giovedì 16 maggio 2013

Tema. IPAZIA vita e sogni di una scienziata del IV secolo di Adriano Petta e Antonino Colavito, La Lepre edizioni

Sezione: Gli amici della Maestra
Svolgimento


La biblioteca e il Serapeo

Alessandria d'Egitto, I° luglio 391 d.c.

"Devo intendere che non avete più papiro da vendermi?" .
Bella come il sole, Ipazia è rimasta ad occhi spalancati.  
Ritiro il rullo senza la necessaria pressura, inchiodato dal suo sguardo...miscuglio di sorpresa e delusione.
Mio padre Isidoro scuote lievemente il capo, i suoi occhi scrutatori sembrano addolcirsi: " La faccenda, mia signora, è molto più seria. La siccità di questi ultimi anni ha quasi distrutto la pianta. E le poche scorte di fogli di papiro, sono finite".
"Allora non mi resta che rivolgermi all' altro fornitore".
"E' quasi un anno che ha chiuso la sua attività...e, comunque, era specializzato in cordami, stuoie e vele. Noi siamo riusciti a lavorare fino adesso grazie alle scorte che avevamo. Mi spiace, se suo padre me l'avesse chiesto in tempo, avrei riservato per voi quel poco che abbiamo prodotto ultimamente".
E con il volto serio e incupito, accenna un sorriso di comprensione.
Ipazia è rimasta come folgorata, un lieve rossore le ha incendiato le gote: "Per le forniture si è sempre interessato Teone. Ma questa... questa è un'emergenza!" Scruta intensamente mio padre: "Dimmi come posso fare".
"Qui in Egitto per adesso non troverete neanche un foglio di Augusta. Se vi occorre una fornitura, potete tentare a Siracusa: è l'unica possibilità che vi rimane. Hanno imparato abbastanza bene e il foglio è di discreta qualità".
"In Trinacria?"
"Proprio così, mia signora".
"Occorrerà tempo...". E sfiora, con una mano, il tavolo da lavoro di mio padre. Poi siede su un banchetto d'olivo.
"Quanti rotoli vi occorrono?"
"Un minimo di centomila". Voce tremula che non riesce a celare frammenti d'ansia.
"Per tutte le costellazioni! Volete aprire un'altra biblioteca?"
"Quanto tempo potrebbe essere necessario?". Gli occhi accennano a liberare briciole di speranza,
"Per una quantità simile...almeno dodici mesi". Mio padre posa il piccolo batacchio con cui stava pestando i petali di ginestra secchi.
"Isidoro, a chi hai venduto le scorte che avevate? Ti prego".
"Non è un segreto: al patriarca".
Ipazia rialza la testa in modo fiero "A Teofilo? E che deve farci lui? E quanti rotoli ha comprato?".
"Cinquantamila: tutto quello che avevamo". Mio padre volge lo sguardo verso di me. "Mio figlio Shalim voleva conservarne un centinaio, ma il patriarca ha preteso anche quelli".
La giovane volge il capo, mi fissa stupita. "A che ti servono, Shalim?".
Come per incanto i segni della delusione e dell'amarezza svaniscono e il volto s'accende di una nuova luce.

E queste isole di luce sono esplose a casa mia. Ho paura, comincio a tremare, ma sento lo sguardo severo di mo padre su di me.
M'aggrappo ai manici del rullo.
"Disegno canali d'irrigazione e mulini".
"E costellazioni, e stelle, e cielo". Il tono di mio padre è grave, privo della minima inflessione di sarcasmo o di benevolenza.
Ipazia abbandona i miei occhi e volge gli occhi verso di lui. "Isidoro, perchè non ho mai visto questo ragazzo al nostro Centro Studi?"
E' una voce diversa, sconosciuta, non sembra appartenere all'angelo che sta a pochi piedi da me: è una voce ferma, come non ho mai sentito in una donna.
Mio padre aguzza gli occhi, smette di pestare i fiori di ginestra, molla il batacchio di marmo, sta per pesare le parole. Poi si decide a rispondere: "Mia giovane signora, Teone è uomo di scienza, nato e vissuto nella Biblioteca e ha fatto la scelta migliore nell'avviarti al suo stesso lavoro. E tu l'hai seguito fedelmente. Ed è esattamente quello che io sto facendo con Shalim."
"Non è così, Isidoro. Sai benissimo che io ho due fratelli maggiori, e che mio padre li ha avviati allo studio, come me. Ma non erano portati. E lui ha lasciato che seguissero le loro inclinazioni: Atanasio è commerciante, Epifanio è atleta e corre da una parte all'altra dell'Impero per gareggiare e prepararsi alle Olimpiadi".
"Anche in questo caso devo dissentire. I tuoi fratelli hanno potuto scegliere: la vostra è una famiglia che ha sempre goduto di sovvenzioni da parte dell'Impero per permettervi di svolgere la vostra attività. Io non so fare altro che lavorare il papiro e preparare inchiostri e colori: ho messo su questa piccola attività  ed ho assolutamente bisogno di Shalim perchè è un ragazzo sveglio, serio, fidato. Abbiamo raggiunto un livello elevato, il nostro foglio è molto buono, questa siccità dovrà pur passare, riprenderemo degli operai. E Shalim un giorno dirigerà questa azienda". Mio padre ha parlato con pacatezza, senza farsi inpressionare dal tono inflessibile di Ipazia.
Ma lei non sembra disposta a cedere: "Anche tu hai altre due figlie, Isidoro".
"Sono femmine, questa non è attività adatta a loro".
"Anche lo studio dell'astronomia e della matematica è sempre stato sentenziato ch'è adatto ai maschi. Eppure, adesso mio padre dice che un giorno supererò lui stesso"...




