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venerdì 24 gennaio 2014

Tema: Rovesci d'autore

Svolgimento

Maestra, sono entrato in una libreria e mi pareva un cimitero. 
C'erano nomi di gente, date di nascita, di morte e di stesura, necrologi in quarta di copertina, copertine di cemento dentro bare di carta. C'erano foto di autori estinti che coprivano tombe di storie trapassate. Lapidi di idee, sacrificate all'altare della celebrità personale. Loculi nei quali giacevano racconti massacrati e poi dimenticati, forse per il semplice fatto che il loro assassino non era poi così famoso. 
Dicono di non giudicare il libro dalla copertina, ma qui si finisce addirittura per giudicare la copertina in base al nome che vi sta inciso sopra. L'autore è diventato untore, e contagia con la propria aura santificante le pagine che il lettore, spaesato, si trova costretto a guardare. Vetrine espongono il cadavere di un libro, e il nome dello scrittore è tatuato sulla pelle, unico segno di riconoscimento del suo valore intrinseco. E l'idea all'interno ne muore. 
In effetti, oggigiorno un romanzo deve per forza passare per la cruna dell'ego, che non è una cruna ma una voragine in continua espansione. A farne le spese è la genuinità della storia, la sincerità delle parole, la spontaneità della creazione. L'autore è maestro, il lettore un povero scemo che deve imparare. Imparare cosa, poi? Probabilmente, impariamo sempre e solo a morire meglio. Ma lasciamo stare i sofismi da catacomba, qui stiamo parlando di cose importanti. 

sabato 4 maggio 2013

Tema: So che da queste parti si fa tanta cultura e ne sono totalmente estraneo

Svolgimento

So che da queste parti si fa tanta cultura e ne sono totalmente estraneo. E non mi stupisce che ne sono totalmente estraneo perché quando mi è stato passato uno dei primi libri che ho letto – lo Spaccio de la bestia trionfante di Giordano Bruno – io non l’ho capito. Vi confido che ho degli amici molto colti che si prendono gioco di me perché non capisco questo tipo di letteratura. Amano farmi ubriacare e rendermi molesto, mi fanno leggere le opere di importanti filosofi e scienziati e ridono del mio disgusto e della mia faccia perplessa. Ed è proprio durante uno di questi pomeriggi che mi sono trovato fra le mani un libello minuscolo, con le pagine sottilissime e la rilegatura flessibile. *** mi ha detto che l’aveva rubato a ***, la sua vecchia scopa-amica, che a sua volta l’aveva preso da ***, il nostro pusher di fiducia, che come ogni rumeno che si rispetti è analfabeta. Analfabeta ma non stupido e, come ogni rumeno che si rispetti riesce sempre a distinguere le cose che hanno valore da quelle che non ce l’hanno, ragion per cui è stato il primo oggetto che ha intascato durante il sacco a casa di un suo cliente vecchissimo, che non conosciamo e che secondo noi è massone perché i massoni possiedono questi libri vecchi e strani. Ho provato un forte interesse per quel libello minuscolo ed ho subito chiesto a *** di passarmelo. Il giorno seguente ho iniziato a leggere, sennonché dopo un quarto d’ora scarso mi è passata la voglia di pensare e sono andato a cercare *** per farmi fare una sega. L’ho finito con calma nell’arco di quattro mesi al ritmo dei fantastici pompini di ***, le lezioni di semiotica e le scorribande con quel branco di maniaci dei miei amici. Non è che l’abbia capito proprio bene bene e da oggetto di culto si è trasformato presto in inutile soprammobile. So che da queste parti si fa tanta cultura e che spesso il lettore medio è una persona istruita, così ho deciso di darlo via al miglior offerente. Non accetto esclusivamente soldi. Anzi una bella scopata è molto meglio di dieci euro. Contattare a questo indirizzo: la.scrivania@gmail.com
Segue un frammento che ho ritenuto importante e decisivo.

martedì 19 febbraio 2013

Tema: Black hole

Sez. Your fetish
Svolgimento
“you have gone you move to fast 
running for things to happen 
like you play the game you need to play“
Claudia Gerini – Black Hole


Le coperte erano fredde, trasmettevano brividi lungo le spalle i fianchi e le natiche, e lui riusciva a distinguere perfettamente le scie che il freddo trasportava attraverso i suoi arti, da una parte all’altra, sempre più lente, deboli, fino a quando il corpo non si adattò alla situazione e smise di sussultare, quindi decise di non fare altri movimenti: il dubbio e la sensazione di trovarsi dentro un gioco - senza avere alternativa - lo terrorizzavano, eppure la situazione lo eccitava e si accorse che i brividi di freddo erano, una volta arrivati in superficie, di piacere; aprire gli occhi era inutile, era stato bendato, e di parlare non ne aveva voglia, preferiva ascoltare i rumori dell’ambiente per aggrapparsi a qualche certezza che cominciava a perdersi nel buio e nel silenzio della stanza in cui si trovava, quella che lui chiamava “stanza onirica” per via dell’atmosfera che si creava a ogni incontro: di sogno o di incubo, ma poco importava;  l’immobilità della situazione creava tensione, tensione che si accumulava, tensione che destabilizzava, che rendeva l’aria pesante, tensione che entrava dentro il corpo, si amalgamava al sangue e dilatava i polmoni, tensione che creava inquietudine nella sua ricerca, sperando di trovare uno sbocco, uno sfiatatoio nervoso, era tutto ciò che cercava: un modo per distruggere quel momento placido e angoscioso.


