venerdì 25 ottobre 2013

Tema: La Boy Band

Svolgimento

Francesco ha sedici anni e un sogno: formare una boy band. È stanco di andare a scuola, che non gli ha mai insegnato niente di utile, tanto più che da un po’ si addormenta sul banco perché la notte prima ha scaricato frutta al mercato di Ballarò. Basta anche con arance, mele e zucchine: farà un sacco di soldi e regalerà una nuova casa a sua mamma, che rischia lo sfratto. Suo padre li ha abbandonati quando lui era piccolo, ma questa cosa da un po’ ha smesso di rattristarlo e gli ha dato un motivo in più per perseverare nel suo progetto: traumi, difficoltà e disgrazie familiari sono valore aggiunto ai membri di una boy band, fanno presa sulla sensibilità di tutto il pubblico, anche di quello non composto da ragazzine fra gli undici e i sedici anni. Come potete notare, Francesco non si fa illusioni, non vorrebbe tutto questo per perseguire un sogno musicale, ha semplicemente studiato le caratteristiche che garantiscono a un gruppo di ragazzi tra i sedici e i vent’anni di sfondare. 

Fondamentale è trovare i compagni adatti. Il numero di componenti di una boy band oscilla fra il quattro e il cinque e ognuno di loro corrisponde a un ruolo:
- C’è il biondino slavato con gli occhi azzurri, che quasi le ragazze si vergognano a fare fantasie sessuali su di lui. Di solito fa i falsetti. 
- Il tipo con la voce classica: magari ha anche studiato canto e ha una bella estensione vocale, ma niente fuori dall’ordinario.
- Il nero o comunque l’elemento etnico del gruppo. Solitamente ha uno stile un po’ r’n’b e la voce calda, e, dove presenti, esegue le parti rappate delle canzoni. Il più macho di tutti.
- Quello con la voce rauca o graffiante.
- Il quinto, che non si sa che voce abbia perché nessuno l’ha mai sentito cantare, è lì solo per ornamento. Leggenda narra che non apra bocca nemmeno durante i cori. 

Francesco pensa che può tranquillamente assegnarsi il ruolo di quello con la voce graffiante: dopo anni e anni di visione di Amici riesce a imitare il timbro di qualsiasi vincitore di sesso maschile (e femminile) della trasmissione.
Restano da trovare gli altri quattro, Francesco parte dal più facile: afferra suo fratello biondo di dodici anni che non ha ancora cambiato la voce. E’ vero che un requisito basilare è la bellezza, però non si deve necessariamente essere dei modelli, anzi, a volte i boys sono troppo giovani per essere ancora maturi fisicamente, ma sono proprio le facce d’angelo che fanno presa sul pubblico: le ragazzine devono riconoscere qualcosa del loro mondo in loro. Il trend, ultimamente, è quello di un costante abbassamento dell’età dei componenti delle boy band e l’elemento giovinezza è importante, i ragazzi in virtù dell’età sono molto disinvolti e hanno un’energia pazzesca: sorridono, saltano, scherzano in continuazione, l’unico momento in cui sono seri o addirittura sull’orlo delle lacrime è la canzone lenta, indispensabile in ogni boy band che si rispetti, o mentre parlano della loro famiglia. Ogni pomeriggio, Francesco fa provare al fratello tutte le canzoni con parti in falsetto che conosce. La cosa finisce quando i vicini cominciano a minacciare la loro madre.

