Era la fine degli anni 70. Poco più che adolescente, avevo da poco smesso di giocare con la barbie, andavo al liceo e fumavo qualche sigaretta di nascosto. Avevo anche già sbirciato qualche filmetto hard alla tv. Eh, sì, a quel tempo furoreggiavano le tv libere e in discoteca regnava Amanda Lear con la sua ambiguità sessuale. Ero alla spasmodica ricerca di un varco nel bozzolo che mi avvolgeva e che sentivo sempre più soffocante. La mia famiglia da sempre aveva l’abitudine di riunirsi la sera davanti alla tele e si guardavano insieme gli sceneggiati o qualche film. Ricordo, già quand’ero bambina, il crescente imbarazzo ogni volta che c’era qualche scena di effusioni, anche solo un semplice bacio un po’ più prolungato o un accenno di amplesso. Si restava tutti ammutoliti e sospesi finché i miei fratellini cominciavano a fare qualche risolino e allora mio padre, con fare perentorio, intimava di cambiare canale. A volte lo odiavo perché la storia era davvero bella e mi ci ero appassionata. Quanto detestavo quel proibizionismo assurdo. La mia famiglia era proprio un bell’esempio di moralismo. Si fa ma non si dice, tantomeno si guarda! E dunque, ecco che i miei fratelli avevano iniziato un intenso scambio illecito di giornalini porno. A volte mi intrufolavo di soppiatto in camera loro per vedere se ne trovavo uno. Eh, sì in quei giornalini c’era proprio di tutto. Le donne erano tutte simili alle barbie di cui sopra e si pomiciavano anche tra loro. Ricordo che per un po’ la cosa non mi dispiaceva ma subito dopo mi veniva la nausea. Credo sia stata forse la prima volta che ho sentito la parola lesbica.
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lunedì 6 febbraio 2012
Sez. 8 marzo - Tema: Martina Navratilova
Era la fine degli anni 70. Poco più che adolescente, avevo da poco smesso di giocare con la barbie, andavo al liceo e fumavo qualche sigaretta di nascosto. Avevo anche già sbirciato qualche filmetto hard alla tv. Eh, sì, a quel tempo furoreggiavano le tv libere e in discoteca regnava Amanda Lear con la sua ambiguità sessuale. Ero alla spasmodica ricerca di un varco nel bozzolo che mi avvolgeva e che sentivo sempre più soffocante. La mia famiglia da sempre aveva l’abitudine di riunirsi la sera davanti alla tele e si guardavano insieme gli sceneggiati o qualche film. Ricordo, già quand’ero bambina, il crescente imbarazzo ogni volta che c’era qualche scena di effusioni, anche solo un semplice bacio un po’ più prolungato o un accenno di amplesso. Si restava tutti ammutoliti e sospesi finché i miei fratellini cominciavano a fare qualche risolino e allora mio padre, con fare perentorio, intimava di cambiare canale. A volte lo odiavo perché la storia era davvero bella e mi ci ero appassionata. Quanto detestavo quel proibizionismo assurdo. La mia famiglia era proprio un bell’esempio di moralismo. Si fa ma non si dice, tantomeno si guarda! E dunque, ecco che i miei fratelli avevano iniziato un intenso scambio illecito di giornalini porno. A volte mi intrufolavo di soppiatto in camera loro per vedere se ne trovavo uno. Eh, sì in quei giornalini c’era proprio di tutto. Le donne erano tutte simili alle barbie di cui sopra e si pomiciavano anche tra loro. Ricordo che per un po’ la cosa non mi dispiaceva ma subito dopo mi veniva la nausea. Credo sia stata forse la prima volta che ho sentito la parola lesbica.
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