Dedica dell'Autore:

“Alla signora Maestra e a tutti i suoi allievi, sperando che la storia dell’altra grande maestra alessandrina possa far nascere su questo blog una discussione che serva ad onorare non solo Ipazia, ma anche tutte le donne che nella storia dell’umanità hanno lottato per contribuire al progresso della nostra specie. Con voi allievi e con la vostra luminosa Maestra dividerò il racconto di un disperato predatore di cielo come me che – da solo – ha trovato il sentiero che conduce al migliore dei mondi impossibili... quello del romanzo"



Adriano Petta




18 commenti:

  1. Mi sento molto emozionata, non ho altro modo per poterlo esprimere. Questa presenza è degna dell'apertura del XIII Salone Internazionale del libro di Torino! Conosco Adriano, la sua passione e la sua grande onestà intellettuale. Ipazia non poteva trovare un paladino migliore, e la Maestra un amico più grande. Dal momento che conosco bene l'autore, non faccio domande ma lascio a tutti gli altri lettori del blog il piacere di scoprire Adriano e la sua generosità. Questo bellissimo libro ha una storia altrettanto bella: non siate timorosi, chiedete e sarà felice di rispondervi...buona giornata a tutti! Roberta Lepri

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  2. Ho avuto il piacere di conoscere Adriano Petta lo scorso anno al Salone del libro e ne conservo un bellissimo ricordo. Una chiacchierata intensa su questa donna che mi ha sempre affascinato. Il libro è uno di quelli di cui ci si innamora!
    Bentrovato nella nostra "classe" e grazie Adriano!
    Meis

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  3. Buona giornata anche a te, Roberta! E grazie per aver invitato me e la "mia" Ipazia. Sarò felice di farvela scoprire, di dividere con voi questa storia che ci hanno nascosto per 1600 anni. Mi dispiace che oggi e domani, assieme a me, non ci sia il mio coautore Antonino Colavito: lui vi avrebbe parlato dei sogni di Ipazia... Ma Antonino ha raggiunto la nostra eroina qualche anno fa, dopo averci lasciato 80 bellissime su pagine su di lei, ed ora se ne stanno probabilmente appollaiati su una nuvola luminosa a discutere di filosofia, di astronomia e di musica. In un grigio pomeriggio romano di qualche anno fa Antonino mi confessava che a madre natura chiedeva solo una cosa: poter vivere almeno il tempo per poter finire di scrivere la sua parte del libro, "I sogni" di Ipazia. E madre natura lo accontentò. Ma subito dopo fece che la polvere del mio amico coautore si levasse verso l'alto e che il suo corpo diventasse luce. Lasciandomi solo a raccontarvi questa storia.
    Adriano Petta

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  4. Waw!! Oggi apre il Salone del Libro e dalla Maestra è venuto a trovarci Adriano Petta !! La Maestra non poteva inziare la sua gita al Salone del Libro sotto un auspicio migliore!

    Sara' un successo come lo è stato il suo libro !

    Grazie Adriano, sono strafelice di averla qua :)

    ps La sua dedica vale millissimooooo!!