Si passa alla ricerca del cantante tradizionale. Francesco sa a chi chiedere: una mattina va dal suo compagno di classe che studia in conservatorio ma canta anche in una cover band e gli propone la cosa. Lui, dopo anni di esperienza in canzoni d’amore, si troverà in sintonia con i testi del gruppo, perché una cosa è importantissima: loro devono essere tanto, tanto ma tanto sensibili. In ogni canzone la donna sarà celebrata in tutta la sua bellezza/sensibilità/spontaneità/unicità -non che sia perfetta, anzi, si fa un sacco di paranoie, le si deve ricordare quanto è speciale nonostante i suoi piccoli difetti. La ragazza è colei da osannare e guai a farle del male, se questo disgraziatamente accade avremo una canzone in cui il ragazzo si profonderà in scuse e chiederà un’ultima occasione: nessuna donna al mondo meritava questo trattamento, ma se lei perdona allora lui non sbaglierà più e i due staranno insieme per l’eternità. Il compagno guarda Francesco da sotto in su e poi si volta dall’altra parte, senza nemmeno rispondergli. Tanto lo sapevo, gli urla Francesco, ti senti troppo in alto per cantare con me, razza di figlio di papà! Ma vedrai quando avrò più soldi di tutti quelli che la tua famiglia ha mai visto!

Abbattuto, ma non scoraggiato, Francesco individua il quinto membro, quello decorativo: Marco D’Agostino è il più bello della scuola, a tutte le ragazze piace lui. Diciamo che sta già sperimentando la fama, ma, gli assicura Francesco, non è niente in confronto a quello che succederebbe se entrasse in una band con lui: dalla comparsa del fenomeno, ogni donna, almeno una volta nella vita, è affetta dalla sindrome da boy band. Ci passano tutte, anche le dark e le rocchettare: negli angoli più nascosti delle loro stanze giacciono ancora cd, ritagli di giornale, dichiarazioni d’amore fatte al proprio diario nei tempi in cui non si vergognavano di gusti musicali pop e non avevano capito che strillare e piangere a un concerto dei Blue fa molto meno figo che strillare e piangere a un concerto dei Verdena. Non si scappa, è come le malattie esantematiche, e proprio come queste finisce relativamente in fretta. Ok, forse Francesco non conosce i Verdena, ma queste cose le sa anche lui, sa che la carriera del gruppo non potrà essere molto lunga, per questo è meglio spremere da esso tutto il succo possibile finché il momento è buono e la moda dilaga: registrare tre album in due anni, fare sette tour mondiali (le date saranno esaurite un anno prima, con pullman provenienti da ogni dove dirette agli stadi), essere ospitati in qualunque canale televisivo-radiofonico-online possibile, commercializzare magliette, calendari, poster, zaini, spille, profumi, bambole, sagome cartonate a grandezza naturale ispirati a loro, e anche rispondere a domande del tipo: che supereroe vi piacerebbe essere? Di cosa sanno i vostri baci? Cosa fareste se ci fosse un’apocalisse zombie? Ma sono piccoli inconvenienti se si considera che si gira tutto il mondo insieme a un gruppo di coetanei di cui ogni bravata è giustificata, si conoscono innumerevoli ragazze che non si deve fare fatica a conquistare, si viene diretti dai più grossi registi di videoclip esistenti, si entra a far parte del jet set che si è sempre guardato da lontano, per non parlare di hotel, macchine, pranzi, case e vestiti di lusso. Marco accetta. Ma non si presenta alle prove, deve uscire con le ragazze, e poi ha pallamano, nuoto e calcetto: niente da fare.

Provato da queste sconfitte, Francesco tenta almeno di trovare il ragazzo nero. Jamil lavora con lui al mercato: gli espone la sua idea, faremo un sacco di soldi, gli dice, e Jamil ci sta, chiede informazioni, cosa dovrebbe fare questa boy band? Beh, innanzitutto trasferirsi, da che mondo è mondo le boy band sono inglesi o americane e cantano in inglese. Dato che gli USA sono troppo lontani, la loro prima mossa sarà partecipare a X Factor UK o comunque cercare di farsi notare da qualche talent scout britannico. Jamil scuote la testa: niente da fare, lui a diciannove anni ha già una moglie e un figlio e non si può permettere di girare il mondo per cantare. Deluso, Francesco si aggira per la città, e pensa a chi potrebbe chiedere. Un cinese! Come non pensarci prima! L’importante è che l’elemento sia etnico e nessun asiatico è mai stato in una boy band, sarebbe una novità assoluta. Entra nel primo negozio di via Lincoln che gli capita a tiro e spiega la sua proposta con entusiasmo al proprietario, che lo butta fuori in malo modo. No, i cinesi pare che non siano interessati, ma Francesco ha un compagno che viene da Lampedusa, se è più vicina all’Africa che alla Sicilia vorrà pur dire qualcosa. Si fionda a scuola, il professore non l’ha mai visto entrare in classe così di fretta, cerca il compagno lampedusano ma gli dicono che manca ormai da tre mesi, non se n’era accorto? I suoi hanno deciso di trasferirsi nuovamente sull’isola.

