“Chi quello? No, una brava persona, non faceva male ad una mosca…”.
“Vuol dire: un signore, un signore! Simpatico, socievole, speciale”.
Basta dare un’occhiata a qualche telegiornale in più oppure scegliere di passare una giornata nella piazza del paese, che ti rendi conto della grande potenza mutevole della morte. Cioè, tutti hanno paura di questa stanza sconosciuta, che ognuno tende ad allontanare, ma quando arriva colpisce tutto e tutti. Il morto e tutto il contorno, nessuno escluso.
Quelle persone che in realtà tanto pulite non erano diventano dei canditi dolcissimi, che vastasi e porci quelli che prima avevano dubitato di loro. Qualsiasi telegiornale: “Tizio, si è suicidato perché…”.
“Era un bravo cristiano, amava i suoi figli!”.
“Chi quello? No, una brava persona, non faceva male ad una mosca…”.
“Vuol dire: un signore, un signore! Simpatico, socievole, speciale”.
Io mi ero distratto e non sono riuscito a sentire oltre dello speakerato della giornalista tanto cara della tv, così mi fidavo dei passanti intervistati. Però, andando col rewind noto che la giornalista non si era fermata, ma aveva continuato la frase: “Tizio, si è suicidato…perché non si voleva fare prendere dalla polizia vivo, dopo aver ucciso moglie, figli, suocera, animale domestico e dopo aver cercato di occultare i cadaveri nella distilleria clandestina sotto il pavimento, proprio alle spalle del magazzino dove Tizio si occupava del traffico di eroina”.