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  5. Federico Orlando16 maggio 2013 10:55

    Come al solito blogspot ce l'ha con me e non mi pubblica i commenti!
    È stato un piacerissimo leggere quest'incipit e soprattutto leggere la dedica di Adriano Petta, oltretutto, come dice la Wood, la maestra non potrebbe iniziare meglio la sua gita al salone..
    Tantissimi complimenti per questo libro che sembra proprio essere un successone!

    A presto!

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  6. Gianluca, Anna... grazie per la vostra stima. Lo scorso anno c'incontrammo Roberta, Gianluca ed il sottoscritto fra le luci del Salone del Libro di Torino, immortalammo il momento con una bella foto, e parlammo di libri, dei libri a cui nessuno ha dedicato parole più belle come John Milton (e che io ho inserito nel mio romanzo storico "Roghi fatui"):“I libri non sono affatto cose morte, ma contengono potenze di vita… essi preservano come in una fiala la più pura efficacia e l’estratto di quell’intelletto vivente che li generò… È uguale uccidere un uomo o un buon libro; chi uccide un uomo uccide una creatura ragionevole, immagine di Dio; colui che distrugge un buon libro uccide la ragione stessa — uccide l’immagine di Dio, come dire il suo occhio. Molti uomini lasciano una loro impronta sulla terra: ma un buon libro è la linfa preziosa di uno spirito maestro; imbalsamato e custodito a questo scopo per una vita la cui durata va ben oltre la vita presente. Questo è vero, nessuna epoca può ripristinare una vita umana, per la quale forse non vi è una gran perdita; e rivoluzioni di anni spesso non sanano la perdita di una verità ripudiata, per la mancanza della quale intere nazioni vanno sempre peggiorando. Noi dovremmo essere quindi cauti circa le persecuzioni che provochiamo contro le viventi opere di uomini pubblici, per mezzo delle quali distruggiamo quella matura vita umana difesa e condensata nei libri; poiché vediamo che può essere così commesso una specie di omicidio, alle volte un martirio, e, se si estende a tutta la stampa, una specie di massacro, dove l’esecuzione finisce non nell’uccisione di una vita singola, ma colpisce il respiro della ragione stessa; assassina quindi l’immortalità piuttosto che la vita.”

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  7. grilletto salterino16 maggio 2013 15:06

    Questo incipit mi ha ricordato queste righe:
    "Se tuo figlio scrive versi, correggilo e mandalo per la strada dei monti. Se lo trovi nella poesia la seconda volta, puniscilo ancora. Se va per la terza volta, lascialo in pace perché è poeta." Grazia Deledda
    Grazie alla maestra e agli autori (anche a quello lassù), sarà un piacere andare a conoscere i sogni di Ipazia.

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  8. Caro Federico, in effetti Ipazia ha regalato ad Adriano delle grandi soddisfazioni! Lo scorso anno 50.000 copie vendute e adesso questa edizione tascabile che sta già andando benissimo...

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  9. Carissimi Federico e Grilletto, essendo voi amici della grande Roberta, siete naturalmente amici miei. Che darei per poter stare tutti assieme, di persona, a raccontarci le nostre storie di autori e lettori, e potervi raccontare di Ipazia (senza eccedere nei particolari... perché se vi racconto tutto... poi voi il libro non lo acquistate). Ma raccontarvi qualcosa che non ho scritto nel libro, questo sì che si può e si deve fare. La prima domanda è questa. Ipazia è stata uno dei più grandi personaggi della storia, filosofa, scienziata, madre della scienza sperimentale (diceva ai suoi alunni: "dobbiamo trasferire la teoria nella materia, nella pratica" e per questo realizzava assieme al suo allievo Sinesio di Cirene gli strumenti - aerometro, idroscopio e astrolabio). Come è stato possibile che il suo nome e la sua storia sta cominciando a circolare solo dopo 1600 anni? Perché a scuola non ce ne hanno parlato? Perché nei libri di scuola il suo nome non compare? Eppure i grandi uomini della storia la conoscevano. Pensate a Giacomo Leopardi che scrisse di lei sulla sua "Storia dell'astronomia" dedicandole una pagina intera. Ultimò quest'opera che aveva 15 (quindici) anni. E così Voltaire, ed altri grandi della storia. Ma il popolo, i popoli... no. Perché) Fu questa la domanda che mi posi quando la incontrai oltre 15 anni fa (io sono un libero studioso di storia della scienza e il fatto che la incontrassi solo allora già era ben strano. Quando entrai la prima volta in una delle più belle ed antiche biblioteche di Roma, la direttrice mi disse: qui potrà trovare molto di Ipazia, ma come se la cava lei con il francese e l'inglese? Perché in italiano lei non troverà nulla! Meno male che il sottoscritto con l'inglese e con il francese se la cavava abbastanza bene. E così cominciai a fare ricerche e studiare. Ed alla fine capii: studiando la storia di Ipazia, si finiva inevitabilmente per incontrare la nascita della chiesa cattolica... Ma ci vorrebbero giornate intere per raccontarvi tutto. Posso assicurarvi, però, che questa storia con Nostro Signore Gesù Cristo non ha nulla a che vedere. Si tratta solo di assalto al potere, di giganti che fecero con l'impero romano un "patto scellerato" e per realizzare il loro piano dovevano eliminare qualunque ostacolo. L'unico ostacolo fu una bellissima ragazza, una filosofa e scienziata, Ipazia e la scuola alessandrina.
    Dovevano eliminarla, cancellarla dalla vita e dalla storia. Fu quello che fecero. Tocca ora a noi farla tornare in vita.

