venerdì 24 gennaio 2014

Tema: Rovesci d'autore

Svolgimento

Maestra, sono entrato in una libreria e mi pareva un cimitero. 
C'erano nomi di gente, date di nascita, di morte e di stesura, necrologi in quarta di copertina, copertine di cemento dentro bare di carta. C'erano foto di autori estinti che coprivano tombe di storie trapassate. Lapidi di idee, sacrificate all'altare della celebrità personale. Loculi nei quali giacevano racconti massacrati e poi dimenticati, forse per il semplice fatto che il loro assassino non era poi così famoso. 
Dicono di non giudicare il libro dalla copertina, ma qui si finisce addirittura per giudicare la copertina in base al nome che vi sta inciso sopra. L'autore è diventato untore, e contagia con la propria aura santificante le pagine che il lettore, spaesato, si trova costretto a guardare. Vetrine espongono il cadavere di un libro, e il nome dello scrittore è tatuato sulla pelle, unico segno di riconoscimento del suo valore intrinseco. E l'idea all'interno ne muore. 
In effetti, oggigiorno un romanzo deve per forza passare per la cruna dell'ego, che non è una cruna ma una voragine in continua espansione. A farne le spese è la genuinità della storia, la sincerità delle parole, la spontaneità della creazione. L'autore è maestro, il lettore un povero scemo che deve imparare. Imparare cosa, poi? Probabilmente, impariamo sempre e solo a morire meglio. Ma lasciamo stare i sofismi da catacomba, qui stiamo parlando di cose importanti. 


Sì perché vedi, maestra, la letteratura è una cosa troppo importante per essere lasciata agli scrittori. Loro non sanno quello che fanno, ma non per questo vanno perdonati. L'autografo è la moderna moneta da apporre sugli occhi del romanzo ormai già morto, nel momento stesso in cui è considerato una “proprietà intellettuale” (uno degli ossimori meglio riusciti e più terrificanti della storia). Il nome dell'autore è spesso scritto a caratteri più grandi rispetto al titolo del libro, ed è il suo ego che viene venduto, svenduto, inventato, vantato, mica il contenuto, che entra in fase di decomposizione già dopo che il povero stolto ha cesellato l'ultima lettera. Il lettore consuma nel momento stesso in cui vede, e acquista poiché desidera in maniera indotta. Leggere il nome Wilbur Smith in vetrina è già aver letto il romanzo. Osservare una pila di Stephen King significa aver già bramato, ingurgitato, digerito e metabolizzato il romanzo stesso, e il fatto di leggerlo successivamente è solo un accidente. Comprare Dan Brown e postarlo su Twitter, Instagram e Facebook, ed ecco che il libro è già letto, senza essere letto. E la storia non ha importanza, il contenuto è ininfluente, conta soltanto il necrologio della copertina.

L'arte è una cosa troppo bella per essere affidata ai nomi, cara maestra, non credi? Non ci rendiamo mai conto abbastanza (o forse non vogliamo ammetterlo) di come sia il racconto a scrivere il proprio autore, il quadro a dipingere il suo pittore, la musica a suonare il compositore. L'umiltà di colui che si fa portavoce di un'idea dovrebbe aver sempre presente che è quella stessa idea a comandare la sua mano, il suo braccio, il cervello, o anche solo la bocca che la pronuncia. Non esiste autore, esiste solo il mezzo attraverso cui il pensiero si fa voce, parola, immagine o suono. 
“I nostri nulla differiscono di poco; è banale e fortuita la circostanza che sia tu il lettore di questi esercizi, e io il loro estensore”. Quest'umile impresa di posizione fu scritta all'inizio di “Fervore di Buenos Aires”, forse una delle più grandi raccolte poetiche del Novecento, da Jorge Luis Borges, all'età di diciannove anni. Il significato è esattamente quello che si legge: non chiamarmi autore, io qui non c'entro nulla. Sono le parole ad avermi raccontato. 
Qui si va al di là della semplice riscoperta della Musa. Qui siamo di fronte alla scomparsa dei nomi e al trionfo dell'idea, che nel mondo ha così poca voce da non riuscire, oggigiorno, ad avere voce in capitolo. E perciò, la sua voce capitola, sotto la forza commerciale dell'autore, questo tiranno del nulla, padrone solo del suo miserevole autocompiacimento. Per questo, la libreria è un cimitero, e i libri sono tombe, lapidi dietro cui si cela il corpo della vittima, cioè il pensiero. 
Cara maestra, sogno una libreria di volumi tutti identici, dalle copertine bianche, prive del nome degli autori, riportanti solo il titolo e, all'interno del loro innocente candore, una storia che vive, da scoprire per ciò che essa è: una storia! Non più la proprietà di un qualche ometto frustrato che non sa trovare altro hobby se non quello di imprigionare la cosa più libera che esiste al mondo: l'arte. 
E così, cara maestra, io stesso non esisto, dentro le parole, e cado nella tentazione di compiacermi, per queste idee espresse, perché il mio ego è talmente furbo da mandarmi in crisi per le cose che sto scrivendo, che anzi mi stanno scrivendo. Ma mi sto combattendo con ogni forza, perché noi altro non siamo se non la bocca attraverso cui il pensiero ci racconta, noi siamo soltanto le mani utilizzate dalla letteratura per scriverci, narrarci e prenderci in giro. 
Io, nella guerra tra la funerea presenza dell'autore e la vivificante spontaneità delle idee, ho preso la mia posizione, e da essa mi lascio raccontare. 
Fino a che non supereremo la grande menzogna dello scrittore, avremo solo il supplizio delle storie di fronte a noi, e quella miseria che possiamo guadagnare da questi stupidi rovesci d'autore. 