Disperato, Francesco adesso è solo nella sua stanzetta. Sembra impossibile trovare qualcuno che si imbarchi seriamente con lui nel suo progetto e senza altri ragazzi la boy band è impossibile da fondare…
Oppure no?  Il ragazzo viene colpito da un’illuminazione: ha già la pelle un po’ scura e facendo qualche lampada dovrebbe riuscire a passare per nero o almeno mulatto, si tingerà i capelli di biondo, indosserà lenti a contatto azzurre, si farà i cori da solo e, in una sola canzone, voce pulita, rauca, calda e in falsetto, o comunque la registrazione per tracce singole risolverà qualsiasi problema di sovrapposizione. Una one man boy band. La prima della storia. Geniale. Manca solo da scegliere il nome: i Five in One, i Which Direction?, i Blè, gli ‘N Soccu, i Pigghialu, i Via Messina Marine Boys?

Ecco, io vi ho raccontato la storia di Francesco, adesso vado che ho cose più importanti da fare che stare qui a parlare di boy band. You are my fire, my own desire…


Valeria Balistreri

21 commenti:

  1. La genialità secondo me sta tutta racchiusa nell'ultima frase, a leggerla si fa un sospiro di sollievo, e dimostra l'inutilità di certi fenomeni (musicali?).
    Hai raccontato la storia con un linguaggio che mi sembra volutamente distaccato, una cronaca dei fatti che non sostiene Francesco nella sua ricerca solitaria, sfido a trovare qualcuno che abbia tifato per lui. (emoticon boy)

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    1. e ho dimenticato di dire che mi sei piaciuta. (emoticon memo)

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    2. Io ho tifato per lui e per la cresta coi colpi di sole che probabilmente avrà

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    3. Eheh in realtà l'ultima frase doveva avere proprio la funzione opposta... Temevo che non fosse costruita bene, infatti non si capisce. La frase in corsivo è tratta da una famosa canzone dei Backstreet Boys, e mi accorgo ora che è pure sbagliata! E' "you are my fire, THE ONE desire", il narratore conclude canticchiandola e il gioco dovrebbe essere vedere se il lettore continua in automatico la frase ("believe when I say I want it in that way"), perché anche se tutti noi snobbiamo le boy band, tutti le conosciamo e ricordiamo le canzoni più famose, soprattutto per quanto riguarda la generazione cresciuta negli anni novanta. Per quanto sia assurdo il fenomeno (musicale?) è anche un po' assurdo il fatto che tutti noi prima o poi ci siamo ritrovati a canticchiare queste canzoni e ce ne vergogniamo: anch'io apprezzo la musica come forma d'arte e a odio certe commercializzazioni, ma a volte uno vuole solo distrarsi con un motivetto scemo e non c'è nulla di cui vergognarsi. Non è vero, infatti, che le boy band piacciono solo alle ragazzine, piacciono anche a qualche maschio e a qualche adulto: io e FO abbiamo riso parecchio leggendo un segreto postato su insegreto (un altro fenomeno trash in cui non ho potuto fare a meno di incappare) in cui un uomo di 28 anni confessava di aver detto alla moglie di dovere andare in viaggio di lavoro per poter vedere al concerto dei One Direction a Verona.

