venerdì 7 giugno 2013

Tema: Fiore di campo senza scampo

Svolgimento

Perché il fuoco, quest’elemento primordiale che riduce tutto in cenere e che non lascia via di fuga?
E’ il momento di agire: togliamo le erbacce. Ecco cosa ero divenuta per te: una malapianta, di quelle che crescono nei campi e che s’insinuano tra i fiori più belli, resistono alla siccità e nutrono gli armenti, quelle che se le calpesti ci provano a rialzare la testa, un poco maltrattate ma caparbie.
Ma non è stato sempre così. All’inizio ero un fiore, un fiore di giardino con lo stelo snello e i petali dal profumo stordente, dai colori forti e vermigli, e attenzione tenete bene a mente questo colore è l’ultimo che indosserò.
Poi d’improvviso sono divenuta malerba ai tuoi occhi e tu hai cominciato la tua guerra contro di me. Non l’ho compreso con immediatezza, e questo mi ha fregato, sai noi fiori vediamo il mondo a colori e ci incantiamo come i girasoli, e come a loro tu hai piegato a me la testa.
All’inizio ho perso qualche petalo, qualche altro si è strinato come se mi avesse sorpreso la brina di una stagione fuori tempo, ma poi mi chiedevi perdono ed io ti perdonavo e ancora rifiorivo.
Per qualche settimana sono andata in giro zoppicando sullo stelo e vedendo mezzo cielo e mezze facce, forse per questo non riuscivo a cogliere l’espressione interdetta e stupita dipinta sui volti di chi non mi gridava il suo amore, ma mi amava in silenzio.
Perché l’amore è veramente cieco e spesso anche sordo, è furia e violenza che scatena tempesta ed io mi ci trovavo in mezzo.
-“ma cosa dici mamma, lui mi ama, sai è un momento difficile non riesce a trovare lavoro, ma passerà”.
“Figlia mia un uomo che picchia una donna non merita nulla, è un animale, ho paura per te!” Fuggilo!”


Su quel terreno mi ritrovavo sempre più sola aveva fatto piazza pulita di tutto ciò che mi attorniava e continuava a innaffiare il “nostro amore” con acqua avvelenata, cominciavo a stare male sul serio. L’amore stava tramutandosi in paura. Questa paura stava cominciando ad aprirmi gli occhi e a scuotermi dal torpore che genera il bisogno d’essere amati ad ogni costo.
“mamma forse hai ragione tu. Gli dirò che non possiamo più stare insieme, comincia a farmi paura, la sua gelosia immotivata mi spaventa e mi opprime.”.
Furono queste le parole che mia madre lesse sul mio diario quando ebbe il coraggio di entrare nella mia stanza sapendo bene che in quello spazio il tempo non sarebbe più andato avanti.
Mi cercò tra le righe, nelle pagine dei miei libri, nello specchio che mi aveva visto crescere, frugò nell’armadio tra gli abiti che odoravano ancora di me, poggiò la mano sull’impronta della mia testa sul cuscino e ve la tenne a lungo. Mi cercò dentro le scarpe che abbandonavo scompostamente al centro della camera, guardò financo dentro il bicchiere che riempivo sul comodino ogni sera.

Io ero invece su un campo. Distante, tornata alla terra, mischiata all’erba bruciata finalmente vinta. Avevo letto da qualche parte che i papaveri sono come l’impronta di un bacio sulla terra, un bacio veloce, feroce. La loro esistenza è un lampo.

Adele Musso


immagine da un disegno di Adele Musso, manifesto di "Spezziamo il filo rosso", conferenza tenutasi a Bagheria lo scorso 25 novembre in occasione della giornata contro la violenza verso le donne

11 commenti:

  1. Adele questo tema tanto bello quanto la tristezza che scorre tra le sue righe.

    Avevo voglia di fermare le parole e ammazzarlo di botte io il tipo.

    L'idea del fiore che giorno dopo giorno perde i suoi petali e piega il capo è una squisita metafora.
    Hai raccontato nel modo piu' delicato un "femminicidio" che di delicato non ha nulla ma solo violenza.

    Grazie e Benvenuta!

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Grazie Anna, è nelle mie intenzioni riaffrontare questo tema sostituendo alla delicatezza la rabbia, che è il sentimento che mi pervade ogni volta che una donna è uccisa "in nome dell'amore".

      Elimina
  2. Una donna non deve accettare passivamente violenze di nessun genere. E quando questa si manifesta, deve reagire immediatamente, senza paura. La violenza, comunque essa si manifesti, non é MAI amore. Finiamola una buona volta con la cultura di sopportazione e di "Santo Martirio" che é stato appiccicato a tutte le "brave ragazze", fidanzate, mogli e madri "modello" che per amore della famiglia DEVONO sopportare corna, bastonate e quant´altro. Mi sono rotta le scatole di leggere sui giornali di quante donne vengono ammazzate dai partner. BASTA!

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Infatti io questo tipo di cultura non l'ho mai avuta ma penso che dipenda in primis dall'educazione ricevuta dai miei genitori e in secondo luogo dalla scuola.
      Gli insegnanti sono in parte responsabili dell'educazione dei ragazzi se non insiegni il rispetto almneo a scuola sara' dura metterlo in pratica
      Anche quello per gli animali e l'ambiente

      Elimina
  3. A me questo pezzo è piaciuto, hai raccontato un fatto di violenza con un linguaggio lieve e sapiente. E pure il disegno non mi sembra niente male. La descrizione della madre nella stanza è molto toccante. Brava Adele. (emoticon metaforico)

    RispondiElimina
  4. E' veramente un bel tema. La ragazza morta, che assiste ai gesti della madre nel momento in cui questa comincia a cercarla, osserva dall'alto, dolente e lontana. Sullo sfondo, nel campo, il suo corpo violato e reciso. Tra sogno e (purtroppo) realtà.
    Adele mi piace.

    RispondiElimina
  5. Grilletto Salterino7 giugno 2013 19:56

    Mi inchino.

    RispondiElimina
  6. Un tema bello e delicato. Il linguaggio utilizzato riesce a conferire carezze che superano in un ossimoro ideale l'argomento.
    Voto:10
    Parola di maestra

    RispondiElimina
    Risposte
    1. lo dico sempre che la Maestra non si scorda mai è come il primo amore e per fortuna in giro ce ne sono ancora di preziose.

      Elimina
  7. Complimenti, bel racconto! L'ho letto tutto di un fiato, sperando (confesso), in un lieto fine. L'immagine del papavero è piacevole, rende un po' di dolcezza all'atroce gesto finale.

    RispondiElimina