lunedì 9 luglio 2012

Tema: Ai miei piedi... (S-carpe diem)

Scarpite, scarpofobia, scarpocondria... dipendenza da scarpe, boh?
Mi sono posta la domanda: "Quale sarà il termine adatto?" Ho cercato di dare un nome esatto alla malattia della quale sono affetta. Non mi riferisco ad una patologia degli arti inferiori, ma a quella voglia libidinosa che mi prende e che mi obbliga a possederle.
Non saprei spiegare esattamente il motivo di questa passione. C'è chi ama la musica, la letteratura, il cinema, chi adora gli animali : Io sono malata di scarpe.
Un desiderio profondo e folle pervade il mio corpo, la mia mente, secondo un messaggio chimico collegato ad un segnale visivo.

Fa caldo oggi. Non è importante. I pensieri non sudano. L'aspetto fisico, invece, mi condiziona, mi confonde: è un limite utile per me. Da questo aspetto nasce l'amore viscerale che provo per le mie appendici estreme e proviene dall'esigenza di coprirle non considerandole particolarmente aggraziate. Amore ed odio in un magico connubio... lì nascono le mie voglie...
Voglia di possedere un gran numero di scarpe, piacere nell'osservarle e scegliere quelle da acquistare e da indossare - come un'ape regina che sciamando sceglie i suoi fuchi.
Ho una stanza tutta per loro, dove le tengo dentro a scatole chiuse, in bella mostra, tutte in fila, allineate perfettamente in ordine su dei ripiani appositamente predisposti. Mentre le osservo provo una sensazione di serena e compatta tranquillità, quella che tutte le cose accoppiate mi procurano. Le mie scarpe sono indivisibili e sono la prova scientifica che l'uomo riesca a guardare due cose contemporaneamente. Devo ammettere che questa deduzione logica mi dà gioia - come in una serata di primavera quando senti che l'aria non è più fredda e vedi volare una foglia che si alza al vento.
Succede. E mi piace. Mi piacciono di tutti i colori, modelli e forme e mi perdo nella diversità dei materiali di cui sono fatte. Nella diversità delle misure dei loro tacchi: alti, con zeppa, a stiletto, e nei diversi modelli con cerniera, lacci, spuntate.


La loro presenza è rassicurante: ci sono sempre state e riesco ad associarle ad ogni avvenimento importante della mia vita. Le mie scarpette da ballo, quelle della Prima Comunione, quelle con cui ho pronunciato il mio si, quelle da barca, quelle da sera. Quelle che indossavo quando l'ho visto per la prima volta, che la pioggia grande ha bagnato e che il sole forte non ha ritrovato. Mi mancheranno.
Le passo in rassegna, le osservo: con queste sono andata al teatro per la prima volta, con quelle al compleanno di Daniela; queste le ho indossate a Natale - che eravamo ancora una famiglia - e nascondo questa emozione e affondo in secondi di memoria.
Vedo le facce di chi era lì, con me, e le scarpe ai miei piedi...
La mia tristezza aumenta se penso che per forza di cose mi sono persa la possibilità di indossare gli anfibi, perchè ora so che la scelta di una scarpa può cambiarti la vita: pensate alla fortuna di quella scarpetta ritrovata unica in tutto il reame. E che figura avrebbe fatto "il gatto senza stivali" solo sui suoi cuscinetti ammortizzanti.

Le mie scarpe catturano interesse e sguardi ammiccanti: E come su di una passerella mi ritrovo sfoggiandole. Non saprei dire se le uso come mezzo di tortura personale godendo della sofferenza di posizioni innaturali. o come mezzo di seduzione secondo una narcisistica esibizione. Vanno e vengono con me, di pari passo; non aumentano la mia autostima, non modificano la mia sorte, e a volte mi fanno soffrire.
Non sollevano il mio animo ma mi tirano su regalandomi centimetri in più.
Adoro stare sui tacchi alti, perchè sono quelli che mi differenziano dal genere maschile - sono la mia targhetta di identificazione - in un certo senso.
Le mie scarpe non mi lasciano mai da sola. Sono indipendenti ma accoppiate come viti ai loro bulloni, in serie...
Si mantengono in "par condicio"; una a destra e l'altra a sinistra; le loro posizioni non si possono invertire, né confondere. Se ne stanno alla giusta distanza - che come due istrici che se si avvicinano troppo i loro aculei li respingono.                       

Con le mie scarpe riesco ad andare e a tornare in giornata senza perdermi e se qualcuno mi propone di mettermi nei suoi panni con franchezza rispondo: "Mi metterei nelle tue scarpe, ma non ho la minima idea di ricambiarti il favore, Non puoi chiedermi questo!".
Sulle mie scarpe il mondo cambia contorno: l'altitudine dilata la visione delle cose alterandone le dimensioni. Mi piace essere sempre all'altezza e adoro le piccole cose, le piccole attenzioni : "Sono quelle che contano, no?" Cerco di convincermene... Mentre conto le scarpe che mi portano via, nella libera idea dell'altrove, quando resto qua.
Il tempo scappa.
Non tornerò di certo sui miei passi, amo camminare...