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    1. donna, filosofa, ascoltata, stimata..come era possibile conciliare tutto questo con le affermazioni di san paolo ad esempio in merito al fatto che le donne dovessero "tacere in assemblea"...? Ipazia era un'ostacolo di per se stessa. Un ostacolo in carne, ossa e pensiero....
      Meis

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    2. quello che poi non ho mai sopportato nella vicenda di Ipazia è la beffa oltre al danno: nel 1882 papa leone XIII ha proclamato il vescovo Cirillo (l'assassino di Ipazia, il mandante) santo e dottore della chiesa!
      Meis

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  10. Gianluca, ma a modo suo papa Pecci aveva perfettamente ragione! Cirillo non fu soltanto il mandante del massacro di Ipazia ("assassinio" è troppo poco), ma lo sterminatore della scuola alessandrina, la prima università della storia dove studiarono ed insegnarono i più grandi geni della scienza antica, lo sterminatore delle comunità ebraica ed ellena, colui che dichiarò il dogma della verginità della madonna, colui che ultimò il lavoro iniziato da Ambrogio da Milano, da Giovanni Crisostomo da Costantinopoli, da Agostino da Ippona... il lavoro di fondare l'impero più potente della specie umana. E papa Ratzinger tre anni fa scrisse - in occasione della festa di San Cirillo - una omelia per ringraziare San Cirillo, il vescovo e santo che più di ogni altro aveva contribuito a fondare l'impero della chiesa cattolica. E sia papa Leone XIII che Ratzinger... avevano perfettamente ragione. Furono quei giganti della politica a piegare Teodosio il Grande, a farlo strisciare ai piedi di Ambrogio la notte di Natale dell'anno 390 d.C. pronunciando la frase che - da quel momento in poi - sanciva che al primo posto dell'autorità dell'impero non c'era più l'imperatore romano... bensì la croce, la chiesa. Fu quella data che segnò la fine delle libertà religiose, la fine del libero pensiero e del libero studio, la fine del progresso... E da quella notte di Natale il mondo si fermò. E tutti i popoli hanno perso almeno 1200 (milleduecento) anni di progresso. L'impero fondato sul massacro di Ipazia oggi è più potente che mai. E il progetto iniziato da Cirillo (bruciare gli elementi più pericolosi... ovvero i libri, la cultura, il Sapere, le biblioteche, la diffusione della Conoscenza) si concretizzò proprio in papa Pecci, Leone XIII che, avendo ormai perso il potere temporale (1880 circa) scrisse una lettera al re d'Italia Umberto II che si accingeva ad aprire le prime scuole pubbliche, pregandolo di non farlo: "Non fatelo, Maestà, non aprite le scuole pubbliche, perché potrebbero andarci anche gli zotici, i contadini... e per noi potrebbe essere la fine!"
    Ipazia fu massacrata da Cirillo soprattutto perché ogni giorno se ne andava per le strade di Alessandria a parlare con la gente comune, ad insegnargli un po' di numeri, di lettere, a ragionare, per diffondere il Sapere. Ipazia fu la prima filosofa e scienziata dell'antichità che cercò di usare il Sapere come uno strumento di libertà, e quel Sapere lo riversava nel popolo.
    Il progetto millenario della chiesa cattolica è sempre stato quello di tenere i popoli nell'ignoranza, per poterli comandare e tenere schiavi. Quel progetto stava per essere vanificato da quella bellissima ragazza pagana, la madre della scienza sperimentale. Quella ragazza andava non solo eliminata, ma la sua morte doveva essere simbolica, per questo la massacrarono in quel modo atroce... che io ho sentito il dovere di raccontare proprio come ce lo hanno tramandato i quattro storici. Dovevano mandare un messaggio alle generazioni future: mai più nessuna donna doveva avvicinarsi alla Scienza, al Sapere. Fu così forte e chiaro il messaggio, che per i futuri 1200 anni non solo nessuna donna non si avvicinò più ai libri... ma anche gli uomini. Cessò il cammino del progresso.
    Conoscere oggi la storia di Ipazia è un atto di giustizia nei riguardi della storia e di quella povera grande creatura che lottò alla morte per noi.

