martedì 2 ottobre 2012

Tema: America number one

Svolgimento

Resto ferma nelle retrovie, controllo che nessuno si perda. E' il mio life motiv. La prima immagine di New york arriva di notte, come sempre, cerco lo sky line di Ny per mostrarlo orgogliosa a tutti. Manhattan infine si palesa. E' di fronte, riconosco il Chrysler Bulding, la guglia neogotica sfavillante e poi il ponte che immagino ci condurrà ogni giorno nella grande mela. New York è sporca dappertutto, strade, metropolitane, boroughs e sobborghi. Sfavilla nei quartieri finanziari, ordinati, tirati a lucido, sedi di Banche, finanziarie, Televisioni e giornali, il centro dello shopping a 4 stelle, il Diamond District, l'Upper Town attorno a Central Park, la 5th Avenue, la 6th. Ma amo addentrarmi nelle streets meno sfavillanti nei boroughs meno frequentati, anche nei locali più vissuti, ma...riesco solo a portare tutti nel Bronx, che non è il Bronx. La parte bassa dove ancora non è Bronx, al limite tra Harlem West, Columbia University e l'Harlem River che divide Manhattan dal Bronx, ove ci sono insediamenti ispanici. Ne incontravo di ogni tipo  l'anno scorso, mentre scendevo a fare la spesa lungo la Broadway, mi chiedevano anche di poggiare i miei sacchi colmi dentro i loro sferraglianti cestelli. Ed è sempre la multietnia il colore migliore di NY. Io non capivo, mi schernivo, rispondevo che la Metro era a pochi passi, ma mi invitavano chiedendo al contempo: abla espanol?
No, italiana. Avrò avuto un'aria familiare. Risalendo adesso questo tratto della Broadway, più basso al Bronx, ritrovo i colori, gli idiomi e bancarelle ispaniche molto espresse e visibili. Ho letto che la peggiore zona di NY, dopo la genitrificazione, il processo che ha bonificato da malavita e violenza, resta solo quello colonizzato dagli ispanici nell'East Harlem. Cerco una metropolitana per allontanarmi velocemente. Ci stanno puntando, anche se siamo dalla parte opposta: siamo nel West Harlem.

Abbiamo appena finito di assistere ad una messa metodista, che non è la messa gospel (quella si tiene nelle chiese battiste di Harlem) cui eravamo diretti, ma siamo arrivati in ritardo (a che ora si mettano in fila per entrare all' Abissinian Baptiste Churche è difficile comprenderlo) e ripiegato sulla cerimonia più vicina. Ho avuto il piacere a parte i canti, la predica della classica predicatrice (sì, femmina!), l'accoglienza verso la fine della cerimonia, conosciute le nazionalità di ciascuno, in una sorta di scambio della pace che sembra una danza, navigare da una parte all'altra della immensa chiesa semicircolare mentre delle nere ti sollevano quasi da terra tra le loro braccia immense imbottite di cuscinetti di grasso, cappellini e vestiti impeccabili. Io ho le lacrime agli occhi mentre avviene questa danza. Mi sento ancora nell'era dell'Acquario e se cantassero Aquarius intanto sarebbe il massimo, perché siamo un'immenso mondo che si abbraccia e parla in tutte le lingue, una sola: quella della pace. Oppure Imagine di John Lennon: immagina un mondo in cui non ci saranno più guerre, e ogni popolo della terra sarà in pace con ogni altro uomo sulla terra.
Dopo la cerimonia ci rimpinzano di caffè, brioche salate che altro non sono che bagel ebreissime, colme di formaggio spalmabile e altro. No...questa è NY. Harlem è bellissima. Faccio tante foto, non vista, alle signore nere mentre prendono il caffè. Immagini rubate al loro quotidiano: un momento della loro intimità.
Dopo la metropolitana che punta verso Nord, verso il Bronx scendiamo al capolinea della linea rossa. Scendiamo le scalette della metro, che qui è sopraelevata, proprio sulla Broadway e rimangono stupiti che il Bronx sia proprio quello. Abbiamo di fronte un immenso parco verdissimo ove gli scoiattoli saltellano incuranti e anche consapevoli della presenza dell'uomo. A Washington Park tutto questo si triplicherà: ci delizieranno in piroette e buffe smorfiette come attori/attrici consumati. Ma questo sarà molto dopo, al Greenvillage.
Qualcuno ha l'idea di raggiungere lo Yankee Stadium, tempio del baseball, si trova proprio nel Bronx basso, lì dove tocca quasi con l'Harlem East, dove è meglio non andare, ma accetto la sfida. Riesco a convincere un autista di bus a portarci presso la linea verde che ci permette di scendere lungo il versante east e infine ci siamo: Y stadium . Le ragazze si fanno ritrarre in tutti i modi, soprattutto al Centro della grande Y sovrastata dalla N che introduce all'ingresso principale. I simboli di NY ci inseguono e sovrappongono. Sono tanti. Abbiamo intanto visto sfilare il Bronx dal bus con gli agglomerati di case in mattoni, le scale antincendio, le scritte sui muri, le acrobazie che immagino si consumino lungo quei muri, dietro tendine fatiscenti e sdrucite, a volte penzolanti, luride, a sacchi ammonticchiati sui balconi, ma solo su alcuni. Poi le finestre tipiche, a scivolo verso l'alto forse nascondono vite normali, meno squallide di come vorremmo pensare. Eppure la genitrificazione...chissà, forse non è ancora finita.