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  2. Si potrebbe pensare che di boy band ce ne siano troppe al mondo, ma i tempi che sono ci dimostrano che forse (e non riesco a spiegarmelo), non è così.
    Eppure mi pare che i componenti siano sempre gli stessi, boh.
    Quindi non bastavano i Take That, gli N'Sync, i Five, i Backstreet Boys, c'era veramente bisogno dei Blue, dei Tokio Hotel o dei One Direction? Secondo me no, poi non saprei.
    Addirittura ho visto che proprio gli ultimi hanno già pubblicato un libro (evito commenti inopportuni).
    Ci sarebbe tanto da dire su questi fenomeni ma non posso per motivi di spazio.
    Il tuo post racchiude perfettamente tutto quello che gira attorno al mondo delle boy band, piccoli scansafatiche sbarbatelli ricoperti di milioni per qualche strano motivo, e però nel tuo post c'è l'illuminazione ahahahah creare la prima one man boy band e ho paura che a qualcuno, leggendo questo post, possa venire la felice idea di crearne una!
    Io, intanto, vado a radermi, scolpire gli addominali e colorarmi i capelli di fucsia!

    Eheheh
    Mi sei piaciuta (come direbbe Mara Maionchi e, a quanto pare, anche RQ!)

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    1. Non è che ce n'è bisogno, è che le boy band vendono. Ce ne sono sempre nuove perché uno a trent'anni non è più considerato boy e quindi c'è bisogno di ricambio.
      Solo il libro? Tutto quello che ho scritto è vero: ci sono anche i profumi, le bambole, le sagome a grandezza naturale... ahahah io mi metto nei loro panni, hanno quasi la mia età, come fanno a pubblicizzare queste cose senza sentirsi ridicoli?
      Vai Fede, vediamo se riusciamo a farti sfondare (poi voglio la percentuale come manager).

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  3. Bellissima la caratterizzazione dei componenti della band. Geniale l'idea del cinese. Grottesca quella del Lampedusano.
    Bravissima Valeria

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    1. Grazie Miche! Qui è tutto un po' grottesco eheh

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  4. Saranno una cinquantina di righe ma in questo brano c'è tutto: dramma familiare, Palermo, la scuola, le ambizioni giovanili, il mondo della televisione e dello star system etc ma soprattutto c'è rielaborazione: la voce narrante usata da Valeria è ironica, sarcastica e paradossalmente drammatica; le cose scritte da Valeria sono piccole lezioni, io questo brano vado a rileggerlo.
    C'ho riso e mi sono rattristato. Potere della grande scrittura: comandare sul tuo umore. E decide pure che tu devi leggere in un fiato.
    Le prime 4 o 5 righe sono introduttive, "regalerà la casa a sua madre" è banalotta, mai poi arriva questa:
    "traumi, difficoltà e disgrazie familiari sono valore aggiunto ai membri di una boy band, fanno presa sulla sensibilità di tutto il pubblico, anche di quello non composto da ragazzine fra gli undici e i sedici anni. Come potete notare, Francesco non si fa illusioni, non vorrebbe tutto questo per perseguire un sogno musicale, ha semplicemente studiato le caratteristiche che garantiscono a un gruppo di ragazzi tra i sedici e i vent’anni di sfondare."
    E qui si crea il patto con il lettore: lo hai inchiodato, è in balia della tua scrittura.

    Qui c'è il primo spannung:
    Il quinto, che non si sa che voce abbia perché nessuno l’ha mai sentito cantare, è lì solo per ornamento. Leggenda narra che non apra bocca nemmeno durante i cori.

