Svolgimento
Ai miserabili abbiamo rubato l’intimità. Con lo zelo dei ladri dai guanti di velluto, l’abbiamo ricettata, ripulita e patinata. L’abbiamo chiamata “privacy” e ora la difendiamo con le unghie manicurate e i denti bianchi, come se fosse nostra, legittima e normale. Quanto guadagniamo, chi ci portiamo a letto, le telefonate in cui sputtaniamo il Paese che dovremmo governare: nessuno si permetta di chiedere, nessuno si azzardi a diffondere. Spixelate i volti dei nostri bambini biondi, per carità, chissà quale uso potrebbero farne tutti i malintenzionati che ci sono a piede libero. Quanto mi dispiace per S.C.! No, che è successo? Dicono avesse tutti i dipendenti in nero. Io non capisco perché debbano sempre perseguitare gli onesti imprenditori e padri di famiglia, con tutti i clandestini che ci sono. Eh, in nero e che sarà mai? Intanto dava lavoro a un centinaio di persone, dovrebbero ringraziarlo, altro che metterlo ai domiciliari! Povero S.C., speriamo non se ne parli troppo, chissà la moglie…
No, non vale per tutti. La privacy è privata: vale solo per quelli come noi. La violi solo se il proprietario di quella dignità può farti causa. Figurati se uno che non ha niente o è a pezzi per via di una granata si mette a protestare perché l’hai sbattuto in prima pagina nudo, disperato o morto. Le categorie del diversamente senso del pudore sono miserabili in ogni ordine e grado: poveri, malati, disabili, zingari, profughi, matti, vittime di guerre e disastri esotici. O, ancora meglio, i loro figli. Almeno così servono a qualcosa. È bello ricordare che c’è sempre qualcuno che sta peggio di te, ti consola al punto che magari compri qualcosa.



