Svolgimento
Maestra, sono entrato in una libreria e mi pareva un cimitero.
C'erano nomi di gente, date di nascita, di morte e di stesura, necrologi in quarta di copertina, copertine di cemento dentro bare di carta. C'erano foto di autori estinti che coprivano tombe di storie trapassate. Lapidi di idee, sacrificate all'altare della celebrità personale. Loculi nei quali giacevano racconti massacrati e poi dimenticati, forse per il semplice fatto che il loro assassino non era poi così famoso.
Dicono di non giudicare il libro dalla copertina, ma qui si finisce addirittura per giudicare la copertina in base al nome che vi sta inciso sopra. L'autore è diventato untore, e contagia con la propria aura santificante le pagine che il lettore, spaesato, si trova costretto a guardare. Vetrine espongono il cadavere di un libro, e il nome dello scrittore è tatuato sulla pelle, unico segno di riconoscimento del suo valore intrinseco. E l'idea all'interno ne muore.
In effetti, oggigiorno un romanzo deve per forza passare per la cruna dell'ego, che non è una cruna ma una voragine in continua espansione. A farne le spese è la genuinità della storia, la sincerità delle parole, la spontaneità della creazione. L'autore è maestro, il lettore un povero scemo che deve imparare. Imparare cosa, poi? Probabilmente, impariamo sempre e solo a morire meglio. Ma lasciamo stare i sofismi da catacomba, qui stiamo parlando di cose importanti.




