorina ha risposto con lamenti e pianto convulso. Ho somministrato venti gocce di Lexotan e ho prescritto un farmaco vasodilatatore per facilitare la circolazione sanguigna. Per cercare di distrarla le ho anche chiesto se avesse visto la terza serata del Festival di Sanremo. A questa domanda la paziente ha avuto un’altra crisi nervosa ed ha cominciato a dire che non capiva le canzoni che venivano cantate, che pensava ci fosse un guasto al televisore perchè Orietta Berti e Nilla Pizzi e Carla Boni usavano una lingua da invasate, che la Berti aveva pure sbagliato fondotinta da sembrare una raccoglitrice di cotone al tempo dei sudisti. Cominciava pure a cantare a squarciagola “Vola colomba bianca vola diglielo tu a Nunzio-Gianni che lo amo da morire!!!”Ho subito misurato la pressione sanguigna: 250 di massima 180 di minima e 100 pulsazioni. Mi sono visto costretto a somministrare alla paziente un forte diuretico e altre venti gocce di Lexotan. Mi è rimasta anche una forte curiosità, ma chi è questo Nunzio-Gianni?

F.to  Dott. Umberto Spinuzza



LM

Neve, Legni e Tavole



immaginate,
immaginate solo
un cappuccino agitato
al vassoio incollato.
Movea le mani e dimenava il bacino.
Una danza surreale.
Ora immaginate sempre
un ritmo incalzante di acqua grondante.
Sciabordii e raschiate.
Tirate la bianca tovaglia.
Prima piano
velocemente piano
velocemente, velocemente piano.
La danza del vassoio
nel scivolare
dal declino del tavolino
sul tessuto candido di lino.
Una danza agitata di una scimmia
a un piatto incollata.
Sfuggente, urlante.
Mi lanciai dietro a quella
ballerina futurista traballante.
Sciabordii e raschiate,
curve strette
calcolate.
Slanciato incalzavo
lo sciagurato,
gli stavo addosso,incollato.

Più premevo più velocemente tiravo
la bianca tovaglia.

Il cappuccino agitato si sentiva braccato.
lo spingevo sempre più con
un cristiania stretto
e scellerato.
Il ripido pendio
era termitato.

Una vasta piana si apriva
sul fianco della montagna.
Con scodinzolo soddisfatto
lasciai più spazio
sempre più spazio
rallentai e mi fermai.

Ella Bix

giovedì 16 febbraio 2012

Sanremo 2012 - Seconda serata

2° SERATA – 15/02/2012
Cronaca e commento della signorina Ernestina Bevilacqua il mattino dopo
“Armando? Sei già sveglio? Scusami per ieri sera ma visto che perdevi tempo io che ero già pronta me ne sono andata al Festival da sola! Capirai! Non posso sempre aspettare i tuoi comodi! Certo non sta bene per una signorina uscire senza accompagnatore ma vedi fratello mio i tempi sono cambiati e poi in sala c’erano tante altre signore sole. Che serata Armando! Nunzio Filogamo con la nuova identità di Gianni Morandi è stato simpaticissimo mentre la valletta Rocco Papaleo ha continuato a non volersi togliere la maschera. Secondo me sarà bruttina e poi presenta i cantanti con una orribile voce maschile. Per fortuna le hanno affiancato addirittura altre tre vallette, due sono le gemelle Kessler mentre la terza non ho ben capito come si chiami. Belle e ben vestite ma troppo alte per i miei gusti. Ma adesso ti voglio parlare delle canzoni! Quelle che mi sono piaciute di più sono state “Finchè la barca va’”  cantata da Orietta Berti che si è presentata sotto il nuovo nome di Arisa e “Le mille bolle blu” cantata da Mina sotto il nome di Nina Zilli. La Berti-Arisa non aveva però i capelli cotonati e secondo me stava un po’ maluccio, poi ho ascoltato “Granada” cantata da Claudio Villa presentato con il nome di Lucio Dalla. Sai adesso non ha molti capelli, porta gli occhiali e si è fatto crescere barba e baffi, mentre Domenico Modugno si è tagliato i baffi e con il nome di Samuele Bersani ha proposto una versione molto bella di “Volare” immaginata da un pallone. E poi ci sono stati tantissimi debuttanti, tutti fratelli e sorelle di Gigliola Cinquetti, davvero numerosa questa famiglia Cinquetti! Tutti hanno cantato “Non ho l’età”. E’stato un bel problema per la giuria scegliere chi la cantava meglio. E poi dimenticavo di dirti che il Festival ha ospitato il nonno di Adriano Celentano. Ma come non ti ricordi Armando? Sai quel giovanotto che canta dimenandosi tutto. Non capisco perché abbiano invitato suo nonno e non lui. Forse il nipote cantante non poteva venire e hanno chiamato il nonno perché si chiama anche lui Adriano Celentano. Sai che sorpresa per il pubblico! Comunque questo vecchietto prima ha raccontato un sacco di cose che non ho capito molto bene e poi ha provato a cantare “Con ventiquattromila baci” però ha preso una nota stonata e il pubblico lo ha fischiato. Si è molto mortificato ed è andato via. Armando? Armando? Perché non mi rispondi? Ti sei riaddormentato? Armando? Armandoooo?”
LM