Riccardo Dal Ferro

20 commenti:

  1. Mi piace il punto di vista di questo post.
    Credo che il migliore spot alla lettura lo facciano questi che leggono in metropolitana o seduti su una panchina del giardinetto pubblico. Io li invidio perchè mentre io non so che cabbaso guardare, loro sono in altri mondi, perchè mentre leggono sorridono o si crucciano, e io allora mi avvicino e cerco di leggere il titolo (odio quelli che piegano il libro nascondendo il frontespizio), il passo successivo è sbirciare la pagina, sapere cosa c'è sulla facciata dove scorrono gli occhi.
    Fortunatamente di questi testimonial ce ne sono tanti e questi garantiscono che qualche libro potrà ancora essere venduto.
    Autore-titolo: a volte si parla dell'ultimo di Tizio, altre di quel libro che si chiama in un certo modo e di cui non ricordiamo l'autore e che però era bello bello. Le case editrici fanno le loro scelte: per esempio la minimum fax evidenzia il nome degli autori e però le cose che pubblica sono tutte simili quanto a stile, asciuttezza di lingua etc. - potrebbero limitarsi a cambiare i titoli. E non che le cose che pubblicano non siano di ottima qualità, anzi.
    Ma il bello è perdersi nelle copertine, in quelle troppo colorate perchè gridano un contatto, in quelle bianche con piccoli caratteri in nero che invece ti aspettano.
    Bisogna però dedicare tempo: terribile chi compra un libro guardando alla classifica dei dieci più venduti.
    Giorgio D'Amato

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    1. Tutto giusto, Giorgio, grazie per il contributo!

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  2. Trovo azzeccatissimo lo scrivere a qualcuno in particolare riuscendo tuttavia a rivolgersi a tutti. In più Riccardo lo fa con uno stile secco, quasi da cronaca, arricchito da metafore che non appesantiscono affatto, né tolgono "respiro" alla lettura. Analisi condivisibile e profonda anche se apparentemente viaggia sulle superfici: ecco perchè mi pareva giustissima questa foto che evoca un baratro :)
    bravo Riccardo!
    Meis

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    1. La prima volta che ho scritto su Svolgimento ho pensato che bisogna sempre approfittare del proprio interlocutore per parlare anche con gli altri, Gianluca, ed è una cosa che mi diverte molto! Grazie mille!

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    2. svolgimento nasce per scambiare idee sulla scrittura, ognuno posta per sentire gli altri cosa ne pensano, più che un editore è un laboratorio.
      gd

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    3. ben detto Gd ed è nello scambio di giudizi che può esserci crescita. Non a tutti è possibile piacere, ma ciò non toglie che ascoltare e commentare torna utile a tutti. Jole

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  3. Mi ha colpito il titolo, ho visto nella scrittura un rovescio di parole e non solo.
    I titoli che classificano le cose, i libri, le persone. L'autore/untore, i libri che diventano tombe e le storie che scrivono noi? Quanti spunti per particolari riflessioni. Complimenti!

