Anni fa, quand’ero più giovane, sguaiato ed avevo anche molti più capelli, lasciai l’ex dopo quasi cinque anni di relazione e quattro di convivenza perché l’alternativa era trasformarci in una sorta di replica di George & Mildred, di Sandra & Raimondo o di Stanlio & Ollio armati di parrucca, bigodini e mocio. La separazione non fu semplice, ma immagino che nessuna -o quasi- lo sia; ognuno ha i propri metodi per non pensare al dolore, per distrarsi.
Io, per me, ne ho uno solo: trombo come una manticora!
Nell’interregno tra la storia vecchia e quella nuova (che peraltro deriva dal quinto di cinque flirt contemporanei, e lo sa benissimo) toccai delle punte di virtuosismo alla Paganini, nel mio piccolo: il mio record è di quattro rimorchi diversi in ventiquattrore. Dopo mi ci vollero tre giorni per ripigliarmi, anche perché avevo tutta l’attrezzatura necessaria che pareva fosse stata grigliata al barbecue di Sue Ellen Ewing ma nonostante l’aspetto poco appetibile, a metà tra una salama da sugo stracotta e una carruba, il mio piccolo amico Eusebio era felice come un pisello nel baccello.
