mercoledì 3 aprile 2013

Tema: Primavere

Svolgimento

Cresceva veloce senza accorgersene. Il seno si faceva prosperoso, i fianchi più larghi e rotondi, le gambe più lunghe e sproporzionate rispetto al busto. I sensi, intorpiditi dalle calde coperte di una infanzia al crepuscolo, si svegliavano ansimanti, pronti a ricevere gli effluvi di vita nuova dalla primavera prossima.
Sentiva una ondata cavalcante scorrerle per il corpo. Cominciavano a sudarle le mani toccando il taffetà del divano della vicina di casa, mentre lo sguardo si perdeva ora fra gli uccelli del paradiso dipinti sulla tazzina di porcellana, ora tra le coste del velluto della sua gonna. 
Grattava via la sua pelle, come se facesse la muta. Vermi striscianti le addentavano le viscere e i muscoli, rosicchiavano l’involucro da togliere via, quello vecchio, quello inconscio, satollo di spensieratezza innocenza e lacrime. Le pupille si dilatavano, le mani si allungavano e in fondo, sotto l’ombelico, coagulavano pezzi di vita morta. Scosse di assestamento la facevano vibrare continuamente rendendola inqueta. Arte. Un’altra stagione.
In casa stava in canotta e usciva con la stessa senza null’altro. Se ne dimenticava totalmente nonostante la temperatura ancora troppo bassa. La pelle si irrigidiva, i peli gelati sulle punte, la scollatura in vista. Correva fuori di casa, fino alla stazione ferroviaria abbandonata, e sulle lamiere ormai arrugginite vomitava brandelli d’anima prima che andassero in decomposizione, lasciandola sfogare prima che l’idea sparisse del tutto. Dipingeva i vagoni. Graffiò la tappezzeria del sedile ancora intatto quando lui le entrò dentro senza permesso. Non un urlo, non una lacrima. Lei era viva, lui imbranato e violento. Non sentì nulla. Niente le dava più piacere dell’arte quando questa la invasava.


Ancora freddo. Tornava alla ferrovia, camminando in equilibrio sui binari, le braccia aperte, gli stessi shorts sporchi, la stessa canotta. Doveva dipingere sugli ultimi scompartimenti intatti, anche mentre la violentava. Vagoni dopo vagoni, su sedili sempre diversi. Non poteva farne a meno. Sarebbe andata in cancrena altrimenti.
Le ragazze per la strada l’additavano con l’indice smaltato, si stringevano ancora di più fra loro odiandola, mentre i loro ragazzi facevano le bave perdendosi nell’incavo dei suoi seni.
Non uscì più di casa. Aspettava la primavera imminente adesso. La sua stanza era il suo unico vagone rimasto vergine. Si accontentava di disegnare sulle pareti, accarezzando la trama della carta da parati e strappandola via con le mani pezzo dopo pezzo. La notte stringeva il lenzuolo fra le cosce, lì dove si nascondeva il suo nido, e cullava gioie sempre nuove. Con le mani si aggrappava alla testiera del letto in preda agli spasmi. 
Disgelo. 21 Marzo.  Bottiglie vuote e pennelli. Il treno avvolto ancora nella nebbia. Lui la aspettava sempre lì. Lo sgozzò mentre veniva. Raccolse il sangue. Lo ritrasse nell’ultimo vagone. Quello sarà tuo padre sussurrò, accarezzandosi il ventre.


Riccardo Giacalone

14 commenti:

  1. Voglio essere la prima a commentare questo bellissimo post! Bravo Riccardo, è così crudo e pieno di poesia. Arte, morte e vita, non manca niente.

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  2. Colpisce come un pugno: si funziona, arriva al lettore.
    A me è piaciuto.
    Barbara

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  3. È vero, la Lepri ha detto giusto: crudo e pieno di poesia, ma soprattutto crudo.
    Adesso che lo rileggo, però, mi sono soffermato su "vomitava brandelli di anima...", alla seconda lettura mi è sembrato un po' forzato.
    Riccardo, sei stato molto molto bravo.
    Complimentazioni!



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    1. Grazie.
      In realtà il vomitare rimanda da un lato al conato vero e proprio, quello fisico dovuto all'essere rimasta incinta. Contemporaneamente è anche il vomito dell'artista, che quando dipinge svuota l'anima.

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  4. Sì arriva! Tanto da farti provare disagio. Molto, molto molto bello! Rileggendo anch'io ho notato qualcosa (il taffetà e gli uccellini nelle tazzine della vicina), ma su tutto sovrasta la scrittura poeticamente cruda (come dice la Lepri)
    Assoltamente bellissimo racconto.

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    1. Quel piccolo paragrafo lì, quello con taffetà e uccelli, da in realtà la chiave di lettura del pezzo. In lei si risveglia questa anima da artista, che la porta a sudare osservando qualcosa di minuzioso e/o solitamente irrilevante. E' lì che esce fuori il suo occhio gentile.

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  5. Io questo pezzo l'ho trovato scritto molto bene, freddo caldo sporco e bagnato. Bravo. (emoticon binario).

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  6. Grilletto Salterino3 aprile 2013 17:37

    Molto bello.

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  7. Fortissimo e crudo. Una scrittura senza perbenismi o vincoli di stile. Il messaggio arriva diretto dove deve arrivare, prima ancora di avere finito il periodo. Forse fa provare più emozioni di quanto si riesca a focalizzare il contesto della ragazza. D'altra parte dipende dallo scopo dell'autore. Ottimo pezzo... come sempre

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  8. Mi piace. Se aggiungo di più metterei in discussione alcune cose, ma assolutamente non voglio mettere in discussione niente. Lei è raccontata con quel taglio che sgrezza un diamante, da tirarla fuori frase dopo frase. C'è violenza, c'è margini e ai margini. Mi stona però che lei abbia una casa. La farei più persa e diafana, svanita, sognante, e senza una amica con porcellane da rimirare.

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    1. CLA la prego: metta in discussione senza problemi.
      In realtà non ha una casa, o meglio non ci è dato saperlo.

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  9. Riccardo mi è piaciuto il tuo post, hai una scrittura secondo me molto interessante. Per esempio il particolare degli uccelli del paradiso dipinti mi è rimasto impresso anche mentre leggevo il seguito, è qualcosa che risalta e che secondo me anticipa, come dicevi tu, il fatto che lei dipinga.
    Tanto tanto crudo questo pezzo e infatti c'è voluto un po' per digerirlo, però bello!

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  10. ho letto diversi giorni fa questo pezzo e lo rileggo adesso, mi piace ma c'è qualcosa che stride. due giorni fa avrei detto che c'era qualche parola ad effetto di troppo, invece adesso sono più consapevole: dovrebbe fluire di più, avere una nota di fondo che accompagna durante la lettura, una sorta di basso continuo... forse la punteggiatura.. è bello il pezzo, si vede una grande crescita rispetto a prima. prova a leggerlo a voce alta..
    GD

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    1. Sulla mancanza di sottofondo hai perfettamente ragione. Ma è stato voluto. Penso che se fosse stato fluido, meno scattante, sarebbe stato meno d'impatto.
      Volevo come "sbattere in faccia" al lettore non un film, ma un insieme di diapositive, di fotogrammi.
      Mi rendo conto che forse ho osato troppo, che così facendo non si riesce quasi ad affezionarsi alla ragazza, a legare col protagonista del racconto.
      Però in realtà volevo questo.
      Cercherò di migliorare ancora però!
      Grazie Giorgio!

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