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mercoledì 18 gennaio 2012

Tema: Il Giglio dentro.


Al capezzale di un amico gravemente malato, qualcuno va per portare conforto ai familiari. Si precipita in corsia senza pensarci un attimo. Qualche altro telefona per informarsi e avere notizie certe.
Poi c’è quello vigliacco, che arriva in auto sotto all’ospedale e guarda le finestre ma in realtà guarda il niente. Resta fuori, ha il morale a pezzi e soffre come un cane ma non entra. Se mai, ricorda. E intanto spera che tutto in qualche modo si aggiusti e torni come prima.
Ho guardato la mia auto parcheggiata sotto casa cento volte da sabato mattina, e altrettante volte ho calcolato mentalmente la distanza tra qui e Porto Santo Stefano. Con il pensiero intanto ero già sul traghetto e con gli occhi vedevo il Giglio, come l’ho visto negli ultimi ventiquattro anni.
E nei miei ricordi non c’è nessuna nave incagliata.
C’è invece una pentola, caduta dalla barchetta su cui avevo preparato in precario equilibrio i miei primi spaghetti nautici: mi toccò rimontare l’attrezzatura subacquea  e andarmela a riprendere, perché avevo solo quella;
Ci sono più di cento immersioni, ogni volta come fosse la prima: emozione e frenesia, tranquillità e pace, a Capel Rosso, sulla secca della Croce, a Pietrabona, all’Allume;
Ci sono i volti del vecchio Fisio, di Anna, Ale … i miei gigliesi, belli e intagliati nel granito;
C’è la musica del divino Uto che suona, e che mi sorprende mentre attraverso la piazza del Castello;
C’è la gioia che mi prende ogni volta identica, quando dico che questo è il posto più bello del mondo, e che è proprio dove voglio stare, l’unico dove io mi senta veramente  a casa;
Perciò sto male da cane e non smetto un attimo di pensarci  ma al Giglio non ci vado: io il Giglio c’è l’ho qui di giorno e di notte.
Nel fianco.

R.L.