Tema: Teoria e pratica del ricordo


Svolgimento

Come è triste la carne... E ho letto tutti i libri!
( Stéphane Mallarmé)



Ci sono città che si dipanano in teorie infinite di porticati e sembrano quasi labirinti nei quali perdersi senza paura. E’ bello camminare sotto i portici: ci si lascia trasportare dall’andamento lineare e al tempo stesso sferico delle colonne e delle arcate. D’estate ci si ripara dal sole e d’inverno dalle intemperie. Il ticchettio delle scarpe sul selciato crea un sottofondo piacevole al nostro silenzio o scompare a intermittenza nel brusio cittadino, quasi a segnare il tempo come un metronomo. Nel frattempo, ogni pensiero può specchiarsi sulla vetrina di turno o sul giardino intravisto in fondo a un portone socchiuso, mentre sciami di persone ci sfiorano, ognuna avviluppata nel suo bozzolo. Lo sguardo si posa casualmente su una targa dorata o su un campanello sbiadito. Oppure si apre una porta e scorgiamo un androne buio dal quale emerge una sagoma indistinta. D’un tratto, ogni particolare diventa l’abbozzo di una storia e dimentichiamo noi stessi per inseguire una fantasia. A volte invece una nicchia o una grata diventano il punto d’accesso a mondi perduti. Mi fermo davanti a un citofono. Guardo oltre la vetrata del portone. Tutto il passato ritorna a ritroso man mano che ripercorro mentalmente la stretta tromba delle scale del palazzo. Ero una ragazza assetata di conoscenza e di vita ma poco incline alla spensieratezza. Dal citofono emergono voci distorte. 
Era la fine degli anni ‘70. A Padova, quasi ogni giorno, scoppiavano tafferugli, manifestazioni o attentati. Di notte pareva una città fantasma. I porticati e le logge deserte racchiudevano pericoli e allungavano ombre sinistre sulle piazze vuote. 
Sola, un po’ incosciente e ignara, me ne andavo in giro senza scorte. Avrò avuto al massimo 17 anni. Leggevo molto e poi camminavo e camminavo. Da qualche parte avevo letto che secondo Nietzsche camminare a lungo favorisce il pensiero. E io, presa da una totale frenesia, camminavo sempre. Anche durante le lezioni. Certo, preferivo starmene da sola a leggere qualche libro e quindi, appena potevo, ‘bruciavo’ la scuola. Il liceo mi aveva profondamente delusa, come anche tutta la versione ufficiale dei fatti.  Avevo capito che la conoscenza passa davvero per una porta stretta stretta. Sarà per questo che ho sempre amato Alice?

sez 8 marzo - Tema: Beatrice

Lavo i piatti, raccolgo da terra le tue mutande, cucino ogni santo giorno, porto i bambini a judo e piscina. Faccio la spesa e non mi merito neanche un grazie? Altro che donna angelo, sono una donna sguattera. Fino a tre anni fa mi scrivevi sonetti di lode, canzoni, ballate. Dicevi che non ero una donna bensì un miracolo divino.
Quando mi vedevi provavi un senso di afasia e non riuscivi a non guardarmi.
E ora? Entri e non saluti, mangi e subito sul divano a guardare Milan - Fiorentina.
Potevo studiare farmacia e non me lo hai permesso. Potevo farmi una cultura ed essere indipendente e dicevi che era una cazzata. Certo secondo te dovrei fare come la moglie di Guinizzelli, stare a casa a fare la brava massaia.
Lo sai che ti dico?! Ora vado a fare pilates.