mercoledì 6 febbraio 2013

Tema: Il messaggio più bello del mondo

Svolgimento

Il vecchio Tim, il buon vecchio Tim, il vecchiaccio di merda che stava vicino ad uno dei parchi giochi della città. Tutto il giorno a poltrire alla finestra, tutto il giorno a dar fastidio. Il vecchio Tim era una delle persone dimenticate dal mondo, prese e gettate in una casa qualsiasi, aspettando che giungesse la sua cazzo di fine, aspettando che avesse la compiacenza di liberare la società dalla sua presenza ingombrante, aspettando che se ne andasse per lasciare la casa ad un altro vecchio di merda. Ma il buon vecchio Tim aveva la pellaccia dura, stramaledettamente dura e non accennava ad andarsene. Così si fa, Tim, resta per dar fastidio a tutti, io farò lo stesso come stai facendo tu.
Tutto il giorno alla finestra lassù al quarto piano, tutto il giorno affacciato tranne che per dormire, mangiare e andare in bagno. Tim aveva deciso che per tutto il tempo che gli restava della vita, avrebbe fatto aeroplanini di carta e li avrebbe lanciati fuori nel mondo, a dire “ci sono” agli altri. Tim faceva aeroplani di carta prendendo i fogli direttamente dalla sua libreria, la quale conteneva libri che ci aveva messo una vita intera a collezionare, gli dispiaceva lasciarli a qualche ignorantone o a qualcuno che non aveva la carta per farsi i filtrini delle sigarette rollate o a famiglie piene di mocciosi che erano intenti solamente a far raccogliere monetine a Super Mario. Tim si sarebbe portato dietro i suoi libri, con sé, ma in una maniera meno appariscente di quella del professore Peter Kien, non avrebbe dato fuoco a niente.
Il primo libro che prese fu “Romeo e Giulietta” testo italiano e testo originale a fronte. Se lo mise sulle ginocchia, accarezzò la copertina e lo aprì. Prese la prima pagina del primo atto, uno strappo secco, senza pensare di far male ad un vecchio amico e cominciò a piegare quel foglietto in cui c’erano un paio di veronesi che si trovavano da dire con un altro paio di veronesi. Venne fuori un bell’aeroplano. Tim ci alitò sulla punta e poi lo gettò fuori dalla finestra, nel vento. Volò un po’ e poi s’impigliò nei rami di un albero sottostante. Tim strappò un’altra pagina, la piegò e gettò fuori anche quella. Di sera aveva finito tutte le pagine del libro e da basso c’erano aeroplani di carta ovunque, nel parco, sulle macchine, in strada, nei tombini, sugli alberi, ovunque. In mezzo a tutta quella carta, erano contenti solo i bambini e due tipi che si baciavano e che gli era capitato, guarda caso, il dialogo del balcone tra Romeo e la sua puttanella.


venerdì 21 settembre 2012

Sez. Grandi Scrittori - Tema: Jorge Luis Borges


La Biblioteca si compone di un numero indefinito, e forse infinito, di scaffalature, ripiani e archivi compattabili con corridoi vasti o angusti nel mezzo. Dall'interno di ogni compattabile si vedono gli altri, a destra e a sinistra, interminabilmente, con i colori delle costole dei libri che formano arcobaleni di soli sotterranei. La distribuzione degli oggetti nelle gallerie è puramente casuale, nonostante più di uno studioso di biblioteconomia abbia ispirato la catalogazione e la disposizione dei volumi. Essi sono divisi in collezioni o fondi o continuazioni, e poi in numeri di collocazione e di volume, con i decimali e i bis e le seconde edizioni. Inventariazione esatta che non lascerebbe spazio a equivoci, eppure i volumi vanno spostandosi, a volte scompaiono, a volte si trovano in tutt'altra collezione, i più riottosi a lasciarsi leggere si nascondono scivolando oltre il bordo  del proprio scaffale, oltre altre decine di libri. I corridoi sarebbero identici se a fare da punti di riferimento non ci fossero, abbandonati in un angolo o sui ripiani, tesi di laurea vecchie di vent'anni (ognuna col proprio cd), mouse e stampanti in disuso, mucchi di volumi non catalogati, resti di pranzi clandestini.
Come tutti gli uomini della biblioteca, quand’ero alle prime armi io ho viaggiato; ho peregrinato in cerca di un libro, senza distinguere un corridoio dall’altro, un’uscita dall’altra, perché non riconoscevo i punti di riferimento; ora che non posso più percorrere quelle gallerie, affermo che la Biblioteca è interminabile. I pragmatici si ostinano a volere revisionare tutto, i romantici, come me, ripetono la sentenza: "La Biblioteca è un labirinto dagli infiniti volumi, il cui inventario è impossibile".
A ciascuna parete corrispondono tre scaffali; ciascuno scaffale contiene un numero variabile di libri - tanti quanti se ne riescono a infilare nelle collezioni più numerose, pochi volumi che cadono sistematicamente in quelle meno ricche - il cui formato passa dalle miniature ai tomi settecenteschi da quaranta centimetri; alcuni hanno poche decine di pagine, altri migliaia e giacciono distesi per la loro enorme mole; ciascuna pagina ha un numero diverso di righe che dipende dal font e dalla misura delle lettere – dal 16 dei libri per bambini al 9 di alcuni dizionari- che sono nella maggior parte dei casi nere, ma possono essere di qualsiasi colore nelle definizioni o nei titoli e bombate, ritoccate e adattate alla grafica nelle copertine.