CLA americana




10 commenti:

  1. sono stato nei luoghi descritti da Cla americana, c'è grande precisione.. NY un po' bella, un po' sporca, c'è grasso nero sparso ovunque...e però percepisci come tanta letteratura possa partire da vicoli, strade, cafè di infimo ordine.. mi piacque e mi piace il tuo pezzo dove gli accumuli ben si prestano a dettagliare la visita.

    Qeusta vale mille:
    Abbiamo intanto visto sfilare il Bronx dal bus con gli agglomerati di case in mattoni, le scale antincendio, le scritte sui muri, le acrobazie che immagino si consumino lungo quei muri, dietro tendine fatiscenti e sdrucite, a volte penzolanti, luride, a sacchi ammonticchiati sui balconi, ma solo su alcuni.

    In particolare quel "ma solo su alcuni".
    GD

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  2. Grilletto Salterino2 ottobre 2012 14:45

    Avevi del materiale meraviglioso, hai avuto occhi attenti (sia che tu abbia vissuto davvero tutto in prima persona, sia che tu abbia inventato di sana pianta), perché hai lasciato andare la cura nello scrivere?

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    1. Perchè contavo di rivederlo ancora prima che venisse pubblicato. Ma poi non credo che dovesse, essere ripulito ancora tanto sai!!! Solo qualche ritoccata come la foto che avevo pensato di allegare...Ma mi hanno pubblicato. E dunque...ecco qua.
      Ci sono stata davvero grilletto. La foto con le signore che perndono il caffè o Harlem erano quelle che volevo aggiungere.Le posterò nelle prossime puntate

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    2. Grilletto Salterino2 ottobre 2012 17:36

      Grandeeee, infatti mi sembravano svirgolate da foga di racconto, aspetto le foto (hai immortalato anche la predicatrice?)

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    3. Si, aspetta che aggiungo queste foto. Ma non sono svirgolettate. Aspetta che lo rendo come pensavo. Così puoi ricriticarlo.

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  3. Eh beh, CLA, il sorriso e la forza delle donne nere è incredibile! Non conosco NY anche se mi piacerebbe visitarla (anche prima di tanti altri posti, in realtà!) e però si sente che la tua descrizione dei luoghi è vera, vissuta!
    Great!

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    1. Il sorriso delle donne nere...superbo. Pensa che ci hanno sorriso fino all'ultima foto, che non so se ho postato. Grazie Federico!

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    2. Con il sorriso delle donne nere sfondi una porta aperta di Federico, vi prego solo una cosa, non costringetemi a diventare razzista! ahaahhahaha
      Gd

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  4. Brava CLA !! Mi sei piaciuta perche' leggendoti si percepisce che NY , anche se per poco tempo, è stata una citta' che hai vissuto con intensita'. Mi hai trasemsso le tue emozioni e questo è bellooo!

    ..bon , deciso cerco volo :)!

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    1. Non perdere tempo. Penso di scrivere ancora NY number two, tree e...sono tante le Ny infinite!!! Bellissima. Aspetta che parli di Greenvillage.

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