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mercoledì 3 aprile 2013

Tema: Primavere

Svolgimento

Cresceva veloce senza accorgersene. Il seno si faceva prosperoso, i fianchi più larghi e rotondi, le gambe più lunghe e sproporzionate rispetto al busto. I sensi, intorpiditi dalle calde coperte di una infanzia al crepuscolo, si svegliavano ansimanti, pronti a ricevere gli effluvi di vita nuova dalla primavera prossima.
Sentiva una ondata cavalcante scorrerle per il corpo. Cominciavano a sudarle le mani toccando il taffetà del divano della vicina di casa, mentre lo sguardo si perdeva ora fra gli uccelli del paradiso dipinti sulla tazzina di porcellana, ora tra le coste del velluto della sua gonna. 
Grattava via la sua pelle, come se facesse la muta. Vermi striscianti le addentavano le viscere e i muscoli, rosicchiavano l’involucro da togliere via, quello vecchio, quello inconscio, satollo di spensieratezza innocenza e lacrime. Le pupille si dilatavano, le mani si allungavano e in fondo, sotto l’ombelico, coagulavano pezzi di vita morta. Scosse di assestamento la facevano vibrare continuamente rendendola inqueta. Arte. Un’altra stagione.
In casa stava in canotta e usciva con la stessa senza null’altro. Se ne dimenticava totalmente nonostante la temperatura ancora troppo bassa. La pelle si irrigidiva, i peli gelati sulle punte, la scollatura in vista. Correva fuori di casa, fino alla stazione ferroviaria abbandonata, e sulle lamiere ormai arrugginite vomitava brandelli d’anima prima che andassero in decomposizione, lasciandola sfogare prima che l’idea sparisse del tutto. Dipingeva i vagoni. Graffiò la tappezzeria del sedile ancora intatto quando lui le entrò dentro senza permesso. Non un urlo, non una lacrima. Lei era viva, lui imbranato e violento. Non sentì nulla. Niente le dava più piacere dell’arte quando questa la invasava.

martedì 27 marzo 2012

Sez. Ricette - Tema: Asparagi cibo per l’anima


L’immagine riflessa nel finestrino del treno le rimandava l’immagine di una donna serena. Il tifone ormai era passato da un po’ e dopo le macerie, si era data da fare per ricostruire. Adesso i pensieri scorrevano liberi. Stava tornando a casa, nel suo piccolo borgo tra i campi. Quanto le piaceva l’odore di casa, di terra e basilico fresco. Le venne fame e pensò cosa le sarebbe piaciuto cucinare. Ma solo per se. Mettersi ai fornelli per qualcun altro, le metteva sempre un po’ di ansia, temeva sempre di non farcela a finire tutto per tempo. Se poi si trattava di un uomo, sapeva che non lo avrebbe certo conquistato con le sue capacità gastronomiche. Allora non si era mai cimentata per loro in cucina, ed oggi se si soffermava a ripensare agli anni in cui viaggiava libera e senza alcun impegno che le imponesse un ritorno, ricordava solo i ristoranti che aveva condiviso con i suoi compagni di viaggio. Uomini… ne aveva amato qualcuno, qualcuno lo aveva solo conosciuto, qualcun altro… gli era solo sembrato…
Come le calzava bene questa canzone, eppure era certa che in qualche angolo nascosto della sua mente, doveva esserci una pietanza preparata in un momento d’amore. Cibo non solo per il corpo ma anche per l’anima, quella stessa che si era perduta tanto tempo fa rincorrendo un sogno che s’era trasformato in incubo.