Bianco il pavimento. Passano le valige degli uomini d’affari, i bisturi dei migliori chirurghi plastici, turisti grassi, gente e ancora gente si lancia sul buffet.
È quel mangiare compulsivo tipico di chi vuole saltare il pranzo. Collezionare bricchi, uova, salsicce yogurt, frutta, cereali nello stesso piatto per lo stesso stomaco. Le hostess osservano il buffet come animali in cattività. Le cinesi si schiantano contro le colonne del wow hotel: è colpa del jet leg. Camerieri vigilano attentamente contro la pratica abusata del take away. L’ascensore scende e sale dal centesimo piano al primo intervallando le pause per i passaggi degli uomini con il carrello. Primo piano all’americana centoventottesimo piano, è lo stesso. Buongiorno signora triste, l’albergo si riempie si vuota: è la stessa balena che mangia il plancton.
Marco e Irene scendono assonnati, piatti pieni per grandi cervelli.
Troppe vertigini questa modernità ci vuole una botta di tradizione per poter stare bene. Spezie curcuma narghilè una favola da una mille e una notte tascabile, in una sola parola il grand bazar di Istanbul. Una ragnatela di Persepoli si snoda.
Marco: «come va con vaccini?»
«Non c’è male. Senti questa vaniglia bourbon. »
« Attenta a quelli ci fissano. »
«Ah tutto tranquillo hanno in testa il fez. Sono religiosi. Il fez l’ho studiato ieri è: un antico copricapo turco, serve per distinguere i signori altolocati da quelli non. È una questione di estrazione sociale.»
«Il curcuma vien usato come colorante.»
«Del dragoncello che uso se ne fa?»
«Ah quello con la menta è per il pesce. Le spezie sono l’essenza della vita danno gusto al momento giusto. È un ottima prospettiva.»
Viagra turco è il the. Le strade di Istanbul sono tutte in salita piene di gente che si affanna con cose sulle spalle. Ogni quartiere vende articoli diversi. È un luna park antropologico, un continuo clik e annotare movimenti e colori persone.