martedì 14 febbraio 2012

Sez. Anatomia - Tema: Fegato.


Queste cose non avvennero mai
ma sono sempre.
 Sallustio


Le sue tempie pulsavano vistosamente. Gli occhi offuscati dalla concentrazione e dal furore col quale guardava il verme nemico che sorgeva imperioso di fronte a lui. I muscoli tesi dentro a quell’armatura lucente e fiera. Le vene del suo braccio sembravano affluenti del grande fiume d’Egitto, tanto erano colme di sangue infetto dal morbo della vendetta. La mano destra stringeva la sua temibile lancia e nella sinistra, a coprire buona parte del suo glorioso corpo, il magnificente scudo forgiato solamente per lui. La mente gli si offuscava. Fiamme, bagliori, fumi, gambe e braccia e poi il volto di lui. Bisbigliava qualcosa quel vile uomo, quella feccia schifosa che presto avrebbe conosciuto la sua furia. Vacillò un momento e una lacrima, che sembrava goccia del suo sudore, percorse il viso tinto di terra e sangue. Quel sangue che aveva unito lui e il suo diletto dilaniato e oramai sepolto. Nelle sue orecchie rimbombava quella voce che non avrebbe più udito. Gli apparve il suo spettro una notte “Vivo m'amasti, e morto m'abbandoni. Sotterrami, ti prego. Respinto sono dalle vane ombre defunte, né mischiarmi con loro di là dal fiume mi si concede. Vagabondo mi aggiro. Più non potremo vivi entrambi,  lontano da tutti, sedere a parlare e aprire le nostre bocche e parlare di noi. Fammi cenere, come se fosse il tuo ultimo atto di amore”. E quella notte, quella stessa notte “Aspetta! Lascia che ti abbracci” e strinse fumo. E strinse il suo dolore tra le mani fredde e sanguinose di eroe. Dai suoi occhi uscivano lacrime copiose di sale e percuoteva le sue cosce possenti di guerriero che avevano domato cavalli e puledre, schiave e regine, servi e l’unico uomo che amava. E poi fumo e vino, carne tenera d’agnello e belve inferocite. Sapore di sangue arrivò fino alla gola. Ingoiava sabbia e vomitava rabbia. 


E vacillò ancora con un ghigno beffardo e guardò il nemico negli occhi e questi a sua volta indietreggiò quando sentì il furore della lancia affilata. Fu in un lampo. Con la forza di cavalli e fiere selvagge puntò l’oggetto del furore. E fu un attimo che scorse lo spiraglio, il punto fatale del nemico, una fessura nell’armatura, lì dove il collo finisce e inizia la spalla destra. Godette al pensiero e gemette quando inflisse dentro alle carni la sua spada lucente forgiata dentro ad un vulcano. La giugulare del nemico zampillava che, se non fosse stato per il vigore rosso del liquido, si sarebbe detto essere vino buono. E si inginocchiò la feccia cadendo di botto ai piedi del Pelide. Ma il vincitore non si saziò ancora. Morte cruenta e di cane doveva avere l’assassino del suo diletto. Spogliò quello che era il corpo statuario di guerriero arcigno. I muscoli si rilassarono dopo che ebbe esalato. Lo colpì più volte e cadevano le lacrime dal suo viso sporco di sangue e sudore e bisbigliava preghiere incomprensibili ad orecchio umano. Sputava dentro a quegli occhi spenti e combatteva il desiderio di sbranare il torace e strappargli il cuore a morsi. Prese in fretta due ganci con le mani che tremavano di adrenalina e collera non ancora stemperate. Non ne era sazio, non ne aveva abbastanza. Scalzò il suo rivale e conficcò i due ganci, uno alla caviglia destra ed uno alla caviglia sinistra. E sussultava di piacere che gli arrivava dal ventre mentre sentiva l'orribile suono della punta di metallo  attraversare i muscoli e penetrare i tendini. Una leggera ritrazione fece muovere quelle gambe molli. Era il sangue che non si era ancora arreso alla sua traversata. Legò delle cinghie di cuoio al suo destriero e ai ganci coi quali aveva inciso il corpo morto. Montò il cavallo e galoppò senza meta  sentendo il rumore sordo di quel corpo che trascinava che oramai non aveva più sembianze di uomo né di bestia. L’aria fredda che sapeva di fuoco e vino scompigliava i capelli di Achille. E poteva allentare la morsa che sentiva al ventre. Le lacrime lavarono il suo viso e la preghiera bisbigliata si fece nome. Patroclo.