    Nina

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  4. Il lettore ha un enorme potere quello di scegliere e decidere di ignorare queste lapidi infiorate e cercare di scavare sotto. Non posso e non voglio credere che la letteratura sia bella e defunta, c'è un inganno quello che alla sua vera anima sia stata sostituita "l'anima" del commercio, è un inganno di facciata e di copertina, ma non cadiamo nel tranello. Nelle grandi librerie supermarket l'anima letterarria corre seri rischi, è questo è noto, vado da quella che io affettuosamente definisco la mia libraia, ed è un altro mondo. Mi è piaciuta questa riflessione, molto, "l'ego che non passa attraverso la cruna" è davvero formidabile.
    Adele

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    1. Esistono ancora, fortunatamente, piccole isole felici dove la letteratura è ancora letteratura. Grazie, Adele!

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  5. Hai scritto e descritto tutto benissimo. Molti autori in effetti scrivono più come giocatori di scacchi che spiriti liberi. L'arte ci perde, le copertine restano. Purtroppo.
    Ottimo lavoro.

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    1. Mi piace molto l'immagine dello scrittore come un giocatore di scacchi! Ottimo spunto! Grazie!

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  6. Questo post permette al lettore di osservare la letteratura attraverso una diversa prospettiva, e ti ringrazio per ciò: codesta è una riflessione che non avevo maturato ancora, solo leggendoti mi sono resa conto di pensarla come te su diverse cose che hai scritto: "Dicono di non giudicare il libro dalla copertina, ma qui si finisce addirittura per giudicare la copertina in base al nome che vi sta inciso sopra. L'autore è diventato untore, e contagia con la propria aura santificante le pagine che il lettore, spaesato, si trova costretto a guardare... L'umiltà di colui che si fa portavoce di un'idea dovrebbe aver sempre presente che è quella stessa idea a comandare la sua mano, il suo braccio, il cervello, o anche solo la bocca che la pronuncia. Non esiste autore, esiste solo il mezzo attraverso cui il pensiero si fa voce, parola, immagine o suono..."
    Questo spazio è un laboratorio dove i post e i commenti aiutano non solo a migliorarci come provetti scrittori ma anche a riflettere, ad allargare visuali, ossevare con prospettive altre e in taluni casi addirittura cambiare punti di vista.
    Aggiungo solo un grazie e a presto.
    L.I.

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    1. Sono felice di sentire che una cosa così piccola possa dare un contributo alle persone, perciò grazie a te, di cuore.

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  7. Ciao Riccardo, accetto la provocazione e alcune cose le condivido. Non accetto l'idea di immaginare una libreria alla pari di un cimitero, perché è come appiattire tutto. Esageri su alcuni punti e quasi sempre vedo il titolo assai più grande dell'autore. Personalmente mi affeziono agli autori che scopro e mi piacciono. In ultimo credo che il vero mestiere dello scrittore sia quello di fare il lettore. Poi il discorso si complica ed entra in meriti oggettivi e soggettivi, tra significato e significante. Il tuo discorso apprezzabile se rivolto alla massa ma la maestra e tendenzialmente i lettori veri sanno che il loro vibrare sta nelle parole che vibrano e fanno vibrare. Una frase mi è sempre vibrata e continua a vibrare dentro di me: ...pensavo è bello che dove finiscono le mie dita debba in qualche modo incominciare una chitarra. Cmq grazie e buone letture.

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    1. Caro Mendo, il mio esagerare è ovviamente una provocazione, si tratta di un'iperbole che mi permette di arrivare dritto al punto: siamo malati di autorità. Tutto qui. Parli con uno che dentro una libreria ci vivrebbe notte e giorno, per cui il mio paragonarla a un cimitero è solo e semplicemente una provocazione.

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    2. FedericoMoccio25 gennaio 2014 19:59

      Io ho letto il post e ho letto tutti i commenti e sono incantato. Conoscere il punto di vista degli altri sulla letteratura è una cosa grandiosa. Ho apprezzato particolarmente il commento di Mendo, ci sarebbero delle cose da sottolineare come, ad esempio, "il vero mestiere dello scrittore è fare il lettore"...
      quanta ragione in così poche parole!
      Comunque Riccardo, il tuo post mi è piaciuto molto, un linguaggio per niente banale che ti afferra alla prima parola e ti lascia solo quando si ferma all'ultima!
      Complimenti!

      P.S: DI solito non mi faccio chiamare FedericoMoccio, non vorrei creare il vuoto attorno a me! ahahah
      Ciao!

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    3. Sono d'accordo Federico, e sono felice che questo mio piccolo post abbia mosso una tale discussione, davvero.
      Grazie, ti abbraccio!

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    4. Piccolo POST lo dici tu! è bellizzimo! qua c'e' stile e capacita' di usare la scrittura in maniera egregia!
      Al prossimo!

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