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  11. Leggere i suoi post è molto più che interessante, conosco la storia di Ipazia, ma proprio per questo il suo libro diventa imperdibile. Ho molto apprezzato ogni sua parola! Purtroppo si fa sempre molta confusione tra le "cose di Dio" e le "cose degli uomini". Non sono poche le "distruzioni" che "la chiesa" ha operato, ma quello che non si riesce a far comprendere e che in queste "scelte" Dio c'entra ben poco. La ringrazio per averci onorato della sua presenza e del suo testo.

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  12. Sono io, Adelaide, a ringraziare tutti voi per avermi concesso spazio e attenzione! Divulgare la storia della grande scienziata alessandrina per me è diventato un dovere, una specie di missione. Purtroppo la storia l'hanno scritta - finora - solo i maschi della nostra specie, e a questa folle metà non andava bene che si ricordasse questa storia... ma chissà quante altre donne hanno dato la vita per tentare di mutare il mondo del maschio, il mondo delle guerre, e dedicarsi solo alla scienza, alla diffusione del Sapere... Ad Alessandria, qualche secolo prima di Ipazia, studiò ed insegnò una ragazza ebrea, che studiò sui testi giunti dall'oriente... testi che contenevano le prime ricerche sulla chimica, sulla distillazione. E questa ragazza ebrea proseguì ed affinò i suoi studi, e le sue ricerche proseguirono portandola a raggiungere grandi traguardi nel mondo della distillazione. Di lei andò bruciato tutto nell'incendio che distrussero i 700.000 (settecentomila) rotoli nella biblioteca di Alessandria (la prima biblioteca dell'umanità dove potevano accedere non solo gli studiosi... ma anche la gente comune!). Della madre della chimica moderna resta solo il suo nome: Maria, e il suo nome è legato al processo chimico che è giunto sino a noi: il "bagnomaria", appunto, da Maria l'ebrea.
    Ricordare queste storie ci aiuta a vedere la storia in modo diverso, a capire la follia del maschio della nostra specie che si è privato della metà che madre natura gli aveva assegnato: questo maschio ha preferito camminare zoppo, solo con una gamba, privilegiando la sua aggressività ed dedicandosi all'unica attività che - purtroppo - gli è sempre riuscita facile: l'arte della guerra. E per 6.000 (seimila) anni, da quando gli egiziani prima e tutti gli altri popoli a seguire, inventarono i primi eserciti di aggressione, il maschio della specie ha dovuto relegare in un angolo la donna portatrice di vita, oppure ammazzarla quando ha preteso di scendere in mezzo alla gente e rivoluzionare il mondo... come la nostra Ipazia, per poter proseguire indisturbato nel suo gioco suicida, la guerra.
    Ricordare la storia di Ipazia, cara Adelaide, è gettare qualche semetto affinché la donna portatrice di vita possa un giorno saltare sul cavallo della storia e cambiare la rotta indicata da questo "incidente di percorso", così ha definito l'uomo lo scienziato inglese Peter Goodfellow.

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  13. Anch'io invio il mio pensiero per Ipazia ed ad Ipazia. Leggere tutte queste righe è bellissimo. Divulgare la sua storia e la conoscenza così documentata di questo massacro: il massacro della cultura e della conoscenza è un delitto ben oltre il silenzio e l'oscurità perpetrato nei confronti dell'umanità. E' un massacro della conoscenza divulgata da una donna e come donna luce e generatrice. Lottare per la conoscenza è ruolo dell'intellettuale, unico baluardo all'oscurità.
    Grazie, con profonda gratitudine, Adriano.
    Clotilde