 VB

18 commenti:

  1. Esiste la prosa e poi c'è la grande prosa; quando ogni cinque parole che leggi, pensi che quattro non le avresti sapute scegliere allo stesso modo, con tanta efficacia e armonia, allora non resta essere felici di far parte della stessa classe/gruppo/cerchia di VB.

    La scrittura è sì fatta di trame, di eventi. ma fondamentalmente è fatta di parole: la scrittura di Vito, che poi è una riscrittura, messa da parte l'esigenza di creare una trama, diventa pura, vera arte dell'espressione e della ricerca del termine giusto...
    Togliamo la maestra e mettiamo Vito in cattedra per un giorno!
    GD

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    1. concordo con quasi tutto...Vito lancia sfide ;)
      Meis

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    2. Mi interessa il "quasi"
      GD

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    3. non mi pare sia stata messa da parte la trama...le parole stesse a volte si fanno trama...sono trama...
      meis

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    4. le parole formano la trama, in questo caso la trama è data (è una riscrittura); è quando le parole non si piegano all'esigenza di portare avanti la trama (pensa a certi racconti che sembrano sceneggiature) e divergono, è lì che la vera creatività dello scrittore emerge...:la scrittura oggi (considerato che esistono cinema e fotografia) non può limitarsi ad immagini e trame, deve andare oltre..e l'oltre è il nulla che non appartiene nè al fotografabile nè al cineregisgrabile; il nulla esiste laddove le parole divergono dal plot e tentano percorsi, scavi... (e qua mi fermo perchè se lo sapessi sarei già un Nobel della letteratura)
      GD

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    5. and the Nobel go to......:)
      meis

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    6. a prop di Nobel, sull'inserto domenicale del sole 24ore di questa domenica, si parla del nobel alla letteratura; ebbene, ci sn 5 signore attempate che hanno 100 segugi sparsi in tutto il mondo che segnalano un nominativo; quindi le 5 isgnore dovrebbero leggere almeno un libro per ogni nominativo segnalato dai segugi...Tim PArks, autore dell'articolo si chiede se le cinque signore leggano 100 libri, se hanno compentenze linguistiche per valutare autori che non scrivno in ingl/frac/svedese
      e che non sono tradotti, etc
      inzomma... dipende che lingua usi non è detto che verrai mai considerato... io per questo non scrivo in siciliano ma in italiano.. (in attesa di passare al livello intermediate di swedish...)
      GD

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    7. ah, Tim contestava il nobel alla Jelinek (che è la sorella maggiore di CB)... a me piacciono sia la jelinek che la CB.
      Abbasso TIM
      W il nobel (a patto che me lo diano)
      GD

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    8. GD io amo le parole. Elio Vittorini e Vincenzo Consolo mi hanno insegnato a conoscerle e a comprenderle. trovo i vostri complimenti esagerati...non so...bo...

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  2. PROPOSTA per la nuova sezione (che nasce da questo post: dopo il fegato di VB, scriviamo tutti su un organo..che ne dite?)

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    1. in effetti dobbiamo trovare una nuova sezione...lanciamo sto contest?
      meis

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  3. Felice si di far parte della cerchia, ma anche inadeguata di fronte a cotanta arte, colma di bellezza espressiva...io torno al kindergarten... CAPOLAVORO!
    BG

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  4. Il furore insensato che non placa il dolore, la fatica fisica che diventa vendetta e perciò si annulla nell'atto, e diventa energia pura. Non si poteva raccontarlo meglio di così.
    (E sì per il cimento)

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    1. cheffai piangi?? ti commuovi?? NON PUOI! tu sei l'uomo del SUKA!

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  5. ragazzi...sono commosso. grazie per la stima e per l'affetto. amo questo spazio e condividerlo con voi...

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    1. Ma smettila!! Goditi i nostri complimenti senza fare tanto cine, sono piu' che meritati, asinello!

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