Giorgina D'Amato

mercoledì 15 febbraio 2012

Sanremo 2012 - Prima serata

Cronaca del Festival dal salotto della signorina Ernestina Bevilacqua, classe 1920, salute apparentemente buona per quanto lo consenta un principio di Alzhaimer. Un avviso per i lettori, la signorina Bevilacqua parla abitualmente da sola ma lei è convinta di parlare con il fratello Armando, deceduto da più di sedici anni ma che lei crede ancora presente in casa.

1° SERATA – 14/02/2012

“Armando? Ti sei messo l’abito scuro e la cravatta di seta grigia? Guarda che stasera inizia il Festival di Sanremo, non è che ti vieni a sedere qui con la giacca da camera e le pantofole? Dobbiamo fare la nostra figura sai? Potrebbe esserci in sala Zia Matilde che è sempre inappuntabile e se ci vede in disordine farebbe tanti di quei pettegolezzi! Io ho indossato l’abito di broccato di seta nero e la collana di perle. Peccato per i capelli! Non ho potuto fare la messa in piega perché il coiffeur mi ha detto che non avevo preso l’appuntamento e così ho potuto solo farmi dare una pettinata con un po’ di cotonatura. Oh che disdetta il Festival è già iniziato! Abbiamo fatto tardi questa volta. Guarda che coreografia Armando! Quest’anno credo che presenti ancora una volta Nunzio Filogamo solo che è da un po’ di tempo che si fa chiamare con nomi diversi tipo Pippo Baudo, Mike Buongiorno, Paolo Bonolis e, mi viene da ridere …ti ricordi Armando quella volta che Nunzio si è addirittura vestito da donna con tanto di parruccona bionda dicendo di chiamarsi Antonella Clerici? Che mattacchione! Che tipo simpatico! Eccolo, eccolo! Sempre elegante e compito…come si chiamerà in questa edizione? Ah… Gianni Morandi. Che buffa mania questa dei nomi. Ma non c’è la valletta quest’anno? Ah eccola! Hai notato lo strano abito di questa valletta Armando? Sembra proprio un abito maschile, certo di taglio elegante, però decisamente maschile e non ha nemmeno una acconciatura con i capelli rialzati. Armando hai sentito? La valletta si chiama Rocco Papaleo! Strano nome per una valletta e poi ha addirittura i baffi. Di sicuro è uno scherzo di carnevale. Fra qualche minuto si toglierà la maschera e chissà che bel visetto ci farà vedere. Armando prima che inizino le canzoni vai a prendere una bottiglia di passito e due bicchieri così lo sorseggiamo durante il Festival, prendi i bicchieri del servizio buono mi raccomando. Fai presto che hanno annunciato la prima cantante! Nilla Pizzi! Hai sentito Armando sta per cantare Nilla Pizzi...solo che si è fatta annunciare sotto il nome Dolcenera, delicato questo cambiamento, forse è una questione pubblicitaria, magari per rinnovare il proprio stile…..Armando  sbrigati con quel passito e con i bicchieri….Nilla Pizzi sta cantando “Grazie dei fior” !!!”.