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  14. La figura di Ipazia, della cui esistenza ero all'oscuro, mi pare molto interessante e moderna. Grazie e bentrovato ad Adriano Petta che ha portato alla luce e divulgato la storia di questa scienziata. L'incipit del libro e ancor più i commenti dell'autore sono stati per me illuminanti. (emoticon oscurato)

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  15. A Clotilde e Raimondo - alla Maestra e a tutti i suoi allievi, con gratitudine per essere stati così pazienti da leggermi - dedico parte di un mio articolo scritto due anni fa per tentare di completare il mio racconto. Chi avesse la curiosità di ascoltare la drammatizzazione del mio romanzo storico fatta dalla RAI (La storia in giallo) può scaricarla dal sito internet della RAI - Radio 3
    ( Ipazia_RAI_Radio3_Lastoriaingiallo.mp3 )

    "Antica luce femminile di sapienza: Ipazia di Alessandria"

    Il nome di Ipazia ha attraversato i secoli raggiungendo le nostre vite con un impeto giovanile, un sorriso, un incutere fiducia nelle qualità dell’uomo, come se fosse viva in mezzo a noi, donna dei nostri giorni e grande scienziata.
    Ma forse è veramente viva, forse non è solo un ricordo che abbraccia le nostre anime: forse è viva nelle speranze che muovono l’umanità, nella ricerca di una vita senza violenze, nel libero sviluppo di tutti i campi del sapere e nella condivisione delle conoscenze, è come se fosse viva anche fisicamente… nube fremente di atomi che partecipa dei nostri corpi e trasmette un impulso di vita.
    Dopo l’incendio della biblioteca “figlia”, il prefetto augustale Evagrio aveva proposto a Ipazia di convertirsi al cristianesimo, in cambio di maggiori sovvenzioni per la sua scuola. Sottomettere la scienza voleva dire poter sottomettere l’uomo. Ipazia aveva rifiutato dicendo: “Se mi faccio comprare, non sono più libera. E non potrò più studiare. È così che funziona una mente libera: anch’essa ha le sue regole.”
    Per Ipazia, liberare la scienza voleva dire liberare l’uomo.
    Le donne che tentarono di studiare e d’inserirsi nel mondo della filosofia e della scienza dovettero combattere su due fronti: il primo risaliva ai tempi di Platone, che le considerava esseri inferiori per natura (mentre Aristotele sosteneva che la donna era uno scarto della natura), il secondo fu il ruolo secondario assegnatole proprio dai padri fondatori della Chiesa (Sant’Agostino… e San Giovanni Crisostomo, che affermò che la donna porta il marchio di Eva e che Dio non le ha concesso il diritto di ricoprire cariche politiche, religiose o intellettuali).
    Se Ipazia fosse stata uomo, l’avrebbero solamente uccisa. Essendo donna, dovevano farla a pezzi, nella cattedrale cristiana, per rendere quel massacro simbolico d’un sacrificio. Per escludere, nel cammino dei secoli a venire, metà del genere umano.
    Ipazia ci ha insegnato che la via della ragione – la via dell’esperienza personale non mediata da altri, la ricerca continua della verità sulla nostra vita, verità che racchiude il nostro corpo, la mente, l’universo, l’intelligibile… come direbbero gli antichi filosofi, la metafisica… che vuol dire il raggiungimento d’un principio supremo non creatore, ma che è, e che si evolve insieme a noi – è la via a cui ha diritto ogni essere umano.
    Il 2009 è stato l’anno mondiale dell’astronomia: avremmo dovuto dedicarlo a Ipazia, parlando di lei, sognando il sorriso di quella creatura che il poeta Pallada definiva astro incontaminato della sapiente cultura.
    Quando composi l’ultimo capitolo del romanzo storico Ipazia, vita e sogni di una scienziata del IV secolo, il cammino era lastricato di gorghi d’infernale incandescenza; mentre scrivevo, piangevo, perché io ero l’allievo perdutamente innamorato della sua maestra, rifiutato perché lei non aveva tempo per dedicarsi all’amore, disperato perché non ero riuscito a proteggere l’ultima voce libera, l’ultima luce femminile di sapienza dell’ellenismo. Fui capace solo di affidare la storia a un papiro… mentre la nuvolaglia che si levava dal Cinerone si dirigeva verso il Faro, attraversando la caligine sospesa sul porto preistorico, poi si apriva, diventava luminosa, cominciava a volteggiare verso il mare aperto, verso gli oceani lontani, verso la purezza dei cieli alti della nostra Ipazia.

    Adriano Petta, 1° ottobre 2011

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