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martedì 23 aprile 2013

Tema: Buonanima

Svolgimento

“Era un bravo cristiano, amava i suoi figli!”.
“Chi quello? No, una brava persona, non faceva male ad una mosca…”.
“Vuol dire: un signore, un signore! Simpatico, socievole, speciale”.
Basta dare un’occhiata a qualche telegiornale in più oppure scegliere di passare una giornata nella piazza del paese, che ti rendi conto della grande potenza mutevole della morte. Cioè, tutti hanno paura di questa stanza sconosciuta, che ognuno tende ad allontanare, ma quando arriva colpisce tutto e tutti. Il morto e tutto il contorno, nessuno escluso.
Quelle persone che in realtà tanto pulite non erano diventano dei canditi dolcissimi, che vastasi e porci quelli che prima avevano dubitato di loro. Qualsiasi telegiornale: “Tizio, si è suicidato perché…”.
“Era un bravo cristiano, amava i suoi figli!”.
“Chi quello? No, una brava persona, non faceva male ad una mosca…”.
“Vuol dire: un signore, un signore! Simpatico, socievole, speciale”.
Io mi ero distratto e non sono riuscito a sentire oltre dello speakerato della giornalista tanto cara della tv, così mi fidavo dei passanti intervistati. Però, andando col rewind noto che la giornalista non si era fermata, ma aveva continuato la frase: “Tizio, si è suicidato…perché non si voleva fare prendere dalla polizia vivo, dopo aver ucciso moglie, figli, suocera, animale domestico e dopo aver cercato di occultare i cadaveri nella distilleria clandestina sotto il pavimento, proprio alle spalle del magazzino dove Tizio si occupava del traffico di eroina”.
 Allora penso: “Eh, ma allora era un cuinnutu!”.

sabato 10 novembre 2012

Tema: Stai attento

Hai visto qualcosa.
Freddo, buio, pece, solitudine.
Hai visto qualcosa. Non puoi aver sbagliato, tu sai cosa hai visto, ma non ci vuoi credere. Queste cose non esistono, spesso e volentieri ci scherzi su in compagnia degli amici. Hai sempre detto che ci credi e che ne saresti affascinato, se solo ti fossi trovato in una situazione del genere. Ma, amico mio, non ti aspettavi di vederlo, sì, proprio tu.
E fa freddo. Ti sei disteso sul divano e come ogni sera ti addormenti sicuro, fra le tue quattro mura. Forse sogni o magari è un incubo, così ti sei svegliato e fa freddo. Fa freddo dietro di te, di fronte a te ed ora dentro di te. Ombre dappertutto, caspita, ti sarai preso un colpo, eh? Le mani ti tremano e perfino gli animali ti evitano, ma tu ora reagisci ed esci fuori dal tuo buio. Passi svelti per la strada, due scalini alla volta e non prendi l’ascensore perché è troppo stretto, ti fa male, molto male e tieni stretta la testa fra le mani, perché scoppia e non vuoi crederci, non è possibile. Di nuovo il buio. Corri.
E’ passato del tempo, bevi caffè, guardi i telefilm, dormi quanto basta. Sei guarito. Parli con gli amici, discorsi ricchi e facce povere. Stai attento, ora ricominciano con le solite superstizioni, con le esperienze, quelle che non si raccontano, quelle cose viste e di cui non si può parlare. Toccherebbe a te, ora, raccontare, ma ricominci a tremare, quelle ombre nere, quelle esperienze nere come la pece. 
Decidi di rispondere allegramente, quasi facendoti beffa di quello che hai dentro, della tua pece. Stai prendendo in giro qualcuno di permaloso. Ridi, Ridi.
Hai visto qualcosa.
Non puoi avere sbagliato, forse sì. Ma si, queste cose non esistono, figuriamoci, ridiamoci su.
Stai attento però, questa sera rientrerai fra le tue quattro mura e ritornerai su quel divano, da solo.

Gualtiero Sanfilippo
 

lunedì 22 ottobre 2012

Sez. Attrici: Diana Rigg (Teresa "Tracy" Bond)

Svolgimento

Avutru chi Bondgirl! 007? zerozero cavuci in culo!
Parte la colonna sonora inconfondibile, poi lo sparo. “Seh, belle cose! Capite, lui è un tipo a cui piace apparire, cioè tutta questa farsa dell’occhio che lo cerca, la musica e tutto il resto. Che poi tutta questa bellezza non ce l’ha mai avuta. Fascino magari magari, che lo poteva vendere a cartellate”.

E proprio a causa di quel fascino, Teresa Di Vincenzo, meglio conosciuta come Tracy Bond si fece “abbordare” dal sempre elegante 007. Dopo il suo primo matrimonio con Giulio Di Vincenzo, terminato a cachì, la dolce Tracy – così si faceva chiamare – conobbe questo tipo quale George Lazenby. Un bel partito, ben vestito ed automunito. All’inizio tutte rose e fiori: caviale e Dom Perignon del ‘57 a letto, docce calde all’interno di vetrate appannate, insomma picciuli spesi in fissarìe di ogni tipo, pur di far piacere alla bellissima Teresa. “Tracy, mi chiamo Tracy!”. Ops, Tracy, volevo dire. 

Dopo le prime notti di “zichiti e zachete”, il sorprendente Lazenby rimase scosso dall’affermazione di Tracy, che disse: “Tu lo sai che nel mio sangue c’è il 7,23% di sangue Italiano, vero? E lo sai che sono del sud? Bene, detto ciò, quando una signorina fa zichete e zachete con un signorino, beh, quello se la deve sposare, a’sinnò su cazzi!”. Lazenby, voleva ribattere, ma la “signorina” Di Vincenzo si mise a piangere ed a strillare, così tanto che George L. fu costretto a sposarla. 

Tutto molto organizzato, “cose di lusso!”.