    C'ho riso parecchio.
    E in una simmetria con la prima parte del pezzo, i cinque caratteri dei componenti migrano nelle imitazioni di Francesco.
    Notevolissa la trovata di Jamil già sposato..
    Questo pezzo è meglio di tanti ma tanti romanzi: sto leggendo L'amica geniale, di Elena Ferrante. Scrittura elevatissima, romanzo che ti attacca come la colla dei topi - dicono che ci sia Fofi dietro lo pseudonimo. Beh, questo post ne vale dieci.
    GD

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    1. Wow grazie GD, non ambivo a tanto...
      Però sì, c'era in me la volontà non solo di prendere un po' in giro il fenomeno, ma anche di analizzarlo. Alla fine a me Francesco fa un po' di simpatia: proviene da una condizione che difficilmente potrà migliorare e il messaggio che ci manda la società di oggi, soprattutto attraverso la televisione, è che l'unico modo per "riuscire" nella vita sia quello di diventare famosi, anche se privi di particolari talenti; lui è intelligente e ha capito quali sono gli ingredienti fondamentali, solo che è sfortunato nel trovarli, fino al finale grottesco...
      C'è anche autoironia, anch'io ho avuto dodici anni e sono stata affetta dalla sindrome da boy band. Questi gruppi sono creati per piacere e, anche se opponi resistenza, a quell'età non puoi sfuggire. E' un po' il discorso che ho scritto a RQ.
      Mille grazie ancora!!!

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  5. Che bel racconto! Tanto divertente quanto malinconico. Povero Francesco, in fondo un po' tutti abbiamo lottato - fra realtà e fantasticherie varie - con i nostri sogni...

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    1. Non so chi sei ma ti ringrazio!

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    2. Scusami... sono Giovanni Alberto Arena :)

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  6. In questo pezzo c'è tutto: una certa realtà palermitana, i sogni e le illusioni di un ragazzo della società "bene" della città, la sua voglia di spuntarla per un riscatto sociale (vorrebbe comprare la casa a sua mamma), la ricerca di espedienti per riuscirci, non ultimo il voler creare una One man boy band, che dimostra una certa furbizia peculiare dei ragazzi di Ballarò, della Vucciria ...; a me ha ricordato molto un bambino di Falsomiele di cui mi sono occupata anni fa, che era disposto a tutto pur di arrivare dove voleva arrivare, non importava che avesse le qualità o capacità per provarci: per lui l'importante era il fine, il mezzo era sempre un qualche compromesso.
    Ho trovato il tutto è raccontato con distaccato sarcasmo. Ancora tre cose:
    1) non sono nata negli anni ottanta e non ho avuto particolarmente modo di apprezzare le boy band, ergo non ho saputo canticchiare il pezzo finale;
    2) non conosco ahimè, l'inglese perciò quando ci vedremo mi dirai la traduzione;
    3)bel pezzo e brava Valeria.

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    1. Su su Lucia... non ti piacevano i Duran Duran? O gli Spandau Ballet? O qualcun altro? In fondo anche loro si avvicinavano allo stereotipo della boy band...
      Il tuo commento è molto, molto bello e io ti ringrazio.

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    2. A me piacevano i Pink Floid, i Ganses Roses ... i Queen... è lo stesso?

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  7. Sono Lucia.
    Emoticon dell'alzehimer!

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  8. Brava, mi è piaciuto molto. ma che si sappia: la fortuna paga, ma paga poco! Nelle lunghe corse è meglio affidarsi al talento. Di questi pivellini vuoi vedere chi si ricorderà di loro fra dieci anni? Mica possono sopravvivere quanto e come Gianni Morandi? AhAhAh!
    Jole

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    1. Sì, tanto che lo sa anche Francesco ;)
      Grazie Jole!

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  9. che forte Valeria, bravissima!
    forte l'idea, forte la narrazione. confesso un po' di amaro in bocca, sono spesso così alcuni adolescenti che conosco, sognano in grande ma senza spessore, hanno difficoltà a bilanciare l'orizzontale con il verticale. grazie, mi hai fatto pensare tantissimo.
    ps. io sono vecchietta ma... non era "rilight my fire - your love is my only desire"?... non ci fate caso, ma le cazzate mi restano appiccicate più della filosofia...
    pat

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    1. Pat, ho appena cercato e la canzone che dici tu, hai ragione, è una dei Take That! Siamo sempre in tema boy band :)
      Grazie mille dei complimenti!!!

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