Mi piace pensare che "tra una scarpa o l'altra" andrò in punta di piedi, e tornerò sulle mie scarpe nuove...
Mi piace pensare che il mio nome sia Imelda Marcos e contare grandi cifre...
Mi piace chiamarmi Nina e pensare che sono lo stesso fortunata: le scarpe le hanno inventate!
Mi piace trastullarmi al pensiero che le mie scarpe più belle devono ancora arrivare...

NINA

13 commenti:

  1. Come invidio chi sa camminare su Zeppe e stiletto, Ma ahime' sono destinata ad una vita in "PAPERINA" .

    Brava Nina!

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  2. Dimenticavo..sisi un paio di scarpe puo' cambiarti la giornata: In peggio se non mi porto appresso i compeed!

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  3. Ahahahah che complicate queste donne! Io ho saputo da fonti attendibili (me l'ha detto lei stessa!) che NINA possiede ben 50 paia di scarpe, e mi chiedevo: significherà qualcosa che io ne ho solamente 1 paio (al massimo 2 se contiamo quelle che uso per andare a correre)?

    Brava NINA!

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  4. Le mie giornate cambiano quando finalmente posso camminare senza scarpe!!!
    E il post di Nina è veramente bello, spiritoso, ironico e dietro lo spirito kinsellesco emerge una grande umanità!
    W Nina!
    (l'unica cosa che mi dispiace è non avere la sua stessa misura di piede, me le farei prestare certe scarpe sue!!!!)
    Gd

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  5. Io direi che possono cambiarti la vita: Cenerentola docet!!!
    Ma quando scendi dalle scarpe: si quella è una goduria. Post carino, elegante, ironico. Scritto molto, molto bene

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  6. Bellissimo questo post! Mi ci riconosco: faccio anch'io parte del club "scarpoliste anonime" e in genere per impedirmi di spendere tutto il mio stipendio in scarpe mi devono portare via dal negozio con la camicia di forza...
    In effetti, le scarpe sono l'unico capo di abbigliamento che non si può riciclare: non potrei mai mettere le scarpe di un'altra persona perchè le scarpe prendono la forma del piede. Dopo averle indossate anche una sola volta, diventano tue. Tue e di nessun altro!
    Le scarpe passano di moda e non tornano mai (a differenza dei vestiti che, come gli zombie... a volte tornano).
    Insomma le scarpe sono un diritto! Chi può farne a meno?

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  7. http://www.youtube.com/watch?v=JUzQQJCH9bQ non posso aggiungere di meglio id

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  8. Ringrazio tutti "di cuore"... i vostri commenti così affettuosi mi hanno risollevata...ahahah
    Quasi quasi andrò a fare due passi a piedi

    NINA

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  9. Sono ritornata sul post dopo un lungo pomeriggio tra negozi e confusione al centro commerciale. Cercherei un paio di scarpe, carine intendo, basse ma non troppo, e poi anche un paio di tennis, non da corsa però. Sembrerebbe facile e invece... niente! Si trovano solo scarpe così basse che faresti prima a camminare sul "GIORNALE" e altre così alte con le quali puoi solo stare ferma. A me le scarpe piacciono, ma odio cercarle e ancor peggio non trovarle, odio le misure mancanti di quelle che mi piacciono di più. Quindi penso che alla fine siano solo scarpe e antipatiche anche, infatti non capisco perchè non hanno ancora imparato a camminare da sole, e a venire loro a casa mia dove ci sarebbe ancora un po' di posto in qualche scaffale. AG

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    1. Aureliana, pensavo proprio di fare il venditore ambulante di scarpe e tappine: m'arricampo sotto casa tua, suono il clacson tre volte e tu ecchi na vuci: misura trintuottu zoccu havi?
      scinnissi, signorì, hai scarpini ca vossia fa fiura!
      GD

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    2. (Non osare pensare ca sugnu fattu griezzu!)
      gd

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    3. Ahahah ok! Non sono molto brava a buttare voci dal balcone, ma se le scarpe mi promettono di avvicinarsi così tanto ci possiamo provare. Non sono mica Cenerentola però!! Quindi si procuri scarpe di una o due misure più grandi :P

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  10. Questo post mi ha aperto nuovi orizzonti... Davvero!
    Mai avrei pensato che si potesse scrivere sulle scarpe, sarà che per me le scarpe sono solo scarpe. Ne ho qualche paio anch'io con tachhi e zeppe, ma le metto volte contate e per le grandi occasioni, quando voglio sembrare gnocca, per le altre circostanze, quelle di tutti i giorni preferisco la praticità e la comodità. Ciò non toglie che il pezzo è scritto molto bene ed io l'ho gradito moltissimo.
    L.I.

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