LM

VITA DA GIPSY Il paese dei cavalli dei piccoli uomini



Oltrepassammo il boschetto,
il recinto dei cavalli
e il frutteto.
Tom mi mostrò il coltello.
La lama era consumata dalle numerose affilature
precedenti.
I primogeniti imparano da piccoli
le mansioni più importanti.
Scelta una delle tre,
quella più in carne e tolta dal recinto,
andammo dietro a delle frasche
a una ventina di metri dalle altre.
Sdraiato l'animale su un fianco
è importante tranquillizzarlo molto,
nel mentre si legano tutte e quattro le zampe.
A quel punto si sbarba la lana sul collo con le forbici,
ogni tanto si divincola per la posizione
innaturale, ma si continua a coccolarlo.
Il tutto deve avvenire nel modo meno sofferente possibile.
Si attende il momento giusto,
le zampe posteriori stavano allentando
le cinghie, mi sfuggiva!
Tom iniziò a sussurrare nell'orecchio dell'
animale una melodia per calmarlo. 
Con il coltello a punta e ben affilato si
penetra la carne all'altezza della giugulare a metà collo,
con la lama rivolta verso l'esterno.
E' il momento cruciale, la mano deve essere ferma.
Il movimento veloce, preciso.
Si fende anche la carotide strappando il collo
tirando verso l'alto la testa per favorire
l'uscita del sangue e quindi la morte veloce.
E' importante saper trovare la giugulare,
se si taglia solo la carotide si condanna
a un' agonia lunga, umano o' animale che sia.
La bestiola si divincolerà di riflesso,
quando l'occhio è velato di grigio il sangue non
affluisce più alla testa, muore in uno o due secondi.
Il corpo libera i gas dall'intestino.
A quel punto è importante lavorarlo subito,
a caldo, per evitare il rigor mortis.
Lo si lega per le zampe posteriori a un trave a due metri di altezza.
Corsi a prendere delle guaine di plastica, quelle per legare i cavi elettrici.
Le inserii tra l'osso e i tendini.
Or Ora...
si procede allo scuoiamento dall'alto verso il basso,
usando un coltello diverso e ben affilato.
S'incide la pelle delle zampe e si tira.
Il taglio deve partire dalla parte esterna,
lato dorso.
All'altezza genitali si incide centralmente
tirando la pelle sempre dal dorso.
Sul ventre si procede con cautela per non forare l'intestino,
la pelle è molto sottile, e quindi si rischia di rovinare la carne
e sporcare ovunque con l'ultimo pasto della bestiola.
Nonchè comprometterene la commestibilità.
Arrivati al collo si stacca vello e testa, la lana non sarà recuperata purtroppo.
Implica una lavorazione costosa per un solo animale.
Quindi si sfonda lo sterno e si svuota dalle interiora con relativa botte sotto.
Finito!
L'animale è pronto per un riposo di due giorni o tre,
in estate uno basta.
Poi si preparano i tagli per la conservazione.
Con i tronchesi lunghi un metro ho staccato le unghie
dalle zampe e portato il tutto, coperto da uno straccio,in zona fresca e buia.
L'odore impregna gli abiti,e il sangue
schizza in faccia.
La testa e le interiora son state
posate nel bosco.
In due notti volpi e animali vari
ripuliscono dalle frattaglie.


Ella Bix

Sez. 8 Marzo Tema: Maddalena, anzi…Lena e la torta di mele



Vivir con el alma aferrada 
 a un dulce recuerdo che lloro oltra vez...



Bruna, lunghi capelli neri, sguardo intenso e profondo. La Maddalena che la storia ci tramanda è una figura controversa: meretrice pentita e redenta, seguace di Gesù e poi Santa secondo la tradizione cristiana, addirittura sposa di Cristo, secondo le molto discusse teorie di Dan Brown. Ma chi era in realtà la Maddalena? Io non saprei spiegarlo.
Perchè la mia Maddalena non è bruna dallo sguardo intenso, la mia Maddalena, anzi...Lena è minuta, castana e due occhi verdi come i boschi delle sue montagne. Era davvero speciale Lena, eppure mi sembra che non ci sia una storia che io possa raccontare. Tutte le parole si confondono e si perdono nella testa. I pensieri saltano uno sull’altro, le emozioni stringono la gola e tolgono aria ai polmoni.
Il cielo continua ad essere grigio e la primavera mi sembra troppo lontana. Tutte le barche sono ferme, la tempesta è ancora in corso.
Credevo di aver, se non superato, almeno in parte elaborato le sue parole di dolore e allo stesso tempo di forza. A volte mi scopro a cercare il suo volto tra i tanti nella folla, anche se non sarebbe possibile oggi, ma non lo sarebbe stato neppure in passato. In città ci era stata pochissime volte, il matrimonio, la nascita del nipote, qualche altra speciale occasione.
La sua vita, come la mia, era tra quelle montagne, dove il cielo è di un azzurro intenso e la neve resiste fin quasi a primavera.
Ci sono persone che crediamo siano invincibili e anche lei lo era, così credevo. Invece l’ho vista pian piano piegarsi sotto un peso troppo grande. Ho visto i suoi occhi di bosco diventare sempre più chiari ma senza mai smettere di cercarmi. Il suo respiro si è fatto sempre più lieve fino a spegnersi, e di lei tra milioni di ricordi che custodisco, mi viene in mente la sua torta di mele. Se io ero con lei, la sua torta di mele non poteva mancare. Anche quando le sue mani non avevano più la stessa forza, la sua torta accoglieva ogni mio arrivo.
Nessun pasticciere saprebbe riprodurre quello spesso sapore, quella stessa dolcezza. Eppure le sue mani mescolavano insieme ingredienti semplici: 150 gr. di farina, 50 gr. di maizena, 1 bustina di lievito, 125 gr. di burro, 125 gr. di zucchero, 2 cucchiai di latte, 2 cucchiai di liquore all’amaretto, 3 uova intere, 4 mele.
Lena era come la sua torta di mele: dolce e con un cuore morbido e profumato.

l.l.g.